
Zabriskie Point
Ennò,
anche se è estate,
anche se la gente se ne va con maggior silenzio,
io un saluto particolare a Michelangelo glielo voglio dà.
No, per carità,
la trilogia sull’incomunicabilità ( L’eclissi, L’avventura, Deserto rosso),
adesso, non la rivedrei proprio.
E chi se lo scorda all’Università il mitico prof Aristarco,
marxista-leninista, forse pure troskista, che ci rompeva l’anima, quell’anno,
con il corso monografico su di lui e su Bergman ( ecco, appunto, insieme se ne so’ voluti andà).
Però.
Essì, però.
Ero giovanissima, idealista,
incapace, insomma, di cogliere il Reale senza filtri.
Ammassati nell’aula 1 della mitica Sapienza,
durante la lezione di Storia del cinema,
io continuavo a chiedermi il senso
di quei guanti neri del Prof,
sebbene fossimo a maggio,
e non vedevo l’ora che la smettesse di parlare di Galvano Della Volpe,
perché quel giorno avrebbero proiettato Zabriskie Point e Blow- Up,
perché quel giorno, io non lo sapevo, due film mi avrebbero
aperto gli occhi sulla vita.
Il finale di Blow Up, il fotografo protagonista. Lui ha sempre cercato
di capire la realtà vivisezionandola con una macchina fotografica, ma
ha la sua epifania di fronte a dei mimi che, in un parco londinese , "giocano"una partita a tennis, senza racchette,
senza pallina.
Essì, e lo capisce finalmente che la realtà ha i suoi strati invisibili,
e solo imparando a giocare con l’invisibile un uomo può
veramente entrare in essa.
Quella pallina invisibile lui, alla fine, si china e la raccoglie.
I soldi, il potere, le cose del potere, in perenne contrasto
con la mente e l’immaginazione. Ma, immaginando, le cose del potere si possono distruggere
in un’esplosione simbolica che si ripete all’infinito, vista da ogni prospettiva o angolazione.
La ragazza che, in Zabriskjie Point, produce con lo sguardo questa esplosione lo scopre
di sicuro che l’immaginazione non salirà mai al potere e sa anche che il potere non si cancella nemmeno con una distruzione concreta.
E, purtuttavia, si può scegliere da che parte stare,
e forse anche capire che una libertà astratta non esiste.
Non è una nicchia la libertà,
e il confronto con il potere è necessario,
perché la vera libertà è sottrargli cose, cibo,
pacchianeria e orpelli,
in una "lotta" perenne,
con il rischio perenne di sporcarsi, sì.
Vabbè, ho fatto un po’ di casino, ma mo ho finito.
J
Giorgio Gaber, Un'idea


















Dreamtheater, Dust in The Wind