martedì 31 luglio 2007

  Maestro, ciao


 




Zabriskie Point


Ennò,


anche se è estate,


anche se la gente se ne va con maggior silenzio,


io un saluto particolare a Michelangelo glielo voglio dà.


No, per carità,


la trilogia sull’incomunicabilità ( L’eclissi, L’avventura, Deserto rosso),


 adesso, non la rivedrei proprio.


E chi se lo scorda all’Università il mitico prof Aristarco,


marxista-leninista, forse pure troskista, che ci rompeva l’anima, quell’anno,


con il corso monografico su di lui e su Bergman ( ecco, appunto, insieme se ne so’ voluti andà).


Però.


Essì, però.


Ero giovanissima, idealista,


incapace, insomma, di cogliere il Reale senza filtri.


Ammassati nell’aula 1 della mitica Sapienza,


durante la lezione di Storia del cinema,


io continuavo a chiedermi il senso


di quei guanti neri del Prof,


sebbene fossimo a maggio,


e non vedevo l’ora che la smettesse di parlare di Galvano Della Volpe,


perché quel giorno avrebbero proiettato Zabriskie Point e Blow- Up,


perché quel giorno, io non lo sapevo, due film  mi avrebbero


aperto gli occhi sulla vita.


Il finale di Blow Up, il fotografo protagonista. Lui ha sempre cercato


di capire la realtà vivisezionandola con una macchina fotografica, ma


ha la sua epifania di fronte a dei mimi che, in un parco londinese , "giocano"una partita a tennis, senza racchette,


senza pallina.


Essì, e lo capisce finalmente che la realtà ha i suoi strati invisibili,


e solo imparando a giocare con l’invisibile un uomo può


veramente entrare in essa.


Quella pallina invisibile lui, alla fine,  si china e la raccoglie.


 


I soldi, il potere, le cose del potere, in perenne contrasto


con  la mente e l’immaginazione. Ma, immaginando, le cose del potere si possono distruggere


in un’esplosione simbolica che si ripete all’infinito, vista da ogni prospettiva o angolazione.


La ragazza che, in Zabriskjie Point, produce con lo sguardo questa esplosione lo scopre


di sicuro che l’immaginazione non salirà mai al potere e sa anche che il potere non si cancella nemmeno con una distruzione concreta.


E, purtuttavia, si può scegliere da che parte stare,


e forse anche capire che una libertà astratta non esiste.


Non è una nicchia la libertà,


e il  confronto con il potere è necessario,


perché la vera libertà è sottrargli cose, cibo,


pacchianeria e orpelli,


in una "lotta" perenne,


con il rischio perenne di sporcarsi, sì.


Vabbè, ho fatto un po’ di casino, ma mo ho finito.


J








Giorgio Gaber, Un'idea

lunedì 30 luglio 2007

Le cose



foto r. paivalainen



Le cose che aleggiano,


non ancora raggiunte,


le cose che pensano e si


dispongono diversamente da come vorresti tu,


il cucchiano che gira il caffè all’incontrario,


la virgola che si ribella e stravolge il senso,


il cactus centrocampista che si rifugia sul mare,


una sigaretta sulle labbra del coccodrillo,


l’anello che frena il volo di una piuma,


delle tempere snob che rifiutano di mischiarsi…


Le cose che aleggiano


non ancora raggiunte,


le cose


che aleggiano


sono un po’ così…


ps: abbiate pazienza :*







Tiziana Ghiglioni, Le cose che pensano

domenica 29 luglio 2007

Qu'est-ce qu'est cette chose dans le coeur?



foto Arthuis


Non è sempre ombra, la tristezza.


A volte,


è solo un tenero rampicante.


Che svetta,


e vorrebbe stare già


in alto.





























Marisa Monte, Bem Leve

Non ti sentono



foto Elina Brotherus



- Ehiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii, ho voglia di coccoleeeeeeeeeeeeeeeeeee-


- Diciche, ma che gridi? Non c'è nessuno, tutti al mare, a studiare Schopenhauer,


o in Thailandia, ad approfondire il Buddismo...-


- Ed io che faccio, mo?-


-Un bel monologo, Diciche, sui Paralipomeni della Batracomiomachia, o sull'Etica dei solitari e dei Mellonai. -


- Okè, vabbuò-


:)




 




Roger Waters, Across the universe

venerdì 27 luglio 2007

Sull’invisibilità (ancora…:*)


 




Se dovessi seguire le indicazioni implicite di E. Allan Poe,


nella sua “Lettera rubata”, a chi voglia rendersi invisibile consiglierei


di mettersi quanto più possibile in evidenza.


Lui ne parla, a proposito della famosa lettera,


cercata e ricercata, e che sta lì, sotto gli occhi di tutti, nella stanza in via Morgue,


dove è avvenuto l’efferato assassinio su cui indaga


il mitico Dupin.


Ma non mi ha mai convinta del tutto questa sua teoria.


Per es, se uno è grasso grasso, non funziona,


se uno è logorroico neanche,


se uno è innamorato, men che meno, perché


l’orgoglio per l’altro ti spingerebbe ad uscire “normalmente” allo scoperto.


E allora?


Vi rimando ad un libro che ho intenzione di comprare


( o di farmi regalare, virimme :* ):



Autore: Filippo D\'Arino

Manuale di sparizione


Castelvecchi edizione


“Ci sono sparizioni del corpo. O dell'anima. O della mente. A voi la scelta: fate il vostro gioco.”




 





Gilbert Becaud, Et Maintenant


(ellosò, ci sono delle affinità tra questo pezzo e il Bolero di Ravel, lo sooooooooooooo)

Cache-cache derrière les nuages



Un’assenza in maschera


che gioca a  nascondino,


nella sera ubriaca di luna.


Poi, arriva un’emozione,


non fai in tempo a nasconderti,


perché lei bara e non conta fino a 10,


com’era nei patti.


Al Centro,


così visibile,


così nuda,


ci sono solo due occhi


che continuano


a cercarti con inflessibile durezza.


E quegli occhi


sono i tuoi.


 


 


 





Madredeus, Viagens Interditas

mercoledì 25 luglio 2007

Maldestra, per te.



foto Riccardo Bergamini



Mi spiace per le cose che ti ho detto.


Non te le meriti quelle parole.


Me le rimangio ad una ad una,


senza olio, senza pepe, senza sale.


Sono così acide,


che mi viene il vomito.


Cazzo,


la disabitudine a ricevere amore


offusca la concretezza  dell’amore.


I misteri misteriosissimi,


che noia,


che gelo,


che gran rottura di balle.


Lo voglio gridare qua,


davanti a tutti,


che io,


contortamente,


indegnamente,


io


ti amo.




 





Francesco De Gregori, Cardiologia

Criptomania



foto Francesca Woodman



Ieri hai vinto tu.


Anche se non mi piace ‘sta metafora usuale della battaglia.


Così come non mi piace percepire negli occhi di un  altro


la necessità che io, siccome ti ospito, non mi devo lamentà.


E devo fa’ l’eroina del cazzo.


Signorina Sm, che hai posto le tue tende solide nel cervello mio,


che ti nutri a sbafo,


che parli nel tuo linguaggio in codice,


e se non parli è peggio,


non implorerò nessun Dio e tu lo sai.


Ieri hai vinto tu.


E’ molto che vinci.


Mi costringi a studiare sempre nuove strategie.


Imponi nuovi limiti,


che io continuo ad accettare.


Hai di buono che sei un “filtro ottimale”:


non appena sentono il tuo nome per intero,


i pusillanimi e i coglioni scappano.


Rimangono le persone vere:


e quelle non si spaventano mica se qualche volta,


come ieri,


scarico verso il Cielo


batterie di Neologismi,


che nessuno è più bravo di me a inventare parolacce.


Mo ti saluto, ho fame, ho sete,


vivo…


 


 





Giorgio Gaber, Far finta di essere sani

martedì 24 luglio 2007

-Io la penso così.-


-Perchè, Diciche, tu pensi pure?-


- Raramente, amico mio, molto raramente -



foto R. Doisneau


 


L’amico migliore?


Tu lo mandi a fanculo,


lui ti tira uno schiaffo,


tu lo rimandi a fanculo,


lui ti vomita addosso


i paradossi odiosi assai


di quella poltiglia  chiamata “carattere”…


Tu prendi ‘na sedia,


che gli vorresti spaccà pure il cerebro,


lui fa: “Ops” e si scansa,


tu cadi per terra come un deficiente,


lui ti raccoglie


e poi, ridendo, dice:


“Okè, siediti,


che ci facciamo ‘sto cazzo di pianto…”


J


P.S. In barba a tutte le fottutissime sdolcinatezze.


 





Ivano Fossati, Mio fratello che guardi il mondo

lunedì 23 luglio 2007


“Morire, dormire, non altro,


forse sognare…E, con un sogno, diciamo,


por fine allo strazio del cuore e alle


mille, innumerevoli iatture che


la carne eredita nascendo…”


 


W. S.



 


E tutte le notti


la notte mi imbroglia


ed io sono la fidanzata di Deleuze,


vivo in un libro di Isabel Allende,


traccio con Borges un nuovo Labirinto,


ho una decina di figli e due cani mansueti,


scrivo di cose che non ho mai conosciuto,


conosco cose che non descriverò mai,


entro, con uno Stalker, nella stanza


dei desideri realizzati,


amo la matematica,


capisco Lacan,


corro senza fermarmi, corro,


percepisco il filo sottile dell’equilibrista,


curioso nel mondo delle girandole di carta,


e soprattutto,


sì soprattutto,


VIVO IN FINLANDIA…


(solo nei mesi estivi, però. )





J








Emilie Simon, Desert

domenica 22 luglio 2007

Scene da un matrimonio


(calabro, però, no indiano)



Festival Venezia


Il matrimono indiano, di Mira Nair, leone d'oro Venezia 2001


Giovedì si sposa mio fratello.


E questi so’ i momenti in cui continuo a chiedermi che c’avesse quel giorno la cicogna per depositarmi proprio qui, in questo bordello di casa.


Lui: scapolo impenitente, piacione e belloccio. Basta che dice: -Ah- e, peggio di Gastone,


c’ha le donne a profusione…


Mo, qual è il problema…


‘Ste povere ex non si vogliono proprio rassegnà all’ infausto avvenimento, e,


a turno, tutti i giorni, mandano appassionatissimi sms in cui gli dicono


che sarebbero disposte a fa’ di tutto, purchè non lo compia questo insano gesto, no…


Voi direte: “ E tu che c’entri, scusa?”


Aspè, mo vi spiego…


La sposa futura, come tutte le donne che si rispettino, ‘na sbirciatina al telefonino


del futuro sposo gliela dà.


E, siccome mi considera ‘na sorella, me la ritrovo spesso qua,


in preda a crisi isteriche e progetti vendicativi.


Poi, la cosa si allarga a tutti i componenti della casa, ognuno dice la sua,


si creano baraonde di parole e scene di panico, lei, che vive con noi, si prepara le valigie,


lui le grida di andarsene, madre si mette mano nei capelli, urlando: – Che vergogna, che disonore, chi glielo dice mo a tutti gli invitati che questi non si sposano più-, padre


ribadisce che lui, a 35 anni, aveva già tre figli, mia sorella grande scappa da casa sua e viene a vedè, che ‘ste scene le considera troppo comiche e non se le vuole perde, l’altro fratello dice che se il piccolo non si vuole più sposà, in chiesa ce l’accompagna con una pistola alla tempia e non lo lascia finchè non pronuuncia– Sì -.


Intanto si fa ora di cena.


E se io, che ho una fame perenne, chiedo: - Oh, ma qua, stasera, non si mangia?-


tutti si girano all’unisono:


-         Ohhhhhhhhhhhhhhhhhh, e tu, in mezzo a tutte ‘ste tragedie, vuoi pure mangià?-


Ma quanto manca al 26, quanto manca…


J


 


 





























Ettore Petrolini, Gastone



giovedì 19 luglio 2007

Bohhhhhhhhhh


 



foto Irene Fay




E sto incazzata


Sto incazzata


Sto


Incazzata.


CCo tte no


Ennò


Ennò


Con chi allora?


Boh...


E sto incazzata


Sto incazzata


Sto incazzata.


Cortesemente, c’è qualcuno che può litigà


n’attimo commè?


J






  Renée Revival, The Ramones, My Sharona

mercoledì 18 luglio 2007

Mappe illusorie per geografie inventate



 






foto M. Journiac


Qualche mese fa, ci avevo creduto.


Io, con la mia brutta malattia.


Tu, con la tua brutta malattia.


Ci avevo creduto perché Pasolini mi ha influenzato assai,


o forse mi ha influenzato l’imbarbarimento che ho fatto


delle sue immagini e delle sue parole.


Mischiati con il mio romanticismo spinto:


"lui" spera, assolutamente spera,


che nelle periferie si annidino i germi di poesia migliori.


Insieme al “Pianto della scavatrice”.


Ma poi, creduto a cosa?


Ad una banale storia d’amore?


Non credo proprio, no.


A volte, capita che “ci si tocchi”, sì.


E non importa, davvero non importa,


che tipo di forma prenderà una nebulosa.


Hai deciso così, ti sei arreso.


Non è successo niente,


tutto come prima,


i nostri soliti alibi:


tu, con la tua brutta malattia,


io, con la mia brutta malattia.


I “miracoli grandi” hanno bisogno di grandezza.


 


P.S. Ma l’illusione vostra che geografia-topografia ha?


Centro, Sud, Nord, altipiano, collinetta, deserto,


fiumiciattolo…(eccì, eccì )


 






Damien Rice, Can't take My Eyes of you

Due di due ( ma non sono mica Andrea De Carlo)


Risale ad un anno fa l’invasamento.


Causa pesante delusione amorosa, i Signori di là


hanno deciso di inviarmi


una serie di inconcludenti,


piccoli pensieri.


Ma, datosi che quei Signori non conoscono affatto gli artifici temporali che vigono di qua,


‘sti cosi arrivavano soprattutto di notte ed io mi tenevo


pronta a registrarli sul telefonino.


Sono centinaia e centinaia.


E li ho chiamati Pseudohaiku,


perché così mi girava.


Oggi ve ne propongo uno semplice semplice,


che gli aggrovigliamenti cervellotici non è educato


regalarli cco ‘sto caldo.


Cià cià.


 




 





Due amanti


percorrono


la notte


cercando


l’altra direzione


 





Franco Battiato, La canzone dei vecchi amanti


( e non dite che questa non è una delle più belle canzoni d'amore, che v'accido :* )

lunedì 16 luglio 2007

L'aborigeno ed i suoi archetipi



Grotowski, grandissimo uomo di teatro del ‘900,


vi ha dedicato la parte finale della sua vita.


Il concetto antropologico è molto semplice:


“sottraendo”, nell’uomo, tutte le legittime differenze


genetiche, religiose, culturali, geografiche ecc, ecc,


rimane ancora un nucleo essenziale


e comune dell’uomo, che non è però una “banale umanità”.


E’ appunto un’essenza, che non può prescindere,


nelle sue linee semplici,


dal fatto che l’Uomo non è mai una semplice adesione ai suoi dati reali.


E’ sogno, l’uomo.


E’ capacità di manipolare il corpo ed il linguaggio a fini creativi, l’uomo.


E’ comunicazione pre-linguistica, l’uomo.


Nel suo rapporto con il Cielo, con il Mare, con gli alberi di una qualunque foresta, è


Musica, l’uomo.


E così, io non mi meraviglio affatto se, stanotte, sono diventata un’aborigena australiana,


o se domani, pur non muovendomi di qua,


percepirò il profumo intenso di curcuma e cannella,


per le strade incasinate di Bombay…


P.S. Pure se non c’entra niente, fatemi un favore, voi che lo incontrate quasi ogni giorno:


spiegate a quel testone di Bush questo semplicissimo concetto.


E, siccome le cose non le capisce mai al volo,


che per insegnarli il verbo “essere” mi ci so’ voluti 10 anni,


abbiate pazienza e ripeteteglielo ancora,


ancora, ancora…


 


 





Renée-Revival: Francesco Guccini, Per fare un uomo

sabato 14 luglio 2007

Io e il vento



foto Hernandez



Ed ora si è alzato uno strano tipo di Vento,


che ha qualcosa di pavido e non è


affatto coraggioso.


Non riesce a trascinarsi via le cose,


definitivamente.


Ed esse rimangono così,


come sospese


su un Confine etico,


su un Confine estetico,


senza passare né di qua, né di là.


Ma le Cose non sono come noi,


tollerano ogni incertezza radicale,


persino il Dolore.


Tanto lo sanno che questo strano Vento,


prima o poi,


prima o poi,


si placherà.



 


Dreamtheater, Dust in The Wind