giovedì 29 novembre 2007

Il Disincanto



None.


Non ho nessuna intenzione, come Diliberto, di proporre


il trasporto della mummia di Lenin in Italia.


Mi fanno impressione le mummie mummificate.


Pure i viventi-mummia mi fanno impressione, sempre preoccupati


di non disturbare, di fare e dire la cosa giusta,


la migliore,


la più opportuna. Salvo poi rompere le palle,


non appena si alza un alito di vita.


Però, vuoi mettere l’Internazionale?


Me la cantava mio nonno Tuture,


al posto della ninna-nanna.


Versione italo- russa, con un fiore-speranza che nasce


dappertutto, in petto,


in bocca, sulla neve delle montagne nostre, tra i rovi,


a segnare l’Inizio di un Sogno.


Rigorosamente collettivo,


circolare, quelli che, se ci riesci  a realizzarli,


si portano dietro l’energia di tanti e fanno crescere


delle vere ali piumate. Così vere che se ne sbattono dei simboli.


Per quanto enorme, il sogno di uno rimane sempre un po’ stitico.


A meno che non si chiami Martin Luther King.


Non tira aria di sogni collettivi,


non tira aria,


il disincanto prevale dappertutto.


Il Disincanto.


Non mi vergogno a dire che, ogni tanto, la sera,


prima di dormire, rimetto questo pezzo:


risorge la voce di mio nonno, tanti piedi che camminano,


che non lo sanno neanche loro dove vogliono andare,


e aliti che si condensano nel freddo.


Con la gioia di quello che sarebbe potuto essere


e che non è mai stato.



 





Canti Comunisti, l'Internazionale


( A Silvio Berluscò e ai gazebo suoi :) )

mercoledì 28 novembre 2007

Non lo so nemmeno io che cacchio voglio dire.


Malattia comune a molti.


Solo che molti non lo sanno di essere malati. :)


 


Femme aux cheveux verts


femme aux cheveux verts (graffito parigino)


 


Una bella donna e un muro screpolato.


Una metafora?


No.


Ho sempre un po’ paura


delle cose che sono solo quelle


e non altro.


Una bella donna e un muro screpolato.


Una metafora?


Sì.


Ho sempre un po’ paura delle cose che sono quelle


e molto, molto altro.


 






Giorgio Gaber, Io non mi sento italiano

lunedì 26 novembre 2007

Elogio delle piccole fughe.



foto Norman Parkinson


Voglio respirare aria leggera,


entrare, senza difese,


in un vortice di godimento.


Ora, qui, senza specchi, né resoconti finanziari.


Sistemiamo  i nostri replicanti per benino,


davanti al Pc, vicino alle carte,


ai posti di responsabilità, tanto non se ne accorgerà nessuno.


Guardalo il mio, sembro proprio io, capelli rossi e


neo sul labbro sinistro. Ha un slang pseudo-napoletano


e fa battute oscene.


Accentuiamo il Verosimile, così sembrerà tutto più vero del vero.


 Solo due giorni.


Che dici, scappiamo?



J





Nina Simone, The way i love you


Omaggi al mio amico Amalteo (oggi è il suo compleanno) e al suo immenso amore per Nina.

sabato 24 novembre 2007

Semplifications ( W. la Sconcludenza)



"  Finché non saremo riusciti a sopprimere nessuna delle cause della disperazione umana, non avremo il diritto di provare a sopprimere i mezzi attraverso i quali l'uomo prova a pulirsi della disperazione. "


Antonin Artaud.



Non so bene a quali mezzi Artaud si riferisse.


Leciti, illeciti, boh.


Antonin però è sacro e qualunque cosa dica ha un senso, per me.


Provo a svelare tre o quattro cose che faccio io, in stati catatonici-semicomatosi


(Grazie al cielo, questo è un periodo buono).


1)      Rileggo un elogio alla vera leggerezza, scritto all’età di 13 anni.


2)      Cerco di distinguere i “falsi problemi”. Sono quelli che complicano maledettamente le cose, creando una baraonda indistinta senza capo, né coda.


3)      Ludoterapia, a manetta, con film che esasperano il problema, rendendolo una cosa piccolissima e ridicola.


4)      Scrivo su un blog, facendo accurata attenzione a svelare tutti i cazzi miei.


Se mai, un giorno, renderemo conto ad un Giudice universale, tra trombe, angeli e tremori,


tutti insieme, appassionatamente, non vedo perché dovrei tutelare adesso una Privacy emotiva,


che circola e circola, chiedendo solo di uscire.


5)      Mi illudo, considerando l’illusione un bozzolo di desiderio, uno scenario a venire,


una vita parallela diretta da un regista colorato e stravagante. Il problema più grosso,


in realtà, è quando il desiderare-con forza- una jouissance qualunque ti si spezza.


O è spezzato dalle cose reali e dalle voci distanti.


Tutto ciò è peggio di in cancro, in fase terminale.


6)      Contatti umani, tanti, cercando di non considerare mai nessuno


una pattumiera muta e stracolma di pazienza. Perché, se no, qualcuno,


problema o non problema, disperazione o non disperazione,


a quel paese, prima o poi, ti ci manda, aggravando o risolvendo definitivamente la situazione. :*


7) Ecco, se tutto ciò non dovesse ancora funzionare, e la Malinconia persiste,


chiudo la luce e dormo. Anche di giorno. Sperando di sognare


un angolo della Costiera Amalfitana, magari Positano,


di sera, con le luci che giocano sulla scogliera,


e, sotto, una pizzeria profumatissima di  basilico e limoni.


Un cameriere, con la faccia da guitto, non mi fa aspettare.


Ed io divoro con le mani una Gigantesca Margherita.



J





Fabrizio De Andrè, La Nova Gelosia

giovedì 22 novembre 2007

Mi piacerebbe avere una figlia così.


(tutta sua madre, ovvio :* )



Mi chiamo Olly,


e non misuro il mondo.


Aggettivi come "piccolo" o "grande" mi sono del tutto indifferenti.


Certe volte, mi prende la smania di guardare,


e allora faccio un giretto intorno al mio recinto,


scavo la terra, inseguo le formiche,


prendo una pietra e la butto nel lago.


Per il mio compleanno, qualcuno mi ha regalato un atlante geografico,


e ho visto che, dappertutto, esistono luoghi che chiamano “deserti”.


Là dentro, c’è solo sabbia, pure le montagne sono fatte di sabbia,


gli uomini hanno il colore della sabbia,


i sogni che fanno avranno i cieli spruzzati di sabbia,


dei mostri di sabbia,


in una notte blu.


Mi piace la parola “deserto”, domani ne costruirò uno nel mio recinto,


sposterò le nuvole, perché non deve piovere,


e ci pianterò un cactus spinoso,


che, prima o poi, mi darà un unico,


meraviglioso fiore.


E ci vorranno anni, e tanti,


ma io mi chiamo Olly, e non misuro il tempo.


No.


 




Youssou N'Dour, Birima

mercoledì 21 novembre 2007

Riproposte


Il punto è questo: devo correggere un bordellame di compiti. Vi lascio in compagnia


di un post vecchissimo. Vabbuò? :*


(Per le difficoltà di decodifica del post proposto- la scrivente non vorrebbe esasperarvi troppo- se ne ripesca un altro vecchio, ma di più immediata lettura. :* )



Porta Portese


Davvero non vi piacciono


i mercati dell'usato?


A me tanto, tanto...


Quando vivevo a Roma,


la domenica,


mi svegliavo alle 4 del mattino,


e andavo a vendere là.


Il mio banchetto di cianfrusaglie


( 50 mila lire per affittare il posto)


era il prodotto abominevole


delle soffitte genitori amiche.


Alcune cose, sinceramente,


mi vergognavo a venderle...


Davvero Kitscherie brutte assà.


Ma si compravano di tutto,


persino i quadri fatti da me


( ed io so davero davvero na schiappa).


Se i miei salivano dalla Calabria


a trovarmi, ci trascinavo pure loro.


Che giravano a vuoto, come disperati.


E, guarda caso, ritornavano


sempre al mio banchetto,


nel momento peggiore: mentre


mangiavo il panino con salsiccia,


bevendo birra e bestemmiando,


insieme ai miei amici venditori-coatti.


Quando padre mio


mi guardava allibito


e mi diceva:


"Non ti riconosco più,


sei diventata una zingara",


io rispondevo:


"Padre, io sono solo


una studentessa-proletaria che


si guadagna il pane,


comma a tte".


Di fronte a tale argomentazione,


il suo cuore comunista


cedeva sempre.


:))).


Post dell'Ottobre 2006




E. Bennato, Io per te Margherita


lunedì 19 novembre 2007

Il Talento





Quattro minuti, film di Chris Kraus, 2006


Il Talento


non ha barriere etiche,


spesso non è pulito,


a volte è anarchico,


va distinto dalla persona che lo abita,


che comunque “ha il dovere di coltivarlo”,


se ne fotte delle sue presunte radici ( genetiche- culturali-religiose),


si può smarrire nella leggerezza della distruzione,


ma, all’occorrenza, nell’incontro con un acuto Méntore,


riabilita un Mondo dalla sua catastrofe più perfida,


la Grande Banalità con gli occhi chiusi.


Il Talento


mantiene la sua forza proprio cedendo, talvolta,


parte del suo orgoglio


al ripetuto richiamo


di un legame umano


che è già Umanità.


 


Diciche, post-visione, a lungo rimandata, di un film splendido.


 


P.S. un critico ha definito questo film: "aria fritta ben confezionata".


Ecco, non fidatevi dei critici, che spesso non capiscono un ca...



 


 J







Wilhelm Backhaus, Mozart, Sonata 332

venerdì 16 novembre 2007

La sedia posizionarla al centro.


 



Prendo una sedia.


Mi piazzo al centro della stanza.


Non mi manca nulla.


E’ un momento prezioso.


Non mi manca nulla:


il vento, la luce, il sole roteano come ricordi


sul cielo della stanza.


Non vorrei un’altra vita,


non mi interessa essere al posto di nessun altro.


Mi è andata bene in questo mondo,


sarei potuta nascere con la testa di Berlusconi o di La Russa.


Mi è andata bene in questo mondo,


ho percepito fin da subito


che il fischio del treno può portarti lontano,


che gli spaventapasseri insegnano il silenzio,


che la mancanza è una risorsa


e le Pleiadi lucciole notturne che hanno una forma, ma non un confine.


Mi è andata bene in questo mondo,


a 5 anni ho incontrato il primo uomo


che mi ha insegnato a cercare la Poesia.


Su un quaderno nero, tra le mani callose,


nel cammino lento, enigmatico


e complesso di una tartaruga.


Sono al centro di una stanza,


le cose accolgono la Notte.


Ed io sono felice.


 





Mercedes Sosa, Gracias a la vida


(pezzo un po' abusato, ma qua ci sta, sì che ci sta. :* )

I musicanti di Brema



Brevissima sarò,


che le parole mie, ora, hanno sempre sonno.


Punto centrale del vivere umano intrinsecamente incerto:


decidere ogni giorno la propria Weltaschaung (visione del mondo).


E forse la direzione di uno sguardo.


Indipendentemente dagli eventi,


dal numero di battiti,


dalle barchette di carta colorate, lasciate sul lago a dissolversi,


un po’Dimenticate.


Il galletto segna-vento sul tetto di fronte, oggi, mi dice


che i soldatini di piombo e i giocattoli di latta saranno investiti da una forte tramontana.


Dovranno difendersi, organizzarsi, approntare una nuova strategia.


E poi scordarsi che il giorno è una data certa,


accogliere la banda dei Musicanti di Brema,


che giunge sempre un po’ sballata,


a portare la varietà


in una sola Sinfonia.



 





Doris Day, Que sera, sera


 




Tetes de bois, Pezzi di cielo

sabato 10 novembre 2007

Rumori di sottofondo in una luce chiara



Volevo scrivere una cosa quasi allegra,


in pieno stile tragi-comico. Per farvi ridere un po’.


Non ce la faccio.


Rumori di sottofondo.


E venti.


E luce, invocata in un sogno,


al centro esatto della corteccia cerebrale.


Luce che guarisca, che dia forza,


e prosciughi stanchezza,


 luce semplice,


un po’ calda, un po’ scura, un po’ naif.


Amico andiamo, e non chiediamoci se abbia senso il percorso.


Lo capiremo dopo,


quando sarà possibile voltarsi ,


su questa strada piena di foglie,un po’ chiara, un po’ scura, un po’ naif.


P.S. A Pino, mio nuovo amico poliemelitico che, con la sua “pazzia leggera”,


mi fa ridere quando impenna la carrozzina. E a tutti quelli che non lusingano l’ipocrisia,


vivendo cuore, donando cuore.


Vuoi amore? Dai amore.


Di altre strade, forse, non ce n’è.


Sono così belli i pensieri fluttuanti,


che arrivano, tenui,


nelle notti lunghe, abitate dal fumo di una sigaretta.


Che non c’è.


 I vostri erano così.



 J


 




Ivano Fossati, Oh che sarà

sabato 3 novembre 2007

E su richiesta di BorisBlack, ultimo post di desiderio,


augurio, espansione, levitazione,


in pieno sconcludente stile Diciche: sembra si dica tutto, ma non si dice mai niente. :*



foto Gerda Taro


Generosità.


Sospendere il pensiero ossessivo


 su cosa si avrà oggi, domani, all’infinito.


Generosità.


Raccogliere un gesto storto,


nella banalità del vivere,


raccogliere un gesto storto


e regalarlo


perché la notte è tenera


e così breve,


così breve,


così.


 


 


E facciamo che quello della foto sia un pc antidiluviano,


dal quale è un po’ difficile separarsi.


Che le vostre parole abbiano l’incisività di un’azione


e il piglio del genio, un po’ pasticcione,


ma non controverso.


Wè, ma se vi auguro pure di non avere le emorroidi,


voi mi menate, sì?


Aloa.


 


J 




Carlo Fava, Tenera è la notte




Simply Red, Every Time We Say Goodbye

giovedì 1 novembre 2007

Au revoir


(con 4 giorni d'anticipo :* )



tableau michel gagnol


Tra un po’ devo andare.


Tranquilli, al ritorno, non farò reportage con foto e commenti.


Lunedì, mi rinchiudono in una clinica, per riabilitazione neurologica.


Il mio fisioterapista, l’artefice, mi dice: “Non fare quella faccia, che non stai andando ad Auschiwtz. Ti mettono in una stanza singola, ed hai pure la televisione”


Alè.


21-25 giorni-1 mese, dipende.


Alè.


Fine-settimana, forse, a casa.


Quindi, qua, ogni tanto, mi affaccio.


Vi auguro un’inversione ad U.


Eddai, mica sull’autostrada, sulla statale, o su un percorso cittadino.


Un’inversione ad U-cambio vita.


Istruzioni: prendete un evento importante e irrisolto, uno di quelli che sta cadendo con inerzia


nel Dimenticatoio.


Rivitalizzatelo, provateci almeno,


rischiando anche patetiche figure, senso del ridicolo,


voci freddo-ghiaccio che vi dicono: “Ahò, ma mo tu che vuoi da me?”


Le strade interne, le nostre, sono affollate di binari morti, e di treni non presi.


Nessuno, ricongiungendoli, può più farne un percorso lineare.


Però un’inversione ad U è possibile, sempre.


Arrivedè.


P.S. Se non vi è compito ingrato, tenete un po’ di compagnia a Diciche.


Lei, molto più di me, soffre la solitudine.



J





REM, Imitation of life