Il Disincanto

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Non ho nessuna intenzione, come Diliberto, di proporre
il trasporto della mummia di Lenin in Italia.
Mi fanno impressione le mummie mummificate.
Pure i viventi-mummia mi fanno impressione, sempre preoccupati
di non disturbare, di fare e dire la cosa giusta,
la migliore,
la più opportuna. Salvo poi rompere le palle,
non appena si alza un alito di vita.
Però, vuoi mettere l’Internazionale?
Me la cantava mio nonno Tuture,
al posto della ninna-nanna.
Versione italo- russa, con un fiore-speranza che nasce
dappertutto, in petto,
in bocca, sulla neve delle montagne nostre, tra i rovi,
a segnare l’Inizio di un Sogno.
Rigorosamente collettivo,
circolare, quelli che, se ci riesci a realizzarli,
si portano dietro l’energia di tanti e fanno crescere
delle vere ali piumate. Così vere che se ne sbattono dei simboli.
Per quanto enorme, il sogno di uno rimane sempre un po’ stitico.
A meno che non si chiami Martin Luther King.
Non tira aria di sogni collettivi,
non tira aria,
il disincanto prevale dappertutto.
Il Disincanto.
Non mi vergogno a dire che, ogni tanto, la sera,
prima di dormire, rimetto questo pezzo:
risorge la voce di mio nonno, tanti piedi che camminano,
che non lo sanno neanche loro dove vogliono andare,
e aliti che si condensano nel freddo.
Con la gioia di quello che sarebbe potuto essere
e che non è mai stato.
Canti Comunisti, l'Internazionale
( A Silvio Berluscò e ai gazebo suoi :) )












