Il genere di maledizioni, diciamoci la verità, fa quasi tenerezza.
Vi prego di fare particolare attenzione all'unica seria controindicazione,
in basso a sinistra.
Ci sono uomini che, per molto meno, nell'altra vita,
stanno ancora svolgendo la loro funzione di pietre, ai bordi del Mar Caspio.
Insomma, via, esiste il libero arbritrio
e il principio di responsabilità.
Si fa sempre in tempo a innescare cause positive,
a diventare buoni buoni, quasi fessi,
onde poi evitare i temibili effetti del Karma.
P.S. Se non sapete come funziona il Karma, andatevelo a studiare, che è lunga.
Radiohead, Karma police
lunedì 24 marzo 2008
Interpretations
foto laurent askienazy
Mi piace questa foto.
Ci sono tanti incipit e tante fini in questa foto.
Per es, perché quel libro è dietro la sua testa?
Lei potrebbe essere caduta, magari è morta, magari sta soffrendo e su quelle pagine ci sono le ultime parole che le sono entrate dentro.
Che l’hanno penetrata, che l’hanno posseduta.
Ad esse pensava, su di esse, si diceva, sarebbe ritornata da ferma,
dopo aver preparato la cena e dato da mangiare al gatto.
Le sembrava “fondamentale” decifrare al meglio quelle parole,
perché erano troppo lineari,
perché sembravano un fumetto
di immagini evidenti,
quasi foglie.
Oppure lei non è caduta,
su quella strada piccola si è adagiata da sola,
in un mattino angusto e grigio,
aspettando un passante che non arriverà nemmeno.
Forse vuole solo gridare la sua voglia di evidenza,
forse è stanca degli invisibili che occupano i suoi giorni,
forse è stufa di ingoiare parole
che non sono mai quelle che
stava cercando.
Ma sono sempre attratta dal lieto fine improbabile.
E mi piace pensare che mentre lei cammina con il suo libro in mano
sia colta da un’improvvisa letargia.
Perché c’è un sogno urgente, un sogno che ha bisogno di essere sognato.
Più forte del grigio, dei giorni invisibili,
dei destini malamente incrociati.
E Lei si ferma lì,
incurante dei ridicoli reali,
delle cose distratte e vuote,
di quello che non è opportuno fare.
Rinnova un’astratta fiducia al mondo.
Poi, l’accoglie.
David Sylvian, Orpheus
sabato 22 marzo 2008
Omaggio alla regista Isabel Coixet
Paris, je t'aime
Difficile non cadere nella banalità quando si parla di sentimenti.
Isabel lo sa fare, puntando sul tono della verità.
Che non esiste mai, lo sappiamo, siamo cotti di relativismi.
Ma è importante il “tono” della ricerca di verità, perché da esso traspare l'intenzionalità dell’anima.
I suoi personaggi parlano una lingua comune, attraversano la disperazione,
senza fuggire, scavano, scavano, in maniera incisiva in cerca dell’altro aspetto,
che sanno esistere in qualche elemento naturale, in qualche luogo del corpo, della percezione, dei sensi.
E lo sanno istintivamente.
E’ così che, in ogni suo film, assistiamo al miracolo della trasformazione,
dal basso verso l’alto,
dalla solitudine all’incontro,
dalla ferita dell’abbandono, della malattia,
della violenza subita,
al ritrovamento di piccoli spazi di godimento.
Anche la morte riprende il suo posto naturale
di limite prezioso
che dà senso.
Quando il cinema ti offre la possibilità di identificarti,
di sentirti “uomo” tra le imbrogliate geografie del Reale,
e di sperare,
con la concretezza di possibili ribaltamenti…
Filmografia essenziale:
Le cose che non ti ho mai detto, 1996
La mia vita senza me, 2003
La vita segreta delle parole, 2005
Paris, je t'aime, 2007 (un episodio)
Lezioni d’amore, 2008
Citazione da “Le cose che non ti ho mai detto”:
“Sono più le lacrime versate per i desideri esauditi che per quelli non esauditi” M. Teresa di Calcutta.
trascrizionedi Litstz, per pianoforte solo, del lied di Schubert Staendchen
giovedì 20 marzo 2008
Al passante sconosciuto
domenica 16 marzo 2008
Le train
Ho un treno in testa, un treno che corre, corre e non sa dove andare.
Preferisce i viaggi notturni, quando i passeggeri dormono,
e lasciano al loro fianco le domande irrisolte, le risposte logiche
che non riscaldano il cuore.
Ho un treno in testa senza macchinista,
che affronta le curve e, anche se è notte,
percepisce il rumore del mare,
l’odore della terra,
i sogni che crescono,
il gioco di due corpi che si ritrovano stanchi,
dopo la fatica del giorno vissuto senza senso.
Ho un treno in testa che vorrebbe fermarsi e invece
continua a correre, a credere nei viaggi senza meta,
nei volti senza malizia,
nei segni limpidi di quel Dio minore.
E qualcosa mi dice che è diretto,
ancora una volta,
verso Sud.
Roberto Cacciapaglia, Lucid Dream
venerdì 14 marzo 2008
Anime belle
mercoledì 12 marzo 2008
Minima Moralia
( "L'intelligenza è una categoria morale" T.A.)
foto Daniel Milnor
Io e la mia vita ci fermiamo
sulla solita panchina.
Là, mangiando noccioline, osserviamo le vite degli altri: funamboli,
guerriglieri, acrobati, buffoni, giardini che si credono deserti
e deserti che si credono giardini.
Lei dice che le periferie sono assai più belle di un qualunque centro,
ed io confermo.
Io e la mia vita chiamiamo questo luogo : “ flusso-naturale-di-buoni- propositi”.
Qui alita la nostra speranza bella.
E ci promettiamo che faremo dei nostri battiti un esempio,
dei passi scalcinati la nostra montagna già scalata,
di quattro note abbattute e sparse la nostra sinfonia.
Io e la mia vita ci fermiamo a lungo senza noia.
E’ il cane spelacchiato che ci piscia addosso
a ricordarci che non siamo alberi,
che ci hanno affidato un nome,
che c’è sempre un momento
in cui
bisogna
alzarsi
E ritornare.
J
Ivano Fossati, L'angelo e la pazienza
martedì 11 marzo 2008
Mediazioni con il Male
(ci ho ripensato, se è il caso, mi posso travestire anche così)
Ok, per personificarti, eviterò la banale iconografia da diavolo.
Ti costruisco come un essere bello: grande testa, viso delicato,
con un “non so che” di femminile che a me piace tanto.
Ecco, siediti, di fronte a me, che ti voglio guardare negli occhi.
Lì sta il massimo potere mio di convincimento.
No, mossettine e ghirigori da femmina lasciva non ne so fare.
Accontentati.
Dunque, veniamo a noi e non cercare il carrello con gli alcolici.
Qua non ce ne sono.
Hai potere.
Lo so, sei anche dentro di me e, in parte, mi possiedi.
Sull’evidenza di come possiedi il mondo, sorvoliamo.
E’ tautologia.
Avrei bisogno di qualche mese di tregua.
Devo fare una cosa importante, e mi serve tutta l’energia
di chi si sveglia, al mattino, percependo
quell’entusiasmo che prescinda da qualunque causa esterna.
Lo sai come sono gli uomini, no?
Sentono il canto degli uccelli solo se sono innamorati, se hanno avuto una promozione,
se salgono le loro quotazioni in borsa.
Ma c’è qualcuno cui basta sentire scorrere il sangue con vigore,
che si emoziona di fronte ai cercatori diparole, a chi “osa” essere creativo, tra le pozzanghere di merda,
che si sente grande solo perché un ostacolo duro si è reso più piccolo.
Ecco.
Non voglio altro potere, se non quello di autogestirmi con fiducia.
E tu troppo spesso mi distrai, con ulteriori attacchi che creano divergenze,
da curare, da coccolare, da lenire.
Ad essere pragmatica, essi sono una gran rottura di coglioni, una rognosa perdita di tempo.
Ma lo sai quanta energia ci vuole ad inventarsi uno scenario caldo al di là di un limite,
lo sai quanto è provata la mia immaginazione?
In cambio, non chiedermi l’anima.
Se ci pensi, è una richiesta ormai consunta, sfruttata, in letteratura, più
del maiale.
Guardati intorno, saziati di cose, puoi prendere tutto.
Persino i libri.
E non fissarti col Pc, che mi serve, ed è vecchiotto.
Ora puoi andare.
Ah, un consiglio: lo sai che in Italia, a breve, ci saranno le elezioni, sì?
Se proprio ti annoi, scegli tra i candidati più potenti e torturali un po’: a Cuffaro, per es, un accenno di rogna,a Berlusconi una laringite cronica che gli tolga, un pochino, la parola, a Storace una fistola nel didietro, a Ferrara una diarrea acuta, che almeno dimagrisce, a Veltroni la sindrome di Sthendal, a Casini un transitorio attacco di Priapismo, a Fini il colpo della strega, potente però.
Ecc. ecc. Hai fantasia, no?
Insomma, io non voglio“avere” nulla.
Solo che tu sparisca per un po’.
Rose
(magnifico brano musicale inviatomi da Simona)
sabato 8 marzo 2008
Per gli uomini che si lasciano "abitare" da una grande donna. :)
-Che fai, guardi il mondo attraverso il lucernaio?-
-No-
-Perché non dormi?-
-Pensieri…-
E’ allora che capisco che mi devo fermare .
Scorre il desiderio
di violare il tuo insolito forziere,
ma io mi devo fermare.
E cerco sul tuo volto
i caratteri di qualche parola chiave.
Che mi permetta di raggiungerti.
Stanotte il pleut.
Forse potrei dirti,
in maniera non banale,
che è così bello,
così bello,
sentire
ancora
insieme a te
il rumore di
questa
pioggia.
Così unica,
così normale.
Nina Simone, Ballads
( Galantuomo Amalteo, fiori per chi? :) )
martedì 4 marzo 2008
Se ci si meraviglia, si è ancor vivi
Così fai tu.
Non ci sentiamo da un mese.
Ieri mi chiami e dici, semplicemente dici:
“Mercoledì sono a casa tua, all’una. E’ il tuo giorno libero, dalla stazione posso prendere anche un autobus”
Così sei tu, intuisci i miei malesseri e ti precipiti, come l’anno scorso, quando mi trascinasti, mio malgrado, nell’ospedale meneghino.
Sei una delle poche persone che dà vita alla concretezza dell’esserci,
senza chiedere, senza spiegare, senza calcolare il tempo mancante al nostro racconto.
Estremizzando, si può dire che esistono miliardi di categorie, tra le persone.
Tipizzando, si riducono, sì e no, a qualche migliaio.
Riducendo tutto all’osso, io ne vedo solamente due:
1)i vampiri che, al contrario di quello che si pensa, camminano nel sole,
e ogni volta che “ti toccano” lasciano addosso un odore di arido, come di sterpaglia che brucia che brucia, al di sotto di bellezze evidentie declamate.
Attentissimi a far cadere solo le briciole.
A invadere i confini, a ritirarsi quando la vita diventa notte, notte senza luna, senza mistero,
notte color metallo, notte di silenzi e amara.
2) I rianimativi, che ti spingono d alzarti dal letto, a guardare il calendario, poi il cielo,
e quella musichetta allegra che cerca il poro aperto nella pelle per entrare.
Così sei tu.
Stamattina mi sono alzata, ho urlato: “Chi è quel mostro?”davanti allo specchio,
piano piano ho lavato i capelli, ignorando il bianco della ricrescita,
mi si è stretto un attimo il cuore,
pensando che non riuscirò a proteggerti dalla mia debolezza.
Ma tu non hai bisogno ti protezione: “Mercoledì, a casa tua, se stai male, stendo il materasso vicino a te
e ci guarderemo tre film, anzi quattro.”
Esserci.
Così.
Aspettando la tua grazia solida, la tua grazia viva.
E i miei occhi ritorneranno belli, se a guardarli sarai tu.