domenica 30 marzo 2008

Oui, je cherche, tous les jours je cherche



Ogni mattina, tra i tanti risvegli,


mi chiedo dove, come, perché


cercare grappoli


di una passione


che rimuova i limiti del corpo.


Ogni mattina scivolo


sulle finte dicotomie,


sulle finte domande,


 sulle fantasmagoriche fughe


nella “città astratta”.


Vorrei chiamarmi Stephen Hawking,


Susan Sontag, Beethoven.


Per quanto non sia così,


ugualmente mi placo.


La ricerca della chiave per un corpo-prigione


non lascia mai il cuore


completamente


 muto.



Maria Callas, Carmen

mercoledì 26 marzo 2008

Così.









Leggere attentamente le istruzioni per l'uso



Girando su Internet, l'ho trovato.


Caso mai vi dovesse servire, lo lascio qua.


Il genere di maledizioni, diciamoci la verità, fa quasi tenerezza.


Vi prego di fare particolare attenzione all'unica seria controindicazione,


in basso a sinistra.


Ci sono uomini che, per molto meno, nell'altra vita,


stanno ancora svolgendo la loro funzione di pietre, ai bordi del Mar Caspio.


Insomma, via, esiste il libero arbritrio


e il principio di responsabilità.


Si fa sempre in tempo a innescare cause positive,


a diventare buoni buoni, quasi fessi,


onde poi evitare i temibili effetti del Karma.


P.S. Se non sapete come funziona il Karma, andatevelo a studiare, che è lunga.



 




Radiohead, Karma police

lunedì 24 marzo 2008

Interpretations



foto laurent askienazy



 



Mi piace questa foto.


Ci sono tanti incipit e tante fini in questa foto.


Per es, perché quel libro è dietro la sua testa?


Lei potrebbe essere caduta, magari è morta, magari sta soffrendo e su quelle pagine ci sono le ultime parole che le sono entrate dentro.


Che l’hanno penetrata, che l’hanno posseduta.


Ad esse pensava, su di esse, si diceva, sarebbe ritornata da ferma,


dopo aver preparato la cena e dato da mangiare al gatto.


Le sembrava “fondamentale” decifrare al meglio quelle parole,


perché erano troppo lineari,


perché sembravano un fumetto


di immagini evidenti,


quasi foglie.


Oppure lei non è caduta,


su quella strada piccola si è adagiata da sola,


in un mattino angusto e grigio,


aspettando un passante che  non arriverà nemmeno.


Forse vuole solo gridare la sua voglia di evidenza,


forse è stanca degli invisibili che occupano i suoi giorni,


forse è stufa di ingoiare parole


che non sono mai quelle che


stava cercando.


Ma sono sempre attratta dal lieto fine improbabile.


E mi piace pensare che mentre lei cammina con il suo libro in mano


sia colta da un’improvvisa letargia.


Perché c’è un sogno urgente, un sogno che ha bisogno di essere sognato.


Più forte del grigio, dei giorni invisibili,


dei destini malamente incrociati.


E Lei si ferma lì,


incurante dei ridicoli reali,


delle cose distratte e vuote,


di quello che non è opportuno fare.


Rinnova un’astratta fiducia al mondo.


Poi, l’accoglie.


 



David Sylvian, Orpheus

sabato 22 marzo 2008

Omaggio alla regista Isabel Coixet


Locandina Le cose che non ti ho mai detto



Locandina La vita segreta delle parole


Paris Je T'aime


Paris, je t'aime


Lezioni d'amore


Difficile non cadere nella banalità quando si parla di sentimenti.


Isabel lo sa fare, puntando sul tono della verità.


Che non esiste mai, lo sappiamo, siamo cotti di relativismi.


Ma  è importante il “tono” della ricerca di verità, perché da esso traspare l'intenzionalità dell’anima.


I suoi personaggi parlano una lingua comune, attraversano la disperazione,


senza fuggire, scavano, scavano, in maniera incisiva in cerca dell’altro aspetto,


che sanno esistere in qualche elemento naturale, in qualche luogo del corpo, della percezione, dei sensi.


E lo sanno istintivamente.


E’ così che, in ogni suo film, assistiamo al miracolo della trasformazione,


dal basso verso l’alto,


dalla solitudine all’incontro,


dalla ferita dell’abbandono, della malattia,


della violenza subita,


al ritrovamento di piccoli spazi di godimento.


Anche la morte riprende il suo posto naturale


di limite prezioso


che  dà senso.


Quando il cinema ti offre la possibilità di identificarti,


di sentirti “uomo” tra le imbrogliate geografie del Reale,


e di sperare,


con la concretezza di possibili ribaltamenti…


 


 


Filmografia essenziale:


Le cose che non ti ho mai detto, 1996


La mia vita senza me, 2003


La vita segreta delle parole, 2005


Paris, je t'aime, 2007 (un episodio)


Lezioni d’amore, 2008


 


Citazione da “Le cose che non ti ho mai detto”:


Sono più le lacrime versate per i desideri esauditi che per quelli non esauditi” M. Teresa di Calcutta.


 



 




trascrizionedi Litstz,  per pianoforte solo, del lied di Schubert Staendchen

domenica 16 marzo 2008

Le train



 



 



 



 


Ho un treno in testa, un treno che corre, corre e non sa dove andare.


Preferisce i viaggi notturni, quando i passeggeri dormono,


e lasciano al loro fianco le domande irrisolte, le risposte logiche


che non riscaldano il cuore.


Ho un treno in testa senza macchinista,


che affronta le curve e, anche se è notte,


percepisce il rumore del mare,


l’odore della terra,


i sogni che crescono,


il gioco di due corpi che si ritrovano stanchi,


dopo la fatica del giorno vissuto senza senso.


Ho un treno in testa che vorrebbe fermarsi e invece


continua a correre, a credere nei viaggi senza meta,


nei volti senza malizia,


nei segni limpidi di quel Dio minore.


E qualcosa mi dice che è diretto,


ancora una volta,


verso Sud.


 


 


 


Roberto Cacciapaglia, Lucid Dream

mercoledì 12 marzo 2008


Minima Moralia


( "L'intelligenza è una categoria morale" T.A.)



 


foto  Daniel Milnor


Io e la mia vita ci fermiamo


sulla solita panchina.


Là, mangiando noccioline, osserviamo le vite degli altri: funamboli,


guerriglieri, acrobati, buffoni, giardini che si credono deserti


e deserti che si credono giardini.


Lei dice che le periferie sono assai più belle di un qualunque centro,


ed io confermo.


Io e la mia vita chiamiamo questo luogo : “  flusso-naturale-di-buoni- propositi”.


Qui alita la nostra speranza bella.


E ci promettiamo che faremo dei nostri battiti un esempio,


dei  passi scalcinati la nostra montagna già scalata,


di quattro note abbattute e sparse la nostra sinfonia.


Io e la mia vita ci fermiamo a lungo senza noia.


E’ il cane spelacchiato che ci piscia addosso


 a ricordarci che non siamo alberi,


che ci hanno affidato un nome,


che c’è sempre un momento


in cui


bisogna


 alzarsi


E ritornare.



J


 



Ivano Fossati, L'angelo e la pazienza


martedì 11 marzo 2008

Mediazioni con il Male



(ci ho ripensato, se è il caso, mi posso travestire anche così)


 



Ok, per personificarti, eviterò la banale iconografia da diavolo.


Ti costruisco come un essere bello: grande testa, viso delicato,


con un “non so che” di femminile che a me piace tanto.


Ecco, siediti, di fronte a me, che ti voglio guardare negli occhi.


Lì sta il massimo potere mio di convincimento.


No, mossettine e ghirigori da femmina lasciva non ne so fare.


Accontentati.


Dunque, veniamo a noi e non cercare il carrello con gli alcolici.


Qua non ce ne sono.


Hai potere.


Lo so, sei anche dentro di me e, in parte, mi possiedi.


Sull’evidenza di come possiedi il mondo, sorvoliamo.


E’ tautologia.


Avrei bisogno di qualche mese di tregua.


Devo fare una cosa importante, e mi serve tutta l’energia


di chi si sveglia, al mattino, percependo


quell’entusiasmo che prescinda da qualunque causa esterna.


Lo sai come sono gli uomini, no?


Sentono il canto degli uccelli solo se sono innamorati, se hanno avuto una promozione,


se salgono le loro quotazioni in borsa.


Ma c’è qualcuno cui basta sentire  scorrere il sangue con vigore,


che si emoziona di fronte ai cercatori di  parole, a chi “osa” essere creativo, tra le pozzanghere di merda,


che si sente grande solo perché un ostacolo duro si è reso più piccolo.


Ecco.


Non voglio altro potere, se non quello di autogestirmi con fiducia.


E tu troppo spesso mi distrai, con ulteriori attacchi che creano divergenze,


da curare, da coccolare, da lenire.


Ad essere pragmatica, essi sono una gran rottura di coglioni, una rognosa perdita di tempo.


Ma lo sai quanta energia ci vuole ad inventarsi uno scenario caldo al di là di un limite,


lo sai quanto è provata la mia immaginazione?


In cambio, non chiedermi l’anima.


Se ci pensi, è una richiesta ormai consunta, sfruttata, in letteratura, più


del maiale.


Guardati intorno, saziati di cose,  puoi prendere tutto.


Persino i libri.


E non fissarti  col Pc, che mi serve, ed è vecchiotto.


Ora puoi andare.


Ah, un consiglio: lo sai che in Italia, a breve, ci saranno le elezioni, sì?


Se proprio ti annoi, scegli tra i candidati più potenti e torturali un po’: a Cuffaro, per es, un accenno di rogna,  a Berlusconi una laringite cronica che gli tolga, un pochino, la parola, a Storace una fistola nel didietro, a Ferrara una diarrea acuta, che almeno dimagrisce, a Veltroni la sindrome di Sthendal, a Casini un transitorio attacco di Priapismo, a Fini il colpo della strega, potente però.


Ecc. ecc. Hai fantasia, no?


Insomma, io non voglio“avere” nulla.


Solo che tu sparisca per un po’.


 




























Rose


(magnifico brano musicale inviatomi da Simona)

sabato 8 marzo 2008

Per gli uomini che si lasciano "abitare" da una grande donna. :)



-          Che fai, guardi il mondo attraverso il lucernaio?-


-          No-


-          Perché non dormi?-


-          Pensieri…-


E’ allora che capisco che mi devo fermare .


Scorre  il desiderio


di violare il tuo insolito forziere,


ma io mi devo fermare.


E cerco sul tuo volto


i caratteri di qualche parola chiave.


Che mi permetta di raggiungerti.


Stanotte il pleut.


 Forse potrei dirti,


in maniera non banale,


che è così bello,


così bello,


sentire


ancora


insieme a te


il rumore di


questa


 pioggia.


Così unica,


così normale.


 




Nina Simone, Ballads


( Galantuomo Amalteo, fiori per chi? :) )

martedì 4 marzo 2008

Se ci si meraviglia, si è ancor vivi



Così fai tu.


Non ci sentiamo da un mese.


Ieri mi chiami e dici, semplicemente dici:


“Mercoledì sono a casa tua, all’una. E’ il tuo giorno libero, dalla stazione posso prendere anche un autobus”


Così sei tu, intuisci i miei malesseri e ti precipiti, come l’anno scorso, quando mi trascinasti, mio malgrado, nell’ospedale meneghino.


Sei una delle poche persone che dà vita alla concretezza dell’esserci,


senza chiedere, senza spiegare, senza calcolare il tempo mancante al nostro racconto.


Estremizzando, si può dire che esistono miliardi di categorie, tra le persone.


Tipizzando, si riducono, sì e no, a qualche migliaio.


Riducendo tutto all’osso, io ne vedo solamente due:


1)i vampiri che, al contrario di quello che si pensa, camminano nel sole,


e ogni volta che “ti toccano” lasciano addosso un odore di arido, come di sterpaglia che brucia che brucia, al di sotto di bellezze evidenti  e declamate.


Attentissimi a far cadere solo le briciole.


A invadere i confini, a ritirarsi quando la vita diventa notte, notte senza luna, senza mistero,


notte color metallo, notte di silenzi e amara.


2) I rianimativi, che ti spingono d alzarti dal letto, a guardare il calendario, poi il cielo,


e quella musichetta allegra che cerca il poro aperto nella pelle per entrare.


Così sei tu.


Stamattina mi sono alzata, ho urlato: “Chi è quel mostro?”davanti allo specchio,


piano piano ho lavato i capelli, ignorando il bianco della ricrescita,


mi si è stretto un attimo il cuore,


pensando che non riuscirò a proteggerti dalla mia debolezza.


Ma tu non hai bisogno ti protezione: “Mercoledì, a casa tua, se stai male, stendo il materasso vicino a te


e ci guarderemo tre film, anzi quattro.”


Esserci.


Così.


Aspettando la tua grazia solida, la tua grazia viva.


E i miei occhi ritorneranno belli, se a guardarli sarai tu.


P.S. Voi come siete? Rianimativi, of course



Nick Cave, Bless his Ever loving heart