Americana
(cercando Steinbeck)

foto robert capa ( i "fotografi dell'erranza" )
E così, camminando nel buio, io ed altri pochi marginali ci ritrovammo seduti sotto la luce fioca di un’insegna al neon. Qualcuno disse che, di lì a poco, sarebbe passato uno sgangherato autobus che ci avrebbe condotti altrove. Ma nessuno si interrogò sulla meta.
Ai piedi di quella luce, ci guardavamo soltanto, senza eccessiva curiosità l’uno dell’altro.
Stavamo in attesa di ogni eventuale rumore di motore da dietro la curva, mentre la notte semiestiva ostentava la sua sfacciata bellezza, ignorata da tutti, eppure palpitante come quelle cose che, per essere, non hanno bisogno di uno sguardo. Il silenzio ostinato venne interrotto solo da una vecchia lacera che cominciò a infilare parole e pianto, pianto e parole. Nessuno si alzò, nessuno cercò di capire, uno solo disse: “Basta, questo non è un luogo di narrazioni, di racconti, qua aspettiamo soltanto, basta”.
Malgrado fossi d’accordo con quella voce, malgrado sapessi quanto potesse essere faticosa una sommatoria di dolori, sentii crescere in me il desiderio di vedere che cosa spingesse ognuno di noi a quella strana fuga, quali crimini e speranze, quali oppressioni. Presi la mia chitarra e cominciai a cantare un vecchio blues che parlava di cose perdute e di un pittore abile, talmente abile da riuscire a dipingere, sulla base di parole, i ritratti di volti e di vite per gli altri importanti.
Qualcuno protestò, qualcun altro mi intimò di smetterla però, nei loro occhi, già si vedeva una luce non artificiale, che allontanava il peso dell’ attesa inerte.
“Facciamolo anche noi”, dissi, “creiamo con le parole i ritratti delle persone che stiamo abbandonando”.
Cominciò il più giovane, poco più di 30 anni, e gli altri si accodarono, ad uno, ad uno. Volti normali, volti qualunque, a volte determinanti, emergevano dalle loro parole, quadri colorati, ossessivi e precisissimi che si sarebbero potuti immaginare come foglie diseguali di un albero. In tutti, spiccava un’espressione di sorpresa e di domanda.
Quando toccò a me, io non dissi nulla. Per quanto mi sforzassi, uno solo era il ritratto che emergeva dal mio cuore, quello di mia madre. Gli altri erano tutti franati, sberciati, dimenticati.
Così, continuai a cantare, mentre l’albero si riempiva di volti nuovi e la luce dell’insegna al neon, sul finire della notte, diventava, via via, sempre più fioca.
Billie Holiday - No regrets







