martedì 28 aprile 2009

C'est ma vie.



Anne Brancfort , Anna dei miracoli


Diversi i motivi, oggi, di commozione. Non ultimo, il fatto che  molti dei miei alunni continuano a inviarmi sms e messaggi su facebook per farmi ritornare. Ed io che me la cavicchio benino con le spiegazioni, non riesco loro a spiegare, proprio non posso, che mi sento così stanca che non riuscirei a stare in classe nemmeno per mezz’ora. Le censure, talvolta, sono necessarie. “Pensare a se stessi, talvolta, è vitale”. Parole ripetute, queste, magari anche vere, che non ti fanno smettere di pensare. Rivedo gli occhi di Matteo che, all’inizio, mi ha fatto una vera e propria guerra personale, occhi cattivi che si trasformano, nel tempo, e diventano gemme rispettose, poi orgogliose, quando vedono sul registro il 7 in storia: Matteo i libri non li ha mai comprati, ma ha una testa così sveglia che i totalitarismi li ha capiti meglio di altri ed anche con la punteggiatura se la comincia a cavare.


Ersilia pure, oh, lei è una tosta, cercavo di farla esprimere con la scrittura creativa e personale e mi riportava sulla cattedra i fogli in bianco con parole aspre: “Lo sa, professoressa,  che lei è passibile di denuncia per violazione della privacy? Quindi, è inutile che insista, tanto i cazzi miei non glieli racconto”. Ersilia aveva tante spine dentro al cuore, continua ad averle, ma, nell’ultimo compito di italiano, mi ha volontariamente raccontato di quel padre assente, di tutte le assenze, di tutte le carenze di una parola lieve. E gli altri, tutti gli altri, 60 ragazzi , qualcuno in più, qualcuno in meno,


cribbio, che fare?


Aspettare, aspettare fino a lunedì, poi, se questo corpo non mi regge, trovare le parole giuste per far loro capire che potrei essere comunque una presenza nell’assenza, che potrebbero esserci 20.000 modi creativi per poterli aiutare. Un timoniere fantasma, io, che è capace ancora di parlare.


Un timoniere che non si sente affatto essenziale, no, ci mancherebbe, con difetti tremendi, tipo utilizzare metodi “forti”, parole agguerrite, all’Anne Brancfort,di “Anna dei miracoli”. Però questo sgangherato timoniere una cosa l’ha capita subito, d’istinto: non bisogna mai fermarsi nella scoperta di un cuore, quante, quante bellezze si possono svelare, regalando una cosa che poi non costa niente: parole, solo parole di fiducia vera.


E intendiamoci, non soltanto a scuola.


J


 



A tutti i miei ragazzi, perché un giorno sappiano pronunciare parole così

lunedì 20 aprile 2009

striscia che fa al caso mio



 



disegni di Lucille Gomez


Sento aria


-rumori assordanti di quartiere-


e


virgole,


accenti,


elisioni,


parole,


frasi,


periodi,


brani


“che han bisogno davvero


d’esser detti.”


E’ come il desiderio di dormire


quando le cose parlano


dentro la stanza.




lou reed,  i love you

venerdì 17 aprile 2009

Ecco.



è ritornata la passione antica per la poesia.


ecco, io credo che la poesia faccia diventare più intelligenti.


uno legge legge, viene scelto dalla sua poesia,


poi viene meglio tutto: la frittata, il sugo per la pasta, la lettura frammentaria di cotanto mondo ottuso.


In questo tempo, c'è una sola categoria che non sopporto: la poesia d'amore.


Non entra, non scivola, non viene giù.


Forse perchè tanti poeti si crogiolano e s'attorcigliano sulle languidezze dell'amore finito,


del vuoto spalancato,


dell'afasia inquieta.


Forse, semplicemente, non sono innamorata


e quello che mi perdo non lo capisco più.


 


"A dispetto



A dispetto del mentore

la vita non si scrive in stampatello.

È in clinato corsivo, corsivo accidentato

virgole, macchie, late esitazioni

un solo punto fermo.

Nell’impero dispotico del bianco

qualche sorriso incanta.


Lucio Mariani"



Adios nonino


Certo, non è Astor Piazzolla, ma è così bella questa ragazza che suona uno dei suoi pezzi più intensi. Ai bordi. Di una qualunque strada.


giovedì 16 aprile 2009

"La notte deve voltare pagina"


(come se scrivesse una bambina)



Cos’è la notte, per me?


Cartografia di volti mai più visti,


incombenze vitali in luoghi molto freddi,


cifra di parole ambigue, per nulla indecifrabili,


confluenze tra speranza e resa,


fede, la fede grande che non si è mai formata,


una pianta grassa che mi respira sulla testa,


con la sua folla di essenziali insetti,


la notte


è


campo,


campo di  ricerche


su come restituire arte alla vita


il cuore alle streghe


il silenzio agli orchi


il male al Male


l’inchino di un poeta


al ciliegio nuovo


che si è appena svegliato.


 



Wonderful tonight

domenica 12 aprile 2009

Orizzonti


(la solita Diciche )



Buona rinascita,


a voi.


Il vostro sorriso, il vostro pianto, le vostre solitudini paiono quasi non toccarvi. E’ solo che siete consapevoli che, attraverso la vostra vita, è il mondo a parlare. Talvolta, il mondo balbetta o non è all’altezza delle parole che dice. Talvolta tace ed è la Natura a gridare. Noi siamo qui, a cercare il punto meno traballante da cui ricominciare, credendoci, ancora una volta, tra misere realtà e simboli, nei giardini sopravvissuti che vorremmo veder crescere ancora. Siamo piccoli noi uomini, piccoli, eppure riusciamo a pronunciare quelle grandi sinfonie che sono come l’amore: stordiscono, innalzano, rendono più lucidi, dei teneri pilastri che resistono ai colpi violenti della terra.


Il senso non è mai immediato, talvolta bisogna cercarlo lontano, talvolta desideriamo che si sia nascosto tra le confusioni di chi almeno c’è, tra le sue rabbie, nel suo ridere pudico, fugace.


Siamo ancora oscuri naviganti che raccolgono qualunque spiraglio di luce, siamo ancora, siamo secondarie proiezioni dai riflessi importanti.


In tutto questo frastuono, nel desiderio di un silenzio che non sia quello della morte, vi prego, non dimenticate le vostre lotte.