C'est ma vie.

Anne Brancfort , Anna dei miracoli
Diversi i motivi, oggi, di commozione. Non ultimo, il fatto che molti dei miei alunni continuano a inviarmi sms e messaggi su facebook per farmi ritornare. Ed io che me la cavicchio benino con le spiegazioni, non riesco loro a spiegare, proprio non posso, che mi sento così stanca che non riuscirei a stare in classe nemmeno per mezz’ora. Le censure, talvolta, sono necessarie. “Pensare a se stessi, talvolta, è vitale”. Parole ripetute, queste, magari anche vere, che non ti fanno smettere di pensare. Rivedo gli occhi di Matteo che, all’inizio, mi ha fatto una vera e propria guerra personale, occhi cattivi che si trasformano, nel tempo, e diventano gemme rispettose, poi orgogliose, quando vedono sul registro il
Ersilia pure, oh, lei è una tosta, cercavo di farla esprimere con la scrittura creativa e personale e mi riportava sulla cattedra i fogli in bianco con parole aspre: “Lo sa, professoressa, che lei è passibile di denuncia per violazione della privacy? Quindi, è inutile che insista, tanto i cazzi miei non glieli racconto”. Ersilia aveva tante spine dentro al cuore, continua ad averle, ma, nell’ultimo compito di italiano, mi ha volontariamente raccontato di quel padre assente, di tutte le assenze, di tutte le carenze di una parola lieve. E gli altri, tutti gli altri, 60 ragazzi , qualcuno in più, qualcuno in meno,
cribbio, che fare?
Aspettare, aspettare fino a lunedì, poi, se questo corpo non mi regge, trovare le parole giuste per far loro capire che potrei essere comunque una presenza nell’assenza, che potrebbero esserci 20.000 modi creativi per poterli aiutare. Un timoniere fantasma, io, che è capace ancora di parlare.
Un timoniere che non si sente affatto essenziale, no, ci mancherebbe, con difetti tremendi, tipo utilizzare metodi “forti”, parole agguerrite, all’Anne Brancfort,di “Anna dei miracoli”. Però questo sgangherato timoniere una cosa l’ha capita subito, d’istinto: non bisogna mai fermarsi nella scoperta di un cuore, quante, quante bellezze si possono svelare, regalando una cosa che poi non costa niente: parole, solo parole di fiducia vera.
E intendiamoci, non soltanto a scuola.
J
A tutti i miei ragazzi, perché un giorno sappiano pronunciare parole così
striscia che fa al caso mio



