lunedì 30 aprile 2007

SadoMaso


Enter Gallery


foto Marina Edith Calvo


Aiutoooooooooooo.


Non la sopporto più.


Tagliatemi


'sta


testaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa.


La lingua?


Lasciatela,


che serve


a tante cose...


:)

Voglio




foto PEGGY BLYTHE 



Voglio il deserto vecchio


ed un viandante nuovo.


Voglio l’enigma del tempo


che cede allo spazio e muta.


Voglio la consapevolezza dell’aquila


e il candore della vergine.


     Voglio il rumore flebile


di una luce non violata.


 


      Voglio la mia argilla


per costruire un dio.


Voglio il battito limpido


di un desiderio non malato.


Voglio la miseria stanca


dell’amico ritrovato.       


domenica 29 aprile 2007

Ventu



Ore 7,00.


Domenica.


Salgo le scale.


Piano, che fretta c’è?


Dal mio bilocale senza servizi,


vado a fare colazione a casa dei miei.


Sono un po’ sordi, ed io faccio


Casino.


Mi piace che mi sentano arrivare.


Con la  voce stonata, canto vecchi motivi napoletani


(potrei risparmiare fiato, ma so’  scema J )


Stamattina è la volta di Passione:


“Te vuogliuuuuuuuuuu,


te siente,


te chiammmmeeeeeeeeeee”


Busso, lo sanno che so’ io.


Poi, comincio a gridare:


“ Caffèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèè”.


Padre dice:


“Ecco, sta arrivando Ventu Rupulu


Sapete che significa?


No?


( Non lo sapevo  manco io)


Tornado,


sì,


il vento che distrugge e  spazza via tutto,


pure le nuvole.


E quel vento


So'


Iooooooooooooooooooooooooo…


:)


P.S.:  Anche quella di rompere le p.... è un'arte.

giovedì 26 aprile 2007

Giusto per arrotondare...




Merello


Alle persone che non sanno ridere


e si nascondono dietro i mali del mondo


per giustificare


la loro piaggeria:


i miei corsi per sviluppare il senso dell’umorismo sono molto cari.


Ma nei casi drammatici posso fare uno sconto.


Mettiamola così,


offro un modesto contributo alla


“causa sociale”.


La chiamano “ludoterapia”,


ma non fidatevi,


spesso è una banale definizione


per spacciare


normalizzazioni


con latente ed incontrollato


crollo


verso la depressione.


Offro servizi anche a domicilio,


esclusi massaggi.


Per ulteriori informazioni,


rivolgetevi


alla signorina Diciche.


Non c’è rimborso, prendere o lasciare.


Distinti saluti.


Ce virimme.

Onnipotenze fragili


(Ma sì...)






foto Allan Teger



Beh,


alleggeriamo un po’


gli animi:


parliamo di sesso, va…


Anzi,


ne parlate voi, per favò?


eheheheheheh


Perchè io no?


Non se so nulla,


ovvio...


:)






CCCP, Mi ami


martedì 24 aprile 2007

Vita


7992_Henri_Matisse_Fauvism


Andavo, andavo con i miei jeans strappati


e le vecchie Superga.


No, non c’era dolore in quella primavera.


perché Roma era bella e un nuovo


impulso alla vita proveniva ogni volta da quella voce.


Al primo incontro  lui mi aveva detto:


 “ Signorina vede quelle lastre? Sì, dicono che il suo cervello è


malato, ma lei non lo è, no, lei è viva, curiosa,


non se lo scordi, quelle sono le sue lastre e questi occhi acuti sono la sua vita…”


Andavo, andavo, orgogliosa dei miei jeans strappati, delle mie Superga


e del mio seno florido, tra i profumi di quella primavera,


attaccata al poggiamano del trenino che, dalla Casilina,


mi catapultava alla Stazione Termini.


E camminavo veloce e mi fermavo ad ogni bancarella


e canticchiavo prima di prendere l’autobus per il San Camillo.


Ed ero allegra, anche se andavo in ospedale,


perché una voce, la sua voce, mi avrebbe regalato


ancora mille spunti per sorprendermi e qualche consiglio per il


mio cervello malato, imprigionato nelle lastre, lontano,


lontanissimo dal mio sogno di vita…


E gli orecchini tintinnavano,


ed io correvo perché non stava bene arrivare tardi all’appuntamento


con un medico, e i seni dondolavano


e mi sentivo bella nei miei jeans strappati,


e nel rossetto rosso.


“Entri Signorina, prima di cominciare i test clinici,


visto che ama il jazz,  volevo segnalarle


un  gruppo nuovo…”


Ecco.


Ora che quelle lastre si sono avvicinate così pericolosamente alla mia vita,


 darei non so  cosa per rivivere


 un solo giorno,


uno solo,


quel quotidiano


così intriso


di Vita.




 








Gianmaria Testa, La tua voce

lunedì 23 aprile 2007

Weltaschaung



foto Roberto Kusterle


Salta,


vieni dall’altra parte,


non ti fermare,


non ti fermare,


ignora quelle voci,


vogliono bloccarti,


vogliono normalizzarti,


mandale a fanculo,


mandale a fanculo…


No, di qua non c’è niente,


ma è un niente puro,


senza finte salvezze,


senza lusinghe,


senza lusinghe,


vieni,


te lo dico io:


qua puoi ricominciare.


P.S. Ok, portati  il tuo caffè,


ma il resto buttalo: sono soltanto “cose”


cose, cose...


:)






 Ute Lemper- Brecht & Weill - Dreigroschenoper - Die Moritat von Mackie Messer

domenica 22 aprile 2007

Pensierino della sera.



foto  Manuel Alvarez Bravo


Chiedo realtà.


Non sono una sognatrice pura.


Il sogno senza radici,


senza sporco,


senza fallimento,


è


più sterile


dello sbadiglio


preserale.


E,


sempre,


quando è notte,


si oscurano le


polveri.


 







Juan Carlos Caceres, Noche de Enero


sabato 21 aprile 2007

Gratta gratta...



locandina del film IL GIARDINO DI CEMENTO
















Un monde sans pitié



Togliamo il quotidiano,


gli orpelli,


le stronzatine varie,


gli omega 3, 6 e 9,


la circolazione sanguigna,


gli equivoci,


l’immaginario sessuale,


il fossile sulla mensola,


la ciclotimia furibonda,


le sindromi e i palindromi,


il rossetto rosso-arancio,


il sogno ordinato,


la tromba di Miles,


le grandi passioni di un giorno,


i volti che invecchiano,


le voci murate che fanno un po’ rabbia,


la testa della tua bambola preferita,


ecc. ecc.


gratta gratta


che resta?


Ah, sì:


il Cinemaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa…


J




 


 


 




Franco Battiato, Che cosa resta


giovedì 19 aprile 2007

Rivelazioni



Faccio la seconda media, Mauro la terza. Campiamo di sorrisi e bigliettini lungo il corridoio della scuola. Arrossiamo entrambi quando ci vediamo. E' bello sapere dal viso che nessuno dei due ha costruito un fantasma.

Lui abita vicino casa dei nonni e, in un biglietto, finalmente, scrive una cosa che sa di appuntamento.

"Pomeriggio, alle 16, vicino alla grande curva. Vieni, parliamo".

Vado.

Mauro arriva in bici, anche se fa freddo, ed io non so se sia rosso per l'inverno o per l'emozione. Si ferma davanti a me, mette i piedi per terra, mi prende le mani e le accarezza a lungo, come fossero velluto.

Poi le sue mani si spostano sul mio viso e la "cosa" arriva e il mondo crolla, si dissolve, le foglie vibrano, il tempo e lo spazio diventano immensi...Non sapevo che fosse così "terribile"

un Bacio.

:)



 



Ivano Fossati, Il bacio sulla bocca

martedì 17 aprile 2007

Maronna mia.


Traduzione per i nordici: che stiamo passando...


levitt


foto Helen Levitt


Castello svevo.


Federico II.


La mia città


protesa verso le ginestre.


Ore 8,00.


Segnale radio.


Il grande ipermercato


sulla mia destra.


Non ti distrarre.


Cazz suonate.


Semaforo verde.


Macchina imballata.


Spento motore.


Clacson, tiiiiiii, tiiiiiiiiiii, tiiiiiiiiii.


Viso di donna in mia direzione


molto arrabbiato.


…Ancù, oh.


Sgommata, ahia.


Non ti distrarre.


Rallenta, ghiiiiiiiiii.


Prima devi frenà, prima.


Pulman in stretta la strada


e lunga la via.


Calcolo spazio,


forse ci passo.


Fiuuuuuuuuuuu.


Giusto passata.


Non sorpassare, non sorpassare…


No, cattivo uomo fatto me corna.


Come, perché?


Castello svevo.


Federico II.


Segnale radio: 11,30.


Ritorni a casa,


pioggia latente.


So’ ancora viva?


Sììììììììììììììììììì.


J


P.S. Ehi, tu, vuoi un passaggio?

domenica 15 aprile 2007

L'amore malato



 






Primo Amore, film di Matteo Garrone, 2004


Lui vuole una donna magra,


forse per sciogliere un antico “peso” dell’infanzia.


Ma troppo complesso sarebbe percorrere


i circuiti della mente di quest’uomo.


Lui vuole una donna magra e incontra lei che si


lascia plasmare.


Come l’oro o come la creta.


L’inferno si costruisce a poco a poco,


complici una bilancia e una luce che, man mano, si oscura.


Fin dove si può arrivare per amore?


Lontanissimo, in fondo, nel baratro,


come, per es, ne “Le onde del destino”


di Lars Von Trier.


Eppure lì, quella discesa di una donna negli abissi


sembra quasi naturale e veramente “necessaria”.


Ed il "miracolo" finale ce lo dice,


sì, ce lo conferma.


Qui no.


La complicità dei due nel distruttivo appare subito innaturale,


tinta di suoni perversi,


senza candore né giusto.


Lei non si ribella, se non in pochi, isolati, momenti.


Eclatanti, come nel ristorante.


E tu che guardi senti crescere una claustrofobia irritante.


E li vorresti morti tutti e due,


 “carnefice” e “vittima”.


La fine del film è un sollievo.