La Comune
(correva l'anno 1986...'Sto coso è lungo, leggetelo solo se vi va. Se no, tranquilli, non vi perdete nulla :* )

foto Keith Sharp
Ma si può lasciare una di notte, sulla terrazza di una periferia romana,
con tutte le antenne che si vedono e gli uccelli impazziti per l’arrivo prossimo dell’alba,
ma dico io, in una notte così bella di inizio giugno, si può?
Sì, si può, Umberto se ne è appena andato, dicendomi che lui vuole una
persona affidabile, una futura moglie, e non una pazza scriteriata come ammè.
E’ inutile che lo rincorri, Umberto è tutto d’un pezzo, un aspirante filosofo razionale,
è inutile che lo rincorri, tempo sprecato è.
“Renà, no, noi non ci muoviamo, non ci guardare con quegli occhi,
l’ultima volta ce la siamo vista brutta, l’autostop mo proprio non è cosa, ci so’ due esami a breve, e poi, scusa, dove vorresti andà?”
Felice e Tiziana, padroni di casa,
che mi ospitano, ve li presento adesso, li vedete, so’ riluttanti,
ma non è detta ancora l’ultima parola, aspè…
“Bologna, guagliù, e voi non potete fa’ accussì, cazzo di amici siete, io so’ stata appena abbandonata, soffro, ho bisogno di andare, capito? E quante storie, ci piazziamo sull’autostrada, facile che ci prenda, come l’altra volta, un cocomeraio siciliano, che ci porta dritti dritti a destinazione. Pavidi siete, eppò voglio vedè chi ce li ridà i nostri 20 anni…Oh, chi ce li ridààààààààààààààààààààààààààà?”
E non c’hanno nessun entusiasmo, no, no, e si trascinano tutti e due sotto il sole, e brontolano
e mi guardano assai male, ma male assà.
Io invece zompetto, ma ogni tanto faccio vedè che so’ davvero triste, specie quando Felice, che si è portato pure la chitarra, fa cenni che vuole tornare indietro, ma non ci torna no …
L’autista che ci scarrozza solo con me parla, che sto seduta dietro, loro davanti e sembrano due morti,
pallidiiiiiiiiii,
perché quello gira la testa continuamente e il camion sbanda, ma poco poco, il problema è
solo che non so’ tanto duttili, non sanno adattarsi, ecco…
E’ una villa comunale, vicino Piazza Maggiore, stiamo belli belli sdraiati, ho fatto i conti
e ci siamo concessi una bottiglia di vino, di quello scarso, sì, perché domani voglio mangià i tortellini, e quando loro mi chiedono dove cazzo dormiremo stanotte, io cambio subito
discorso, e, se insistono, dico che qualche soluzione si troverà, che non si può ospitare sempre “La grande anima borghese”, e che i nostri 20 anni e la nostra vita On the road non ce la ridarà nessuno a noi, no…
Raffaele è carino, lineamenti delicati, incominciare a parlare con lui è naturale, naturale,
le parole vanno e poi ritornano, cariche d’aria, d’acqua, di terra, di fuoco, del sorriso dei bambini sul prato.
Le parole sciolgono i problemi ed eccoci qua, io contenta, i miei amici con il muso, a seguirlo
perché stanotte dormiremo in quella che, dalle sue descrizioni, ha tutta l’aria di essere una Comune nel centro di Bologna.
Pablo, il poeta spagnolo, non ci accoglie affatto bene e ci dice subito che se vogliamo rimanè dobbiamo contribuire alle spese, e ammè mi guarda proprio male che gli sto proprio antipatica e si vede.
“Soldi ne avete?”, “Pochi”, rispondo io, perché gli altri si so’ mummificati e si guardano intorno
Smarriti, chè il tasso di lerciume nella casa è a dosaggi altissimi, e ci so’ pure due o tre cani che girano, e Felice e Tiziana li vedo quasi svenì quando, contemporaneamente, si liberano gli intestini
davanti a noi, ma nessuno si preoccupa di raccogliere le cacchette loro, no.
Ed io guardo bene e finalmente capisco che so’ quelle patacchette solide giallastre sparse un po’
dappertutto…
Da quel momento in poi i miei amici cerco di evitarli, perché davvero non saprei cazzo rispondere
alle affermazioni loro minacciose, della serie : “Renà, questa ce la paaghhi, ma amara amara la paghi, facci uscì vivi di qua, che poi vedrai quanto ce la paghi, oh sì…”
Ci piazzano tutti e tre in una stanza, dove dorme pure Michele, una specie di Mangiafuoco-cantore calabro, tutto entusiasta di vedere suoi corregionali. Ma i miei amici, come al solito, non so’ affatto entusiasti, no. Ed io me la svigno, con la scusa che le atmosfere notturne mi so’ sempre piaciute, e li lascio là, e sembro pure io un cane sciolto per le strade di Bologna e ogni tanto, ma solo ogni tanto,
mi viene quella strana vertigine, che è come una domanda sul Senso, il senso oscuro delle sciocchezze che faccio, che ho fatto, e che, so’ sicura, farò ancora, perché sono così io, un pifferaio avido di vita, che si trascina dietro tutti quelli che incontra, senza mai una cazzo di direzione, no.
Ma poi gli inquieti pensieri svaniscono e, cazzo, sono a Bologna e chiedo a qualcuno dov’è l’osteria in cui canta Guccini e si crea un gruppo di sbandati come ammè.
Sono le 10 di mattina, ora, Michele e Felice suonano le chitarre sotto i portici, io e Tizi cantiamo, il piattino è là davanti e speriamo che non mi riconosca nessuno, chè in questa cacchio di città ho un sacco di parenti meridionali, oh…
All'ora di pranzo ci si conosce tutti, Pablo non abbassa la guardia, mi chiede con astio se abbiamo portato da mangiare ed io con astio rispondo: “ Sì, tortellini e Lambrusco”, che pure io ho un caratteraccio e non faccio mai un cazzo per risultare simpatica a chi mi guarda storto, che mi pare solo energia sprecata questa e due o si prendono o non si prendono e i leccaculo non mi sono mai piaciuti, no.
Poi, la vedo: Yuma sembra uscita da un quadro fiammingo, con il vestito a fiorellini lungo lungo, ferma bloccata su una sedia a dondolo vicino alla finestra, i cani ai suoi piedi. Io cerco i suoi occhi, ma non li trovo perché sono perduti in un vuoto.
“E’ così da quando è arrivata qua, due anni fa, è olandese, l’abbiamo raccolta per strada, lei e i suoi cani, e nessuno mai è riuscito a farle dire qualcosa. Sta, come una cosa, sta…
Ma adesso, renata, andiamo a mangiare, sono arrivati pure Marco e Riccardo, gli amici nostri madonnari, sono simpatici, vieni, dai, te li presento…”
Lo seguo Raffaele, che tutti chiamano “capo”, ma si capisce che i veri capi sono Pablo e i suoi malumori.
Dai, il clima è tranquillo ora, e non me ne dice proprio di indagare se i piatti sono puliti o no, se Felice e Tiziana stanno bene, se Pablo mi guarda storto, se Michele ha un motivo particolare per aggiungere continuamente zucchero nella bottiglia di Lambrusco, se è l’Aids la malattia di cui Pablo e Raffaele parlano, riferendosi ad alcuni loro amici ricoverati con sintomi strani, se i cani cacano continuamente sotto il tavolo, se…
We don't need no education.
We don't need no thought control.
No dark sarcasm in the classroom.
Teacher, leave those kids alone.
Hey, Teacher, leave those kids alone!
All in all it's just another brick in the wall.
All in all it's just another brick in the wall.
Riccardo, il madonnaro, ha messo su la canzone dei Pink, e comincia a raccontare di come gli manchi il suo mare di Sardegna, e poi parla di tutti i muri che, ogni giorno, non ce la fa ad abbattere, e che i muri più grossi so’ quelli che si annidano nella testa della gente e che lui prova a stritolarli solo con i suoi pastelli, con la schiena piegata a dipingere volti di madonna che assomigliano sempre a Janis Joplin, sì…
Poi, sento la mia voce, impastata, iperalcolizzata dal Lambrusco e dallo zucchero, la sento farsi spazio tra la musica, tra i piatti sporchi, tra i volti che si girano a guardarmi, la sento “calda”, dentro, come quando uno si sente al sicuro sotto una coperta, la sento arrampicarsi sui Muri, combattere la dialettica delle incostrazioni e farsi aria, melodia, piccone, terra, fango, pillola per il mal di testa, cartone bagnato, pioggia…
E tutti stanno zitti, persino Pablo, e Riccardo mi guarda con occhi riconoscenti, come se quella voce, la mia voce, gli avesse abbattuto tutti i muri di una vita.
Qua si sbaracca mo, spariscono , Marco e Riccardo devono andare a perdersi per le vie della città ma, Riccardo, prima, mi chiede di appartarci un attimo.
“Perché non resti?”
“Tu dici qua, a Bologna?”
“Sì, renata, lo sai anche tu che, oggi, io e te ci siamo toccati l’anima, lo sai, sì?”
“Sì, lo so, ma non credo di poter restare…”
“Qua cerchiamo di essere liberi, renata, ma tu ripensaci, non è facile toccarsi l’anima, no…Mi dai un bacio, prima che vada via?”
Ed io glielo do, questo bacio, chè non si può negare un bacio a chi ti ha aperto l’anima… Poi, rientro e vedo quei poveri disgraziati dei miei amici buttati persi, con il loro smarrimento intatto… Dico di alzarsi che ce ne andiamo subito., e faccio fatica a contenere la spinta di Pablo che mi urla come un ossesso: “Sei una vigliacca, perché non resti?”
“Pablo, io non ti devo dare spiegazioni. Però credo che le tue poesie siano belle, almeno quanto la tua rabbia…”
Pure le strade sembrano deserte se, ad un certo punto, una città diventa straniera.
Però Tiziana e Felice cominciano a sorridere, l’autostrada è vicina,
il loro sollievo mi conforta, appendo le domande sulle cose giuste ad un ipotetico gancio,
incomincio a correre,
cantando.
“All in all it's just another brick in the wall.
All in all it's just another brick in the wall.”
Pink Floyd, The Wall
abbiamo mai afferrato le nuvole con le mani?
RispondiEliminaio penso di sì,....... talvolta
ELLE
c'è un tambureggiante tambureggiamento tra i prendere e i lasciare...
RispondiEliminacol muro in mezzo naturalmente... e quindi tocca pure saltà ogni volta!
bellissimo renèe..
RispondiEliminati bacio
gabriele
sai renée ripenso a questa cosa che ho appena letto e alle tante intrusioni di meraviglia che mi porta.
RispondiEliminaperò stavolta è il tutto che avvolge, non dovresti avere paura di questi frammenti più ampi del tuo raccontare, sono ricchi come i tuoi haiku ma fluenti, fluenti ... o renée penso mille cose ora alcune già dette suoi tuoi vent'anni, altre immaginate, altre anche un po sognate, penso mille cose ma tra tante sento le mie mani strette al carretto di questo pifferaio magico che ci porta non sa neppure lui dove, ma ci porta ci porta ... ora come allora, io non sarò michele, arsè non sarà pablo, tange' non sarà Tiziana, nessuno saprà impersonare lo svagamento dell'olandese, ma forse il presente in forme diverse è più simile al passato di quanto non crediamo e quindi forse la nostra nostalgia è un po fuori posto .... c'è ancora tanta luce
non magico avido di vita sì
RispondiEliminaLeggere il racconto coi Pink Floid come accompagnamento, l'ha fatto scivolare via d'un fiato.
RispondiEliminaSi sente l'entusiasmo :)
...chi te li ridà i 20 anni?
I ricordi te li riportano intatti :)
in questo post qui però io mi acquieto e spero che stavolta al caffè ci pensi tangè
RispondiEliminaanche qui un bacio a suggellare un momento, uno scorcio di vita, un'epoca, (al tramonto però quella delle comuni) erano anni...! che facevo? sto facendo ricerche...,))***
RispondiEliminaPremessa un po' lamentosa: ho voglia di una cosa dolce ma qua, mo, non c'è nessuno che me la può portà, uffffffffffffff...:*
RispondiEliminaELLE, a me sembra che una piccola l'ho afferrata, sì, ma tanto tempo fa...:*
RispondiEliminaQwe, io ci ho provato, ma i muri non mi è mai riuscito di saltarli. Quindi, adhunc, per forza, li ho dovuti picconà. :*
Sei ancora lì, attaccato al carretto, aarkel? :*
Quero benvenuto e grazie. L'istinto mi dice che tu, in questa cosa scritta, ci sei entrato assai, assai...:*
Sì, Onda, anche qui un bacio. E forse è stato quello da te descritto che mi ha riportato alla mente questo qui, perduto negli anni ma, per me, molto intenso, molto particolare...:*
Gabriele, ciao, ciao Gabriele. :*
RispondiEliminasenti mo di dico questa cosa qua...piccola piccola: io ho un'attrazione fatale per questo modo di vivere (e condividere) che non mi e' proprio ma che mi mette allegria.
RispondiEliminama questo c'entra con la storia della terrazza?
oh cavolo!
RispondiEliminal'hai sempre presi a capocciate?
Onbeauty, come vedi, nel raccontino, si parte proprio da una terrazza e da un abbandono...:***
RispondiEliminaQwe, sempre sempre. E, per fortuna, c'ho la capoccia dura...:***
e anche più vero direi...il mio era solo un gioco dei sentimenti...che comunque sai da dove ha origine, in ogni caso mi hai portato a pensare a quegli anni, che non erano male...,)***
RispondiEliminaNo Onda, non erano male, no.
RispondiElimina:***
ah vabbè se sei testarda manco me proccupo! ahahaha
RispondiElimina:)
RispondiEliminasi ma allora la terrazza e' stato l'inizio di un viaggio non la fine
:)
molto bello questo racconto, tu poi hai un modo speciale di raccontare
ma quand'e' che mi insegni un po' a vivere? :)
non c'e' nulla da fare, proprio mi fai allegria
Qwe, testarda, capocciona, rompica...Chiaro il concetto? :***
RispondiEliminaOn, sì la terrazza fine-inizio del viaggio. Ludo, io insegnare a vivere? Sicura? Ho solo una pista certa: la clownerie. Il resto è un grande imbroglio,come per tutti...ti bacio. :***
Beh Renèe che dire? è uno scritto molto bello che tocca il cuore. Però... invece del lambrusco dovevate provare il sangiovese ;-)
RispondiEliminaTarlo (che comunque non fa differenze di razza tra vini)
Una favola [vera, mi assicura Renata] che evoca personaggi felliniani, pittoreschi, colorati, alcuini addirittura minacciosi ....
RispondiElimina-----------------------------
Renata possiede il dono della "scrittura". Perchè non scrivi un romanzo, Renatì ?
:*
... alcuni.. volevo dire
RispondiEliminadaniè, il sangiovese al prossimo viaggio:***Un abbraccio
RispondiEliminaPerché Sebastià? Boh...Forse perché le cose lunghe, solo al pensiero, mi fanno venire l'horror vacui...:****
io una volta sola ho fatto un viaggio così, simile al tuo (mas tu sei più matta intendiamoci eh!!!)
RispondiElimina:-****
Sei sicura, lisa, che so' più matta di te? Sicura sicura?
RispondiEliminaQua, mi sa, ce la giochiamo pari...
Notte, tesoro, a te e a Sara uaua.
:****
sì renée ma i romanzi sono fatti di capitoli i capitoli di paragrafi i paragrafi di frasi e le frasi di parole e le parole di sillabe e le sillabe di lettere
RispondiEliminainsomma per fare un albero ci vuole il legno e ha ragione arsè
e sto pezzo è stupendo
e io ti invidio un po'
per quella storia del pifferaio
:************
attaccato, ancora, certo, mani strette, ma con un riflesso quasi involontario, istintivo e sentimentale e razionale assieme, ma prima istintivo attaccato, ancora, certo, al carretto del pifferaio avido di vita sì ...
RispondiEliminabuongiorno... stamattina, so che non c'entra nulla qui e siamo totalmente fuori dal contesto, ma mi sono comprata un paio di pantaloncini taglia S (saranno stati tipo 15 anni che non mi capitava)...
RispondiEliminaCiao Renée, un saluto e un abbraccio ;)
RispondiEliminaUè, buongiorno.
RispondiEliminaA tutti.
Agli antipatici, no.
Ma qua, per fortuna, antipatici non ne vengono...:***
MisssCaraCaraCaraCaraCara...:***
Aarkel, ma lo sai com'è 'sto carretto?
In legno di ciliegio, con i fiorellini dipinti. :***
Buongiorno Sergio, mi fa sempre allegria vederti qui...
RispondiEliminaLisa, qua è importante tutto, pure un tuo eventuale, (desiderato? ) dimagrimento...:****
Solo gli antipaticoni non so' importanti qua, capì?
:***
ciao Renè , passo per uin saluto velocissimo che sto in ufficio e sono un attimino incasinata .
RispondiEliminacon più calma torno . un bacio .
Un bacio a te, Marlene.
RispondiEliminaNon correre.
:***
io volevo dire che ho comprato all'orso i cosi di plastica blu perchè rossi li avevano finiti :D
RispondiEliminaChi sa entrare nell'anima delle cose e si "lascia" entrare" riesce anche ad uscirne con un balzo felice e consapevole di averle vissute per tornare a se stessa e incontrarne ancora e ancora con sempre nuova energia e consapevole ingenuità. Non ricordare e basta continua.. Hai questa dote ;) NIKKA
RispondiEliminaMissCarissima, ma dimmi, a pranzo, tu e lisa mi elencherete la spesa al mercato di frutta e verdura? Ehehehehehhehhhe :******
RispondiEliminaNikka, ma come le sai dire bene le cose, tu...:*****
beh si io ho acquistato anche una bella fetta di anguria...miss che non hai il coraggio di venire a dirlo a me di là eh??? :-DDD
RispondiEliminaLì, secondo me, conoscendo la tua avversione per quei "cosi", per dirlo ha scelto un territorio neutro...:****
RispondiEliminaOra so perché da subito mi sono sentita così bene qui, vicino a te, ora lo so!
RispondiEliminaPerché tu sei vitale e pazza come Michele, l'amico folle di mio papà, quello che unico riusciva a trovarlo per strada e caricarselo in macchina e trascinarlo chissà dove
"con Michele sapevi da dove partivi, ma non dove saresti arrivato e come ci saresti arrivato"
Da piccola decisi: da grande sarò come lui, non ho ancora cambiato idea :-)
Questo post lo porto con me, è vitale, è Renée. :***
RispondiEliminaMa petite Shoruel, glielo dai a Michele un bacio forte forte da parte mia? :****
RispondiEliminaVania, il tuo sorriso è bellissimo. E, per vederlo spesso, farei qualsiasi cosa, io...:****
Mi sembra di rivevere un periodo della mia vita. Renà ho vissuto on the road tante follie giovanili che ora mi sembrano lontane anni luce. :-)
RispondiEliminaFredric sloggato
ma no, mandaglielo tu stessa! Facendolo schioccare forte -mi raccomando- e sono certa che lo sentirà arrivare! :-)
RispondiEliminaMicheleeeeeeeeeeee, pigliate 'stu vasuuuuuuuuuuuuuuuuuuu...:***
RispondiEliminaFredrich, e quelli erano i tempi nostri, io e te quasi coetanei siamo, o no? :***
mi è venuta in mente questa canzone:
RispondiEliminaIvano Fossati - La casa
La casa aveva diecimila scalini
mille anni e più di cento bambini
la casa aveva certamente due porte
una in faccia al sole
e l'altra che ci pioveva sempre forte.
E in ogni stanza c'era più di un letto
per gli amori belli e quelli da non dire
e certamente c'era un tetto rosso
e muri bianchi per starci a ridosso
e muri bianchi per starci a ridosso.
E anime ad andare e a venire
era un gran bel camminare
gente che doveva lavorare
alla fermata delle sette
sotto i cappotti e sopra le biciclette.
C'era la scala che saliva al terrazzo
quaranta metri di vicinanza al cielo
per vedere le stelle d'agosto
che ci sembravano un velo
che sembrano comunque un velo.
Ci fu una donna che scrisse a qualcuno
io non ti voglio e non ti voglio più per niente
lui rotolò giù dal cielo sbagliato di marzo
quel suo amore già comunque morente
quel suo amore già comunque morente.
C'era un uomo che non ci aveva pensato ancora
e c'ero io che non avevo capito niente
ma sapevamo che non era tardi
per tutti e due così
ugualmente.
E avevamo poche canzoni
ma duravano tutto il giorno
gli facevamo fare andata e ritorno
facevano andata e ritorno
facevano andata e ritorno.
La casa aveva diecimila scalini
mille anni e non so più quanti bambini
bambini e operai tutti dentro al portone
aspettiamo che spiova signor padrone
aspettiamo che spiova signor padrone.
Aspettiamo che spiova signore
noi aspettiamo che spiova.
ciao, francesco.
:-)
Sì, Francè, l'associazione potrebbe starci. Tranquillamente.
RispondiElimina:*