Il punto. :*

foto h. watanabe
Io sono un punto.
Lei mi sta rigirando tra le mani.
E non sa dove mettermi.
Vorrebbe utilizzarmi come una diga,
per bloccare una serie di domande intricate,
di quelle che, a priori, non hanno risposte.
Neanche se mi si ponesse alla sorgente stessa del domandare.
E mi rigira tra le mani, con fare nervoso.
Sono un punto semplice, rivedibile e cancellabile.
Sono reduce da un lungo viaggio nel deserto,
stanco e, a mia volta, vorrei un altro punto su cui riposare.
Ma lei dice che sono il suo unico punto.
E non mi lascia andare.
Speriamo che si sbrighi.
O che, almeno, mi ponga dopo una frase comprensibile.
Non mortuaria.
Né geniale.
Sono un punto frivolo io, oh.
Ed amo le parole-ballerine.
Ed anche un po’ puttane.
Ada Montellanico, Punto e virgola
Il punto non è mai un termine. E' un inizio. Michele
RispondiEliminaDiciamo, Michele, che la sua bellezza è che può essere entrambe le cose.
RispondiElimina:*
tu sei fantastica
RispondiElimina(tu sei romantica ahahahhaha)
:*****
ed io amo le persone fantastiche
ballerine
leggere
un po' puttane
Amo i punti, perchè sono fermi, danno alla frase il senso compiuto. E quando dico punto, è punto e basta! Ma no! Amo anche le virgole, sono così sensuali, danno il ritmo, separano senza interrompere. Posso, con le virgole, riempirti di aggettivi: (e qua scusa i punti diventano due), meravigliosa, splendida, fantastica. Guarda a che punto sono arrivato!?
RispondiEliminadici, ti sto osservando da tanto.
RispondiEliminavedi, anche qui c'è un punto, non è la fine, no, non c'è stato un inizio. Vorrei essere dopo il punto io.....
Posso? ......
sono Francesco.
Ho letto tutto di te, dall'inizio, non ho mai trovato il coraggio di presentarmi.
Aspettavo questo punto....
forse.... ora posso.. che dici
Posso?
Buongiorno Miss, buongiorno Onda.
RispondiEliminaPosso essere un po' terra terra? Percepisco il vostro affetto e ve ne sono grata. :***
Francè, mi fa piacere che tu abbia letto tutto. Ma non ho capito: Posso, cosa? :*
La violenza non si combatte con la violenza: questa è una strada che non porta da nessuna parte perchè ripropone la stessa logica. La violenza si combatte rifiutandola in primis in se, attraverso una presa di coscienza e un cambiamento di mentalità individuale e collettivo che parta dall'interno di ogni persona. Un cambiamento culturale autentico, e non accettato passivamente, ma capìto, sentito e voluto da ognuno di noi. Ad esempio se paradossalmente la donna volesse dominare e sottomettere l'uomo per reazione a quello che da sempre ha dovuto subìre da lui, non farebbe altro che riproporre la stessa logica di violenza (carnefice/vittima), anche se al contrario, e le cose nell'essenza non cambierebbero. Il cambiamento richiede un'altra via che rifiuti quella logica, lottando per un altro mondo, impostato sul rispetto dell'altro e di ogni altra forma di vita.
RispondiEliminaHerr Doctor, sulla mia "non-violenza",
RispondiEliminagarantisco.
:***
L'Aleph
RispondiEliminaprima i puntini, ora il punto... ma dico io: hai problemi con l'interpunzione? ;-)
RispondiEliminacome vedi anche se ho dovuto studiare libri inutili ora vengo a studiare e ripassare le cose belle che tu scrivi :)
Boris, l'Aleph, yes. :*
RispondiEliminaTenera Shoruel...:*
Alle volte gli orizzonti cambiano, seguono punti che cambiano con la luce e con il buio, ma restano compagni inseparabili.
RispondiEliminaLuisa
renèe questo è uno dei tuoi pezzi più belli..
RispondiEliminagabriele
Gabriè, merci.
RispondiEliminaLuisa, alcuni punti, però, non devono scorrere.
RispondiEliminaCiao tesoro.
:*