Persona

Persona, film inquietantissimo e straordinario di Ingmar Bergman, 1966
Il termine Persona deriva dal greco
πρόσωπον, che significa Maschera.
Qualche tempo fa (anni), mi è capitato di riflettere assai su
questa strana filiazione.
E quando dicevo a qualcuno : “ Sei una bella persona”,
mi arrivava come una piccola vertigine d’inquietudine,
perché, in realtà, a quel qualcuno, stavo dicendo: “ Sei una bella maschera”.
Insomma, per farla breve, sono approdata a questa privatissima e scontata conclusione:
per quanta veridicità si può richiedere a se stessi e agli altri,
poiché c’è sempre una parte sconosciuta ed in ombra, sempre ci sarà la necessità
di sopperire agli stranieri che noi siamo,
con “ruoli” studiati o improvvisati alla meno peggio.
Non solo.
Più chiaro divenne lo smarrimento patologico che devasta i cristiani già insicuri
quando si dice loro: “Sii te stesso”. Che è come dire: Spogliati nudo nudo e datti in pasto
a tutte le iene che, lo diceva Flaiano,
affollano, travestite da umani, certe categorie del vivere sociale.
Ma non è mica certo che una iena non possa rivelarsi
il vicino tuo di casa o il prezioso amore con il quale sei andato/a a letto.
Quindi?
Se proprio non sappiamo che di’, in certe situazioni,
stiamoci zitti.
Che è sempre meglio evità i luoghi comuni.
Fila il discorso, fila?
Mi pare di sì.
J
F. De André, Al ballo mascherato
perchè hai scritto in nero? mistero!
RispondiEliminaSi grande film come la maggior dei parte films del regista svedese...
la maschera ce l'abbiamo tutti,
perchè mutevoli nelle circostanze
e perchè parzialmente ignoti a noi stessi.
La nostra personalità è complessa,
una parte la conosciamo noi,
una parte gli altri,
e un'altra nessuno.
Amiamo maggiormente
chi ci vede così come noi pensiamo di essere
E, purtroppo, Onda, l'ultima parte che dici è assaissimo vera. :*
RispondiEliminaamo e temo chi vede quella parte di me che io non vedo
RispondiEliminasalutino
Io amo, Orax, colui/ei che riesce a ridarmela con forza e amore.
RispondiElimina:*
renèe fila
RispondiEliminabacio grande
gabriele
Menomale Gabriè.
RispondiEliminaHo sempre il dubbio di dire emerite fesserie.
:***
fila Renée, anche troppo
RispondiEliminae Onda la sa lunga pure lui :))
ciao nin :***
Quando leggo una parola che penetra, ahimè penso sempre a me stesso. A volte mi sono sentito ultimamente denudato, in alcune mie pochezze. Se le vedi forse qualcosa puoi fare. Ma soprattutto vedi il mondo, da terra e non da sopra. Quande vediamo una fotografia aerea diciamo quasi sempre "wow", ma è falsa. Il mondo è fatto per camminarci sopra e guardare gli altri negli occhi. Oggi, scusa Dicihè, se ho "usato" il tuo post, per trasferirvi alcune mie inquietudini, che forse non centrano.
RispondiEliminaNotte
Osmin
Non si possono evitare i luoghi comuni, sono infatti "comuni" a molti.
RispondiEliminaDire che è meglio evitare i luoghi comuni, è un luogo comune.
Cerchiamo la perfezione negli altri, mai in noi stessi. La iena è sempre il vicino di casa, che magari ci vede allo stesso modo.
Buongorno a tutti.
RispondiEliminaTra un po' devo mettermi a lavorare alle carte, la cosa più perniciosa e inutile della scuola. :/
Missmì, ciao. Tivogliobè.:*
Osmin, questo è un luogo pubblico. Utilizza i post per qualunque monologo tu voglia fare. Servono anche a questo. :*
Utenteanò, si può discutere di tutto. Solo che, con gli Anonimi, io non discuto più.
Renata le parole sono importanti, lo sai. E sta cosa che hai scritto è molto vera, anzi verissima. Grazie
RispondiEliminaLisa, grazie...aiutami a venir fuori indenne da queste carteeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeee.
RispondiElimina:*
Le tue riflessioni , Renèe , sono sempre pèreziose per potere fare una riflessione onesta con noi stessi . non conoscevo l'etimologia del vocabolo "parola". preziosa anche questa conoscienza che ci dai e le tue riflessioni . ora prendo un caffè potente ed inizio a pensarci anche io ... mi sta già venendo in mente Pirandello ... siamo a buon punto , se teniamo conto del fatto che è lunedì !!
RispondiEliminasei sempre una grande tu , ed io sono fortunata ad averti conosciuta .
bacio
Linda
Marlene, grazie assai. Fin da bambina, so' fissata con l'etimologia delle parole. E, ancora oggi, sono convinta che lì c'è la chiave per capire molte cose. E mo sai che ti dico? Un caffè potente urge pure a me, se voglio continuà a lavorare...
RispondiEliminabacio
:*
Fila, fila e ... fonde pure con il fatto che pare evidente che ognuno porti una maschera modellata sul luogo comune che l'altro si fa di lui.
RispondiEliminaNoi tutti siamo un luogo comune per gli altri, per quello è così bello riuscire a stupire.
Joncur, aggiungi cose molto, molto interessanti.
RispondiEliminamerci.
:*
Mi hai fatto venire in mente "Confessioni di una maschera"
RispondiEliminacolta e profonda questa tua riflessione sulla "persona/maschera"
RispondiEliminami sembra che tutte queste figure servano a tentare di definire le sfaccettature della personalità. jung, che pure usava la immagine della "persona", ha elaborato anche il tema dell'"ombra". anch'esso molto rivelatore
grazie per la visita al "requiem" di oscar peterson: traccia meritevole di attenzione
Un post interessante e di pregio.
RispondiEliminaL'origine dei nomi spesso lascia stupefatti "vedi la prola cristiani=cretini" e soffermarsi mi sembra la giusta soluzione. Brava.
Michele
Trovo la tua riflessione saggia. Siamo abituati a non fermarci sulle cose semplici e pensare in grande.
RispondiEliminaSoffernarsi, spesso, ti porta a pensare ed escono fuori delle cose interessanti.
Luisa
Eccomi qua, riemersa da una parte delle carte.
RispondiEliminaPyperì, "Confessioni di una maschera", di Mishima, è un libro che ho amato molto. Grazie per averlo ricordato.
Amalteo, le riflessioni di Jung sull'ombra sono terribilmente affascinanti. A proposito, mi hai fatto ricordare che "Ricordi, sogni, riflessioni" di Carl Gustav è stato ed è uno dei miei libri-base. Mo lo piazzo a sinistra. Merci, di tutto. :*
Michele,
RispondiEliminaLuisa,
il rosso dei vostri avatar mi ha fatto ricordare che domani dirò ai ragazzi di portare un simbolo rosso, per la Birmania. Lo so, non serve. Ma è importante farlo. Grazie ad entrambi per la grande attenzione con cui seguite le cose che scrivo.
:*
sì "Ricordi, sogni, riflessioni" è eccezionale per lo spirito empirico di jung. come, per esmpio quando dice: "una volta mentre ero nel mio laboratorio e riflettevo questi problemi il diavolo mi suggerì che sarei stato giustificato se avessi pubblicato i risultati dei miei esperimenti senza citare freud"
RispondiEliminajung ha visto davvero il diavolo. e lo trattava come un consigiere da cautamente osservare
AMALTEO, Carl Gustav ha davvero "visto" tante cose apparentemente oscure.
RispondiEliminaE, pur non essendo cattolica, credo che anche quell'incarnazione del Male lui l'abbia davvero vista...
:*
Ah! A proposito!
RispondiEliminaT'ho mai detto che faccio il mascheraio?
No, Eutro, è la prima volta che me lo dici.
RispondiElimina:*
che sta cosa che persona deriva da maschera me se apre un mondo... ehehehe
RispondiEliminaQwe, all'epoca, quando lo seppi, ebbi anch'io questa impressione. Potenza dei sensi reconditi...
RispondiElimina:*
sai che c'è?
RispondiEliminaè un po' come se si chiudesse un cerchio...
fortuna che non ho studiato greco...
probabilmente saperlo prima mi avrebbe precluso un sacco di bei pipponi mentali...
a st'età ormai non ci farò più caso... o meglio la prenderò come una risorsa... e non come motivo per prendere a pugnette il capoccione!
Qwe, ahahahahahhahahahahahahahha.
RispondiEliminaRisorsa, sì. Meglio.
:*
Il discorso fila, eccome!
RispondiEliminaComunque io non dico mai a nessuno. Sei una bella persona. E non mi piace che me lo si dica. Preferisco sentirmi dre: sei un figlio di puttana! soprattutto se melo dice una donna. ;-)
PS Pensavo, prima di leggere il post, che volessi parlare del film di Bergman.
BaciDici
Chiaro Boris. :***
RispondiEliminaDel film di Bergman non ne ho parlato. Ma, a vederlo, col discorso c'entra. Eccome se c'entra.
bacio
Non lo sapevo proprio che persona significa maschera. Questo mi fa luce su miriadi di cose, e in virtù di ciò ho da elucubrare adesso :D :D :D NIKKA
RispondiEliminae tuttavia: meglio essere una bella maschera che una brutta maschera.
RispondiEliminaE meglio ancora sarebbe riuscire ad essere noi stessi almeno con noi stessi
riuscire ad ammettere ciò che siamo
guardarci allo specchio
e non vedere ciò che vorremmo apparire
ma ciò che siamo
questa è la più grande conquista del saggio
Io sono saggia?
No, non credo, ma spero, un giorno, di poter fare almeno questo importante passo, spero di potermi guardare allo specchio e dire
"cazzo, non è che sia proprio il massimo, ma almeno, si, sono io!"
Per il resto il tuo discorso fila René, fila eccome.
E' vero la vita è un palcoscenico e noi inquieti attori....ma è bello sapere anche cosa succede dietro le quinte (inconscio? Vera parte di noi stessi?)
RispondiEliminaBhè oggi anch'io faccio una citazione, da brava sociologa: "La vita quotidiana come rappresentazione" di Erving Goffman.
La vita sociale è, per Goffman, come un teatro, noi rappresentiamo le nostre scene migliori su un palco (la ribalta), davanti a un pubblico, più riusciamo a far credere ciò che stiamo rappresentando al pubblico più la nostra rappresentazione sarà ritenuta reale.
Come tutte le rappresentazioni che si rispettino abbiamo anche un retroscena. Il dietro le quinte dove possiamo essere ciò che realmente siamo, ma che gli altri non possono vedere, altrimenti cadrà tutta la nostra rappresentazione, il nostro spazio verrà contaminato.
E buonasera a tutti.
RispondiEliminaOhi, ohi, tornata mo da scuola stanca, ma contenta: ragazzi hanno creato la loro prima poesia corale. Il titolo? "Mi piacerebbe".
Il verso più bello? Questo: "Mi piacerebbe camminare a lungo,
anche dove la strada non esiste..."
:*
Nikka, buone elucubrazioni...:*
RispondiEliminaEssere saggi e frizzanti, si può, Shoruel...:*
Mariafrancè, e Goffman lo conosco bene...:*
Dicichè, fila tutto.
RispondiEliminaA te, tutta la mia stima.
Persona: Maschera e identità - apparenza e realtà.
RispondiEliminaChi siamo?
Pirandello assegna ai propri personaggi il peso di una maschera da indossare, in attesa di recuperare un’identità che, introvabile unica certezza, lascia spazio al nulla...
“Una delle poche cose, anzi forse la sola ch’io sapessi di certo era questa: che mi chiamavo Mattia Pascal”.
Non fa una piega il discorso Renà, fila una meraviglia...
Ti abbraccio forte forte Grande Donna, vania
Buongiorno a tutti.
RispondiEliminaScusate latitanza, ma impelagatissima con carte scolastiche.
Mondipervè, eggrazie. :***
Vania, mon trésor, che gioia trovarti qui...:***
il significato di maschera h un suo senso, se non sbaglio Adorno diceva ceh noi sappiamo di A solo quello che A vuole farci sapere e che esistono dei meccanismi che autonomamente tendono a non farci scoprire... forse è vero, se pensiamo un attimo solo a noi stessi, e a quante cose di noi non vogliamo conoscere...beh il passo è breve...
RispondiEliminachicca
Grazie infinite Chicca per il tuo commento.
RispondiEliminaMi permette di aggiungere una cosa a cui sto pensando tanto in questi giorni: conoscersi è un'impresa, ma non cercare di conoscersi almeno un po' di più è immorale, perchè l'agire oscuro procura un bordello di danni.
:*
dicevamo Renée del silenzio e dei luoghi comuni?
RispondiElimina:D
Sì, Missmì, anche di quello parlavamo...:*
RispondiEliminasi, perchè il silenzio si distingue... dipende dalle circostanze
RispondiElimina....., c'è quello significativo .. e quello superficiale..., quello importante, l'annoiato... IL GRANDE e il piccolo silenzio.... i luoghi comuni... e i discorsi importati..chi distingue? Dove si può imparare.....mumble
renèe ho comprato una maschera africana..
RispondiEliminagabriele