L'absurd

foto bassman
Dell’ultimo uomo che aveva avuto le era rimasta impressa la pena degli occhi, ché lei non riusciva ad alzarsi da un materasso steso a terra, e urlava contro il cielo, lui, giustamente, non sapeva che fare e non faceva nulla, mentre gli occhi gli si riempivano di pena liquida liquida e il caffè aspettava, l’amore incerto aspettava, i rumori molesti non aspettavano e si regolavano per conto loro, le direzioni non erano ancora state tracciate dagli operai dell’anas, i tuberi di tulipano, in olanda, non erano ancora fioriti, e imperava il ricatto del probabile, irrimediabile errore.
Quella pena dentro agli occhi non era cosa sua, non le apparteneva, eppure girava sempre là, riemergendo in infiniti altri occhi, e davvero non si sopportava tutto quel liquido negli occhi della gente, che se fosse diventato pianto, lei almeno avrebbe potuto porgere dei fazzoletti immaginari, che aveva imparato a fare per sbaglio, cercando di costruire animaletti di carta-origami. L’unica via d’uscita per liberare gli altri dalla loro pena era l’assurdo, che stritolava, acido potente, annullando tutte le coordinate delle cose che devono essere così come devono essere. L’assurdo non è figlio di Aristotele, lui che sa creare tabulae rasae meravigliose, senza storia, dove è gusto imparare a parlare, alzarsi da terra, ridere sguaiatamente, guardare le logiche di lingue sberciate, senza intuirne il senso, ché i sensi dormono tranquillamente se non sono cercati.
Tabulae rasae.
Senza storia.
Perché, in fondo, gli “altri”, i fantasmi degli altri, le cose degli altri non chiedono altro che dimenticare.
Qualche volta, ma solo qualche volta, chiedono anche di essere dimenticati.
Per poco però, si sa com’è: i piedistalli si sentirebbero troppo vuoti senza il respiro vivo di sentimenti-statua.
mais oui, e forse pure oh yeah.
un materasso steso a terra e un piedistallo, che differenza..ti abbraccio
RispondiEliminaOrax, per motivi che mi sfuggono, sarei un po' nervosa. Ma il tuo abbraccio, volentieri, lo ricambio. :)
RispondiEliminaRenata, scrivi da Dio.
RispondiElimina;)
Renee, la pena di se che provoca pena per altri, la pena per altri che provoca pena di se. a volte penso che pena sia una parola limitata. quel sentimento li' a volte e' commozione, a volte e' una tenerezza incontrollabile e goffa. qualche volta ho letto pena per me negli occhi di alcuni, e quel senso di assurdo, che in me e' un po' li' un po' no, mi avrebbe fatto ridere e invitare tutti a cena. a volte mi sento un monumento in pena, perche' sto in pena, oh come sto bene in pena :). credo nel tuo senso dell'assurdo, che e' senso di vita, e nella capacita' che hai di andare oltre la storia, oltre le storie, con il tuo stile vellutato e lucido e irriverente ed accogliente.
RispondiElimina[mi tocca questo tua.mi tocca perchè ho molti piedistalli.ma sono piedistalli di così alto dolore che non riesco a dimenticare]
RispondiEliminaBrano davvero molto intenso...
RispondiElimina[questa tua lo è.mette di fronte a molte cose renèè.come va con il nervoso?]
RispondiEliminalui che sa creare tabulae rasae meravigliose, senza storia, dove è gusto imparare a parlare, alzarsi da terra, ridere sguaiatamente, guardare le logiche di lingue sberciate, senza intuirne il senso, ché i sensi dormono tranquillamente se non sono cercati.
RispondiEliminaTabulae rasae.
Senza storia.
Perché, in fondo, gli “altri”, i fantasmi degli altri, le cose degli altri non chiedono altro che dimenticare.
grandioso
Buongiorno a tutti.
RispondiEliminaE, dunque, stamattina devo incominciare a dare lezioni di latino: "rosa, rosae, rosae, come è difficile il latino, chi mi aiuta a fare la lezione sulla prima declinazione..." :)
Lunedì, si riprende a lavorare, cristo santo la Preside...:))
Buongiorno, Esagerato, le parole arrivano, chissà da dove, chissà da dove...:)
RispondiEliminaOn, tra pena e commozione c'è un leggero scarto. O forse profondissimo, non so. Ma se qualcuno mi chiede, come ieri, "Come fai tu a lavorare?", io prima mi incazzo, poi assurdizzo tutto. :)
Morfea, eppure io, da quei piedistalli, ti butterei giù. Amorevolmente. Il nervoso è come le nuvole: va e viene. :)
RispondiEliminaSogliaoscura, merci. :)
Ramificazioni, come dici tu, sono le dita che scrivono. :)
oggi come va?bacio
RispondiEliminaquegli sguardi liquidi insopportabili
RispondiEliminaun colpo questo post, ma bello
un sorriso Renatì
:)
ah, sto organizzando un concerto di canzoni dimenticate solo per te
:)
Orax, la lezione di latino mi ha placato. :)
RispondiEliminaJust, lusingata, lusingata assai. :)
La tua scrittura non mira a nascondere, per creare misteri inutili. Essa svela ed emoziona. Mi incatena.
RispondiEliminaEsagerato, la scrittura, qualunque forma abbia, mi è necessaria: sto trascorrendo giorni di forte irrazionalità, di battiti accellerati, e, al contrario, quasi di "preghiera". Affido tutto alle parole, loro sanno quasi sempre cosa farne.
RispondiEliminaRenee, ma e' proprio da te che uno rimane incantato. Senti, sono passata per portarti un po' di casino allegro a casa tua. Lo vedi arrivare? Due chiacchere cosi' facete e un po' frutta da mangiare insieme. Ti va? :)
RispondiEliminaOn, mi va, certo che sì. Dopo ce lo guardiamo un film? Magari una cosa tenera, tipo: "La volpe e la bambina".
RispondiEliminaIl Pulp, Tarantino e capodicavoli li lasciamo agli intenditori, che si credono tanto esperti, girano con la puzza sotto il naso ed i libri di semiotica filmica. Ma non "sentono" il cinema.
Che c'entra questo?
Nulla, c'est pour parler.
:))))
INTENDITORI, OHOH: "Non è un paese per vecchi", per me, è un film orribileeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeee.
:)
Ma hai descritto la scena come in un film di Tarantino :)
RispondiEliminaE allora varie possibilità: per esempio, può darsi che lui sapesse cosa fare, e i suoi occhi non erano pieni di "pena liquida" (bello).
Non è un paese per vecchi, credo sia un capolavoro assoluto (ricorderai d'aver motivato l'affermazione in un post).
:)
Cara mia,
RispondiEliminami sono collegata per dirti alcuni titoli di film che ho trovato interessanti, te li elenco cosi' senza commenti come li ricordo:
Cautiva (2003) di Gaston Biraben
Cama adentro (2004) di Jorge Gaggero
Vodka Lemon (2003) di Hiner Saleem
The visitor (2007) di Thomas McCarthy
http://www.thevisitorfilm.com/
Sukkar banat (2007) -Caramel- di Nadine Labaki
Walk on water (2004) di Eytan Fox
...e poi gli altri mi torneranno in mente
buonanotte
questa foto è bellissima
RispondiEliminami piacemolto come scrivi...
RispondiEliminaGuagliù,ho cambiato avatar, bisogno urgente di colore. Ho trovato una donna tutta arancio e ce l'ho messa, non si capisce una mazza, però.
RispondiEliminaWè, ci si vede aropp, ora corpo sgangherato, affumicato dice che ha bisogno di buttarsi.
cià.
:)
Grandioso.
RispondiEliminaCome dice rami.
Mi hai dato grandi emozioni, Renata, tanti ripensamenti.
Scrivi talmente bene.
Tocchi determinati punti...
Quel vestito arancio ti dona.
Ti sorrido
Aura
DiCCiChe, t'o 'o dico: c'hai l'avatar ballerino, sappo! (contrazione per sappilo).
RispondiEliminaPer il latino - come per ogni lezione - l'importante è catturare l'attenzione degli studenti. Tu fa' così: entri marziale in classe (o dove è), sbatti qualcosa sul tavolo, e con voce stentorea prorompi in violenti:
DIC!
DUC!
FAC!
Vedrai che rimangono basiti.
Poi, a posteriori, je dici "oh'bbelli, son poi solo gl'imperativi tronchi"...
la locandina tira fuori il maschilista che mi abita, ogni tanto: paga e ti do la testa.
RispondiEliminafare una locandina con un uomo che porge una mano nello stesso modo, ma offre in cambio una croce
sono così stanco che quasi ragiono. non scherzo, va proprio così
Sebastiano, io non lo escudo affatto che le mie percezioni, senza neanche drogarmi, possano essere sballate. Ma non mi parlare di Tarantino e di quell'altro "capolavoro" dei fratelli Cohen. Noia pura, per me. :)
RispondiEliminaOn, qualcuno, tipo Caramel, Vodka lemon, già visto. Qualcun altro no. Provvedo a scaricare. :)
Nina, è Bassman: un nome, una garanzia. :)
Tangerine, e tu, per avere solo 18 anni, non te la cavi mica male. :)
Aura, come vedi, ho cambiato ancora, la donna-arancio non si vedeva proprio. merci. :)
Moscow, a scuola insegno solo italiano e storia. Le lezioni di latino sono private e ad unica ragazzina, per fortuna sveglia.:)
Ramificazioni, va spesso così, ma il saperlo a me non impedisce di finire qualche volta a fettine, come le melanzane che stanno per essere fritte. :)
RispondiEliminaSto chiudendo le valigie. Mi aspetta il mio campo di lavoro ( sono una volontaria dell'"acqua") e mi fa piacere fermarmi davanti al mio pc per salutarti.
RispondiElimina:)
Adele
Adele, i campi di lavoro, finalmente sento parlare di un viaggio "utile".
RispondiEliminaC'è qualcuno, dunque, che ancora ci crede e, a me, si allarga il cuore.
E dunque,
per questo e per tutto il resto,
bon voyage mon amie.
:*
[notte semi-insonne causa infortunio...a più tardi renèè ti bacio]
RispondiEliminaBuongiorno a tutti.
RispondiEliminaMorfea, visto che parli di infortunii notturni, ecco, mi dai il La per una cosa che voglio ricordare.
Cronache notturne.
Allle 4, ovvio, non è il giorno a svegliarmi, ma un dolore fitto fitto, che scende dal lato sinistro del collo fin sotto il cuore, si amplifica se provo a respirare. Chiamo i miei, loro chiamano il medico di guardia, che si presenta dopo 10 minuti, assonnato ed incerto. Non mi visita, dice solo una parola chiara chiara e tonda tonda: Pronto Soccorso. Non mi cambio nemmeno, tengo gli shorts neri che mi ha regalato mia amica Babel-Vania quando è passata qua, un top viola e una maglietta nera con cappuccio; caso mai dovesse succedere l'irreparabile, mi trovo già vestita al solito modo mio alternativo. Padre, intanto, veloce veloce, va ad aprire le sue galline-figlie, e poi si va. 5 minuti, 5, 12 km, per arrivare in ospedale, passando nella città vecchia, deserta deserta e bella assai. All'ospedale, sarà che sono tutti mezzi rincoglioniti di sonno, mi accolgono alla grande, gentili oltre ogni limite. La dottoressa di turno al P.S. è piccolina e con l'accento nordico, ordina per prima cosa un E.C.G., poi dice: "Il tuo cuore è ottimo". Mi dà del tu e questa cosa mi piace, così parliamo un po', mentre mi fa una flebo di antidolorifico, e parliamo di me, di lei, e dei motivi che, dal Veneto, l'hanno portata in questa oscura città del Sud. E' tenera, mi chiede sempre se va un pochino meglio, conferma che è il cortisone, smesso già una settimana, ma "bomba maledetta", a procurarmi questi dolori assurdi. Poi io le dico: "Fumo assai, non sarebbe il caso di controllare pure i polmoni?" "Una lastrina? Non è un'idea malvagia", così risponde, manco si offende. Veloce veloce me la fanno, ed io: "Dottorè, un disastro, vero?", e lei: "Niente affatto, no, nemmeno si vede che fumi così tanto". Intanto, il dolore è scemato, si sono fatte quasi le 8, io abbraccio e saluto tutti e me ne vado.
Fuori, mi fumo una bella sigaretta, passa gente sconosciuta che mi saluta, madre va al bar a prendere caffè e cornetti per gli ausiliari, io penso che oggi gli dei sono benevoli, mi sparo un bel caffè, ce ne torniamo. Sarà che il cervello, in certi momenti diventa retorico, ma sento che mi piace proprio vivere, proprio assà.
:)
Buongiorno Renata, non parto.
RispondiEliminaAltro che retorica, tu sei un amore di donna.
;)
[ti vorrei stringere...ho le lacrime...ti voglio bene piccola fata]
RispondiEliminaEsagerà, ma no, è solo che la giornata è dolce. :)
RispondiEliminaMorfea, piangere no, perchè? Tutto è andato più che bene ed anch'io ti voglio bene. :*
[ho sonno...oggi sempre in giro...t'abbraccio si]
RispondiEliminaMorfea, dormi un pò di più.
RispondiEliminaSegui il tuo nome.
;)
Renata, dolcenotte.
Morfè, il nostro amico Esagerato, quando vuole, è assai spiritoso.
RispondiElimina:))
[esagerato* sono nottambula...dormo ma poco...un saluto a te]
RispondiElimina[renèè oh si:)]
terribilmente bella questa pagina.
RispondiEliminascaletta per assimilarla:
- cosa dice
- come lo dice
- a chi parla
... associo ... dicichè ...
Amalteo, ma lo sai che mi fa terribilmente piacere,
RispondiEliminase tu mi dici questo? :)