Non so perchè ma queste tue parole mi hanno stretto il cuore... a volte cosa darei per poter lenire almeno per un attimo la tristezza dal cuore della gente... farla traboccare da esso in stille luccicanti che la gravità non potrà che allontanare dalla sua fonte...
Certo, scrollarsi di dosso gli abiti di lana che hanno tenuto al caldo la notte e affrontare i rigori del giorno, è compito.
Sapere già che non sarà un incedere festoso l'arrivo della brina e che dalle alture vicine pioverà il vento che taglia la faccia non è di conforto alcuno.
Eppure, il freddo verrà lo stesso a costringerci al chiuso e a sfidare ogni civile avanzare, nel giorno come nella notte umida e nebbiosa.
Solo noi sappiamo che il tempo verrà ancora uguale a scandire i ritmi lenti del nostro tragediare quotidiano. Con il vento saremo sospinti e sollecitati a correre; noi che vorremo indugiare ancora un po', prima che svanisca del tutto il tepore della casa.
Ci accompagna la certezza che la dura dimora dei giorni sarà resa familiare e meno aspra dalle voci degli amici che si avvicendano tutte diverse, a segnare assieme a te quell'accenno di perversa tenerezza che tu non da sola avvertirai. Sorrideremo ad ogni tuo accenno di benessere e di salute.
Porteremo i nostri inverni da te, i cappotti gelati certo, ma saremo tutti accanto al camino dove tu avrai deposto per tempo la legna asciutta per noi, per sentirla scoppiettare allegra per te, come per noi.
Quanto tempo ancora avremo per esitare insieme, su questa difficile soglia, immemori, tu come noi, del tempo trascorso e per questo distratti dallo sguardo che scruta l'orizzonte, per cercare un varco o l'anello che non tiene? Anche noi, smemorati come te, tenteremo la disabitudine antica eppure ardua oggi, perché l'inverno si annuncia rigido e scontroso, ma sappiamo in un angolo del nostro cuore che la primavera tornerà più presto che mai. Si tratta di passare questo breve sgarbo alla vita che si espande, senza crucci né affanni di sorta. E' destino che sia così, ma tutto ciò che muore poi ritorna, e il ritorno ci rinnova, ci riscalda, ci rinfranca.
Noi vorremmo tutti che ti addormentassi ogni sera d'inverno con la certezza che non sei sola e che il gelo di fuori non entrerà mai a scompigliare le coperte, ben distese al loro posto. Noi saremo per te la più pigra delle abitudini. A noi non potrai disabituarti, come potrai fare agevolmente con l'inverno che bussa alle porte. Anche per te è tempo di migrare verso regioni più familiari al cuore. Non indugiare. Va'! La vita ti attende. Torna pure a scuola. Noi ti seguiremo di lontano come la più cara delle nostre abitudini.
Kensington, ma quale dio ti regala parole? Mercurio, forse, o il potente Giove? Chissà, forse invece è la tua costante passione, non viziata da abitudine abitudine, a guardare nel cuore degli uomini. Merci. :)
Pure io, letì, gli ossimorici li ringrazio sempre, sono simpatici. :)
Esagerato, quando non mi travesto da lupo mannaro, un po' è così. Disabituarsi, ma non snaturarsi. :)
sono le 2.03 e sto rivivendo la stessa ora chè un'ora fa erano anche le 2.03 beh meno inquetante dell'opposto di quando c'è "ora buca" un salto di ora un'ora che non esiste
il mio pc suona un preludio di rachmaninov suonato da joseoph hoffman (basta mettere su youtube hoffman rachmaninov) e irpenso, in questa mia notte assente, a questa cosa della disabitudine come perversa tenerezza. Sono così sconfinate queste nostre complessità, è così sconfinata la complessità del nostre sentire, che tu ripieghi una cosa, e diventa un'altra, la riapri e nel gesto di riaprirla è una cosa diversa ancora, ma quel gesto la fa diversa se lo fai tu, se invece guardi un altro che lo fa, ecco è ancora un'altra cosa. Forse ogni gesto contiene il mondo ... l'ho già sentita sta cosa :)
abbandonando una cosa, lasciamo una parte di noi, e certo questo gesto può essere addirittura crudele, può lasciarci rimpianto, tenerezza, perversa certo, abbandoni una cosa e te la godi abbandonandola,
...
forse poi con la lucidità tutto appare più luminoso ...
Osmin, hai fatto un discorso bellissimo, anche se non ci ho capito niente. Capisco solo che è bellissimo, e mi disabitua al colore della solita lingua. :))
Adele, parlavo di quella disabitudine che riesce a dare la poesia, quando estranea dalle cose e dalle parole che sanno di muffa. Poi, per fortuna,al momento, non c'è nessun grande amore da dimenticare. Quelli che se sono andati, evidentemente, avevano qualche rotella fuori posto. Perchè sprecare tempo a rimpiangerli? Mio Dio, no...
Costanza, disabituatori, disabituatrici, maschi, femmine, esseri di ambigua identità sessuale "si unirono compatti, in fila per tre, col resto di due".
E poi non ricordo mai se sono le code o i baffi ad essere allineati, boh...
Non so perchè ma queste tue parole mi hanno stretto il cuore... a volte cosa darei per poter lenire almeno per un attimo la tristezza dal cuore della gente... farla traboccare da esso in stille luccicanti che la gravità non potrà che allontanare dalla sua fonte...
RispondiEliminabuon w.e.
Aicha
No, non avevo mai pensato alla disabitudine come tenerezza.
RispondiEliminaCerto, scrollarsi di dosso gli abiti di lana che hanno tenuto al caldo la notte e affrontare i rigori del giorno, è compito.
RispondiEliminaSapere già che non sarà un incedere festoso l'arrivo della brina e che dalle alture vicine pioverà il vento che taglia la faccia non è di conforto alcuno.
Eppure, il freddo verrà lo stesso a costringerci al chiuso e a sfidare ogni civile avanzare, nel giorno come nella notte umida e nebbiosa.
Solo noi sappiamo che il tempo verrà ancora uguale a scandire i ritmi lenti del nostro tragediare quotidiano. Con il vento saremo sospinti e sollecitati a correre; noi che vorremo indugiare ancora un po', prima che svanisca del tutto il tepore della casa.
Ci accompagna la certezza che la dura dimora dei giorni sarà resa familiare e meno aspra dalle voci degli amici che si avvicendano tutte diverse, a segnare assieme a te quell'accenno di perversa tenerezza che tu non da sola avvertirai. Sorrideremo ad ogni tuo accenno di benessere e di salute.
Porteremo i nostri inverni da te, i cappotti gelati certo, ma saremo tutti accanto al camino dove tu avrai deposto per tempo la legna asciutta per noi, per sentirla scoppiettare allegra per te, come per noi.
Quanto tempo ancora avremo per esitare insieme, su questa difficile soglia, immemori, tu come noi, del tempo trascorso e per questo distratti dallo sguardo che scruta l'orizzonte, per cercare un varco o l'anello che non tiene? Anche noi, smemorati come te, tenteremo la disabitudine antica eppure ardua oggi, perché l'inverno si annuncia rigido e scontroso, ma sappiamo in un angolo del nostro cuore che la primavera tornerà più presto che mai. Si tratta di passare questo breve sgarbo alla vita che si espande, senza crucci né affanni di sorta. E' destino che sia così, ma tutto ciò che muore poi ritorna, e il ritorno ci rinnova, ci riscalda, ci rinfranca.
Noi vorremmo tutti che ti addormentassi ogni sera d'inverno con la certezza che non sei sola e che il gelo di fuori non entrerà mai a scompigliare le coperte, ben distese al loro posto. Noi saremo per te la più pigra delle abitudini. A noi non potrai disabituarti, come potrai fare agevolmente con l'inverno che bussa alle porte. Anche per te è tempo di migrare verso regioni più familiari al cuore. Non indugiare. Va'! La vita ti attende. Torna pure a scuola. Noi ti seguiremo di lontano come la più cara delle nostre abitudini.
a me vien voglia di ringraziare quando vedo un ossimoro in conclusione ....
RispondiEliminaQui non sento tristezza. Tutt'altro. C'è tutta la tenerezza che sai dare tu.
RispondiElimina;
tenerezza alla quale dare calore, sempre per disabituarsi...
RispondiEliminaBuongiorno a tutti.
RispondiEliminaMi è venuta la mania della disabitudine ed insisto, anche nei commenti:
Disuabitami al sogno,
ma fallo piano piano,
lentamente,
un eccesso di concretezza
potrebbe rendermi cieca,
e muta e sorda.
Disuabituami al colore eccessivo
che non rispetta il nero
delle notti grandi,
il passo sognato
del bambino gattonante,
gli ibridi unicorni
che planano
solo
nell’oscurità.
E ricorda, sì,
ricorda che non sono donna di solidi concetti,
solo una mezza strada,
disegno di un artista periferico,
che cerca fiato,
spasmo,
segno,
nella creatività.
:))
Ma no, Aicha, tranquilla, non è stata la tristezza a scrivere queste due parole. E' stato il desiderio, piuttosto. :)
RispondiEliminaBeh, Sebastiano, ora lo sai, ma non c'è nulla di oggettivo, nulla di oggettivo, nelle cose che dico io. :)
Kensington, ma quale dio ti regala parole? Mercurio, forse, o il potente Giove? Chissà, forse invece è la tua costante passione, non viziata da abitudine abitudine, a guardare nel cuore degli uomini. Merci. :)
RispondiEliminaPure io, letì, gli ossimorici li ringrazio sempre, sono simpatici. :)
Esagerato, quando non mi travesto da lupo mannaro, un po' è così. Disabituarsi, ma non snaturarsi. :)
Onda, sì, sempre per disabituarsi al freddo. :)
Renata, non saresti credibile nella pelle e nei peli di un lupo mannaro.
RispondiElimina;)
[...e continua a cercare/rti*]
RispondiEliminaE' quello che ho provato leggendoti.. NIKKA
RispondiEliminaecco. il lavoro sulle programmazioni scolastiche è a buon punto. per stasera, non faccio nulla più.
RispondiEliminaDici, Esagerà? :)
Morfea, "cercare" è il verbo, il verbo per eccellenza, con o senza complemento oggetto. :)
Nikka, eh, però mancano i concreti pizzicotti. :)
oh oh mi sono dimenticato di sloggarmi ahimè :)
RispondiEliminasono le 2.03 e sto rivivendo la stessa ora chè un'ora fa erano anche le 2.03 beh meno inquetante dell'opposto di quando c'è "ora buca" un salto di ora un'ora che non esiste
arrivo ma sono passate quasi due ore.
RispondiEliminail mio pc suona un preludio di rachmaninov suonato da joseoph hoffman (basta mettere su youtube hoffman rachmaninov) e irpenso, in questa mia notte assente, a questa cosa della disabitudine come perversa tenerezza. Sono così sconfinate queste nostre complessità, è così sconfinata la complessità del nostre sentire, che tu ripieghi una cosa, e diventa un'altra, la riapri e nel gesto di riaprirla è una cosa diversa ancora, ma quel gesto la fa diversa se lo fai tu, se invece guardi un altro che lo fa, ecco è ancora un'altra cosa. Forse ogni gesto contiene il mondo ... l'ho già sentita sta cosa :)
abbandonando una cosa, lasciamo una parte di noi, e certo questo gesto può essere addirittura crudele, può lasciarci rimpianto, tenerezza, perversa certo, abbandoni una cosa e te la godi abbandonandola,
...
forse poi con la lucidità tutto appare più luminoso ...
Osmin, hai fatto un discorso bellissimo, anche se non ci ho capito niente. Capisco solo che è bellissimo, e mi disabitua al colore della solita lingua. :))
RispondiElimina[quasi quasi accolgo la sfida.fai te?=P]
RispondiEliminaNo, fai tu. Io supervisiono. :)
RispondiElimina[più tardi comincio allora:-P]
RispondiEliminascegli le parole più limpide, morfea, quelle meno contorte, le più vere.
RispondiElimina:*
Ritengo che sia un esercizio retorico, disabuitarsi all'abitudine....è meglio non abituarsi, credo.
RispondiEliminaSe poi c'è di mezzo un amore profondo, la disabitudine è nostalgia insieme a vani tentativi di impossibile oblio.
Forse mi influenzano le mie esperienze, e i miei tentativi, aricredo.
:)
Adele
Adele, parlavo di quella disabitudine che riesce a dare la poesia, quando estranea dalle cose e dalle parole che sanno di muffa. Poi, per fortuna,al momento, non c'è nessun grande amore da dimenticare. Quelli che se sono andati, evidentemente, avevano qualche rotella fuori posto. Perchè sprecare tempo a rimpiangerli? Mio Dio, no...
RispondiElimina:)
disabituarsi
RispondiEliminalo sento come un esercizio spirituale.
il nostro tartarugo giove (un maschi hermanni di molti anni) si è scavato il buco. questa volta ho visto dove: è la prima dopo circa 10 anni).
gli ho rinvcalzato la terra. poi gli metterò sopra foglie e pigne
si disabitua alle camminate nutritive estive. alle sue incessanti eplorazioni
ma ad aprile maggio si disabituerà al buo della terra e ricomincerà
le disabitudini sono cicliche.
ciao renèe
buon precompleanno ancora. fra poco avrai ... anni
Ama, diciamolo pure tranquillamente, prestissimo avrò 44 anni.
RispondiEliminaIl primo regalo me lo hai portato tu, ora:questa storia tenera del tartarugo Giove. :))
CercASI disabituatore volontario, MOLTO perversamente MOLTO tenero e incorporato di stufa e/o caminetto e/o riscaldamento autonomo o centralizzato.
RispondiEliminaRido. Ciao Dickie. Preauguri Dickie. 44 eh? Come i gatti in fila per 6 col resto di 2 :). Scusami. Oggi ho il neurone impazzito.
Un abbraccio.
Costanza
Costanza, disabituatori, disabituatrici, maschi, femmine, esseri di ambigua identità sessuale "si unirono compatti, in fila per tre, col resto di due".
RispondiEliminaE poi non ricordo mai se sono le code o i baffi ad essere allineati, boh...
:)
così breve...
RispondiEliminacosì toccante
Shoruel, la sintesi, se comprensibile, è proprio una bella cosa, una bella cosa...:)
RispondiEliminala tentazione di mettersi a gridare agli esseri nascosti nel buio rimarrà sempre.
RispondiElimina