...più.
( Un racconto? Paraletteratura, solo paraletteratura)

Sei uno dei pochi uomini con i quali ho avuto rapporti sessuali soddisfacenti.
Perché non hai osato?
Hai aspettato tutta un’estate per farlo. In pieno novembre, ho raccolto le mie cose nella valigia e ti ho detto: io vado. Solo allora mi hai preso, tutta la notte, io non sono andata più.
Per due anni, vite condivise.
Poi, sono andata via davvero, ti lascio, ho trovato una casa nuova, tu eri infuriato, incazzato, piangevi, mi hai preso, tutta la notte. E quella notte fu la più bella.
Anzi, di più.
La mattina, nel rumore dei tram, per te ho adagiato il caffè sul tavolo della cucina, e mi sono avviata verso la zona nord della città, una zona che avevo sempre odiato, scelta per caso, così come, talvolta, si sceglie qualcosa in cui non credi più.
Ma sono tornata, sì, sono tornata, dopo anni di vuoti, di finti artisti, di notti, notti frequenti, in letti diversi. Uomini strani, estranei al mio corpo, umani di una sola notte il cui linguaggio, poi, non capivo più.
Tu mi hai aperto la porta, mi hai detto: sono un ospite qui, un ospite della mia stessa vita, non hai parlato più. Mi hai presa con forza, sul lenzuolo tracce di sangue, il mio, il tuo, difficile ricordarsi come vanno le cose, difficile, ora non ricordo, ricordo solo il languore di quella notte intensa, nulla più.
Senza casa, mi hai trascinato ovunque, persino in quell’hotel malandato vicino la stazione, parlavo con elisa, la signora delle pulizie, per non uscire fuori dalla stanza, tu lavoravi, la sera tornavi, muti, in silenzio, i nostri corpi si cercavano, con forza, senza destino, senza voce.
Un giorno, ti ho urlato che non ce la facevo, smaniavo, soffrivo, ogni notte urla di pushers,di puttane, di polizia, in quell’albergo vicino alla stazione, invece avevo trovato una nuova strada in periferia, con il nome di un fiore , nella zona sud-est, quella che amavo di più.
Hai raccolto tutte le mie cose nei borsoni, mi hai trascinata in macchina, mi hai chiesto l’indirizzo preciso della mia nuova casa. Là davanti mi hai lasciato, io le cose, io le cose, davanti ad un’apparenza di giardino. Mi hai presa l’ultima volta, baciandomi soltanto, a lungo, strenuamente, mi hai detto piangendo: stronza, ti amo, ti amo come la ferita che sei, che sarai, in questo tempo che sarà, lungo, fottuto, interminabile, che non sarà più.
Da allora, davvero, tu non mi hai visto più.
Io sì.
Dopo anni, in un mercato cittadino, camminavi abbracciato ad una donna piccola di statura: lei sorrideva, tu sorridevi, nella mano, la mano piccola di una bambina.
Ho guardato un’ultima volta la vita che volevi, poi ho comprato un chilo di cipolle, ché a casa, dentro al cesto, non ce ne erano più.
Lou Reed, The passenger
[come le strade della vita a volte...portano quell'agrodolce che rimane appiccicato dentro...nella stanza dei ricordi ben incapsulata nell'anima]
RispondiEliminaquella notte fu la più bella...le cipolle non devono mai mancare nel cestino
RispondiElimina
RispondiEliminaUna via di mezzo, sì. Tra la nouvelle vague e l'esistenzialismo. Tra lenzuola sfatte e valigie aperte, porte che si chiudono per riaprirsi, per richiudersi.
Se Truffaut fosse in vita ne avrebbe fatto un corto, forse.
Se Sartre l'avesse letto ti avrebbe fatto i complimenti, forse.
Io i complimenti te li faccio senza il forse, perché sono ancora vivo.
... poi.
( Commento? Una paraculata, solo una paraculata :))
esatto, morfea, proprio così.
RispondiEliminaOnda, le cipolle nel cestino sono fondamentali, tutto il resto è ininfluente, ma questo no.
Beh, Boris, paraculata o non paraculata, le associazioni che hai fatto mi lusingano assai. :)
RispondiEliminaStoria vera?
RispondiEliminaE' detto troppo bene da Morfea77. Non faccio un commento brutta copia. NIKKA
RispondiEliminaRoberto, e se dicessi "verosimile"?
RispondiElimina:)
Renata, non mi faresti capire proprio nulla. ;)
RispondiEliminaNikka, nemmeno se lo ricopi in bella? :)
RispondiEliminaRobè, in quell'albergaccio vicino la Stazione Termini, per 4 mesi ci ho vissuto davvero. La padrona di casa ci aveva tolto la casa, per affittarla ad un'associazione di cacciatori, e ci aveva consentito di poggiarci lì, in una pensione di cui proprietaria, a prezzi contenuti. Là dentro, davvero, ne ho viste delle belle.
A pensarci bene, ognuno di noi chissà quanti ne ha scritti di "romanzi" :)
Renata questo ne e' uno :) tu, ne hai scritti molti. Ma posso dirlo che non ti voglio sola a prendere le cipolle? Porca miseria. un bacio
RispondiEliminaIo no. Ho avuto una vita piattissima. Ora devo andare. Ti abbraccio.
RispondiElimina;)
Onbeauty, ma quelle cipolle, ormai, sono vecchie di 20 anni, chi le sbuccia più? :))
RispondiEliminaRoberto, permettimi, a questa cosa tua io non credo affatto. :))
Selvaggia, questa cosa, e bellissima. I corpi che sopraffanno tutto e conquistano un assoluto, che nessuna sottigliezza può distillare. Non è questione di lati di noi, il lato pensante, e quello istintivo, quello animalesco e quello razionale. I lati di noi sono fesserie. Siamo animali complicati, per i quali, qualche volta nella vita, oppure nessuna, dipende dalle fortune, il sangue inizia a comandare a rivoluzionare i nostri pensierini, ad imporci un assoluto ruvido e conquistatore, al quale infondo bramiamo e che se ci tocca ci lascia esausti, finiti, completati, nudi sulle lenzuola intrise non solo di noi, di un albergo di Suburbia.
RispondiEliminaCribbio, che bella "recensione" che mi hai fatto, Osmin...
RispondiElimina:*
(si, una recensione intensa, empatica con il racconto...approfitto per salutarlo . Ciao :)
RispondiEliminache mi piacciono i tuoi racconti lo sai... :) mi colpisce qui specialmente come sai cogliere il tratto ambivalente del femminile , direi il "tragico" - è così che lo percepisco - che vi si iscrive: l'essere presa e l'essere in fuga, il farsi languore e il farsi pudore...
Letì, e anche tu, come Osmin, le cose le cogli proprio alla radice. Così quel "tragico ambivalente", forse un po' giovanile, che spingeva ad andare, e poi a ritornare.
RispondiEliminaLetì, tu lo conosci bene Osmin: sembra un distratto irrecuperabile, ma, da vero distratto, sa immergersi nelle parole, nelle cose. Poi, risalendo, ti dice queste cose qui.
:))
E sì, è come esserci "dentro" in questa storia.
RispondiEliminaé come fosse mia, la mia!
Sono bastati: il ricordo dell'animale vero e "rotto" che sono, l'impossibilità di una riparazione rapida ed un'assenza, per ritrovarmi a sbucciare cipolle.
Come sono perfette per mimetizzare la reale causa delle lacrime, copiose e profonde.
Sì, le cipolle (e i corpi-anima) non possono mancare.
:)
Adele
vero, lui ascolta il linguaggio delle pietre..:))) (mo' basta se no arrossisce ;)
RispondiEliminaMa che belle queste tue parole, Adele! Poi, pensa, il linguaggio le parole se le sceglie da solo, ché io all'associazione evidentissima lacrime-cipolle non avevo proprio pensato...:))
RispondiEliminaDici che arrossisce, Letì? Forse ma, intanto, il nostre illustre causidico se la gode...:))
Mamma mia! Mi vergogno persino di sorridere, piangendo, della mia momentanea consapevolezza.
RispondiEliminaTi assicuro, diciche, non è roba da poco.
é rivoluzionario, oltre che doloroso, amare sapendolo.
Ma ..... è cosa buona e giusta.
Lo si faccia, tutti, comunque.
Un tenero abbraccio
Adele
ci sono amori che sono una passione così grande che non rimane spazio per nient'altro che la felicità in quei momenti :)
RispondiEliminaci sono amori che lasciano così
RispondiEliminail miele nelle mani la cenere nei posaceneri cipolle aceto uvetta
scusa renatì mi escono sciocchezze dalle dita, ma bellissimo racconto , bellissimo
scontato dire che è bello. ma resto scontato, e non lo dico, ma lo penso.
RispondiEliminasolo una cosa: avrei voluto leggere "spacciatori", e non pushers
dico davvero
ora taccio.
Trovo questo racconto molto erotico.
RispondiEliminaRoberto
[buonasera sorellina*...è in reparto**]
RispondiEliminaQui oggi non c'è traccia di te.
RispondiEliminaSpero che tu stia bene.
Renata, dolce notte
Renata mi hai emozionato otra vez... e' che quando la vita la si racconta cosi' com'e' appare come la cosa piu' bella del mondo, nel bene e nel male.
RispondiEliminami piace leggerti. ma tanto.
un beso.a
Sì, Esagerato, c'è traccia di lei. Di una lei che sa come far danzare la vita, anche quando quest'ultima è svogliata e stanca, anche quando confonde il colore del giorno con le pieghe della notte.
RispondiEliminaUn abbraccio grande, Renatina mia.
Marinella :***
P.s. La zona sud-est: la più bella... ;)
scegliere di scegliersi
RispondiEliminaLe cose dentro un borsone, una donna sul marciapiede, la borsa, le cose, le cose che restano, mentre lui se ne va. L'abbandono, quella sensazione di niente dentro. Beh, almeno - Dickie - c'era un'apparenza di giardino ... ;)
RispondiEliminabuonasera a tutti.
RispondiEliminadal punto di vista fisico, giorni del cacchio. il lavora si succhia le mie energie residuali. e buonanotte.giorni in cui invidio chi ha forza fisica e giorni in cui detesto, furiosamente detesto, i lamentosi e coloro che, per distrarsi dalla vita, non trovano di meglio da fare che distruggere o autodistruggersi.
Ecco.
Mi sono sfogata un po'.
:)
E ancora, pour parler: non trovo etico nascondersi. Terribili, anche qua sopra, i giochi di mistero e gli infingimenti.
RispondiEliminaIo non so quanto cacchio di tempo camperò, ( chi cacchio lo sa? ), e soprattutto "come" camperò, quante altre fantasiossime trasformazioni dei carichi pendenti "malati" dovrò affrontare. Non lo so. E non indago per saperlo. Come si dice? Giorno per giorno. Ma mi rimane ancora, in certi margini, la scelta. Scelgo di circondarmi di persone che, con le proprie ambivalenze, fanno una lotta chiara, visibile a tutti.
Lotta paradossalmente limpida e condivisibile.
Il resto? Non mi interessa.
Io mi chiamo Renata, Renata Turco, ho 43 anni, non credo nella differenza tra pubblico e privato, non quella che si usa per difesa, quando andiamo, e non si sa come cazzo andiamo, tutti sbandati, tutti con le pezze al culo.
Ecco.
Mi sono sfogata un altro po'.
:)
Adele, un tenero abbraccio a te. :)
RispondiEliminaPassione, Shoruel, che bella parola chiave che è "passione", fosse pure per l'insalata di pomodori con basilico. :)
Ramificazioni, è difficile che una parola, a meno che non sia pronunciata da quel merdoso di Bush, trasformi un contesto. :)
Bene, Roberto. Chissà che io non abbia un futuro come scrittrice di erotici soft. Ma davvero, mo, la mia scrittura ha qualcosa da invidiare, per es., alla signora Anais Nin? :)
Bene, Morfea, bene. Accanna il pc e stalle vicino, quanto più possibile. :)
Grazie, Geordie. Passerò presto a trovarti. :)
Esagerato, grazie. :)
Grace, uno prima agisce, poi, magari dopo anni, capisce, se c'è, il senso di un'azione. :)
Costanza, veramente, in questa storia, chi abbandona è Lei. Che quando è il caso, pure quando non è il caso, una donna, persino una donna, sa essere infinitamente stronza. :)
Marinella, ti prego, non perdermi d'occhio.:***
RispondiEliminaOra, non sono di buon umore.
Domani, al ritorno da scuola, mi faccio un bel giro tra le vostre scritture sparse. :)
Renata Turco di anni 43, sono il tuo angelo custode, lo ricordi?! E gli angeli hanno sempre occhi aperti, spalancati. E anche se, a volte, tacciono, seguono sempre i loro protetti con lo sguardo, con gli occhi del cuore. Proverò, per te, a 'parlare' di più... e sarà come dire: "verba volant"...
RispondiEliminaBuona giornata
Marinella :***
I vecchi amori sono sempre quelli piu' intensi.....e così ci sfugge , mi sfugge, il presente
RispondiEliminadiceva renatino "mi struggo al ricordo di una poesia..."
RispondiElimina[ogni goccia di luce
RispondiElimina-mi accarezza le tempie-
come un caldo bacio di mamma
e rallegra i palmi freddi
e accalora le ore mistiche]
[l'ultimo film di jordan mi manca...amo a dismisura "la moglie del soldato"...l'attore qui è un giovanotto in gamba e fiquo:-P...faceva il cattivello in "batman begins"]
RispondiEliminaBuonasera a tutti.
RispondiEliminaSto ascoltando: "Psiche", l'ultimo album di Paolo Conte. Mi sembra malinconico, assai malinconico.
E mi pare già di aver individuato il "mio pezzo", quello che ascolterò più di una volta, in: "Leggenda e popolo".
:)
[dovrei acculturarmi musicalmente...magari facciamo scambio equo e solidale sorellì?...io ti passo un paio di nomi bizzarri e tu m'insegni un pò di buona musica?]
RispondiEliminaMarinella, ora soltanto ho capito il "verba volant", associato agli angeli. Adhunc, proclamo, in italiano, e non in latino, che i mitici riflessi miei se ne so' juti...:)))
RispondiEliminaMariafrancè, non è che sfugga il presente. E' che io, per es., mi sono resa conto, con questo blog, di tendere soprattutto verso una cifra stilistica:il trattamento letterario di ricordi. :)
Qwe, renatino tuo l'ha detta giusta. :)
Antonella, e tu mica hai bisogno dei miei suggerimenti musicali...:))) Guardalo, quest'ultimo film di Jordan, ci sono dentro molti registri vitali, molti...:)
anche il mio indirizzo porta il nome di un fiore. mi sembra di vederti a girare quaggiù...
RispondiEliminaRagnè, i fiori della Casilina, di Centocelle, della Prenestina, dell'Alessandrino? Ora mi è venuta la curiosità di sapere dove stai. :)
RispondiEliminai fiori di centocelle renatì :)
RispondiEliminaRagnè, Centocelle, chissà perchè l'avevo immaginato. La strada di cui parlo io è invece un vicoletto dell'Alessandrino.
RispondiElimina:)
L'insalata di pomodori con basilico è deliziosa!
RispondiEliminail film è bellissimo! Kitten è delizioso/a (?) adorabile e così forte sotto tutta qeulla grazia e apparente delicatezza... :-)