Trasfigurazione in-volo-ntaria


Tante parole mi hanno donato nel corso degli anni, tante.
Tra le più importanti, un posto particolare riservo ad un racconto scritto, per me, da Maria Grazia, una mia alunna di qualche anno fa, dotata di straordinario talento. In classe, spesso si parlava del ruolo e dell’essenza degli Angeli, magari scherzando, magari planando dalle pagine di letteratura sui dipinti di Paul Klee.
Ricordo ancora la forte emozione che provai nel leggere il suo scritto, ritrovandoci dentro quell’angelo un po’ smarrito, proveniente da un cielo qualunque, umanamente vicino, quasi torturato dalla sua stessa invisibilità, in cerca di una voce. Quell’angelo imperfetto, sempre cercato.
A distanza di anni, io la ringrazio ancora, per avermelo donato.
“TRASFIGURAZIONE IN-VOLO-NTARIA
Nella solitudine della mia attesa, riposo ai piedi di un albero di ciliegio ormai fiorito, le ali raccolte su di me per proteggermi dalle imprevedibili variazioni del cielo di primavera.
Mi chiedesti di fermarmi per scendere, tempo fa; nel ricordo rivedo la tua camminata instabile, più libera, evidentemente, ti muovevi verso la casa dalla quale quella famosa mattina d’ inverno ti rubai, un giorno grigio e vuoto, che io resi luminoso, per entrambi.
È possibile per me competere con le gioie che la natura offre in una stagione così rigogliosa? Su di me volano le rondini, nell’azzurro profumo floreale dei prati: luce che si muove tra le strade rumorose, vive.
Una vita a me estranea, in cui invano ho cercato di scorgerti le volte in cui, a tua insaputa, ti ho seguito, incapace di dimenticarti. Ho visto, dedicati a te, sorrisi di confusa provenienza sostituirsi ai miei; mia principessa cosa è accaduto?
Nei miei occhi non vedevi qualcosa che da sempre faceva parte di te? Errori, molti errori, da lassù mi hanno destinato, rendendomi incapace di farti felice.
Il segreto del tuo cuore non era a me stato rivelato? Durante i profondi viaggi notturni della mente di inusuali individui , per me era stato costruito un destino, e, seppure incerto nel momento conclusivo della sua profezia , nel suo effettivo verificarsi , io restavo per sempre l’angelo nato per te e da te.
Ora io stesso contribuisco alla mia ineluttabile disfatta.
Per un meccanismo estraneo al mio controllo sbiadisce l’illusione, tutta mia, di essere colui accorso in tuo aiuto; la storia del mio allontanamento mi suggerisce una diversa interpretazione della mia esistenza o di come in realtà sono stato sempre visto: un finto angelo ferito dalla sua incapacità di diventarlo, bisognoso di sentirsi importante e decisivo nella vita di qualcuno.
Oh, me dannato!
Presuntuoso protagonista di due racconti scadenti !
Voglio essere colui che,
nella solitudine della sua attesa, riposa ai piedi di un albero di ciliegio ormai fiorito, le ali raccolte su di sé per proteggersi dalle imprevedibili variazioni del cielo di primavera.
Importante per te, sincera pretesa di un angelo abbandonato da sempre.
Maria Grazia, a.s. 2005-2006”
Tom Waits, Ol' 55



