Lui le ripeteva continuamente di spostarsi dalla zona di penombra.
Lei non voleva, lei non poteva.
Lui le faceva lunghissime tirate sulla bellezza della vita.
Lei avrebbe voluto tirare, davanti alla sua bocca, una cerniera morbida, di stoffa.
E ne rideva.
Lui le elencava tutte le componenti della Luce.
Lei, in quello spiritual, si annoiava.
Lui le dipingeva immagini prive di chiaroscuro e la invitava a guardare le nuove alchimie,
già frutto del basso e dell’alto, della chiarezza e delle ombre.
Lei, come al solito, a queste parole, curiosa, si destava.
Andavano avanti così, fino a tarda notte.
Si addormentavano sempre qualche minuto prima, prima che arrivasse l’aurora.
Colei che racconta, colei che li ha osservati è lontanissima, ormai, dalle visioni romantiche; le parole “alba” e “tramonto” le fanno prudere i piedi, lì dove non può nemmeno arrivare a scorticarsi.
Si sentiva e si sente equidistante dalle loro posizioni, ma deve, in qualche modo deve, aggiungere che avrebbero fatto meglio a dormire, a esplorarsi selvaggiamente o a tirare la notte molto più in là, tirarla, tirarla, tirarla, perché quel sorgere che è quasi un calare, quel calare che è quasi un sorgere, quella lotta che sembra non avere vincitori, quell’andare e venire di ciò che rimane, di ciò che appare, di ciò che si perde, quella carne mutila di un cielo che vuole parlare sulle luci che si spengono, quelle mani che sembrano draghi e seppie e unicorni colei che racconta, colei che li osserva, li nutre con lo sguardo ogni giorno, ogni santissimo giorno di tutti i calendari, di tutte le ere, di tutte le mattine del mondo.
Non piange, non ride. Sta lì, come una cosa che non sa l’indifferente.
Ola a tutti.
RispondiElimina
RispondiEliminaNon mi sembra vero di essere qui.
RispondiEliminatuosmin
Averti destato anche per un solo attimo non è una soddisazione personale, ma mi rende feilce la dimostrazione del fatto che quel movimento che tu descrivi, è ancora latente, anche se impercettibile quasi o invisibile, a te stessa. Viviti come vuoi viverti, nella maniera che ti fa star meglio e come riesci.
RispondiEliminaIo ci sono, ma ormai questo ti è chiaro, ora sarò anche il cane da guardia di questo posto, un posto che contiene concetti che spesso vanno oltre il comune pensare e, che è normale, che non possano saziarsi all'infinito delle umane convinzioni; uno dei migliori per me, nel senso che hanno aggiunto qualcosa di nuovo ai miei limiti, allungato i miei orizzonti.
Grazie bellezza. Ti strizzo l'occhio sinistro e ti sorrido. NIKKA
Grazie a te, Nikka.
RispondiEliminaciao renata, li leggo sempre i tuoi post anche se sei distante, poi gould mi piace tantissimo. lo sai che la letteratura ha sempre qualcosa di biografico di qualunque cosa parli, ciao un saluto
RispondiEliminaGrazie, Renata, per le tue parole.
RispondiElimina"Bel" luogo questo blog.
Musica incredibile.
Io amo Bach e Gould che suona Bach.
Ben ritrovata Renata!
Un abbraccio
Aura
A me la pudicizia femminile attrae molto, e pure l'educazione al quale il rispetto obbedisce per natura. Le donne che portano il velo come le nonne nostre e anche qualche mamma rappresentano per me molto questi aspetti.
RispondiElimina
RispondiEliminaRenata! solo un saluto. Spero tu stia bene. Un abbraccio, L
ciao Renata, ti voglio bene. Qui si respira bellezza, come sempre
RispondiEliminaRenée? ça va? :|
RispondiEliminaSpesso si bussa un'ultima volta alla porta e si resta in attesa! Forse la padrona di casa ha trovato una casa più bella!!!!!!!!!!!!!!
RispondiEliminaUtente anonimo,
RispondiEliminaDiciche si era stancata di depositare qua cumuli di geremiadi.
Ora è ritornata Renata Turco,
si è lasciata affascinare dai S.N.,
l'ho vista trafficare su Facebook.
*