giovedì 4 gennaio 2007

Torre di Babele



Ecco.


La mia scrittura vorrebbe diventare


sempre più essenziale.


Sempre più essenziale.


Per esprimere,


poche parole.


Al limite dell’afasia.


Sto incominciando ora a parlare:


“renée, guarda, quello è un fiore”.


Ma se si chiamasse “tavolo”,


io


sentirei lo stesso il suo profumo.

8 commenti:

  1. In primavera

    io sono pervaso

    dal profumo dei tavoli.

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  2. Eu,

    mi è piaciuta assai

    questa

    tua cosa.

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  3. Vorrei riuscire anch'io a raggiungere la maestria per farmi esprimere quel che voglio con pochissime parole ma senza dare modo di creare spazi aperti ai malintesi e fraintendimenti. Ecco perchè spesso non mi basta la sintesi e cedo al fascino dell'analisi.

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  4. le parole sono le cose e in ebraico le cosa e parola sono definite della stessa parola(cosa)

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  5. Cari Amici virtuali e senza voce, volevo dire proprio questo: lasciare più spazio alla vita, ai corpi che hanno bisogno "d'aria", come panni messi ad asciugare.

    E meno alle parole, solo segni di per sè, anche se segni vettori di così tante emozioni.

    :)

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  6. ne convengo e mo so stata muta da tanto tanto veh prima del blog ...

    beh in blog qualche parola ce la devi mettere no? sennò che te fai un sstt-og ?

    Baci C.K. :-))

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  7. Ckcris, tu puoi parlà tranquillamente,

    ehehehehehehehehh

    baci

    renée

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