Quell'oscuro oggetto del desiderio

- Suor Concè, vi devo fare una domanda-
- Renatì, ti prego, non cominciare a dire cose che mettono in dubbio l’onnipotenza di Dio, oggi ho un mal di testa feroce -
- E no, suor Concè: ma perché le campane le deve suonà sempre Maria?-
- Perché nel convento tu hai un altro compito, renatì, tu insegni le vocali ai bambini più piccoli, è importante no?-
- E lo so suor Concè, ma almeno una volta ‘ste cacchio di campane le vorrei suonare io-
- E vediamo se, caso mai, Maria un giorno non viene…e, per l’anima dei morti, non dire sempre parolacce, che sei nella casa di Dio…-
E ho 6 anni e faccio l’ultimo anno d’asilo nel convento gestito dalle suore e la nostra vita è tutta in questo giardino interno, così bello in primavera con gli alberi di pesco e con le zagare,
e nel refettorio, ed io la pasta e fagioli no, non la mangio, che mi fa schifo assai,
e il momento più intenso è quando saliamo sopra il campanile, verso le due del pomeriggio, perché le campane devono richiamare i genitori nostri, e il suono deve echeggiare lontano lontano
perché qualcuno è nelle campagne a dar da mangiare ai porci, o alle galline, o alle stagioni gonfie di castagne.
E Maria è sempre qua, con il suo gonnellino corto, e quella faccia nera e dispettosa, e mi guarda con aria di sfida quando sale sul tavolo e comincia a tirare le corde e mai una volta che la campana le cada sulla testa, mai una volta che esca fuori un suono stonato, la musica è sempre precisa e nitida,
ed io rosico, rosico tanto, sì.
E accussì, dopo aver sperato invano in un suo malanno passeggero, invece, mi ammalo io.
E mi devono portare pure in ospedale ed i medici non capiscono un cazzo e dicono
che i sintomi sono strani assai, quasi da intossicazione alimentare,
ed io dico che, probabilmente, è la pasta e fagioli delle monache,
e madre mia ribatte che devo stare zitta,
che sono troppo piccola io.
Ma io lo so cos’è,
quel suono netto e limpido che mi fa sognare e che almeno una volta,
una volta sola, vorrei produrre io, con le mie mani scarne, con le mie mani piccole.
Però quando ritorno sono già un po’ rassegnata,
e suor Matilde dice che, solo per me, ha preparato la sua pasta al forno,
e suor Concetta dice che le sono mancate pure le parolacce mie, che so’ sempre meglio delle mie domande inopportune, e tutto è come sempre, fino alle 2.
Maria, sul campanile, mi sorride, e mi spiega la complessa dinamica delle corde ed io penso che è pure intelligente, mica stupida, come credevo io.
Mi dice:-Sali tu, oggi -
E sto sul tavolo, io, con le mani sudate e gli occhi intorno che ridono e
che incoraggiano.
Poi, tiro le corde, e, nel suono di quelle campane,
l’universo, sì, l’universo grande,
l’universo misterioso e immaginato,
l'universo
mi investe.


Ho suonato solo una volta le campane... ed è stato a Bled in Slovenia lo scorso anno... La leggenda narrava che, se la campana si fosse sentita, avrei esaudito i miei desideri... non sono sicuro sia andata proprio così, ma forse nell'inconscio :-)
RispondiEliminaTarlo
che meraviglia! dici, splendido racconto! argentino come il suono delle campane che non ho mai suonato ,***
RispondiElimina...o bronzeo!?...ma ci sta meglio argentino ,)*
RispondiEliminaFatti più in là....anch'io voglio suonare le campane...a festa :)*
RispondiEliminaHa ragione Onda... splendido, mia cara ... splendido...
RispondiElimina:*
che donna cazzarola, ogni volta ti prende per mano è ti fa sognare, strega che non sei altra, adoro le campane da oggi ancora di più :**
RispondiElimina( campane e renatina associazione mentale ormai indissolubile, ti fischieranno le orecchie :)
non c'è niente da fare la meraviglia è un segreto degli uomini (e delle donne :) ) tuu la fai salire ed espandersi ... noi che leggiamo la sentiamo ...espandersi nel nostro cuore ... come il suono delle campane di quel giorno ... e ci strappa un sorriso anche in un momento in cui sentiamo staccati, recisi, ... come quel suono che percorre la tua campagna le tue montagne ruvide ...
RispondiEliminaquel giorno il suono della campana di renatì, ha fatto sorridere, sono sicuro, un vecchio uomo che aveva appena tirato giù la pasta e fagioli di sua moglie, che lui non se la sente di dirle che non è capace a farlo, lo fece sorridere e nel retrogusto sgradevole i suoi occhi sono voltati al cielo misterioso tramite di quella meraviglia ....
scusa e poi non centra ma vedo gaber e ripenso
RispondiEliminala libertà non è stare sull'albero
la libertà non è neache avere un'opinione
la libertà non è uno spazio libero
libertà è partecipazione :)
notte renée
Buongiorno a tutti.
RispondiEliminaSono un po' moscia in questi giorni. Stanca, sì.
Ma sono contenta di avervi regalato parole che vi sono piaciute, ricordi, in realtà, di tempi assai lontani.
Daniel,
Onda,
Enza,
Sebastià,
Lucariè,
Utenteanò,
e voi
siete
bravissimi
a recepire ogni forma di meraviglia.
:***
Son belli i tuoi ricordi
RispondiEliminanarrati da te…
:-))
renèe lo hanno detto gli altri e non vorrei ripetere ma le tue parole fanno volare renèe..
RispondiEliminabaci
gabriele
Eutro, merci. Se vuoi continuo, ho un sacco di sacchi da svuotare...:**
RispondiEliminaGabriele carissimo, ma tu, tu, da quale favola esci? :**
Renée, saranno ricordi di tempi assai lontani, ma tu tu sembri essere ancora come quella bambina dalle mani piccole :-*
RispondiEliminaMagica renée mi ha portato alla mente uno dei pochi ricordi vivi della mia infanzia.. Un campanile di montagna dove ogni giorno si litigava tra bambini per tirare le corde delle campane. Quella più grossa non me la lasciavano mai e l'unica volta che me ne impossessai per suonarla con forza finii per salire attaccata alla corda fino al controsoffitto prendendomi una zuccata. Tu ed io già ci conoscevamo credo :-"
RispondiEliminaP.S. Lo sento che non sei in forma, ma non da quello che trasmetti, me lo porta l'aria ;) Ti soffio un pò del mio vento per tirarti un pò su ;) NIKKA
NIKKA
E Lisa, e tu lo sai, ho 42 anni e una vita complicata assai, ma sempre quella bambina dispettosa che si incanta sono, sì...:***Un po' come te...
RispondiEliminaNikka sono arcisicura che comunicavamo già, sì, tu "persa" nella campagna emiliana ed io in quella calabra. "Così lontane così vicine", come direbbe l'amico W. Wenders. :***
Quanto mi piacciono i ricordi di Renatina ;)
RispondiEliminaAnche per te, Neurò, la ditta Renatina & Diciche ne sfornerà altri...
RispondiElimina:***
"Poi, tiro le corde, e, nel suono di quelle campane,... l’universo misterioso e immaginato,...mi investe..."
RispondiEliminaCome investono le emozioni che tu sprigioni... ciao, EssereSpeciale
Vania, ca va oggi?
RispondiEliminaLo sai che Numa ha una passione sviscerata per i miei piedi?
:***
... senonfossechemihaifattopiangere ti avrei detto: "Ué ma te avevi già visto Gola Profonda a quell'età?"
RispondiEliminaUn bacio
Ti adoro... come tutti quelli che ti conoscono.
mERAVIGLIOSO QUESTO RACCONTO COMPLIMENTI!
RispondiEliminaun salutone stragigantognolooooooo!!!
Nanndrunnr, in effetti, GOLA PROFONDA l'ho visto più tardi.bacio :***
RispondiEliminaVivendostelle, merc i :*
Se io potessi
RispondiEliminaoggi
fare un regalo a te
ti regalerei la mia Roamarenca
con le sue campane
che potevamo suonare tutti
:****
Miss, so' così felice che sei tornata...
RispondiEliminaMa che è la "Roamarenca"?