Chiaroscuri.
(Oggi, più scuri)
Tra ieri e oggi ho scritto due cose destinate a quello che una mia amica chiama “il tempio personale”, un luogo solitario per la raccolta di piccoli solipsismi. Ma il mio tempio è qui, in questo blog.
Per questo è nato, quando non ci entrava nessuno. Così continuerà ad essere. Anche se ci venite in tanti.

18-05-08 ore 13.
La vita è cattiva con me.
Oggi non so sfuggire a questa cattiveria.
Non reagisco.
Non lotto.
Non cerco.
Non ripeto il monologo di Amleto.
Non chiamo nessuno.
Non credo che una qualunque bellezza sia lenitiva di niente.
Leggo e mi fermo alle parole.
Il mondo è una palla astratta, poi una scuola fredda, scale su scale,
volti senza il dono del calore, orecchie sparse e chiuse, una gamba molle, una troppo rigida,
morti buttati qua e là, ed io non provo pena, per niente, per nessuno.
Non sento.
Occlusioni globali, minuzie chiuse.
Non voglio sentire.
La mia condanna è che niente si spezza in maniera definitiva.
E già forse domani rivedrò la mia parte di luce.
Perché ora dorme
il suo sonno inquieto.
Vedi, caro amico Amalteo, ti voglio confidare che da me non c’è un’umanità
da imparare.
Fingo di brutto, spaccio per residua gioia di vivere delle difficoltà
complici della morte.
Che ho il coraggio di guardare solo a metà:
lei arriva come la donna delle pulizie, in piccole incursioni quotidiane.
Chiudendo ora un senso, ora un altro.
Lusingando.
Sono stanca.
Avevo un mondo di “cose leggere e vaganti”.
Per quanto mi sforzi, non riesco a trovarlo più.

Per C., amico così caro.
( sabato notte)
Non crucciarti.
Ti ho detto perché.
Tutto il bello si è spostato in mondi non concreti.
Li abito, mi ci sento a mio agio.
Poi, si confonde tutto.
E sono fuori.
Stracolma di anime.
Di cui vado persino sommessamente fiera.
Non voglio intimismi.
Solo un gelato, in un bar vicino al mare.
Nel vociare di sconosciuti con volti indagabili.
Nello straniero che diventi,
inseguendo insoliti pensieri fissi.
Se ti adagerai anche tu
in uno di quei mondi,
diventerai meno prezioso.
Ed io non voglio.
Conosco il valore di un’impronta,
della cenere visibile sparsa sul pavimento,
degli scrosci di pioggia improvvisa,
di un volto giovane un po’ consumato, come il tuo.
Un gesto di saluto,
prima della latenza o dell’arrivo,
renderebbe concreto il peso di queste anime.
Ed io camminerei con la schiena un po’ curva.
E forse un po’ felice, sì.

Le mur
Non tutte le impronte lasciano un segno nel cielo,ma solo quelle che da parallele, pian piano, convergono fino a portarci tra le stelle.
RispondiEliminaRenata, leggo queste tue parole e mi verrebbe da venirti subito a trovare. Purtroppo non posso. Molte volte leggo i tuoi scritti sul blog e rimango a bere la tua intelligenza, il tuo amore sfuso tra le lettere, e mi chiedo se non ti senti a volte come un armadio pieno con le porte aperte , con tutta la meraviglia del mondo posata sugli scaffali e gli occhi e il cuore di molti che la ammirano. E vorrei dartene di meraviglia in ricambio, perche' di questo tu ti nutri. Semplicemente. E mi chiedo della tua stanchezza e se non sia possibile alleggerirla. E so che per quanto si possa dire e pensare ed amarti a distanza e virtualmente, ci sono cose di cui e' difficile alleggerirti. Penso tu non debba cercare cose leggere e vaganti, penso tu debba vivere come sai fare, con la bellezza tua caratteristica che e' oggettiva. Ricordati il tuo sogno. Quindi, ti chiedo abbia ancora fiducia in te, abbracciati, e lascia che ti si coccoli noi un poco, come tu molte volte hai fatto.
RispondiEliminaAvevo deciso di tornare nel mio blog e ero venuto qui per dirtelo, Renata. Qui trovo questo post. Che mi fa sentire inadeguato e vicino. Una delle cose più belle e forse più sbagliate della mia recente vita .. è avere imparato a non odiare le mie inadeguatezze, imparato a pensare che a volte è attraverso quelle che mi avvicino a cose a persone più belle di me.
RispondiEliminaUn abbraccio.
Ondate. Ondate che vanno e vengono. Lo scrivi e lo sai.. A volte lasciati trasportare dall'acqua, quando si è esausti è l'unica cosa da fare, ma anche questa è una strategia. E salvifica. Si continua a respirare anche sott'acqua. Magari anche senza volerlo. Si respira anche dimenticandosi o obbligandosi a non farlo. C'è del'altro renée anche per te. Ci sono mondi anche là sotto anche questo sai. Non lo dico per farti coraggio. Tu ed io siamo anfibi renée ;) NIKKA
RispondiEliminaGrazie, Renata. Anche per questo.
RispondiEliminaDa Te, c'è tanto da imparare, ma così tanto... Ti abbraccio, vania
RispondiEliminaSe io imparassi a usare la vita così bene così come tu usi le parole.
RispondiEliminariposa tesoro almeno un po'
RispondiEliminal'umanità che tu insegni non è solo quella leggera e vagante, è anche questa
anche se non hai voglia di guardarla negli occhi, e sfido chiunque ad averne, quando striscia da strozzarti, lascia che esca, come ora
:**
Amica,
RispondiEliminaci sono volte che non c'è altro da fare, che stare a tollerare l'intollerabile. Non si dice accettare che è compito arduo, l'accettazione non si può indurre. Ma fronteggiare, con la silenziosa dignità della presenza che non sfugge, neanche nei mondi leggeri della bellezza. Il mondo ci macina e noi siamo vulnerabili, a volte non si può fare altro che fissare questa macina silenziosamente. Non ti spezzerai definivamente ma sarai comunque libera di esserci anche così.
Grazie, diciche.
RispondiEliminaAura
René
RispondiEliminaci sono giorni in cui ci si sente piatti e pesanti e boh, non lo so, vuoti forse.
La cosa è dovuta a una serie di motivi, non indagherò i tuoi perché non indago manco nemmeno i miei...
Però passano, sai?
E uno non si deve misurare sui suoi giorni peggiori, ma su quelli migliori, perchè abbattersi è da tutti, ma brillare, Dio mio, quello è Eper pochi! e tu brilli René, tu quando vuoi brilli
René, ho fatto un sacco di errori, mi riscrivo corretta:
RispondiEliminaRené
ci sono giorni in cui ci si sente piatti e pesanti e boh, non lo so, vuoti forse.
La cosa è dovuta a una serie di motivi, non indagherò i tuoi perché non indago manco i miei...
Però passano, sai?
E uno non si deve misurare sui suoi giorni peggiori, ma su quelli migliori, perchè abbattersi è da tutti, ma brillare, Dio mio, quello è per pochi! e tu brilli René, tu quando vuoi brilli
Ti abbraccio forte
RispondiEliminaBelle queste due missive. Anche se non sono io il destinatario le ho lette con piacere.
mi hanno tenuto fuori, non solo da qui, giorni strapazzati, a tratti feroci di emozioni opposte; sento che posso tornare a leggere te e i pochi altri amici con disponibilità di ascolto, altrimenti meglio no...:)
RispondiEliminaquel che leggo qui gronda della tua consueta umanità, come sempre, stavolta - permettimi di usare lo stesso termine, più "strapazzata"
leti
Grazie. Di cuore. Domani risponderò a tutti. Ora sono ancora stanca e sorda.
RispondiElimina:*
ho letto, non ho commentato, ho riletto...e preferisco non dire niente, perchè sono belli i due scritti, ma anche toccanti, e preferisco non dire niente, ciao
RispondiEliminaRitorno a leggere questo, entro nel tuo mondo a punta di piedi.
RispondiEliminaVorrei avere parole da dirti, da regalarti; invece siedo ed ascolto te che parli.
Se le possedessi, parole buone per alleviare il tuo mesto canto, te le porgerei insieme a fresie profumate e a gerbere rosse, insieme a qualche goccia di pioggia per i giorni carichi di arsura.
Un bacio
Marinella
A me piace spiegare.
RispondiEliminaForse, deformazione professionale.
Poi ritengo che ci siano già tanti misteri seri. Ma tanto seri.
A me piace considerare la mia vita come un laboratorio aperto. In cui il concetto di morte non venga rimosso.
Che già viene totalmente rimosso o, peggio, spettacolarizzato.
Non siamo uomini noi, non è una di quelle sofferenze, l'ultima, che ci tocca?
E allora spiego:
RispondiEliminaalle sofferenze fisiche che già incroci genetici, casualità ecc. ecc. mi hanno imposto di sop-portare, in questi giorni se ne sono aggiunti altre. A me di fare la malata, pur accettando il tutto, non è che mi vada tanto. Continuo a essere nelle mie cose, a lavorare, a guardare film. Però, talvolta, crollo. Penso che sia normale. E il crollo è un forte senso di estraneamento, come quando ti accorgi che la strada giusta stava da un'altra parte, che quella che stai percorrendo porta chissà dove e chissà perchè. Ma la devi percorrere fino in fondo.
E certo, a me piace spiegare, però non è detto che io lo sappia fare.
:)
Fenomenologia di una lettura e potenza delle vostre presenze:
RispondiEliminaal primo commento, anonimo, già avevo un groppo in gola.
Poi, Ludo, Ludo carissima. Ho letto tante volte le tue parole, pensando che sei limpida e coraggiosa. Non era facile "sostare" in un luogo così.
Gratitudine per te e pianto. :*
Octave, sempre continuando a piangere, ti ho rimandato mentalmente che eri capitato nel giorno sbagliato e ti ho ringraziato. :*
E
Esagerato :*
RispondiEliminaVania, con te sono arrivata alla scala n. 8 del pianto. Quella che esige l'urgente pulizia degli occhiali. :*
Pyperì, pianto con riso, arrivata a te. Hai una potenza incredibile di alleggerimento, tu. E' un dono, lo sai? :*
Grace è intensa e vera. Nei giorni, ripetute mentalmente le sue parole. :*
Ciao, dolce Aura. :*
Sho, forse, talvolta, piuttosto che misurarsi con qualcosa, uno fa meglio a "stare" e a guardare i pavoni. Grazie, peccerè. :*
Caro Boris, la prima missiva non aveva un destinatario preciso. La seconda sì. Spero che tu stia bene, che tu abbia indossato un bel rosso deciso, facendo una passeggiata vicino al mare. "Preferisco il rumore del mare", ricordi? Fine breve mia missiva, ora indirizzata proprio a te. :*
Letì, anche se siamo di nuovo mezzo sorde, la disponibilità all'ascolto cerchiamo di mantenerla sempre. Altrimenti, cacchio di vita è? :* Il plurale? E' maiestatis.
Onda, ricorda, che, proprio qua sopra, è bello e liberatorio non sentirsi obbligati a dire per forza qualcosa. Altrimenti, diventiamo dei "commentatori per forza". E non ci basta già la fatica del nostro lavoro? Io lo so che tu ci sei, ci sei sempre, anche quando non compaiono le tue parole. :*
Marinella, tu, nei miei mondi, ci puoi entrare come e quando vuoi. Chi è dotato, come te, di sensibilità e delicatezza, le mantiene sempre. Anche con gli stivali sporchi di pioggia e di fango. Grazie. :*
RispondiEliminaMARCELLAAAAAAAAAAAAA, perdonami, ti avevo saltato.
RispondiEliminaHai ragione tu, lascerò che esca. E' terapeutico che esca. Ed io sono molto contenta che tu, per venire qui, hai lasciato per un momento il tuo giardino. :***
RispondiEliminaPreferisco il rumore del mare. Certo che ricordo... Lo ricordo talmente bene che proprio in questo momento lo sto scaricando. Il film non il mare. Lo vedrò presto. Il mare non il film. :))
(ma quanto so' scemo :))
Ma no, Boris, nella norma. :))))
RispondiEliminaUn bacetto.
RispondiEliminadownload completed
:-*
boris, non ti aspettare chissà che.
RispondiEliminaè un film un po' cupo e molto triste.
è nella natura dell'uomo misurare, ma se si riesce a non farlo tanto meglio
RispondiEliminaSho, ora non ho tanto fiato per misurarmi. :***
RispondiEliminaQuesto è uno dei pochi posti in cui non trovo mai puttanate.
RispondiEliminaResisti, Diciche.
Qualche volta manda tutti a quel paese e respira a lungo Diciche.
:-)
Roberto
Sei simpatico, Roberto. Magari non dico puttanate, però mi sputtano. Alla grande. :)
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