Don Gustavo e i giorni


“Oggi, non ti ci metti proprio ai fornelli, Renà”.
“Se, Don Gustà, con la fame che ci ritroviamo entrambi…poi me lo dite come fate a rinunciare alla mia pasta sugo e caciocavallo?”
“Non sto scherzando, oggi ti porto a mangiare fuori, da Ciccillo, andiamo con la 500 tua, il mio corpo ha bisogno d’aria, il tuo di riposo, la giornata è bellissima, ci facciamo una bella chiacchierata davanti ad un bicchiere di vino , rosso però”
“Io verrei pure, Don Gustà, ma se arriva all’improvviso ( quello stronzo di) vostro figlio, quello capace che mi licenzia, chè già dice che sono un’irresponsabile”
“Non c’è, Renà, è fuori città per lavoro, torna domani, oggi possiamo fare quello che ci pare”
Complicità, queste cose le dice ridendo, il sorriso negli occhi, che non è da tutti ridere con gli occhi, pure certi bambini hanno gli occhi sempre tristi, pure gli alberi certe volte hanno gli occhi in giù.
La 500 per fortuna è lenta e i
Don Gustavo guarda fuori e parla, mi dice di baroni e partizioni di terre, mi racconta storielle ed aneddoti salaci, io penso che, in bocca a lui, la terra, questa terra, diventa un luogo vivo in cui i fantasmi si riprendono le ossa, il sangue, la pelle, la passione, le urla, la pasta con la ricotta, le levatacce all’alba, le levatacce, sì, di sole di luna di pioggia, le salite solitarie di un asino su quella montagnella piccola, lassù.
Ora tace, io so, io lo so, che sta ridefinendo con meticolosità poco astratta le strade di una sua topografia interiore, e sta parlando con i morti, con l’anima delle cose, con gli indecifrabili, così non entro, prendo un nastro a caso, a caso lo infilo nello stereo, così.
Esce Guccini, sì proprio lui, con quella sua vociaccia sporca di sigarette di vino basso d’osteria, di storie allegre-tristi, locomotive, avvelenate, masturbazioni solitarie, vento del Nord. Vorrei cacciarlo subito, lui dice no lascia, fa la faccia scettica, divertita
scandalizzata e cerca di afferrare ogni singola parola con quel suo udito debole. Poi quando Francesco grida: “Stefania era bella, Stefania non stava mai male,
poi è morta di parto, gridando, in un letto sudato di un grande ospedale" lui mi dice alza che bella questa, è bravo lui a cantare la storia di questa disgraziata nell’acqua sporca di Venezia. Ma di che epoca è, un postmoderno? Don Gustà, diciamo post 68ino, credo che il periodo storico in questione a voi non piaccia troppo, no?
“Don Gustà, ditemi, voi ce l’avete una canzone vostra, una di quelle che vi fa tremare ancora il cuore?”
“Certo che sì, Signorinella pallida, mi ricorda mio padre, quando narrava di un suo grande vecchio amore, di gioventù.”
“Allora ve la canto, ve la posso cantà Don Gustà, la so tutta, dai, dai, o questi del ristorante si scandalizzano?”
“E che ce ne frega, Renà? Vai, sì, mi fai felice”
“Signorinella pallida
dolce dirimpettaia del quinto piano,
non v'è una notte ch'io non sogni Napoli
e son vent'anni che ne sto lontano."
“Ehi, fermati un attimo, un attimo, ho una cosa urgente da chiederti, Renà, e te la devo chiedere adesso. Se io avessi 50 anni di meno, tu, tu mi ameresti?”
“Sì, Don Gustà, senza alcun dubbio, sì. Ma voi lo sapete meglio di me come può essere stronza, certe volte, la vita, quando confonde gli spazi, il tempo, e fa dei segni strani sulle possibilità concrete, rendendole impossibili, regalando solo sogni paralleli, con degli intarsi belli, quasi perfetti, che il giorno ha quel respiro suo che dovrebbe avere il giorno e la notte è notte. E la notte è notte, don Gustà, di luci flebili, nascoste, di segreti svelati senza angoscia, di limiti che cadono così, senza rumore."
“Sei bella tu, sei così bella, tu…Beviamoci questo vino rosso, mangiamo, chi me lo doveva dire a me che io, io che mi sentivo come Messina dopo il grande terremoto del
Al ritorno è abbioccato, assai, non riesce a tenere la testa dritta sul sedile, sta in silenzio, poi, all’improvviso, si anima, ride, borbotta qualcosa.
“Che fate, Don Gustà?”
“Canto”
Rido anch’io. “Signorinella pallida?”
“No, no. – Stefania era bella, Stefania non stava mai male
poi è morta di parto, gridando, nel letto sudato di un grande ospedale…”
J
tesoro, me le sto ascoltando le canzoni, sono così felice che mi hai racocntato ancora di te e Don Gustavo, lo aspettavo qeusto post, sai, da quando ho finito di leggere il precedente :-)
RispondiEliminaGrazie per questo atto di condivisione, trovo che sia una delle cose migliori che mi sia capitato di leggere :-)
[non ti seguo da molto...ma quel poco...a volte definisce i contorni...lo ripeto qui...te sei meraviglia...e don gustavo dev'essere un grande parroco]
RispondiEliminaMorfea, ahahahah, no, non era un parroco, era uno storico. Per capire, leggi l'altro racconto, giù. ("Don Gustavo e l'intesa" ). :)))
RispondiEliminaSho,bontà tua grande, è l'una ed io non ho affatto sonno. :)))
morfea, credo che Don stia per "signore"
RispondiEliminaRanatina, ho ascoltato, che meraviglia tutte e due! :-)
manco io ho sonno tata!
RispondiEliminaLo dico sempre, quando è così, Sho, l'unica è una bella martellata. :)
RispondiEliminaintanto per passare il tempo ti sto preparando la mail con le foto :-)
RispondiElimina[ahahahahaha...oddio il don so che si usa anche per dire signora ma giuro penavo fosse parroco ahahahha...]
RispondiEliminaSho, in qualche modo il tempo uno lo deve pur passare. :)))
RispondiEliminaMorfè, a Sud i personaggi prestigiosi venivano appellati tutti con il Don.
Con i preti, poi, non sono andata mai troppo d'accordo. A parte un seminarista che a 17 anni volevo sposare, ma questa è un'altra storia. Che un giorno, forse, racconterò. :)))
l'altra volta hai lavorato al tratteggio.
RispondiEliminaquesta volta hai scolpito e pitturato.
ora don gustavo è - quasi - immortale.
ho sempre immaginato così gli intellettuali del sud: larghi, lenti e fantasiosi. piuttosto definitivi, ma anche ironici nel modo "giusto".
una scrittura impeziosita, la tua
Che bella che sei (c'aveva ragione don Gustà!)... Quando poi riesci a fare in modo che le lacrime mi pungano gli occhi, lo sei ancora di più.
RispondiEliminaRacconta ancora, se puoi.
Buona giornata, Renata cara.
Marinella :*****
ps. Mi hai fatto venire alla memoria i 'don' del mio paese: quando passavano era uno scappellarsi continuo da parte dei più anziani. Io, da bambina, la trovavo una cosa veramente buffa. Poi nonno mi prendeva da parte e incominciava a raccontare con piglio fiero di don C., professore, scrittore, socialista: "Quannu spiegava in classe n'c'era la fanescia aperta e la gente de menzu alla via se fermava ccu llu pozza sentire: era 'nnu spettacolu ccu llu vidi... E li cumizi, poi, erane poesia".
Bellissima e appassionante l’immagine di “quei giorni…” .
RispondiEliminaLa sensuale tenerezza con cui li hai narrati, addolcisce la ruvida consapevolezza di sogni improbabili…
Meraviglia, questi limiti che cadono così, senza far rumore… sprigionando, in quest’uomo, il desiderio vivo, di nuovi orizzonti di “speranza”….
P.S. E scrivilo un libro su Don Gustavo, quest'uomo se lo merita proprio... ;)
Buongiorno a tutti.
RispondiEliminaHo sonno,
sonno,
sonno,
sonno.
:)
Amalteo ha colto, Amalteo coglie sempre: Don Gustavo era esattamente così, come dici tu.
RispondiEliminaSembrava uscito da "Il Gattopardo" di Tomasi di Lampedusa. Bello, come Fabrizio, Principe di Salina. Forse anche di più.
:)
Marinella, marinè, quanto è simile il tuo dialetto al mio. Del resto, di similitudini, tante ne corrono, tante. :)
Babel, grazie. Meraviglia sempre quando cadono i limiti che devono cadere. Sai che ti dico, Babel? Sarò spontaneista, poco organizzativa, ma credo che, certe volte, i libri si scrivano da soli. :)
Sei bravissima a raccontare.
RispondiEliminatu volevi sposare un seminarista?
RispondiEliminaPensa che invece io da ragazzina ho respinto uno che ora è prete, forse l'hai anche visto perché era a cantare per la messa solenne di Pasqua in Vaticano ed era ben visibile! Giuro che quando ho acceso la TV e l'ho visto quasi non ci credevo! ;-)
[che giornata maledetta...lascio un saluto e torno nella notte]
RispondiEliminaallora, qui è quasi incommentabile
RispondiEliminabello
ecco quanto
poi
tanto per dire
ci sarebbe un libro: cosa ti aspetti da me?
se capita
una cosa anche estiva, diciamo.
un saluto.
PS: certo che avevo capito. ma è una mia domanda "classica". ad esempio, qui usano dire: vado al mare con la moglie.
ed a me viene sempre da dire: ma con la moglie di chi?
t'e capì?
;-D
E' bellissimo questo scritto. Scivola dentro leggero e si espande in profondità. E' un peccato che cose così siano regalate solo a chi passa tra le pagine di un blog. Non hai mai pensato di farne un libro ? Continua ;) NIKKA
RispondiEliminaPyperì, almeno una cosa...:)
RispondiEliminaSho, mi ci vedi a me a guardare la messa di Pasqua in Vaticano? :)
Morfè, la mia non è che sia tanto più bella, agitata è. :)
M'e capì, Ramificazioni, m'e capì.
Il libro, ricambio consiglio,
se tra una cosa e l'altra vuoi farti due risate. "L'esperienza", sottotitolo: "Lei andò in India per cercare se stessa, lui ci andò per cercare di farsi lei." :)
io voglio sperare che lei fosse già rientrata dall'India, quando lui vi andò per cercare di fare quello che voleva cercare di fare
RispondiEliminasolo perchè sono nato dispettoso
e perchè la vodka è finita
;-)
Nikketta, merci.
RispondiEliminaL'ho già detto stamattina,
vediamo
se questo
benedetto
libro si fa da sè. :)
Ramificazioni, comunque
RispondiEliminail poveretto a farsela
non ci riuscì.
:)
gioisco, e con questa gioia, andrò a comprare della vodka. come disse uno scrittore: se qualcosa va male, meglio berci sopra. se qualcosa va bene, meglio brindare per la gioia. insomma, un bevitore lo trova sempre un buon motivo per bere.
RispondiElimina( una cosa del genere )
tornando in tema
proprio belli questi pezzi
il libro, se si farà, beh, speriamo che sappia reggere lo sballo
( e come disse il frate, cugino del prete Don Abbondio: questo libro s'adda fare )
cin a te ed a tutti
( dio mio, come sono disperatamente gentile ed assecondante )
dimenticavo: io c'ho i miei che se la guardano e sono costretta, tu per fortuna hai una famiglia "giusta" ;-)
RispondiEliminaRamificazioni, pure per i fumatori, pare, sia così. Ora, però, non ho la citazione adatta dello scrittore giusto. :)
RispondiEliminaIn quanto all'ultima cosa, non ti preoccupà, il virus della "gentilezza assecondante" lo contagio io. Poi passa, però. :)
Sho, per fortuna, famiglia "laica e giusta" ho, laica e giusta. Solamente pazza, nemmeno tanto tanto, no. :)
Mi sto affezionando molto a questa coppia te e Don Gustavo. :) E mi viene una voglia pazzesca di mangiare in un posto come da Ciccillo... ah come vorrei fare un giro al Sud! Qualcuno mi inscatoli in una macchina verso Sud, in direzione Renata! :) Sono a Losanna ma per poco, poi torno in US, ti abbraccio forte
RispondiEliminaLudo,
RispondiEliminaun giorno,
può essere,
succederà.
:)
Non nascondi le tue fragilità, neanche la tua forza. Nella tua scrittura ci sono mondi, sensi, immagini.La fragilità si trasforma in quello che è veramente: acuta percezione di ogni cosa.
RispondiEliminati bacio
Ma la doppietta sulla 500 con don gustà sopra la sporcavi un poco o ti veniva pure meglio?
RispondiEliminaSi con le cose belle ci si può pure sporcare, cantandole al ristorante, imprecando anche contro le confusioni della vita, imprecando contro i sogni paralleli, perchè paralleli, e amandoli, vorticosamente, come tra curve piccole e grandi tornanti.
RispondiEliminaBuongiorno a tutti.
RispondiEliminaStamattina, consentitemi qualche pseudo parolaccia: cacchio, devo smettere di fumare
o, come dicono con linguaggio solito,
"almeno ridurre",
ché il respiro non ci arriva più,
e le scale so' scale, oh.
:)
si devi smettere di fumare come ho fatto io...e continuare a scrivere queste storie, che mi piacciono tanto, ciao
RispondiEliminaGulp...
RispondiElimina...si, il tempo e lo spazio si divertono un casino!
Mamma mia, Renà...quanto sei bella da leggere!
ho avuto una cinquecento, molti anni fa. La conosco quella macchinetta, dalla doppia debraiata, ci andavamo al mare in quattro e forse più, compreso il mio cane...ma questa è un'altra storia... :)*
RispondiEliminaEsagerato,
RispondiEliminaYksor,
cose assai belle dite.
Ma, per voi, non è una novità.
:)
Quero, merci, tu, tutto okè? :)
RispondiEliminaOnda, dimmi, se smettessi di scrivere storie, cosa farei? Forse vivrei, sì, forse vivrei. Riguardo alle 500 mitiche, ne parlerò ancora, nel prossimo post. Don Gustavo, però, ora lo devo mettere un po' da parte. Ma ci ritorno presto, sì. :)
Che belle le storie di Don Gustavo. ancora ancora. E poi mi è pure venuta fame.
RispondiEliminaGrace, mo, quando arriva l'estro, attacco il terzo episodio. :)
RispondiEliminaUn bel leggerti. Ma, al 39° commento, credo sia solo il caso di tacerlo, il commentare.
RispondiEliminaHo goduto, immagini che non conosco, odori/idee che non frequento, scorci e squarci come attraverso le nuvole il sereno.
Ti ho letto un poco, e ne ho goduto.
Grazie, di questo piacevole nulla, che si fa spessore di storie.
Le apprezzerei, come te attraverso, all'infinito, su una tovaglia ed un tavolo, di una agreste osteria. O una trattoria ma di spazi aperti avanti, o di lato. Di spazi aperti, ho voglia d'aria e di vento. D'orizzonti, anche non continui o lineari, ma della percezione di questi.
Dell'indicazione di questi.
Dello spazio e della dignità di questi. Che il mondo sia. E delle sua percezione. Geografica, che consenta la vita. Piuttosto che costringerla. Ciao
Monacozen, le tue parole, bellissime.
RispondiEliminaE tu hai ragione.
"Che il mondo sia".
Ma per motivi forse un po' noiosi, che non sto a spiegarti, il mondo mio un po' sta anche qua.
E non si sente proprio libero, no, ma nemmeno costretto.
:)