Don Gustavo e l'intesa
( ogni riferimento a fatti accaduti e/o a personaggi realmente esistiti non è mai puramente casuale)


immagini tratte dal film: "Nelly et Monsieur Arnaud".
No, tranquilli, non parlo di cinema. Solo attinenze situazionali. E, purtroppo, la protagonista del mio racconto non somiglia manco lontanamente ad Emmanuelle Béjart. :)
Mi incuteva timore quel vecchio ancora così bello, sempre circondato dai suoi allievi, da belle donne , da cortigiani. Una volta, d’estate, stavamo seduti in un bar all’aperto, io con la mia perenne sigaretta, lui stranamente solo e fu allora che mi alzai, chè il cuore già batteva proprio forte a dire proprio vai e parla ce l’avrai ancora un argomento pseudointellettuale da discutere con quel vecchio così bello e grande storico del Sud. Però, prima di arrivare al tavolo suo, lui fu circondato da 20 fottutissimi cristiani ed in questi casi, quasi in tutti i casi di coraggio ritrovato e poi perduto, si prende e si cambia direzione. Alè.
Poi le cose che davvero vuoi fanno qualche balletto stravagante con il tempo e ritornano, sì, che quasi stenti a riconoscerle, teatrali, goffe, strane.
“Don Gustavo cerca una cameriera”, ed io sono una brillante disoccupata che scrive lettere che tutti i giornali pubblicano, belle, stimate, che la gente mi incontra per la strada e mi dice quanto sei brava tu, quanto sai scrivere, e poi non si conclude mai un cazzo ed io ero disoccupata e resto disoccupata. Prendo un appuntamento, la 500 bianca su cui ho imparato a fare la doppietta, la mattina presto mi presento, da lui, in stato confusionale e lucida, come quando andavo a fare gli esami.
“Mi dica, Signorina, lei sa che dovrebbe venire tutti i giorni, almeno fino alle due, lavare,cucinare, stirare qualche panno, accompagnarmi dal barbiere, che ormai ho problemi con la vista, fare la spesa, ricevere eventuali ospiti…”
“Certo che lo so, Don Gustà”
“Sa anche che lo stipendio si aggira intorno alle 650 mila lire, al massimo 700, che non ci possiamo permettere di più”
“Sì, Don Gustà, suo figlio me l’ha detto” e Don Gustavo mio so anche che qui state barando, che ricchi ricchi siete, stracarichi di terre e case e che la vostra gentile consorte baronessa, ella fu, vi ha lasciato l’ira di dio completa, ma questo non lo dico, no, me lo tengo per me.
“ Senta, lei ce l’ha almeno la terza media?”
“Un po' di più, Don Gustà, un po’ di più”
“E’ diplomata?”
“Un po’ di più, Don Gustà, un po’ di più”
“ Laureata?”
“ Sì, don Gustà, ma ormai oggi si laureano tutti”
“E su che cosa? Quanto ha avuto? Ha studiato qui, all’Università della Calabria?”
“ Una cosa così, Don Gustà, il teatro nei manicomi, 110 e lode, ma, ormai , le assicuro, quello lo danno a tutti, ho studiato a Roma, ma qui, quando sono tornata, ho fatto due corsi di perfezionamento, cosette così, Don Gustà.”
“Senta ancora, senta, le piace la storia?”
“Abbastanza, Don Gustà, nella sua libreria vedo gli storici della mentalità francesi, quelli mi piacevano assai, li ho studiati un po’, ma solo per passione”
“ E dica, capisce anche di archivi, studi archivistici ne ha mai fatti?”
“ E no, quello no, Don Gustà”
“Magari è pure portata e non lo sa, venga, venga con me…”
E così, Don Gustavo ed io attraversiamo tutta la biblioteca, che biblioteca non è, mi sembra più una casa nella casa antica, 5 camere di libri che arrivano fino al soffitto, sculture in legno, vecchie foto e una mi attira proprio e mi avvicino e vedo Marinetti che mi guarda e tutti i futuristi zang, zang, tumb tumb, e in mezzo un giovane bellissimo che riconosco subito, è proprio lui, Don Gustavo.
“Li ha riconosciuti, Signorina, erano amici miei. Vede, anch’io ho vissuto a Roma negli anni trenta e frequentavo questi pazzi, anni molto divertenti , ah la gioventù, signorì! Ma venga, si sieda qua, che le faccio vedere una cosa.”
Tira fuori dei fogli da un cassetto, a me mi viene l’ansia, sento aria di esami, vorrei scappare, ma poi resto qui.
“Provi, provi a leggere”
Io non ci capisco una mazza, a malapena intravedo una T tutta attorcigliata, e una O con il gambetto in alto, forse una F, ma lontana, lontana e totalmente distaccata dalle vocali e consonanti precedenti e penso Don Gustà io qua sono venuta per fare la cameriera, mica per leggere un atto notarile del ‘500…E certo, questo è un atto notarile, vedi qua, ci sono tutti i lasciti, una dote per la figlia di codesto, e piano piano le cose le ricostruisco e gliele dico e lui mi guarda con gli occhi sempre più strabiliati, mobilissimi, e poi dice: “ Signorina, lei è portatissima, è la Madonna che la manda, San Francesco, l’anima di mia moglie benedetta, lei domani, alle 9 comincia a lavorare, anzi la promuovo subito Segretaria mia particolare, addetta della Biblioteca, che più? Forse futura archivista, al posto mio, le interesserebbe scrivere su alcune riviste storiche? “
“Don Gustà, si calmi, le pulizie, le pulizie chi le fa?”
“Ah, quelle, solo quando ci resta un po’ di tempo, lei la mattina viene, mi sveglia, facciamo colazione, poi legge per me i giornali, discutiamo degli eventi del mondo, cominciamo a catalogare la biblioteca e, solo se ci resta tempo, lei dà una spolverata, cucina un primo, un secondo per la sera, mangiamo insieme, poi se ne va.”
Ed io glielo vorrei dire a Don Gustavo che la prospettiva mi sembra letteralmente un gran casino, chè a fare tutte queste cose neanche per mezzanotte io ritorno a casa , poi gli vorrei chiedere pure un leggero aumento di stipendio, ma lui mi spinge su per le scale e non mi fa parlare che, dice, la segretaria sua personale, quella che diventerà la sua regina, deve vedere almeno il resto della casa.
E, a mano a mano che salgo, e vedo tende e soffitti cadenti, chiazze sui muri, camere con materassi malamente buttati, e ancora libri sempre libri che hanno regalato il loro nome alla polvere, a mano a mano che salgo, vorrei abbracciare Don Gustavo, dirgli che sono contenta di averlo conosciuto e scappare via, il più lontano possibile.
La cucina, l’ultima,è appunto la sincope finale, apoteosi di casseruole e pentole unte, con barattoli arrugginiti di olive e funghi, che devono avergli regalato non dopo il 1945, per festeggiare appunto la fine della guerra.
“Signorina, io lo so cosa pensa, leggo le sue parole della mente, ad una ad una, non posso darle torto, ma non mi lasci, la prego, io ho bisogno di una persona come lei, per non morire, lo capisce questo?”
E sì che lo capisco, Don Gustà, il guaio quello è, capire, capisco pure che l’unico figlio che lei ha messo al mondo deve essere un gran coglione a lasciarla così, in queste condizioni, e a vivere in una bella casa cittadina con le amanti di turno, chè il paese è piccolo e le cose le sanno tutti, persino io, anche se delle storie locali non me ne frega un accidenti.
“Va bene, Don Gustà, vengo, ma ad una condizione: domattina andiamo a comprare montagne di detersivi, e lei, per 10 giorni, non mi dovrà proprio parlare, né di libri, né di cultura, niente di niente.
Prima, dobbiamo uscire dalla merda. Poi, si vedrà, e il cibo glielo porto io, pronto, da casa.”
E quei dieci giorni io li tralascio, sì li tralascio, dalle 9 alle 8 orario continuato, un fazzoletto in testa, Don Gustavo sempre tra i piedi, vestito di tutto punto, con una cravatta verde, o gialla o rossa,
signorina si riposi, prendiamoci un caffè, no, don Gustà, no, prima si deve uscire dalla merda, poi, poi si vedrà.
E’ l’undicesimo giorno, depongo il fazzoletto dalla testa, sistemo i girasoli di plastica che ho comprato in un vaso originale antico, mi butto su una sedia, mi guardo intorno e dico che ora davvero questa è una casa degna di uno storico, il più grande, acuto storico del Sud.
E i cinque mesi più belli della mia vita, forse, un giorno li racconterò tutti, magari qui, o altrove, tanto stanno al posto loro, dentro di me, e non se ne vogliono proprio andare.
“Renata, dimmi, ho 89 anni, dimmi, ci sarai tu a tenermi le mani, quando io me ne “andrò”?
“Sì, Don Gustavo, io ci sarò, e vi accarezzerò la fronte, e rideremo ancora, e litigheremo un po’,
rievocando “la vita parallela” vissuta qua, in questa casa”
E invece io non c’ero, no, perduta in chissà quale angolo di mondo, e la vita è assai distratta, che questo lo sanno tutti, e mica ne conosco molte, adesso, di persone che sanno leggere le parole della mente con così tanta, delicata esattezza.
Ma questa è un’altra storia, no?
bellissimo film! bellissima storia...e c'è pure il Paolo mio conterraneo, che devo di'? Niente accade per caso, alcuni ce li portiamo dentro, non siamo un'anima sola.
RispondiEliminaNo, onda, non siamo un'anima sola. :)
RispondiEliminatu racconti sempre storie stupefacenti renatina!
RispondiEliminaStupefacenti? basta viverle, Sho. Ed io confesso che ho vissuto un po'. :)
RispondiEliminaLa tua sete di vivere, di conoscere, di capire, di approfondire pur restando umanamente terrena è un dono bellissimo. La trasmetti nei fatti e dai pensieri, sia allegri che tristi. NIKKA
RispondiEliminaBuongiorno a tutti.
RispondiEliminaStanotte sono andata a dormire alle 3. E perchè? Non lo so. Stamattina, alle 7, ero già in piedi, mal di testa, ecc. ecc., come se avessi preso una bella sbronza.
Proposito della giornata, ( sindrome di Bridget Jones?) : fumare di meno.
Nikka bella, grazie. Non voglio che muoia mai, quella sete, mai. :)
Buongiorno a te.
RispondiEliminaMi spiace ma non ti seguo: in questa settimana sarò solo in ufficio e potrò - anzi - fumare di più, approfittando dell'assenza del collega :)
Perturbamè, tranquillo, non sto mica facendo una campagna antifumo...Anche perchè, a casa mia, me la fanno tutti, parenti grandi e piccoli, vicini e lontani, uffffffffff. :***
RispondiEliminaAmore ho la pelle d'oca! che bello racconta ancora.
RispondiEliminadiamine
RispondiEliminaGrace, per scrivere questo ci ho messo 5 ore, 5. Spero che arriveranno gli altri, anche perchè le cose più divertenti le ho lasciate fuori. :)))
RispondiEliminaRamificazioni, "diamine" è cosa buona e giusta o no? :)))
Sì, racconta ancora, donna dalle mille vite vissute con uguale intensa passione...
RispondiEliminaMarinella :)
ps. E se incominciassi a scriverci un libro?!
Marinè, dici? :***
RispondiEliminaè cosa buona giusta
RispondiEliminascambiatevi un segno di pace
e scrivete
ancora
Ramificazioni, rido, ahahahahahahah. Ma mica sghignazzo, no. :)))
RispondiElimina... Come poche sono le persone che riescono a narrare con così tanta, delicata esattezza, con così tanta travolgente passione, la propria vita.
RispondiEliminaIncantata, tesoro :)*
qui ho letto parole che rendono immortale quel "pezzo" di vita. la tecnica e la tenerezza linguistica, sublime. niente male davverò.... ripasso eh!
RispondiElimina:)) Adele
Dicio, dicio... ;)
RispondiEliminaMarinE' (oggi color mandarancio)
Babel ma tu sai anche che viversi con intensità tutto è un gran casino è, che poi vengono le emicranie, le somatizzazioni, i rash cutanei...Dove? Non te lo dico, no. :)))
RispondiEliminaAdele, che bel nome Adele, che mi ricorda sempre "Adele H", di Francois Truffaut. Merci e passa quando vuoi, capì? :)))
Sì, Marinè, quel colore ti deve stare proprio bene, assai, assai. :)
RispondiElimina... meglio viversi... del resto: chi se ne fotte! ... Lo posso dire? ;)*
RispondiEliminaBabel, io te l'ho sempre detto che tu, donna piena di grazia, quando hai voglia di urlare e arrotolare parolacce, vieni e le lasci qua. Che io ci metto il resto. :)
RispondiEliminaMai, tesoro. Qui si viene a prendere una boccata di "vita"... ;)*
RispondiEliminaQuanto sei bella, Renata, quanto sei bella.
RispondiEliminaottimo racconto.
RispondiEliminase posso:
io leverei la frase finale (che strizza l'occhio al lettore in modo troppo esplicito) e limerei la questione del titolo di studio (si sente un po' di vanità nel raccontare quel 110 e lode). anche le "aaaaaaaa" sono un po' compiaciute :-)
infine, leverei la virgola tra "presento" e "da" in "mi presento, da lui, in stato confusionale e lucida".
bacio
gugl
Ah! Adèle, figlia di Victor Hugo che finisce in miseria in preda alla follia. Struggente e raffinato come Francois Truffaut del resto. Mi sento più Clarissa in Fahrenheit 451, nel tuo blog poi!!
RispondiEliminaPerdona la divagazione, ma Truffaut è Truffaut. Spero abbiate visto Truffaut in musica di Rita Marcotulli (ho goduto di un Roberto Gatto strepitoso).
Un sorriso )
Renata, questa cosa è così meravigliosa che se non fosse tua non ci crederei che è vera. Non ci crederei che è così bella, e penserei ad un sogno. Invece io so che è lì, tutta, vera, meravigliosa.
RispondiEliminaPoi ogni tanto si parla dei post lunghi e si dice sì quel blogger là è mica male, ma scrive post troppo luuunghi, bene questo post serve a spazzare di mezzo l'idea del post lungo, perchè quando scrivi (si scrive così) per chi legge rimane solo il piacere, anzi che più lungo è meglio è.
RispondiEliminaGugl, esimio grande critico letterario e amico, dunque,
RispondiEliminasai che faccio?
Tolgo la "e" e le "aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa".
La questione invece del "110 e lode" la lascio. Cacchio, non ne sono mai stata compiaciuta di certe cose e, per una volta almeno nella vita, lo voglio essere, sì. :)))
GrazieGLùùùùùùùùùùùùùùùùùù ( compiaciuta dell'essere tua amica). :)
Hey gugl ma tu ci credi davvero che Renata ha preso 110 e lode? Letteratura questa è ... letteratura gugl
RispondiEliminaAh, Gugl, pure la strizzatina ai lettori, lasciamola, va...:)
RispondiEliminaAdele, io ti confesso una cosa: Fahrenheit, tra i film di Truffaut è quello mio, il più grande, in assoluto. Il Truffaut in musica della Marcotulli non l'ho visto, mo cerco di trovarlo. Dico anche a te che se hai segnalazioni di questo genere che scivolano dalle tue tasche, portale qui. E merci. :)
Yksor, mo ti confesso una cosa: ieri sera stavo continuando, chè mica era finita finita qui. Dovevo, per es, raccontare di quando Don Gustavo, preoccupato assai della mia salute, parla con il suo medico amico-luminare, stravolgendo un po' la definizione linguistica e, invece di dire che la Sclerosi etc etc, gli dice che ho l'aterosclerosi, con le conseguenze che puoi ben immaginare, in primis il figlio che arriva come un pazzo, che mi deve cacciare via. :)))
Ma la lunghezza, la stramaledetta lunghezza mi ha fermato.
Yksor, sempre e solo letteratura. :)
RispondiEliminaAh, Gugl, l'epiteto "grande critico letterario" non era affatto ironico. Questa cosa, a te, con annessa la passione, te la riconosco davvero. Qualche critico da salvare c'è. Pensa che lo scrittore italico da me più amato è stato Giacomo De Benedetti, critico passionale, appunto. :)
Esagerato, scusami, grazie e perdonami per averti saltato. :)
RispondiEliminatu hai Vissuto con la V maiuscola, tu Vivi con la V maiuscola, ecco perché ciò che racconti ha del meraviglioso :-)
RispondiEliminaBuon pomeriggo
Yksor, letteratura è più vera del vero. e in ogni caso, la nostra padrona di casa è troppo sincera per bleffare su queste cose.
RispondiEliminaRenata, la "strizzatina" va bene, basta che non sia ai piani bassi :-)))
gugl
Sho, lo dico anche a te, confesso che ho vissuto. E se mi liberassi di certi tabù, quante altre cose ancora si potrebbero raccontare. :)
RispondiEliminaGugl, ahahahahahahah, questa l'ho capita al volo, giuro. La "sincerità", mo sono seria, non tradire mai la fedeltà al vero, che cacchio di problema è stato per me, Gugl.
Più semplice assai essere fedifraghi e alè. :)
...ma visto che sapevi anche se non volevi sapere, dicci delle amanti del figli dai renata :)
RispondiEliminaOggi proposito: cercare di leggere nella mente altrui almeno un pensiero piccolo, ma farlo con delicata, con delicata esattezza.
RispondiEliminaProposito due: prima uscire dalla merda poi pensare all'arte.
RispondiEliminaperò spolverare solo se resta tempo eh ... quello sì
RispondiEliminahttp://www.ejn.it/mus/truffaut.htm
RispondiEliminaS’il vous plaît.
*_*
Adele
E il mal di testa,
RispondiEliminaancora,
è tremendo.
E se a mezzanotte ancora non dormo,
giuro,
mi darò una martellata.
Yksor,
RispondiEliminail figlio non merita. Testa di rapa lui, con tutte le sue amanti.
I tuoi propositi, li sottoscrivo. :)
Je vais, Adelè, je vais. A' toi, encore, merci. :)
sarà che sto invecchiando... mi piace questa storia! :))
RispondiEliminaOnda, ti identifichi? Tu, mo, di anni, quanti ne hai? 82, 83?
RispondiEliminaTi bacio, non mi menare.
:***
:)))*
RispondiEliminaBene, Onda, mi piace assai quando ridi. :)
RispondiEliminache quando sono arrivata
RispondiEliminaalla fine
avevo un granchio
nello stomaco
Un racconto affascinante e imprevedibile. Una lettura stupenda che riconcilia con un tempo che non esiste più. I "maestri" spesso ci sono vicini e non lo sappiamo.
RispondiEliminap.s.
il film è di quelli che non si dimenticano!!!
Ciao Michele
Michele, i "maestri" spesso stanno a due passi, ma bisogna essere ricettivi, molto ricettivi per "sentirli".
RispondiEliminaIl film di Sautet, infatti, non l'abbiamo dimenticato.
Nè io
nè te.
:)
Justaddwater, ma spero pure di averti strappato un sorriso. Pensa, per es, a lei che, salendo le scale e prima ancora di cominciare a lavorare, vuole già chiedergli un aumento di stipendio.
RispondiEliminaGrazie della visita, en francais, merci.
:)
bellissima storia, Renée, un passaggio di vita che è dispensa e risorsa continua; ho letto con avidità, complicità, li ho annusate quelle scaffalature di libri alte fino al soffitto...ma quello che ho condiviso di più, così intensamente che mi pareva lo avessi detto io è: "no, don Gustà, no, prima si deve uscire dalla merda, poi, poi si vedrà..." ;))
RispondiEliminaracconta ancora... :)))
Renatì, è un colore che mi piace tutti i giorni dell'anno, ma in questo periodo in modo particolare: il portarlo addosso mi fa stare veramente bene. Essì, penso che sia proprio il mio colore ;)
RispondiEliminaGugl, posologia per i post di Renée-diciche: leggerli con gli occhi e il cuore; la testa, la logica, l'ortodossia retorico-semiotico-linguistica vengono dopo. :)
Yksor, "cercare di leggere nella mente altrui almeno un pensiero piccolo, ma farlo con delicata, con delicata esattezza": penso sia proprio un ottimo proposito. Da praticare con costanza e pazienza da amanuense. Rivela sempre cose straordinarie. 'Assai assai'. ;)
Ops, è partito il 'pubblica' prima di firmarmi...
RispondiEliminaMarinella
ps. Dimenticavo: Renatì, strizza l'occhio, eh! Chè se lo strizzi sei più bella e forse forse passa anche il mal di testa. ;)
Lè, ti confesso che, avendolo conosciuto qualche intellettuale nella vita mia, il nodo tragicomico l'ho trovato sempre lì: l'organizzazione delle pulizie. Ti racconto un aneddoto, va: quando stavo con l'uomo-filosofo, un giorno tornai a casa e lo trovai che stirava. "Bene", dissi, "le cose si mettono bene, per me". E lui: "Renée, dobbiamo comprare un altro ferro da stiro." Io: "Perchè? Ma se è nuovo". Lui: " E non funziona, sono tre ore che cerco di stirare questa maledetta camicia". Allora, Lè, ho avuto l'intuizione, mi sono avviata verso la presa elettrica e sì, l'arcano misterioso era assai semplice,: IL FERRO ERA STACCATO.
RispondiElimina:)))
Marinella, ti dico solo una cosa: come alchimista-medico-farmacista, te la saresti cavata alla grande.
RispondiEliminaAdesso, vado a stendermi sul letto, per strizzare gli occhi, così mi levo da questo computer e la smetto di fumare.
:***
Per tutti: vi adoro, le parole vostre sono, per me, una grande medicina, che fa venire voglia di esserci, di condividere, "ricevere", creare.
:)
Marinella: hia ragione ,a ma renata ha scritto un testo letterario, qualcosa dunque che si stacca dal diario e fa i conti con una tradizione, con lo stile. Dirle brava non mi sembrava sufficiente.
RispondiEliminaciao!
gugl
sp. 'notte Renata!
Gugl, wè, allora so' scrittrice.
RispondiEliminaVabbuò, vado, vado.
:)))
Et bonne nuit.
O a frappè.
Renata, non sono un letterato o un critico. Leggo con il ventre. Le tue parole scorrono e scavano. Viene voglia di rileggerle. Se questa non è arte non so davvero l'arte cos'è.
RispondiEliminaTi bacio
Dici, il granchio Ra Chele
RispondiEliminasorride e balla e fa
claclaclaclaclaclaclaclaclac
nel mio stomaco
:)
...ma io non ho mica capito se questa vicenda è vera oppure no.
RispondiEliminache la cosa non abbia importanza, per il gusto che da, ma mi piacerebbe saperlo, se è una storia vera oppure no
però poi ci penso e
non voglio più saperlo
ma la cosa del complesso, quella sì che voglio saperla
;-)
come diranno i files del futuro: dì solo una parola, ed io verrò salvato
;-)
mi sno riletto, pardon, è la vodka
RispondiEliminaBonjour à tout le monde.
RispondiEliminaE alle cicale che, di notte, cominciano a fare un gran casino.
:)
Esagerato, grazie per le tue parole così belle. :)
RispondiEliminaJust, eheheheheheheheheh ( a volte rido con la E, a volte rido con la A ahahah ecc. ecc.) :)
Ramificazioni, ok, visto che non lo vuoi sapere più, te lo dico: in questa scrittura minimalista, è tutto vero. L'altra cosa, sinteticamente, ho cercato di spiegarla, mica è detto che ci sia riuscita. :)
per l'altra cosa ho capito, dopo. diciamo che va bene.
RispondiEliminaper questa cosa, ecco, io non lo volevo sapere. questo gusto del dispetto ha contagiato tutto il mondo
rido un po'
ciao renee, che bello questo racconto.
RispondiEliminaun bacio
uno dei tuoi testi grandi.
RispondiEliminabrioso. ammiccante (ma sì ... ammicchiamo ! ...), spiritoso, descrittivo con lo swing giusto, biografico di solida distanza da quel tempo.
a ... dimenticavo. visivo
si vede la casa e la cucina ...
brava, bravissima, cara dicichè non chè renèe
Ramificazioni, il gusto del dispetto, quando il dispetto è buono, una meraviglia è. :)
RispondiEliminaLudo, adesso tu me lo devi dire: ma dove sei? America, Italy, Svizzera, dove sei? :)
Amalteo, sai che credo? Che a te Don Gustavo sarebbe piaciuto assai. Ne diceva di cose, che allargavano il senso del tempo, dello spazio, nella direzione di una comprensione più radicale. Ma sempre con brillante umorismo. Aveva un unico difetto: parlava bene dei Borboni, su questo litigavamo ferocemente, ed io gli cantavo tutta una serie di canti antiborbonici e gli dicevo di parlarmi di Eleonora Pimentel Fonseca. :)
a dispetto dei dispetti veri
RispondiEliminadispensando risposte non volute, ma buone
condivido
assolviamoci
;-)
Ramificazioni, qua intorno non vedo preti, ma assolviamoci lo stesso, sì. :)))
RispondiEliminaRenà, dovresti proprio scriverlo il libro su Don Gustavo: daresti un grosso contributo alla nostra amata terra di calabria...
RispondiEliminaMariafrancè, anche tu,, Lui lo ricordi,
RispondiEliminavero?
:)
dici, liberati dei tabu, perché la tua vita va raccontata, ne andrebbe fatto un bel romanzo :-)
RispondiEliminaTi abbraccio cara, ma solo se hai il ventilatore che c'è caldo ;-P
Sho, meglio, ho i condizionatori. Entrano pure le mosche a rinfrescarsi. :)
RispondiElimina[eggià...un'altra storia]
RispondiEliminaMorfè, un'altra storia, sì. :) Et bonjour, mademoiselle Dark.
RispondiElimina