Dire, perché?

foto hana jaklrova
Si potrebbe scrivere qualunque cosa,
eppure non basterebbe.
Si potrebbe utilizzare la scrittura come riflesso di un mondo interiore bellissimo, in cui ci siano almeno un cono di luce e la sua ombra.
E ancora non basterebbe.
Ma se qualcuno dicesse: ho letto tre parole, tre parole soltanto, mentre la pioggia cadeva sulla città sporca, correvo verso un precipizio, mi sono fermato. Ho guardato il fiume stanco arrampicarsi sugli argini, mi sono messo a ridere, appoggiato sul niente, tatuando quelle parole nella testa. Con esse, ho afferrato uno dei tanti sigilli di vita e non voglio lasciarlo più.
Ecco, la scrittura diventerebbe respiro.
E allora basterebbe.
Almeno.
Per un po’.
madeleine peyroux, dance me to end of love
non basta mai
RispondiEliminanemmeno per un po'
dance me to end of love
Con il post, non c'entra nulla.
RispondiEliminaAvevo google crhome, da giorni non funzionava più.
Mentre lo disinstallavo per reistallarlo
è uscita fuori questa scritta qui: "Perchè ci disinstalli, ti abbiamo fatto arrabbiare?"
Mi sono fatta la prima vera risata a bocca larga della giornata.
Come dite?
Sto messa proprio male, sì sì...
:))
Jonny, negazioni convinte le tue.
RispondiEliminae rispettabilissime.
:)
la tua scrittura è respiro, Renata!
RispondiEliminaè qualcosa in più...
un ampio respiro che ti ossigena.
grazie.
:)
aura
se sei ancora capace di ridere per una scritta, non sei messa male, Renatì.
RispondiEliminascrivi, poi, quello che scrivi.
no. non sei messa male per nulla.
un abbraccio forte
aura
Sempre belli i tuoi versi.
RispondiEliminaUna novità: piove.
Aura, ma lo sai che stai diventando come il caffè? La sua "esistenza", per me, è indispensabile. :)
RispondiEliminaPyperita, meriti un premio: chiami "versi" le parole che scrivo. :)
Qua, oggi, non piove. Infatti, l'orribile cane dei vicino l'hanno buttato fuori, sul balcone, alle 8. Per rompere le p.... a me. :)
La tua scrittura è sempre vitale per me.
RispondiElimina[dovrò vederlo quel film di penn]
RispondiEliminaGrazie, Esagerato.
RispondiEliminaMorfea, tu, per es., perchè scrivi?
ok per le parole da scrivere, quante tre? è un numero perfetto! e noi ne scriviamo quattro, tre più una perchè alla perfezione ci piace aggiungere il possibile...poi però mi hai distratto con lars von tryer che a me piace molto, e mi mostri proprio un film che non ho avuto modo di vedere...ah!..."lo voglio vedere!" per dirla in tre parole..."quando!?",per aggiungerne un'altra
RispondiEliminainteressante pensiero il tuo
RispondiEliminami piacerebbe trovarle adesso quelle 3 parole :-)
grazie, Renata!
RispondiEliminapensa che io non bevo il caffè perchè non mi piace il suo gusto...
mi hai scritto qualcosa di "bello" veramente.
ti abbraccio
aura
DORMI BENE.
tre +una
RispondiEliminaio lo vedrò...presto
ecco qua, Onda.
sono d'accordo con te.
:)
aura
Onda, solo per dire che è l'incisività delle parole ciò che conta, non la loro quantità. Il CInema è l'unico mondo in cui mi sento veramente a mio agio, al di sopra delle persone, al di sopra delle cose. Forse è sempre stata una monomania, ma davvero, in quelle "immagini in movimento", mi sembra di prendere energia e respirare. :)
RispondiEliminaShoruel, cercale...:)
Sei molto cara, Aura. :)
Perchè sei triste?
RispondiEliminaTre parole dickie? Ce l'ho!
RispondiEliminaCuore! Sole! Amore!
:))))
O meglio "celo", come si diceva da bambini con le figurine: celocelocelo manca. O per essere precisi, in questo caso: celo, manca, manca.
Sorridi dickie, ieri l'ho avuta io, come si dice qui ,"la paturnia" - sarà anche che mi hanno regalato la colonna sonora del film di Tornatore (credo) "La sconosciuta" con un tema di Morricone (credo, lascio a te le verifiche) da tagliarsi le vene dei polsi in una vasca d'acqua calda, come un antico romano, sorseggiando una ciotola di cicuta, come un antico greco e facendo nel mentre karakiri, come un moderno giapponese... o tentando la sorte sulla salerno-reggio calabria in una giornata di neve, come un contemporaneo compatriota o...
Tanti sorrisi cuoresoleamore
Ciao pupa.
RispondiEliminaagati mario sarrnbe il m'il presinto prof si italiano
Esagerato, perchè? Perchè poi arriva sempre la pioggia a portarsi via tutto, anche quelle cose che, in apparenza, dunque in profondità, sembrano assai belle. :)
RispondiEliminaCostanza, hai messo il percorso innevato sulla Salerno-Reggio Calabria come l'apice di un terribile climax ascendente. Peggio della cicuta. L'ho fatto tante volte, per lavoro, in altri tempi. Ed è proprio così. :))
Tangerinee, avevo imaginato. Quando hai tempo da perdere, leggiti i commenti al post precedente. Non essere troppo severa con noi prof. A volte, siamo dei poveri disgraziati che si lanciano senza rete. Mentre cadiamo con il culo per terra, cerchiamo di darci un buffo contegno. Tutto qui. :))
Tangerinee, insegnando anch'io italiano, non vorrei essere diseducativa: "immaginato", con due emme, due. :)
RispondiEliminagrandioso, che accidenti si può dire, oltre?
RispondiEliminasolo tacere, poi.
Tacere, Ramificazioni, almeno finchè non urla qualcosa di veramente necessario. :)
RispondiElimina"Ma se qualcuno dicesse..."
RispondiEliminaLa chiave di volta del testo è qui, nella supposizione che qualcuno dirà. E' nel corrispondere in fabula di un'altra voce che la scrittura si fa canto: è questo sapere che fa di un monologo un dialogo a distanza.
"Dire, perché?"
è una domanda bellissima, da ripetere infinite volte, all'infinito, per fare del dire non un chiedere, ma un credere.
Noi siamo lì, possiamo consistere solo in quell'istante eterno. Nella certezza che ha senso chiedere, perché conosciamo già la risposta.
Anche a scuola, nel volontariato, nella relazione educativa, in tutte le relazioni disinteressate, noi non chiediamo nulla per noi.
RispondiEliminaLa scrittura assoluta condivide con queste genere di cose l'assoluta unilateralità. Essa non è intersoggettiva. Non gode della presenza che salva.
Si potrebbe dire con Kafka: "Ci è stata tolta la certezza. Ci è stata data la speranza". Non possiamo lamentarci di questo risultato, salvo non trascurare i sentieri della speranza, che sono poi strade che portano lontano.
Mi si dice anche dopo venti anni che sono stato un Educatore che ha esercitato una certa influenza sulla vita personale... Ecco, solo questo ci è concesso. Il premio sperato arriva dopo aver vissuto con dignità e con fedeltà a se stessi, per anni. Senza perdere di vista la meta che, paradossalmente, non si intravvede mai all'orizzonte. E' solo il tendere della speranza che dà senso alle cose. E il senso della speranza è nel suo stesso tendere. E' nello spasmo che ci vede protesi verso l'altro il destino e il compito. La felicità è solo nell'opera.
Tutte le relazioni umane sono asimmetriche - solo l'amicizia non lo è: per questo, è il sentimento più dolce. Per questo, va collocata al di sopra dell'amore, sentimento asimmetrico per eccellenza.
RispondiEliminaMa, come in tutte le forme di asimmetria, noi aspiriamo a dare altra forma a ciò che non riposa in un fondo pacificato. Noi vogliamo sentirci in armonia, con noi stessi e con il mondo. Da qui nasce l'ostinazione, che ci porta a chiedere. Ma il risultato insperato viene solo dai percorsi del riconoscimento, dalle strade che è disposto a percorrere l'altro per giungere fino a noi.
Jaspers dice dell'amore che è battaglia per il riconoscimento. Il fondo di insecuritas da cui parliamo è il luogo dell'amore. Da lì aspiriamo ad essere rimossi. E se non è possibile, noi vogliamo che intervenga almeno una mano amica a dire le tre parole che salvano. Balsamo, lenimento, sollievo per noi.
La lettura postula un'etica del lettore. Questi non ha da essere un semplice passante. Noi vogliamo che sia viandante, che sia impegnato in un errare eroico che non disdegni di farsi erotico e, se necessario, eretico.
La battaglia dell'esistenza in cui siamo tutti quotidianamente impegnati, quando si tratti di esistenza autentica, è tutta qui, nel farsi destino di un daimon che deve trovare in sé ripetutamente, infinitamente il coraggio di dire l'indicibile. Solo nella follia d'amore la creatura è.
In altre parole, la creatura è nell'ascolto.
Non sentirti sola. Molti ti amano.
Caro Kensington, le tue parole sono incisive, riflettono, come al solito, un'idea, una pratica del vivere alte.
RispondiEliminaQuasi le invidio, oggi.
Ho visioni ben più limitate. Figurati che mi ripeto che ho 15 giorni per ritrovare il sorriso.
Una testa confusa, la mia che, spesso, si muove a casaccio, soggetta a ondate emotive, a fissazioni. Ora, per es., ho ripreso in mano una poesia di Borges, Il Deserto, e la leggo, la rileggo.
"-Se devo entrare nella solitudine,
sono già solo.
Se la sete deve bruciarmi,
che già mi bruci.-
Questa è un'altra parabola.
Nessuno, sulla terra, ha il coraggio di essere quell'uomo."
Questo è il finale, questa la poesia del Vate cieco che io amo di più.
Intanto, qua fuori, sulla strada di un paese del Sud, si alza il suono limpido degli Zampognari. :)
Caro amico Amalteo, ci sei?
RispondiEliminaAllora, siediti, ti devo fare una confessione tremenda. :)
L'ultimo testo che hai postato, sul tuo blog, di Silvia Montefoschi, come paradigma di intersoggettività, mi aveva lasciato addosso un gelo tremendo. Ho avuto subito una reazione di rifiuto, come sempre mi succede a tutto ciò che mi sembra eccessivamente astratto e cervellotico. Ho un parametro estetico fondante: vibrare, vibrare, essere corda di violino nel corso di una lettura.
Ecco, quello che è successo leggendo questo testo che mi hai lasciato oggi, grondante immagini che si aprono su altre immagini. Mi sembra che contenga tutte le storie, nella storia di un ipotetico incontro, comprese quelle simbiosi che, razionalmente, tendiamo ad allontanare, come radici di futuri dolori, fraintendimenti, offese.
Ti ringrazio di cuore, Amalteo. :)
A volte, ma solo a volte, è lasciarsi respirare che conta. Altre, ma solo altre, dipende dall'apnea il gusto del respiro.
RispondiEliminaRespirare te viene naturale. NIKKA
tre parole tipo: "dove corri, pirla!" :-)
RispondiEliminagugl
però, non posso correre via, senza riprendere queste parole, davvero verissime, di Kensington2008: "La lettura postula un'etica del lettore. Questi non ha da essere un semplice passante. Noi vogliamo che sia viandante, che sia impegnato in un errare eroico che non disdegni di farsi erotico e, se necessario, eretico".
RispondiEliminaun caro saluto a tutti
gugl
renè, lo speri ma non ci conti, questo fa la differenza
RispondiEliminae rende come immortali
e allora si manca
quando non lo si vuole
la scrittura ... mi è lontana, come una parte di me, in questo momento, e leggendo il tuo post mi rendo conto che è respiro della mente, respiro che mi manca.
RispondiEliminaspaesato vorrei ritrovarmi
un abbraccio
sì renà millionaire è bellissimo bellissimo bellissimo
RispondiEliminaCara Nikka, non che il fatto in sè sia importante, anzi tutt'altro, ma lo sai cosa mi capita di chiedermi sempre più frequentemente, da un po' di tempo a questa parte? Se le mie parole, frutto anche di limiti di vita, di conseguenti casini esistenziali, inducano in chi le legge solo una soffocante apnea, o riescono comunque a passare un po' di desiderio di vita. Se non fosse così, se tutto si riducesse ad un continuo RIMUGINìO, scribacchiare, per me, davvero non avrebbe senso più.
RispondiElimina:)
Caro Gugl, spero che Kensington legga l'apprezzamento alle sue parole. E a te un bacio, ai frutti di bosco. :)
RispondiEliminaRamificazioni, in quanto a speranza, sono diventata una vera e propria maratoneta. :)
Osmin, oh, datosi che tu, per me, si un amico caro carissimo, e so che questa cosa te la posso chiedere senza ricevere una scarpa in testa, come Bush: il film non è che me lo puoi fare avere tu? (Saresti più celere di quel bordello informatico).
RispondiElimina:)
sì, ci sono
RispondiEliminaho letto ora
come dicevo a prisma (è lei che ha il libro e che pazientemente le copia per la conversazione) questa poesia di silvia montefoschi è come musica (le tue vibrazioni) e andrebbe bene suonata da john lewis, il pianista della nota
sono affaascinato dal contenuto (e qui è la parte filosofica della autrice) e dalla forma (e qui è il temperamento delle parole che ha saputo far vivere)
beh, sono contento anche che mi hai detto che non ti era piaciuta quall'altra.
per fortina la pessia (come la musica) non è divisiva come la politica
'notte renèe
Non dovresti chiedetelo, ma è umano. Dove c'è la percezione e la consapevolezza di certi limiti, la fatica nel cercare di aggirarli o superarli o conviverci che sia, non può non esserci desiderio di vita e specchio di questo all'esterno.
RispondiEliminaMi conosci e non sono una persona parca nel gratificare gli altri. Sei la persona più viva e che trasmette desiderio di vita anche in forme contorte ma sempre profonde ed intelligenti che io conosca.
Un bacio. Ti voglio bene. NIKKA
No, Amalteo, la poesia non è affatto divisiva come la politica. E, ascoltando Jhon Lewis, rileggendo queste parole, ringraziamo anche Prisma per la sua pazienza. :)
RispondiEliminaSì, lo so, Nikka, tu le cose non le dici a casaccio. Nel leggere queste tue parole, ci sarebbe un accenno di pianto buono. Però lo ricaccio e ti abbraccio. :)
"Sei la persona più viva e che trasmette desiderio di vita anche in forme contorte ma sempre profonde ed intelligenti che io conosca.
RispondiEliminaUn bacio. Ti voglio bene."
Sono parole di NIKKA che trovo giuste, intelligenti, sensibili.
Sono "mie".
Ti voglio bene, Renata.
Aura
Ehi, Aura, ed io già mi ero preoccupata, ché non ti vedevo più.
RispondiEliminaGrazie a te e alla tua presenza costante.
:)