lunedì 5 gennaio 2009

Prassi e teorie di varia umanità



foto M. Horowitz


Ci ho sempre creduto, fin da bambina, che due periferie umane possano incontrarsi,


per creare un piccolo centro, il centro di due periferie, di più periferie, di tutte le periferie di un mondo. In questo spazio, si raddoppia il gusto, si  diventa atto poetico, si forza la realtà verso l’altra direzione, si vive l’inadeguatezza come opportunità, come opportunità, malgrado la disperazione. Un po’ come succede nel film di Leo Carax, Les amants du Pont-Neuf: due clochards si fanno, l’uno per l’altro, veicolo di vita, perché dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fior.


Non ho mai creduto, fin da bambina, nel riscatto sociale. Ma nel riscatto umano sì, mediante l’incontro che rimescola tutto e riporta in movimento quello che si è già stati e quello che non si è ancora.


Da bambina, pensavo, coltivavo già l’idea di una salvezza in questo mondo, lontano dalle chiese, dal soprannaturale, dalle grazie che cadono in testa agli uomini chissà da dove, chissà perché.



E costruivo teorie.


Ma  quella delle periferie risultava sempre la più bella. Ne cercavo intorno applicazioni, realizzazioni concrete. Qualcuna mi sembrava di vederla, allora gioivo, allora si sgretolava l’idea dell’inferno, delle solitudini nella marginalità. Come quando Franco, lo stupido, e Maria, la puttana, si sposarono, a dispetto di tutti, e misero al mondo tanti figli bellissimi e svegli, fregando pure la genetica. Camminano ancora a testa alta, abbracciati, forti di un mondo tutto loro che nessuno, ormai, indaga più.


Qualche esperimento l’ho provato anch’io con la vita mia, qualcuno lo provo ancora. Ho capito, mi sembra, una cosa assai importante: il rischio dell’incontro “periferico” sta soprattutto nella possibilità che emerga un’egotica smania di essere centro-centro: in altre parole, una periferia si mangia l’altra ( “i miei problemi sono più importanti dei tuoi, la mia vita serve di più, ecc. ecc.”),


la poesia emersa scompare, il senso del possibile pure, si ricomincia a girare perì (intorno), si allarga l’orizzontalità, la leggerezza dell’approfondimento verticale, ad un certo punto, non esiste più.


Ciò nonostante, appartengo alla famiglia dei testardi,  vulnerabili pseudo-poeti, che testardi non sono per niente, se non nell’attaccamento a piccole, immaginifiche teorie dai reali quasi sempre poi smentite.


I sogni si sognano, altre volte si guardano con i piedi che ciondolano, talora si costruiscono con materiali grezzi, oppure evanescenti.


Ci sarà un modo per non sottrarsi definitivamente ad essi, ci sarà,  sì, forse c’è.


 



su questo tema, il classico dei classici

29 commenti:

  1. Renata, ho capito benissimo ma ho paura di dire banalità inadeguate alle tue parole.

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  2. [anch'io l'ho capito.sisi.e penso che nulla sia realmente impossibile.nulla]

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  3. Questo scritto mette in moto il mio essere profondo, perchè in ciò che dici ho sempre creduto ciecamente e vederlo scritto così bene da te che stimo alla grande, mi riscatta.

    In parte e tu lo sai, la mia storia sa delle periferie di cui parli. NIKKA

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  4. Buonasera alla piazza.

    Qualcuno ha notizie di Auradanzante? E' da un bel po' che non la vedo in giro...



    Esagerato, tu puoi dire quello che vuoi. Lo sai che non sono un giudice. :)



    Antonella carissima, nulla lo è, ma ci vuole una forte determinazione. Ti tengo stretta, stretta, Ninì. :)



    Nikka, oh, meno male. Tu mi dai conforto. :)

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  5. no, io non ho capito, la testolina è quella che è.

    posso produrre ancora simulazioni, ma il sillogismo a spirale centro-periferia mi riporta continuamente al niente. non importa, credo che il tuo blog sia tutto fuorchè un blog divulgativo.

    buona serata

    j

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  6. jonny, mi hai fatto sorridere. :)

    renata, l'antidivulgativa.

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  7. meraviglioso ed illuminante quanto hai scritto...

    anche io ci ho sempre creduto ma non avrei saputo riportarlo in parole...tu ci sei riuscita e diviene quindi anche più fattibile...il centro di più periferie, ho scritto stamane un post che può in qualche maniera avere punti in comune, avendo avuto l'onore di assistere a due vite che hanno decideso di proseguire insieme il cammino senza ostacolarsi l'una con l'altra ma rafforzandosi a vicenda

    un abbraccio

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  8. Può essere curioso - data la loro notorietà - sapere che la musica di Via del campo è tratta da una ricerca musicale di Dario Fo e Enzo Jannacci.



    Considerate la brevità del componimento e la sua esemplare chiarezza, è notevole il ricorso alle figure retoriche. Vi sono varie metafore: rosa (v. 4) = offerta di sé; paradiso (v. 15) = gioie dell'amore; diamanti (v. 23) = mondo ricco e borghese; letame (v. 24) = mondo umile e povero; fior" (v. 24) = bellezza, giovinezza, passione, felicità.

    Evidente l'anafora nella ripresa del titolo (strofe I, II, III, V).

    Nella similitudine "occhi grigi come la strada" (v. 7) i due sostantivi sono messi in relazione per il colore, ma la strada ha in sé anche l'idea del luogo nel quale le prostitute sono costrette a vendere se stesse.

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  9. Grazie, lievementeio. Verrò a leggere le tue parole. Tra un po', al massimo domani mattina. :)





    Non credo nel potere della forza,

    nè in quello della volontà che tracima tutto quello che c'è intorno per raggiungere stupidi obiettivi,

    se qualcuno parte, piango,

    se qualcuno ride, rido,

    se ascolto la storia di un cane che si perde, divento il cane che si perde,

    non so scrollare le spalle al grido di: "Chi se ne frega", se ascolto qualcuno che parla male, non è lui che non si sa spiegare, ma sono io che non capisco , non sono bella, nè sensuale, faccio sogni d'amore senza specchio, certe volte mi chiedo: "ma che cazzo di vita faccio?", poi penso al sangue dei bambini palestinesi e tali domande si ritirano con pudore. Con pudore.

    Non aggiungo altro, che il resto lo sapete.

    Eppure, sopravvalutando il mondo ed i suoi abitanti, talvolta spero.

    Giusto per darvi un esempio di cosa intendo io per "UMANA PERIFERIA".

    Se ne parlo, ritengo che, per motivi diversi, sono in moltissimi a sentirsi così.

    Solo, e per fortuna, si sanno difendere di più.

    Solo che qualcuno, forse molti hanno deciso di ospitare eternamente la rabbia.

    Io ne esprimo le urla, ma solo qualche volta.

    Poi cerco ancora sogni-teorie.

    Altrimenti, non potrei sopravvivere più.



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  10. chiunque, sempre, capisce quanto e come può capire. e non vado farneticando di giusto o sbagliato. semplicemente quello che capisce. è il resto che dice: è così, o non è così. nemmeno chi ha scritto una cosa come questa, può dire se chi legge ha o non ha capito bene. poichè abbiamo tutti una libera vista.

    tolto questo, per me, mi sono già fatto periferia. mi sono scopato tutta la mia periferia. l'ho resa più bella e meno degradata. chi l'ha rovinata è stata la gente del centro. la voleva non periferia. ma in questa sua natura, non c'è spazio per essere altro che non periferia. la mia.

    se mi chiedi cosa si all apoesia, ti dico che è la maledizione di una bellezza che è a termine.

    ma che diavolo vuole dire questa cosa, quando c'è così tanta vita che non sai come tenere tra le mani?

    nulla.

    quindi la poesia è nulla.

    solo il passatempo di un qualche dio.

    c'è che certe volte, è proprio bella.





    ubriaco di coca cola

    ubriaco di divano

    ubriaco di divinità

    ho bevuto tante di quelle minchiate

    che non reggo altro ( nono qui )

    tutto senza ghiaccio

    per purificarmi

    dovrò necessariamente

    ingollare mezza bottiglia di vodka alla menta

    avrò un alito da montagna



    scriverò una poesia cazzuta sui pini

    se ridi vinci l'eternità



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  11. cara renata un bacio... come va? ti auguro la serenità che meriti... Assunta

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  12. Ramificazioni, ho letto tue parole e rido. Ma, per carità, l'eternità vinta regaliamola a qualcun altro. L'hai poi scritta la poesia? :)



    Assunta, l'ultima volta che ti ho vista, aspettavi ancora il tuo bambino. Sarà nato, sarà già grandicello. Ogni tanto, chiedo di te, a scuola, e mi arrivano buone notizie. So, per es., che ti hanno avvicinata. Per quello che mi riguarda, solite cose. un abbraccio a te ed al tuo magnifico sorriso. :)

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  13. Rena' le periferie sono reciprocamente per usare parole tue umanissimi angeli di salvezza vero?

    Sgretolare solitudini.

    La cosa più grande è forse, davvero a portata di mano.

    Ciao

    oSmin

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  14. sono nato in periferia, cresciuto in periferia, abito in periferia. Si acquista maggior distacco, si apprezza di più il centro quando ci si va, o ci si sta. il rischio dell'egotica mania esiste sempre, al centro centro, e in periferia periferia, perchè è insito nel troppo "io" voler essere troppo al centro o troppo in periferia, purché sia!

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  15. oSmin, in poche parole, hai espresso il senso. Grazie. :)



    Che poi, Onda, le periferie-categoria dell'anima e quelle reali, spesso, coincidono. Ed il "perchè" è abbastanza lampante. :)

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  16. [so che la sua terra l'aspetta.lo so.ti voglio bene renèè]

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  17. Antonella, ho visto tante immagini in quelle tue parole, tante. Le nostre "periferie" geografiche sono troppo distanti ma, soprattutto ora,

    sento l'utilità di un mezzo così per mantenersi in contatto.

    Ricorda: domani usciamo "insieme" a riaffrontare il mondo.

    :*

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  18. ma certo che l'ho scritta. si intitola: l'impossibile

    e recita così



    scriverò una poesia cazzuta sui pini

    se ridi vinci l'eternità



    ecco

    ;-)



    non ho nemmeno la scusa della vodka, ora. dio mio, ubriaco di metropolitana e facce. le bevo tutte. santo cielo.

    ;-)



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  19. Antò, ah.

    Io non bevo mai ma, a questo punto, di poesie ne vedo due.



    "non ho nemmeno la scusa della vodka,

    ora.

    dio mio,

    ubriaco di metropolitana

    e di facce.

    le bevo tutte.

    compreso il cielo. "



    mi sa che questa seconda è meglio della prima.

    :)





    Detto questo, Diciche si ritira nelle regali, notturne stanze.

    Domani, e già l'ha detto più volte,

    Ella ritorna ad essere una lavoratrice nell'inferno periferico della sua scuola.

    alè.

    (se mi prospettassero i lavori forzati, di sicuro sarei più tranquilla).

    Ecco, tanta sociologia sui blog e poi qual è la lora funzione principale? SFOGARSI.

    :))

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  20. Qual'è il modo per sottrarsi?



    :)

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  21. [sono tornata da 20 min da un giro in centro.devono ancora togliere le luminarie...ero con 3 amici.mi hanno portato lontano dai pensieri di oggi.si.fra poche ore usciamo assieme dalla porta di casa.sorridendoci]

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  22. I sentieri dell'anima non sono tortuosi né imperscrutabili, ché l'anima non ha finestre. Ci accade di perderci e di ritrovarci, di esitare e di ostinarci, di implorare aiuto e di piangere sommessamente per non disturbare la recita del mondo.

    A ma accade in questi giorni di stare accanto all'Ombra in modo devastante (per me), ma debbo tacere e dissimulare serenità e pace. Debbo infondere coraggio e indicare mete, anche se vicine.

    Tu sai di quella ragazza che è finita nel S.P.D.C. dell'Ospedale della mia città, dopo una settimana trascorsa in strada (a Natale!), lontano da suo figlio.

    E' di ieri la notizia che il suo ex compagno ha tentato il suicidio.

    Per di più, è morta una persona cara, un vecchio maestro che ha onorato mio padre con la sua delicata amicizia.

    Insomma, mi ritrovo lontano da me, eppure vicino ai tuoi clochards. Non mi sono mai sentito tanto barbone! Vorrei che qualcuno mi parlasse gentilmente, solo per un po', per non accorgermi del freddo che invade la strada. Sono in partenza per Verona. Vado a chiedere aiuto per quella ragazza. Prega che non nevichi sulla mia strada.

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  23. buongiorno a tutti.

    a chi ha qualche tarlo, un abbraccio più caloroso.

    stamattina, a scuola, un via vai di saluti.

    ma le professoresse, tra loro, fanno solo finta di baciarsi. forse, per evitare i virus. :)

    io ho portato una grande ciambella fatta da mia madre, ma solo per i bidelli.

    :)

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  24. Sottrarsi a cosa, Sebastiano? Agli empasses vitali, al lavoro in genere o ai lavori forzati? :)



    Antonellaa, hai fatto benisssimo. Io sono già tornata. Tu magari sei fuori, ma se guardi in qualche tua tasca dovresti trovarmi lì, con te. :)





    Kensington, prego che non nevichi sulla tua strada.

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  25. Cara maestra,

    un giorno m'insegnavi

    che a questo mondo noi

    noi siamo tutti uguali.

    Ma quando entrava in classe il direttore

    tu ci facevi alzare tutti in piedi,

    e quando entrava in classe il bidello

    ci permettevi di restar seduti.

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  26. [tornata ora...frastornata dalla normalità in cui si torna...sono stati molto buoni i miei colleghi...vicini ma senza soffocarmi]

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  27. Sì, è verissimo, Antonella: la realtà frastorna, ma dà anche dei ritmi che, forse, nei momenti di "gelo", possono aiutare. :*

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  28. io poco capisco, poco, ma la realtà, mica è una di quelle cose davvero prossime ad essere una verità?



    saluto,cordialmente. ringrazio ( anche non dovendo ) per la gentilezza consueta.



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  29. Ramificaziò, un po' scherzando, un po' seriamente: se fossi al punto da identificare, in toto, "VERITà" E "realtà" mi darei una definitiva botta in testa. Con un martello pneumatico, tum, tum. :)

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