sabato 16 maggio 2009

Continuerò.



“...e dunque continuerò, bisogna dire parole fin quando ce ne sono, bisogna dirle, fino a quando esse mi trovino, fino a quando mi dicano, strana pena, strana colpa, bisogna continuare, forse ormai è stato fatto, forse mi hanno già detto, forse mi hanno portato fino alla soglia della mia storia, davanti alla porta che s'apre sulla mia storia, mi stupirebbe se si aprisse, sarò io, sarà il silenzio, lì dove sono, non so, non lo saprò mai, nel silenzio non si sa, bisogna continuare ed io continuo». (Samuel Beckett, L'innominabile)”


 


E dunque continuerò ad inciampare nelle cose, a perdere tutti i movimenti fini, ad osservare un corpo, sentendolo ora pietoso, ora estraneo, continuerò ad andare chi sa dove, per cercare la nuova medicina, il medico esperto, le alleanze di parole che non siano aride, corte, di pura occasione. Continuerò a “stare”, accogliendo la memoria che si fa sottile, ché mai come adesso si è messa a riprodurre analiticamente le strade già percorse, tutti i rapporti, le connessioni con gli affetti, i pensieri, le facce, i “tu” intravisti per un istante nel sottopassaggio di un  treno, in una libreria periferica, sull’orlo di un’acacia in fiore. Continuerò a sentire l’ansia come sollecitatore verso pensieri che rimangano, pagine da consultare, riconsultare, visioni e altre visioni di un mondo troppo complesso, a farmi straniera per concedermi il permesso di incantare, ad accettare che la percezione si trasforma ed i sensi, ora, provano dolore, nei pomeriggi di vento caldo, con la vita che trama il nuovo e l’antico per l’arrivo intenso dell’altra stagione. Continuerò a mangiare ciliegie, limoni aspri, succhi di mirtilli, a contemplare possibili volti nuovi sulle facce conosciute da decenni e vie percorribili che il tedio e la necessità non riducano a minimi elementi transitori, sotto la spinta di velocimetri che, delle cose, non misurano mai lo spessore, mai le emozioni. Continuerò a sorridere, a volte con sarcasmo, di come i più vengano resi ciechi, artefici di surrogati di parole, totalmente inetti alle proprie fortune, e lo farò utilizzando la mia condizione con gioco, con dispetto, con amore.


Continuerò a dormire di tutte le stanchezze repentine, a svegliarmi di tutti gli entusiasmi sonnolenti, a incazzarmi con le voci che vorrebbero trascinarmi nel più totale isolamento,  continuerò a cercare spazi di respiro che portino il lontano. E possano chiamarsi esseri umani, città, sussurro, terra, cielo gracchiante, mano, arte di scarto, silenzio metropolitano.


 


 

29 commenti:

  1. continuerai perchè è nella tua natura al di la di tutto...continueremo

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  2. È proprio per questo che sei bellissima.





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  3. sei tornata. questo mi rende molto felice.

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  4. Certo si continuerà fin quando si avrà la forza di inseguire una "STELLA"!

    Quando non ci saranno più "STELLE", si abbraccerà la parola "FINE"!!!!!!!!!

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  5. ho parole annodate...

    solo un sincero e silenzioso abbraccio...

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  6. bello ma fa male



    come dire che mi piacerebbe sapere di sciocche chiacchiere felici



    è come un augurio

    con qualcosa di rabbioso dentro



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  7. La tua fortuna nella sfortuna è questa guerra dichiarata dalla tua mente al tuo corpo. Hai troppa energia di base per soccombere. NIKKA

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  8. E certo che continuerai, ci mancherebbe altro! ;-) baci

    ale

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  9. Buongiorno.

    Vi ringrazio tutti.

    Non ho voglia di scherzare, nè di lasciare sorrisi a destra e a manca. Ho solo voglia di parlare, o di ascoltare le storie di chi sa inventarsi la vita, senza cedere alle lusinghe di facili scorciatoie, di chi si aggira in questo mondo, portandosi dietro il peso di un entusiasmo che sia il prodotto di un essere per gli altri.

    E sono tremendamente seria.

    Come chi fa la conta delle colpe reali che hanno contribuito a creare la propria situazione: gli errori di metodo, la superficialità nel prendere decisioni.

    Avessi capito di più, in passato, probabilmente non sarei in questo corpo, non lo sentirei cedere giorno per giorno. C'è un carico di responsabilità dal quale non possiamo esimerci, se davvero vogliamo capire, se davvero vogliamo liberarci da vecchi schemi mentali, artefici, causa e complici del nostro agire, del nostro sentire.

    Io ne ho uno che mi accompagna da una vita: percepirmi come essere "poco significativo", con i relativi autolesionismi. La percezione, chiaro, non riproduce dati oggettivi e affonda chi sa dove, nella propria storia. Fatto sta che non è facile scacciarla, anche se ci sto lavorando molto. Emerge come "urlo", che si trasforma in autoesclusione con tristezza.

    Perchè vi dico queste cose?

    Perchè, al di là dei vetri, vi considero miei amici.

    grazie

    renata

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  10. C'è chi dice che solo i malvagi non siano capaci di senso dell'umorismo.

    Il vero senso dell'umorismo non, per intenderci, le pagliacciate alla Berlusconi.

    Credo di essere una persona di buon cuore, di sicuro, fino a poco tempo fa, avevo un umorismo che si nutriva anche di sentimento. Spero, più di ogni altra cosa, di recuperarlo presto.

    un bacio

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  11. è quel tuo dire del corpo che cede giorno per giorno che mi colpisce accanto al mantra "continuerò"

    che fare?

    che cosa si può ancora fare?

    tu dici "continuare"

    me ne ricorderò. anche se io so di essere più fatalista e meno energetico.

    ma chissà ...

    chi può saperlo ...

    nei giorni scorsi luciana mi ha detto che non si può sapere prima

    quando accadrà saranno cambiate le condizioni

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  12. Renata, questo fatto del sentirsi poco significativa e' un fatto con cui anche io devo fare i conti. Questo per dire che c'e' un'assonanza, per il resto ovviamente ognuno ha una sua preziosa storia. E anche io penso che ci sia un carico di responsabilita'. A volte ho pensato fosse un misto nefasto di attesa smisurata su di me, una sorta di anelito soffocato alla perfezione, e di uno smisurato senso di impotenza e di incapacita'. Come se i due poli fossero troppo distanti per non rimanerne in mezzo dilaniata. Ora, la chiave che tu mi insegni e' l'accoglimento. L'accoglimento di quello che si e', come possibilita' di scelta continua di essere uomini e donne. L'accoglimento generoso che non perde il senso critico, ma lo rinnova sempre e comunque, ridefinendosi ad ogni passo e ri-accogliendosi ed acconsentendo ad imprevedibili evoluzioni. In un certo senso, il tempo che potrebbe essere considerato il nostro peggior nemico, poiche' porta con se' la prova della nostra mortalita', ci stupisce invece portandoci per mano in posti che mai avremmo pensato di vedere, tra occhi di cui mai avremmo sospettato l'esistenza. Io penso che tu tutto questo lo racconti con la tua scrittura, ed e' un racconto che entra dentro e incomincia a germogliare. E questo e' francamente bellissimo. Ora che tu abbia perso il tuo umorismo solare non ci credo affatto, ne e' prova la foto gialla di ginestra che solo a guardarla, uno sorride.

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  13. Bellissima questa ginestra! Ciao Renata

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  14. [un dono.ed un silenzioso bacio]



    Credendo d’esser la sola in quel mare oscuro,corse indisturbata fra le alghe e quei colorati pesci e accarezzò murene e squali dagli occhi affamati,ma sapeva che con lei non sarebbero stati pericolosi. Lei che la notte non dormiva come le sorelle sirene,lei che amava visitare il mare al chiaror di luna,lei che di giorno s’incuneava sotto rocce e sospirava di rinascere nelle notti più chiare,quando la luna gonfia ed ebbra sarebbe esplosa senza ferire i suoi occhi dolci e colmi di spezie marine. E gemeva sfiorandosi quella coda verdacqua sempre luccicante e cantava canzoni tristi,canzoni che toccavano sempre il cuore di quel piccolo regno,fra i frangiflutti di un giorno sconnesso. E sapeva d’esser amata e desiderata più delle altre per quel suo essere instabile e senza una fissa dimora,nonostante ci fossero amate sorelle e genitori colmi di gioia per lei .Ma lei non reggeva quel subdolo appartenere per forza alle onde a quell’essere schiava di un mondo senza parole ma solo di gesti e suoni.

    Voleva gridare e appendersi con forza alle nuvole e innamorarsi di un carillon e di due occhi di fuoco,crescere e camminare sulla sabbia e soprattutto muoversi incontro al sole. Baciandone i raggi e accarezzandosi il viso.

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  15. certe volte una ginestra è una finestra

    no

    anche uno specchio



    ma potrebbe parere un complimento

    e

    al diavolo

    nessun apersona sana di mente vuole davvero i complimenti



    vorrebbe la considerazione dei meriti

    piuttosto

    non dico qualcosa che pare sensato?



    non sarebbe la prima volta





    dico ciao



    un ciao è una montagna



    certe volte

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  16. la ginestra resiste anche al capitan "vesevo", ch'è uno stermnatore, ma solo di chi si crede nomineddio. tu sei altro, e bella.



    gugl

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  17. Quello che scrivi mi colpisce in tanti modi

    e ho cercato per giorni le parole per dirlo

    perché sentivo di avere molto da dire

    ma poi non le ho trovate.

    So cosa significa essere prigioniero di un corpo

    che ti odia

    dirsi: continuerò,

    ma anche: continuerà?

    E chiedersi: dove sono io

    in tutto questo?

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  18. La perseveranza e la costanza, la fermezza e la temperanza, per poter durare ancora, sono indispensabili, ma di più contano le ginestre, i venti che tagliano la faccia negli inverni della tua Sila, le facce aspre e dure e poi familiari e vere, ogni ostinazione tua.

    La grazia delle giornate miti ricorda i cuori gentili conosciuti, ma quante volte l'abbiamo scoperta nei nostri alunni e non abbiamo potuto fare nulla, se non contemplare da lontano la vita emergere purissima e fuggevolmente rubare l'emozione di un moto ingenuo e innocente? e, a differenza del miliardario-che-ride, abbiamo dovuto distrarre lo sguardo, perché l'indugio non sembrasse eccessivo interesse e morbosa curiosità?

    Non abbiamo dovuto ogni giorno limare i nostri affetti, tutte le volte che uscimmo senza pialla a salutare il giorno, convinti che la vita fosse tutta per noi, che ci fosse dovuto l'amore più e più volte donato?

    Il quotidiano esercizio della continuazione non è questa sacra rinuncia che si nutre di tutto il mistero delle cose, per afferrare il giusto risarcimento nella timida primavera che sfacciata si atteggia ad estate e diffonde la calura che non è sua?

    Ogni nuovo libro e ogni film e ogni autore musicale non sono forse la rinnovata illusione della sorte dietro l'angolo che ci sembra voglia riservare ancora proprio a noi l'emozione che salva, ché racconteremo ad amanti interessati a noi, alla nostra anima beante, di aver visto cose che gli umani non hanno visto mai?

    Siamo fatti di queste chimere, che sono l'unica cosa che valga la pena sognare, indifferenti alla bonaccia che non annuncia mai niente di buono per noi: ci aspetta il tuono e il fragore del mare, il crollo delle aeree frane, il crepuscolo in fiamme della sera, dopo una giornata di arsura, ché il fresco non verrà da un viandante che cerca noi, proprio noi.

    Dobbiamo continuare a cercare le vie nel deserto che non portano a casa. Siamo chiamati altrove, Renata, anche se la casa è il luogo delle battaglie di sempre.

    I nostri sogni ci spingono a cercare timidamente il varco, l'anello che non tiene, per poter ancora cantare le nostre canzoni d'amore, non importa se al vento e alla pioggia o alla luce radente d'estate. Non mancherà ombra e ristoro per poco. Dobbiamo durare ancora.

    Ti abbraccio.

    Gabriele

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  19. Siete molto cari, voi, le vostre parole belle.

    Domani ritorno a gustarmele tutte, una ad una.

    Voglio rispondere ad esse e rientrare nelle vostre scritture.

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  20. Buongiorno a tutti.

    Amalteo, tu sei un uomo caparbio, decisamente molto energetico. tI prego, non immaginarli quegli scenari nefasti. Tu, a 90 anni, sarai ancora lì, lucido, nel tuo giardino, a curare i gatti ed i fiori. Luciana sarà con te, lei ed i suoi occhi che fermano colori.

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  21. Ludovica, ogni volta che leggo le tue parole, maledico la distanza. Tu sei una di quelle persone con le quali condividerei tutto, compreso il sonno, il silenzio, la noia.

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  22. Morfea, tu hai colto una cosa importante: è un periodo di regressioni e me le concedo senza sensi di colpa. Sto guardando tante favole filmiche, Myazaki soprattutto, e l'altra volta ho rivisto "Ratatouille". Di questa storia che hai voluto donarmi, io ti ringrazio.

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  23. Antonio, tu dici: nessuna persona sana di mente vuole i complimenti. Siamo sicuri? Sono comunque, se non ipocriti,

    delle carezze leggere leggere su cui sedersi un attimo per poi ricominciare. E tu sei un uomo sensatissimo, malgrado le apparenze. :)

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  24. Ciao, Enza,

    Onda,

    Eutrone (la mostra andò bene?)

    RealRedgirl (sei comunque qui, non c'è bisogno di molte parole)

    Gugl, tu come stai?

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  25. Costanza, come si fa a sparire da un corpo? L'odio ed i limiti diventano inevitabilmente dialettica ed accettazione, se non si vuole uscire di testa.

    Inter nos: io non voglio uscire di testa.

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  26. Gabriele,

    rispondo di Sì ad ogni tua domanda, rispondo di Sì agli attraversamenti di lontani deserti,

    rispondo di Sì al tuo monito di "durare ancora".

    E concludo con i versi di Montale che aleggiano, fortemente, nelle tue ultime parole:



    "Tu non ricordi la casa dei doganieri

    sul rialzo a strapiombo sulla scogliera:

    desolata t’attende dalla sera

    in cui v’entró lo sciame dei tuoi pensieri

    e vi sostó irrequieto.



    Libeccio sferza da anni le vecchie mura

    e il suono del tuo riso non é più lieto:

    la bussola va impazzita all’avventura.

    e il calcolo dei dadi più non torna

    Tu non ricordi; altro tempo frastorna

    la tua memoria; un filo s’addipana.



    Ne tengo ancora un capo; ma s’allontana

    la casa e in cima al tetto la banderuola

    affumicata gira senza pietá.

    Ne tengo un capo; ma tu resti sola

    né qui respiri nell’ oscuritá.



    Oh l’orizzonte in fuga, dove s’accende

    rara la luce della petroliera!

    Il varco é qui? (Ripullula il frangente

    ancora sulla balza che scoscende …).

    Tu non ricordi la casa di questa

    mia sera. Ed io non so chi va e chi resta. "

    (E. Montale, La casa dei doganieri, in Le occasioni, IV)

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  27. Renata, sono venuta di qui pensandoti e pensando a quanto ti verrei a trovare questa sera nella tua stanza al piano di sopra cosi' a fare due chiacchere. Proprio questa sera che e' successo quel che e' successo. Quello che mi dici e' una cosa che mi tengo stretta. Io da te mi sento a casa. Con molto affetto, Ludo.

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  28. Ludovica, cosa è successo?

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