L'albero è un po' cresciuto ed io mi sento meglio.

foto stanko abadzic
Quale fertile finzione è ora, per me, pronunciare queste parole:
mi hai dato il taglio dei tuoi occhi, senza reticenza
e lo spazio giusto per narrarti il mio passato,
senza anteporti, senza anteporti,
come se l’ascolto delle mie lunghe storie
fosse più importante di un’intera Primavera,
con le sue rose languide, con le sue rose languide,
con le sue promesse d’aria,
con le sue promesse d’aria,
d’amore.
Mi hai reso Rosa Gialla,
luce sul Nilo,
enigma che si rivela al mondo,
parola che si distende,
prezioso balbettìo,
una panchina, quella,
che abita gli amanti,
il loro fiato
al centro.
Oggi mi sento io,
non è importante,
no,
ma tu non dirlo a nessuno.
gianmaria testa, come di pioggia
Per indole, non sono affatto sfavorevole alle "finzioni".
RispondiEliminaPer indole nemmeno io sono sfavorevole alle finzioni, purché non facciano del male a nessuno. perché, se ne sono vittima io, mi strazio. un abbraccio, diciche, buoni giorni
RispondiEliminaAle, chiariamoci: per finzioni non intendo mica bugie da rivolgere a qualcuno. Le finzioni sono solo voci che invento nella mia testa, dei "tu", insomma, che non esistono. Della serie: io me la canto ed io me la suono.
RispondiEliminaOctave Mannoni, uno psicoanalista francese, definirebbe "ostinato teatro mentale" questo tipo di immaginazioni.
RispondiEliminami pare di conoscerle, queste finzioni. e se queste sono finzioni ben vengano! sono talmente reali! la realtà a volte suona davvero finta.
RispondiEliminaSono passata ad ascoltare i tuoi canti e i tuoi suoni...mi è sempre piaciuta la tua ostinazione...ma questo tu lo sai.
RispondiEliminaCiao Renata
bhe' a leggere queste parole mi si allarga li cuore. soprattutto: mi hai lo spazio giusto per narrarti il mio passato. perfetto. contenitivo e libero.
RispondiEliminaCerte conversazioni. certe sensazioni, certi incontri ed anche certe finzioni (perchè no ?) se non noi, fanno star bene il cuore ;) NIKKA
RispondiEliminaSono davvero in volo prof. La porto con me, con il suo peso. Da allora, continuerò. Mi passi il testimone con scioltezza, ci riuscirà? Lo accoglierò con reticenza o lo accetterò perché non vale opporsi?
RispondiEliminaUn bolo steroideo: ecco il testimone.
Maria Grazia, è urgente che noi parliamo. Mandami, ti prego, i tuoi numeri telefonici, via mail (ho smarrito il tuo indirizzo). Se davvero questo testimone ti debbo passare ( e giuro, giuro che questa è l'ultima cosa che vorrei), voglio farlo, almeno, con il calore di una voce.
RispondiEliminaMi farò vedere, ci sentiremo. Mi dispiace aver lasciato così un commetto del genere senza cura o delicatezza. Non volevo angosciarla. Mi dispiace, a presto :)
RispondiEliminaDomani è il gran giorno
se dico bello
RispondiEliminapotrebbe sembrare la solita solfa
no
dico che hai scritto con l'ossigeno
e mi fa piacere
detto come mi viene
ma è una cosa
non so
tipo la scorza di un pane casereccio
bene
leggere lo scambio di commenti fra te e maria grazia mi fa tremare...ti stringo renèè son qui.anche se assente,ma son qui
RispondiEliminaBuongiorno a tutti.
RispondiEliminaMi pare che la struttura-blog sia in crisi. C'è chi chiude, c'è chi vuole chiudere.
Dispiace sempre trovare "case chiuse",
con quella perdita di motivazione
sulla forza delle parole per tenerle aperte.
Maria Grazia, comincio da te. Non sono angosciata, tu non mi angosci. Una leggera ansia di sapere, una leggera ansia. Ho solo urgenza di passarti delle dritte importanti e consentimi di dirti che, dopo tanti anni, so per certo quanto esse siano importanti.
RispondiEliminaCon la speranza sempre che, dopo "il grande giorno", non siano affatto necessarie.
Non ho mai provato un affetto materno verso le mie alunne, tranne che per te.
E tu, questa cosa, la sai.
E sai anche perchè: la tua testa, la tua sensibilità, le tue "immagini" spingevano il mio cuore a sentirti come possibile "evoluzione".
Non crearti "falsi problemi" nei miei riguardi. Credimi, questo non è momento di "falsi problemi". Invadono la mente e l'anima, rubano, indebitamente, una necessaria energia.
ti voglio bene.
Le realtà, Onda, sono necessarie, ma troppo spesso così prevedibili, così noiose.
RispondiEliminaEnza, l'ostinazione è una pianta grassa, un cactus che si allunga, malgrado l'eccessivo sole e la mancanza d'acqua.
Spero, Ludovica, di poterti dare questo spazio concretamente, un giorno non lontanissimo da ora, non lontanissimo.
Le finzioni, certe finzioni, Nikka, sono la nostra letteratura. Ho amato molto Jane Austen, la scrittrice, la sua capacità di rendere tutti i suoi "finali" belli. Un abbraccio.
RispondiEliminaAntonio, mi piacciono le cose che dici e le scorze di pane casareccio. Mio nonno, da bambina, a volte, mi faceva mangiare anche quelle con la muffa. "Tutta penicillina!"
Scusa, Morfea, ti ho saltato. Con l'augurio sempre che le tue parole si riempiano di concretezza. E di sole.
RispondiEliminae come le comprendo quelle finzioni. che poi sono finzioni più vere delle verità, spesso.
RispondiEliminaBuongiorno, Real, ieri non ti avevo mica "visto". Tu l'hai letto "Finzioni" di Borges?
RispondiElimina