Dai, non avere paura a mettere qua quello che senti...

foto Lucia Leuci
Sono giorni di grande allegria, oh sì, grande allegria.
Le uniche persone per le quali provo veramente stima e rispetto sono quelle che si trovano faccia a faccia con la morte, perché hanno avuto la sfortuna di nascere in un angolo di mondo cupo e bastardo, o di ospitare nel proprio corpo nemici organici che le fanno a pezzi, giorno per giorno. E per chi sta loro vicino, senza paura con paura, con adeguatezza senza adeguatezza, vicino.
Sono convinta, sento che non manca moltissimo al mio personale passaggio nel nulla cosmico, me lo dice il mio corpo. Ma mi potrei anche sbagliare, io a decifrare i suoi messaggi, enfatizzandoli. O lui a darmeli, esasperandoli.
E, nella confusione, non si capisce più un cacchio.
Si gira, vacuamente, un po’ di qua e un po’ di là, a ricordare l’associazione di un buon spaghetto con le vongole e di un gustoso vino limpido e locale, la bellezza delle imperfezioni e dei capricci del caso, che ti conduceva, inopportuna, nei tempi e nei luoghi sbagliati-giusti, là dove c’era spesso allegria e disinibito incanto. E un corpo che rispondeva, senza che tu gli comandassi nulla.
Ora, è necessario che io sappia, se me ne devo già andare o se mi è dato di restare ancora un po’.
La seconda ipotesi non è che mi dispiaccia molto, perché sono forgiata alla fatica e perché avrei un sacco di cose da fare, non ultimo affinare le mie scritture. E dare vita finalmente al mio spettacolo teatrale, con le giuste alternanze di intenso e di comico (diciamoci la verità, tale alternanza in una vita “sana” non dovrebbe mai mancare). Sarebbe bello vedere parole, già di per sé ubriache,
correre sulla scena ed insinuarsi nelle indefinite zone di confine di qualcuno, sarebbe bello vederle vivere tra le luci, grate a chi dà loro una voce e dei colori.
L’ipotesi inversa richiede invece una buona dose di pragmatismo: che fare prima di andare? Innanzitutto, pagare i propri debiti con la coscienza. E qua respiro, ché ad un’analisi serratissima, da brava “Perdente” quale sono stata, non ho buchi di tarlo profondissimi da risanare. Le questioni economiche già si possono sorvolare a priori: non avendo un accidenti, nessuno litigherà per dividersi il nulla. Le cose: libri, collane, orecchini, cd, un pc del 2000, una macchina che sto pagando a rate. Vedranno loro, autonomamente, di associarsi a chi offre maggiore spazio e capacità intelligente d’uso. L’unica che avrà difficoltà di allocazione, sono certa, sarà la mia pedaliera elettrica che, con le sue spie e le sue lucette, potrebbe essere riciclata come gioco.
Le cose dell’anima: forse non sono stata troppo coraggiosa, competitiva, autorevole, forse non ho saputo amare, forse non ho gridato abbastanza contro le sferzate stolte dell’ingiustizia, forse sono stata zitta quando avrei dovuto parlare, forse non serve a nulla dirsi tutto questo, ché la valigia per i viaggi lunghissimi è troppo piccola. E zavorra, inutile zavorra, sono i rimpianti.
Insomma, messe a tacere le lamentele solite delle mancanze e dei “non-ho-ancora-avuto”, io sarei pronta.
Pronta per vivere.
O per andare.
io non so se sono pronta a lasciarti andare, ma temo che la mia opinione non conti poi molto in un contesto allargato...
RispondiElimina*********
RispondiEliminaSho carissima, forse farnetico ma, in questi giorni, mi sento davvero davanti ad un bivio. Spero faccia parte solo del mio amore per il tragico teatrale. :*
RispondiEliminachiaro che le parole che salvano qui non sono possibili. Solo parole di compagnia, parole per un sorriso, parole per dire che finché ci sono parole così bisogna sperare.
RispondiEliminaun abbraccio
gugl
spero in un ciclo basso solo di tipo psicologico. anche se il tuo scritto contiene sempre la stessa energia.
RispondiEliminanel film "genesis" della perennou il narratore dice che siamo molecole momentaneamente agglutinate in una struttura e che queste molecole permangono , anche se si agglutinaranno in un'altra struttura, umana, animale o vegetale che sia.
in fondo , questo, è un laico , laicissimo pensiero che ci parla di una possibile eternità.
probabilmente io non avrò la tua stessa forza, quando il bivio mi si presenterà
si dice anche che occorre lasciare qualcosa di sè.
come lo scrivere e il combinare i tuoi post tripolari.
non hai bisogno di affinare la scrittura (no di certo: è lucida, viva , brillante). ma se quasta fosse la via: forza con l'affinamento della scrittura!
un tenero abbraccio
strano ma non "sento" preoccupazione e non ti sento in pericolo...non perché io sia una carogna e nemmeno perché non senta affetto reale per te, che solo i banali definirebbero un'amica virtuale.
RispondiEliminaSento che ci stai dando una lezione di vita, sento che poni una questione di verità; mi accompagni a vedere in quel bivio ogni istante della vita, che bisogna essere pronti a vivere o a lasciar andare. L'hai capito prima di me, di altri.
Scusami allora se non sono preoccupata, è questo sento e questo ti rimando, carissima amica :)))
Cara Renèe,
RispondiEliminatu diciche sei di fronte a un bivio. Sai, otto anni fa io ho avuto un infarto di tipo Q, insidioso perché asintomatico. Dopo l'intervento al cuore e il bypass, a Natale sono andato a casa del primario di cardiologia della mia città con il regalo di Natale. Abbiamo parlato del più e del meno, quando a un certo punto lo scienziato mi fa: "ma stia tranquillo! i bypass oggi durano anche dieci anni!".
Là per là, mi è sembrato bello. Poi, però mi sono fatto qualche conto e mi è sembrato poco, che mi concedesse poco.
Qua per qua, mi ritrovo, dopo otto anni a pensare che arrivare a dieci sarà una concessione, un piacere che mi viene fatto, ma il tempo è virtualmente scaduto. Non mi sono mai informato sulla durata dei bypass, ché preferisco pensare a quello che segue:
dopo l'intervento, rimuginavo nella testa le idee, i pensieri, le cose da dire al mio rientro. Cosa avrei ostentato? sicurezza o saggezza postuma?
Mi venne facilmente da pensare che la percezione della 'brevità' della mia vita, ché mi sentivo di cristallo, ormai, non comportava di necessità il fatto che nell'ordine del tempo io dovessi finire prima di tutti gli altri con i quali mi ritrovavo ad interloquire. Cosa dire agli altri? State attenti? E' facile morire? Ci vuole poco!
Insomma, decisi di non dire nulla. A cosa poteva servire dire ad altri di stare attenti!? I fumatori dovevano smettere? Gli aspiranti diabetici dovevano fare dieta?
Mia cara amica, per nostra fortuna non siamo padroni del tempo. Non sappiamo quanto ci sia dato vivere. Tu sai bene che si dà una sola forma di saggezza, quella senecana che ci conduce a vivere intensamente l'istante eterno e a godere dei giorni felici uno per uno, come se ognuno fosse l'ultimo che ci sia stato dato in sorte.
Oltre la saggezza, grazie alla quale procediamo con le nostre solitudini, c'è il nostro corpo. Come tu dici. Con lui abbiamo un conto sempre aperto. Ogni giorno ci tradisce in qualche cosa.
Oggi a scuola mi hanno festeggiato, perché me ne vado in pensione. Da domani sono 'libero' di muovermi. Sono pronto a partire, per raggiungerti. Per abbracciarti. E per sgridarti. Non puoi farci venire lo spavento. Qui si tratta di verificare di persona.
Un abbraccio...
RispondiEliminaAura
cara diciche,
RispondiEliminanon so se tu sia effettivamente a un bivio o meno, quel che so è che le tue non sono esagerazioni perché tu scrivi ciò che vivi e quel che conta è ciò che si sente e nient'altro.
Ti voglio bene
Ciao, Renatì...ti pare poco!?
RispondiEliminaEssere "pronta per vivere.
O per andare"
Sono sempre meravigliose le parole che dici,
e anche essere in quello stato lì,
esserne consapevoli,
beh, non credo sia cosa da poco.
Il razionale insegue attimo dopo attimo una viammella leggera, che gli segna la via.Solo quando la raggiungerà e supererà, sarà libero di volare nell'infinito.Ciao!!!!!!!!
RispondiEliminaE non è così, forse, che dovrebbe sentir ognuno? Io ci penso, spesso, più di quanto potrebbe esser naturale e giusto, e credo che così tutti dovremmo sentirci. Perché esser pronti a qualsiasi evenienza è l'unico modo per poter dire di aver veramente vissuto, senza essersi lasciati vivere.
RispondiEliminaguarda che ci si dimentica sempre qualcosa, da mettere in valigia, per cui controlla bene che ci sia tutto, e se poi manca qualcosa si provvederà sul posto. Quella valigia dovremmo tenerla pronta tutti, magari con lo stretto necessario, un cambio e via dalla pazza folla! Amare non è semplice: nel senso che non è semplice essere ricambiati, e nemmeno ricambiare e tanto facile...però guarda? Cos'è questo, se non amore?
RispondiEliminaL'altro giorno ho avuto un colpo di sonno in macchina, i pensieri dolcemente mi portavano fuori strada, ho aperto gli occhi ed ero già nell'altra carreggiata...e oltre ancora, per poco...e non avevo nemmeno lo spazzolino da denti con me.
Renata, io sento come Leti e Gabriele. Vorrei subito venirti a trovare. E ti mando il sorriso di Rose che ha il tuo stesso ospite, sui 70 anni e vive nel mio palazzo. Ludo
RispondiEliminaScusami Renata, sono ancora io. Sai a volte davvero ti penso nel mezzo della giornata, penso a chi sei, a quello che dici. E sento che ti voglio proprio bene e che voglio il tuo bene.
RispondiEliminaLa tua consapevolezza trattata nel tuo modo speciale è da ammirare.
RispondiElimina" Spero faccia parte solo del mio amore per il tragico teatrale."
Un sorriso per te, Renée.
Un abbraccio.
RispondiEliminaCome fare a commentare quel che hai scritto?
Io non lo faccio.
Non aggiungo altro.
Alla lucidità non si può aggiungere altro.
Io non lo faccio.
Non aggiungo altro.
RispondiEliminaHo riletto il titolo.
Dai, non avere paura a mettere qua quello che senti...
Quello che sento tu l'hai letto da me:
... perchè le tue parole le sento nella carne.
Sono parole tue.
Per tutti: pure se i miei fossero farneticamenti o follie, accoglieteli ugualmente. E' così che mi sento, dopo tre mesi di nuove cure e di nuovi problemi che, invalidanti, abbattono. Tipo l'udito. Sono sempre un po' costretta a contenermi. Ma queste cose girano dentro. Non sapevo dove metterle, le ho messe qua.
RispondiEliminabacio
dopo, risponderò per bene.
a me basta questa risposta. questo tua condivisione.
RispondiEliminaun abbraccio
gugl
Mi vergogno, come le persone che urlano, ma non sanno bene perchè lo fanno.
RispondiEliminaMi vergogno di aver coinvolto anche voi, nei miei pensieri neri.
Quello che ho detto è solo una percezione interna. Non c'è nessun elemento oggettivo a confermarlo, i disturbi aggiuntivi alla mia patologia di base, che non passano, mi fanno desiderare ardentemente un sollievo, uno qualunque.
Dicono che devo avere pazienza.
Ancora? Rispondo io.
Mi sembra che prescrivano ad un affamato di digiunare, con un panino in mano.
Poi, però, penso, che cercare di togliere tutti i malloppi dall'interno sia ancora desiderio di esserci, di comunicare, di non lasciarsi travolgere dal desiderio di una radicale distanza.
L'ho detto: il comico, il sentimento del tragico spesso si alternano, spesso si mischiano.
La voglia di ridere, di sminuire, di capovolgere è, in me, provata, ma ancora tutta intatta.
orax, gugl, amalteo,letizia, gabriele,aura, sho, ottobre, perturbamento, onda, boris, grazie di esserci.
RispondiEliminaGabriele, tu curati, alla luce di quanto hai detto, mi pare che il tuo ultimo pensiero, adesso, sia di preoccuparti di come sto io. E se le mie percezioni sono cantonate, troverai altri modi per sgridarmi. Tanto, davanti alle tue parole, io mi inchino sempre, le "sento", le ascolto, sono vive.
Gugl, e sapessi quanto mi fanno bene queste "parole di compagnia".
RispondiEliminaLetizia, io mi ci sdraio nelle tue percezioni, esse allontanano gli attacchi del tragico. Avercene e tante di "carogne" come te. :*
Amalteo, "la donna del trittico" ti abbraccia e ti ringrazia perchè la tua presenza, che poco sa di virtuale, non sfugge mai davanti alle oscillazioni del vivere.
Ottobre, non so se si tratta di consapevolezza o di un delirio un po' stanco. Vedremo. ti abbraccio, intanto.
Hai ragione, Perturbamento. Spesso mi gira in testa quella frase che hai messo nel tuo blog: "Ogni cosa sfocia nell'insopportabilità". Certe volte l'accolgo a braccia aperte, e mai cosa mi sembra più veritiera, altre me la rigiro tra le mani, cercando di fregarla.
Onda, ti invierò un thermos, da potare in macchina ripieno di caffè, nei viaggi lunghi, in quelli brevi, reali o immaginari. Senza retorica, per favore, sta' attento. Piuttosto che da quelle di Thanatos, ci sono migliori lusinghe da cui lasciarsi soggiogare, no?
Ludo, abbraccia Rose per me. E pure la tua sensibilità merita, costantemente, di essere considerata e, a te stessa, ricordata.
Boris, il titolo era anche un autoincitamento a superare il pudore di dire certe cose. Poi, io e te, al di là delle parole, anche nei rimbombi delle parole stesse, ci capiamo.
Shoruel, Sho, esatto, hai capito perfettamente.
RispondiEliminaAspetto tua foto, ok? :*
Dici, tu ti vergogni?
RispondiEliminaOra ti racconto cosa è successo a Shoruel il 2 giugno:
Dopo una serie di peripezie che l'avevano alquanto alterata Shoruel inserisce la sua carta prepagata postale in una macchina distribuisci soldi e digita il pin
glielo da sbagliato, ma lei sa che non è così, lo ridigita, lo ridigita, lo ridigita... e le trattiene la carta.
Reazione di Shoruel:
BRUTTI FIGLI DI PUTTANA NON VI SOPPORTO PIU'! SBAM SBAM (sono due pugni sul tastierino numerico) VI ODIO!!! PUM (calcio contro il muro) SIETE DEGLI SCHIFOSI Shoruel si gira per uscire si accorge che c'è la videocamera di sorveglianza quindi facendo in modo di essere ripresa nitidamente riprende: NE HO I COGLIONI PIENI ANDATE A FANCULO FAN CU LO sillaba bene perché si possa leggere il labbiale e aggiunge gesti inequivocabili con braccia mani e dita VI ODIO! sputa e se ne va finalmente placata
ora ti dirò: non ho ancora trovato il coraggio di andare a reclamare la mia carta prepagata, lunedì però devo andare assolutamente e mi vergogno come una ladra...
e tu mi dici che ti vergogni??? Ridi con me (e di me) e non pensare alla vergogna che è una brutta bestia :-)
Sì, Sho, mi hai fatto molto ridere. E poi voglio che tu lunedì, dopo, racconti. :)
RispondiEliminaSento che ti voglio bene, renata cara. Lo dico e lo 'metto' qui.
RispondiElimina(...il resto te lo dico in privato, eh...)
Marinella :**
Renee, sapessi quante cose avrei da dirti, ma mi trovo un po' bloccata in questo momento e ieri ho fatto casino con le parole. Ma, quale vergogna? E ti vorrei venire a trovare per venirti a trovare, stop.
RispondiEliminaMarinella, Ludo, donne con l'anima a posto, amiche, voi due, sì, voi due, avete una cosa bellissima in comune: la limpidezza. Anche se non vi conoscete, fidatevi di me.
RispondiEliminaOggi, anche grazie a tutti voi, amici-virtuali-ma, nell'essenza, nientaffatto-tali, le inquietudini si sono un po' sollevate. Pensieri claustrofobici scivolano di più, senza attecchire.
merci
Lo sento da un pò il tuo malessere. non lo leggo, lo sento. E ti percepisco come un animale imbrigliato e stremato in una rete. Ma un animale che lotta per allontanare la resa, la fine, oltre la sua resistenza fisica. Ogni tanto si concede attimi di abbandono, di recupero. L'istinto di sopravvivenza a volte logora le reti.
RispondiEliminaOdio sempre più il fatto di non abitarti vicino ;) NIKKA
Siamo tutti come i replicanto di Blade Runner. Nessuno di noi conosce la data di scadenza. Dovremmo ricordarcelo sempre.
RispondiEliminaScrivo una cosa seria e poi la "ammazzo" con replicanto. Non è serata.
RispondiEliminapassa da me Renée, parole per te
RispondiEliminaCredo che NIKKA abbia ragione. Spero di cuore che oggi tu stia già meglio.
RispondiEliminaBonjour.
RispondiEliminaNikka, e "l'animale" in questione, che pure nella gestione della sua cattività ha commesso molti errori, ora si vuole sentire libero almeno in una cosa:parlare e dire. In attesa di altri possibili margini di libertà.
Pyperì, non c'è niente da fare: tu ci sei proprio nata simpatica, e, al tuo primo segno di vita, ginecologi ed ostetriche si saranno scompisciati dalle risate.
Arsenico, come diceva uno famoso, ma famoso assai, : " Mais oui, je suis encore vivante".
Ottobre, le tue parole mi hanno restituito una specie di "integrità", e questo succede ogni volta che mi trovo di fronte a scritti in cui è predominante il profumo di verità.
RispondiEliminaSei stata grande e coraggiosa, lo sai?
dici ti voglio bene
RispondiEliminalunedì ti racconto tutto :)
Sho, idem. E lunedì non combinare troppi casini. :)
RispondiEliminaVado e vengo in questo post. Leggo le tue parole nei commenti. Non riesco a dire nulla di sensato. Nel cuore aspetto nuovi segnali.
RispondiEliminaMia cara amica,
RispondiEliminagiovedì 26 sarò a Milano, per un impegno presso la Fondazione Exodus. Io non so bene in quale parte del mondo tu sia ubicata. Ho un impegno solo venerdì mattina: poi riprendo l'aereo per Roma. Se tu sei ubicata nei paraggi di Milano - 2-300 km - passo a prendere il the da te. Fammi sapere. Ti abbraccio, Gabriele
P.S. - Ho voglia di abbracciarti e di pomiciare un po' con te. Dalla foto che ci hai fatto intravvedere qualche mese fa mi è sembrato che tu sia una donna passabile. Vorrei approfittarne, se tu non hai niente in contrario.
Gabriele
E dunque buongiorno.
RispondiEliminaSono giorni in cui non ci sto tanto con la testa. Il blog mi distrae e molto.
Esagerato, tranquillo. Aspettiamo questi nuovi segnali e che ci siano una buona volta. :)
Caro Gabriele, io sono una donna del Sud, calabra, per la precisione. Niente a che vedere con la Milano mitteleuropea. E, al momento, non in grandissima forma, tanto che i capelli, per protesta, stanno diventando irti e gialli. Adhunc, mi sa che le affettuose pomiciate, verso le quali, preciso, non ho nulla in contrario, le dobbiamo rimandare a quando le condizioni fisiche saranno un po' migliorate ed i capelli, la testa, il cuore avranno ripreso il loro giusto colore, nonchè una più naturale direzione. :))
grazie per tutto quello che ho imparato leggendoti, per il tuo coraggio e quello che regali, un raggio del mio sole per te cara diciche. Valentina
RispondiEliminatu hai ragione Renata, per quel che serve la mia opinione
RispondiEliminae non ti vergognare di regalarci le tue debolezze o le tue urla
ci riempiono :***
un saluto alla donna con i capelli irti e gialli.
RispondiEliminascrive Parini:
"Ma che? Tu inorridisci, e mostri in capo, / qual istrice pungente, irti i capegli / al suon di mie parole?"
un bacio da parte mia
gugl
un saluto alla donna con i capelli irti e gialli.
RispondiEliminascrive il Parini:
"Ma che? Tu inorridisci, e mostri in capo, / qual istrice pungente, irti i capegli / al suon di mie parole?"
un bacio da parte mia
gugl
Adoro le donne del Sud :-D
RispondiEliminaBuona giornata (riguardo la carta non me l'hanno data, che non sapevano più dove fosse :- )
Buongiorno.
RispondiEliminaValentina, le parole come le tue donano senso al mio vagabondare verbale. :)
Miss, ecco, ci sei, meno male. :)
Gugl, Parini, che mi ricordi...Ho cercato di evitarlo sempre, dal liceo all'università. Ma quando studiavo per il concorso, me lo sono trovato di fronte, lui ha parlato, io ho parlato, e, per quanto il discorso nostro fosse nettamente inferiore a quello tra il Vecchio Poeta e Jacopo Ortis, tuttavia, dai, poi non è stato così male. :)
Sho, l'importante, ripeto, è che non hai combinato casini. :)
RispondiEliminati sento le ali, ti giuro che te le sento. Qualunque biforcazione del bivio prenderai. Lo farai volando.
RispondiEliminaCiao Renèe.
RispondiEliminaHo cominciato a leggerti grazie ad una comune amica ed ora un poco alla volta mi avventuro in questo tuo porto virtuale/reale.
E quel che mi viene da dire è che trovo una intensità lirica
"sottostante", davvero incisiva.
La cosa che più mi colpisce è che questa intensità nasce da scelte e da riflessioni umili, quotidiane, che però all'interno dei tuoi discorsi acquistano una valenza universale.
C'è un coraggio stupefacente che nasce io credo dalla convinzione che la vita, qualsiasi essa sia,
ci chiede d'abbandonare le difese
e avventurarsi in mare aperto.
Anche semplicemente mettendo a nudo i nostri punti deboli,
le fragilità, le ferite e le cicatrici.
Ci sento tutto questo
Avverto che è vita vera
quella che traspare luminosissima in questo luogo.
E' il coraggio estremo a renderla accecante in mezzo al nero dei giorni.
Un abbraccio e un immenso grazie per essere tutto questo. Per testimoniare con la tua stessa presenza la profondità, al tempo stesso affascinante ed inqueitante
di quell'abisso che è la Vita.
carlo
Buongiorno Renee cara, stai meglio vero? un bacio ludo
RispondiEliminaGrace, mi tranquillizzano queste tue percezioni. :)
RispondiEliminaKlimt, le tue parole belle hanno il dono del vero incoraggiamento. Le storie degli uomini sono così diverse, ma c'è un nucleo antropologico comune, nelle emozioni, nei sentimenti, nei cicli della vita. Vorrei continuare a "scavare", fiduciosa che la mia esperienza crei buone risonanze. Che non rimanga un fatto a sè, che non avrebbe senso. Grazie, Klimt. :)
Ludo, di umore sì; e intanto cerco le persone giuste, capaci di curare. :)
e conoscendomi posso solo dire che hai ragione! :-)
RispondiEliminaRenatì quando posso venire a trovarti?
RispondiEliminaMariafrancè, prossima settimana? :)
RispondiElimina