Da qui

Che poi passi pure un intero pomeriggio a sentire tarantelle
e a vedere l’anima muoversi
oltre le forze di gravità,
e non si fa mica male il peso dell’ottimismo
quando cade,
ma quella domanda
quella domanda
entra
“da qui a lì che vedi?”
Non vedo storie,
no,
sento la solita mano immaginaria
sulla testa,
la mano mi tiene sempre
quando cade,
ma è muta,
non posso controllare la
sua punteggiatura
non ne ha,
non so nemmeno se è stonata
la mano
o se canta parallela
in un film di inizio Novecento.
Sta lì,
magari dovrei pure ringraziarla,
la mano,
ma è sempre e solo una mano muta sulla testa,
mi irretisce,
non parlo.
Non ditemi "è questione di momenti che poi passano”,
meglio essere muti che quel linguaggio lì,
è che vorrei insegnarle l’altra vita
a questa mano,
quando il peso di 5 dita sulla testa
lasciava le sue impronte,
solo impronte,
eppure
chiazze di un rosso così vivo.
Sul viso.
Lo so che non si capisce una mazza,
RispondiEliminama un senso,
a modo suo,
ce l'ha.
:)
no, non ti potrei mai dire che poi passa
RispondiEliminati dicevo che ci sono alti e bassi. parlavo della tua soggettività.
la mano qui è oggettiva
si può imparare a convivere con una mano così pesante e spingente?
forse tu lo fai dandole il nome: ... mano ...
Quella mano..., muta, forse anch'essa un po' autistica..., leggera, anche un po' stonata..., magari starà "pensando" come raggiungerelo quel viso per lasciarvi chiazze di rosso vivo... Sporgiti un altro po'... Buonanotte, piccolè ;)*
RispondiEliminaIl flusso tra sentire e ricevere tra sollievo e bisogno è in mano alla nostra percezione. Con quella tu dai mano alla mano. NIKKA
RispondiEliminaBonjour, Madame, pour vous...
RispondiEliminahttp://www.youtube.com/watch?v=-6Zh8ypPPTY&feature=related
Buongiorno a tutti.
RispondiEliminaHo una lista di blog che considero particolarmente brutti, ma ci vado spesso, ce l'ho tra i preferiti (non i vostri, per carità, non i vostri). Una specie di gusto dell'orrido che mi pervade, specie in certi momenti. Forse anche un interesse antropologico-sociologico che mi spinge ad individuare anche qui, specchio virtuale del reale, mi spinge, dicevo, a cercare le strutture del Nulla che si organizza, e fa branco, e si autocompiace di se stesso.
Ho detto.
:))
[spero di non essere fra gli orridi...ti sfioro da un pò...curiosa e ammaliata dalle foto del mediablog...sempre d'impatto emotivo...e questo post...è come se si cadesse dalla bicicletta e temi di non sapere risalire e cerchi perenne il conforto della mano che sorregge anche se la mano è mutata...nel tempo]
RispondiEliminaLa lista di quei blog? No, non posso farla, questione di netiquette. :)
RispondiEliminaAmalteo, galantuomo, te lo ribadisco, te lo ripeto, le tue parole eleganti sono sempre state di stimolo e di calore, per me, qui. :)
Babel, magari starà pensando proprio questo. :). Grazie del link. Come ti dicevo stamattina, io Yves Montand lo amo. Un uomo con quegli occhi e con quella voce non può non incarnare un ideale. Ed io, io sarò mica la reincarnazione di Simone Signoret? :)
Ok, Nikka, oggi mi dedicherò a sollevare un po' le percezioni positive. Et merci. :)
Vedi, Morfea, anche solo leggendo le parole che hai deciso di regalarmi stamattina, non credo proprio che ti inserirei in quella "lista". Non credo, no. :) Passerò a trovarti. :)))
RispondiElimina[t'attenderò...]
RispondiElimina[sei impronta di cipria
mistica rimescolanza
fra ondulate notti]
Morfea, stasera passo. Se tu potessi farmi trovare anche una pizza al forno a legna, giusto così, per gustare meglio le tue parole, ecco, non sarebbe male. :)
RispondiEliminaInvece si capisce tutto.
RispondiEliminaMi conforti, Esagerato. Sono meno ingarbugliata di quello che penso. :)
RispondiElimina[oddio pizzaaaaa...ecco solo a parlare la mia lingua s'impasta...io amo la pizza]
RispondiEliminama perchè, quando si parla di qualcosa di noioso, si dice, che pizza?
RispondiElimina( non c'entra, ma c'entra - scentrato )
Morfea, moi aussi. :)
RispondiEliminaRamificazioni, questo modo di dire, per la pizza mia, è una grande offesa.Può essere che sia derivato dalla Regina Margherita, magari era un piombo. Poi, per traslato, è passato sul dono che quel geniale cuoco napoletano aveva preparato per lei. :)
sicora che quella che mangi tu è di sola farina fatta?
RispondiElimina;-D
Sicura no. Può essere pure che la Signora Elena, madre mia, ci aggiunga qualche fogliolina strana, pensando che sia basilico. E invece no.
RispondiElimina:)))
[magari me la fai conoscere che assaggio pure io la pizza con fogliolina strana???: ))))]
RispondiEliminaBuongiorno a tutti.
RispondiEliminaNon riesco a leggere i commenti al post su Yves. Voi li vedete?
Morfea, magari sì. :)
Niente,
RispondiEliminanon riesco a leggere i commenti.
tesoro, ma quella mano di chi è?
RispondiEliminaProva a carezzarla, prova...
Quella mano, Sho, è appunto immaginaria. :)
RispondiEliminaanche le mani immaginarie apprtengono a qualcuno, dai, non barare! ;-)
RispondiEliminaDai, Sho, per una volta sola, fammi barare. :)
RispondiEliminae dov'ero che non l'ho letto questo post? ora l'ho letto e ho ripreso in mano la situazione..un saluto
RispondiEliminaOnda, le situazioni complesse si riprendono con la mano sinistra. Così, almeno, diceva Castaneda. :)
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