Diciche è sentimentale, troppo sentimentale.
edith piaf jeune
Il discorso è semplice:
un film drammatico mi deve fare piangere,
quel pianto che va a lavare qualcosa di importante e che, poi, il giorno dopo,
si dimentica.
Dicono, i critici, che le biografie, al cinema, in genere fanno schifo,
che risultano sempre troppo romanzate, pronte a nascondere le miserie delle umanità fenomenali che descrivono. O, peggio, pronte ad esaltarle, quelle miserie, in maniera fottutamente sensazionale.
Negli ultimi anni, tre ne ho visti di film ispirati a grandi nomi: Quando l’amore brucia l’anima, sulla vita e la carriera del mitico Jhonny Cash. Ho pianto come una disperata, tra le vicissitudini del musicista stra-drogato e stra-alcolizzato, riascoltando, poi, i suoi pezzi più struggenti, che già amavo;
Capote, Truman, proprio lui, lo scrittore omosessuale americano. Nel film si scava assai nel torbido: i rapporti tra Truman e un assassino nel braccio della morte, la cui storia viene da lui utilizzata per un famoso libro. All’assassino, lo scrittore ostenta una passionale amicizia, salvo poi non alzare un dito per salvarlo, pur potendolo fare. Ho pianto, discretamente e a lungo, riprendendo in mano qualche pagina di quel famoso libro;
La vie en rose. Il film su Edith Piaf stava accanto al mio lettore da quasi un anno, volutamente dimenticato, anche se della Mome Piaf, da ragazza, ho imparato a memoria tutte le canzoni.
Ieri, mi ha chiamato, ché già l’ho detto un sacco di volte, pure le cose chiamano, nei momenti più giusti o in quelli meno opportuni. E così, stanotte, io e la “Mome” siamo state insieme per quasi due ore e mezza, lei pazza e isterica, disgustosamente diva, o bambina di inizio Novecento con una storia strabordante di abbandoni, e due gentitori, acrobati e cantanti, francamente schifosi. Lei tanto alcolizzata, da diventare a 40 anni vecchia e con le spalle curve, e cinica, tanto cinica, viva davvero solo nella sua voce ed in quell’unica parentesi d’amore con il pugile Marcel, precipitato insieme all’aereo che aveva preso per raggiungerla.
Ecco. Il pianto, stanotte, non si voleva fermare più, ed io mi sono sentita carica di parole, che volevano uscire, uscire, uscire…parole diverse da queste, che sono solo banale e soggettiva cronaca.
Comunque, le lascio qui, con quell’anima mundi che ha scelto proprio il suo corpo piccolo. E la sua voce.

io l' ho visto qualche mese fa. ho mantenuto un discreto distacco quasi tutto il tempo. poi è arrivato quel pianista che ha preso a suonare 'non, je ne regrette rien', lei si è esaltata e lì mi si sono aperti i rubinetti fino alla fine del film.
RispondiEliminaGhiandaia, lo volevo pure scrivere, è esattamente da quel momento che anch'io ho cominciato a frignare. Quello proprio è il momento-spannung del film. Grazie di averlo detto. :)))
RispondiEliminaLa sua voce! In suo onore, quando ho scoperto eMule, ho 'scaricato' tutti gli album e tanti video. Per mesi non ho sentito se non la sua voce. Per me, è la voce femminile. Me la portavo dentro da quando ero ragazzo e avevo sentito alla radio qualcuna delle canzoni più famose. Al ginnasio, ho studiato la lingua francese, che non ho smesso di amare. Durante il corso di Filosofia ho lavorato per tre anni su L'essere e il nulla di Sartre, a cui ho dedicato la mia tesi di laurea. Mi sono formato sugli esistenzialisti e sui situazionisti francesi, sull'estetica francese del novecento, sui poeti e sui romanzieri. Amo il cinema francese. Con il tempo mi sono accorto che stava accadendo quanto ti ho elencato. Ma la Francia è la sua voce, che mi procura ancora i brividi, quando la rivedi nei filmati d'epoca all'Opera o in teatri in cui sola sulla scena riempiva tutto lo spazio con le onde della sua anima. Non era bellissima. Eppure, ho sempre pensato che se l'avessi incontrata, non avrei potuto fare a meno di amarla. Quando mi sento ammaccato e infelice, la cerco, perché lei è medicina per l'anima.
RispondiEliminaNon dirlo a nessuno, ma a volte mi accade di piangere, quando risento Non ,je ne regrette rien. Praticamente, piango sempre.
Kensington, a piangere spesso, allora siamo in due. Adesso ti voglio raccontare una storia: l'amore più intenso e lungo l'ho vissuto con un filosofo napoletano, 10 anni trascorsi insieme in una mansarda periferica di Roma. Lui girava sempre con i Séminaires di Lacan, in una tasca della giacca, Sartre nell'altra. 22 anni, io, 38 lui. Praticamente, della Francia degli esistenzialisti, mi ha fatto conosceree tutto (o tanto, diciamo). Trascinandomi, come primo dono d'amore, a Parigi. Primissima tappa, Le Café Flore, al tavolo che fu di Sartre, Camus, Merlau-Ponty, Simone De Bouvoir, Boris Vian, Juliette Greco. Tante cicche per terra, la sua emozione negli occhi, io, inesperta e ingenua, ho cominciato a cantare: La Vie en rose. :)
RispondiEliminaNon riesco ad ascoltare la musica qui da te. Volevo riascoltare quella canzone senza salire in soffitta a tirar fuori un vecchio 33 giri.
RispondiEliminaMome Piaf me l'ha fatta amare mio padre.. NIKKA
Dimenticavo le donne francesi!
RispondiEliminaUltime per importanza, le donne francesi; soprattutto, quelle il cui nome finiscein "e": Catherine, Simone, Renée.
Come resistere al loro fascino? Io le immagino avvolte nel profumo delicato di Chanel, con un foulard di Dior al collo...
I luoghi dell'anima poi stanno in Provenza e nella douce France.
Su Lacan avrei voluto fare un dottorato dopo la laurea, ma a Roma nessuno se la sentì di seguirmi. Continuai da solo, per qualche decennio. Non sono mai riuscito a mettere le mani su Encore, il X dei Séminaires, sulla sessualità femminile: ne ho avuto solo notizie indirette.
RispondiEliminaChi non ho amato dei grandi: Simone de Beauvoir (di cui possiedo tutta l'opera), Merleau-Ponty, Lèvi-Strauss, Foucault, Lacan, Dérrida, Nancy, Valéry, Bataille, Jankélévitch, Yourcenar, Morin, Irigaray, Latouche?
Ma tu sei francese?
ahio non lo dovevo leggere sto post, ora non mi esce più la canzone dal cervello
RispondiEliminaoh quando lggevo "la nausea" di sartre, e camus, gide...ma ero troppo preso dal rock allora, o cominciavo ad ascoltare jazz. La Piaf, si, la conoscevo, ma non ci rientrava, mi piace più ora...un pianto ogni tanto ci sta bene
RispondiEliminaWè, buon pomeriggio a tutti.
RispondiEliminaDiventerò una zucca, a furia di dormire. :)
Orax, e che fa? Canticchiala e quando lei sarà stufa, vedrai, se ne andrà da sola. :)
RispondiEliminaOnda, che belli i nostri Amarcord...Se caso mai, nei prossimi giorni, tu volessi farti un pianticello, guardati il film. Su Edith. :)
quanti bei nomi! senza i francesi e i tedeschi, il pensiero moderno sarebbe un piffero borghese.
RispondiEliminasu le donne francesi non mi pronuncio, ma dico solo che quando sento parlare francese, mi 'emoziono' come Gomez, il maschio di casa Addams :-)
gugl
Come Gomez? Ahahahahah. Gugl, chiarissimo sei stato. :)))
RispondiElimina(Il pensiero limpido che ti contraddistingue).
facciamo lavorare jung.
RispondiEliminaquando nella personalità è più attiva la parte "pensiero", allora la funzione "sentimento" irrompe in modo irrefrenabile.
io piango anche per le scene o per le canzoni più semplici, non solo per quelle circondate da alone mitico.
ti immagino cosa mi capita per la mia nina? o per il film i ponti di madison county?
oggi il mondo è popolato da donne con la funzione maschile. più dure di un maschio primitivo.
non sanno cosa hanno perduto.
mi trovo lietamente qui a condividere il piacere della commozione. lasciarsi andare, allentare il fottuto io egoico ...
i tuoi racconti di parigi ed amsterdam mi sono rimasti nella memoria.
mi piace immaginarti al bar mentre ascolti nina ...
inseguendo un'altra traccia ho trovato questa:
RispondiEliminaPiangere al cinema
Durata: circa novanta minuti
Materiale-, un lungometraggio
Effetto: calmante
II film deve essere adatto: niente film per intellettuali, ma uno facile da seguire, prevedibile, con un intreccio leggero. Una storia d'amore è l'ideale. Meglio sedersi molto vicini allo schermo come per non perdersi neanche un'esclamazione, diventare un tutt'uno con esso, dimenticare tutto. E per finire credere che tutto quanto si vede è vero e immenso. Assolutamente bello e triste al tempo stesso. Diventare farfallone, sartina, si-gnorinella. Ma totalmente, altrimenti non è cinema. Non avere alcun distacco critico, nessuna triste serietà. Smontare sistematicamente ogni diffidenza, ogni dubbio. Diventare un ottimo spettatore, farlo con spudoratezza e decisione.
E quando gli amanti si separano, l'eroina muore, l'assassino, il male, o l'imbecillità trionfano, i sogni si spezzano, i cuori si lacerano e i violini suonano in sottofondo e le percussioni rimbombano, allora lasciatevi andare al pianto liberatorio a calde lacrime. Senza riflettere o vergognarvi. Caldamente, intensamente, senza fine. Sentitevi pure disperati e rassicurati al tempo stesso, travolti dalla storia, incapaci della minima resistenza, distrutti dal dispiacere, felici di lasciarlo fluire, incuranti del resto.
Poiché di questi tempi si coltivano sempre più il cinismo, la freddezza, la denigrazione, la derisione, conviene sperimentare di spontanea volontà e liberamente i buoni sentimenti. Senza calcolo alcuno, solo per il piacere di farlo. Questa fiera mollezza delle lacrime innocenti nasconde un piacere particolare, un crollo delle barriere, una perdita temporanea della corazza.
Roger - Pol Droit, Piccola filosofia portatile. 101 esperimenti di pensiero quotidiano, Rizzoli, 2001
dunque piangere al cinema è un salutare esercizio filosofico.
non siamo i sli sul cuor della terra a lasciarci andare
c'è del metodo nel lasciarsi andare
Buongiorno a tutti.
RispondiEliminaSe la mattina mi sveglio già stanca non dipende solo dal caldo.
E’ che la notte, dormendo, faccio un sacco di kilometri.
Stanotte ho attraversato a piedi il confine calabro-lucano, poi quello lucano-campano, mi sono immessa sulla Casilina e, tra una sosta e l’altra a mangiare anguria in qualche casolare,
ho raggiunto Roma, ritrovandomi davanti al fruttivendolo, sotto la mia ex casa all’’Aessandrino.
Ho fatto la spesa, ho gustato un po’ di quotidianità di quello che fu il mio quartiere, poi, mi sono svegliata.
Qualcuno dovrebbe suggerire al mio inconscio refrattario che, almeno nei sogni, esiste il teletrasporto.
:)
Prezioso amico Amalteo, preziosi i tuoi interventi, che amplificano e legittimano tutto quello che volevo dire. Comprensione a 360 gradi, la tua, completa, mai solo cerebrale. Ama, Nina è legata ad Amsterdam, Edith a Parigi. Due voci che rievocano città così straniere, eppure così familiari.
RispondiEliminaAdesso, sai che faccio Amalteo? Cerco il libro di cui parli e, se lo trovo, lo piazzo a sinistra, nella libreria, a disposizione di tutti gli amici che capitano qua.
Grazie.
:)
vorrei dire cose, si, Jung piuttosto che Lacan , le donne che mantengono la grazia e finiscono con la é (come lè??..) ma anche con la o e anche se non finiscono.., e poi le notti a sconfinare a piedi, a nuoto, in volo o immobile....
RispondiEliminasolo una cosa, invece, ti voglio dire, che non c'entra o forse c'entra fin troppo: nel tuo venire al mondo Colui che osserva misura e dona deve aver "soffiato" a lungo e con grande cura
ciao cara amica :)))
Lè, sei potente. Stamattina, dopo un vacuo girovagare sconcludente, ero arrivata alla mesta conclusione che sto diventando scema, ancora di più. Sai quando, pragmaticamente, hai bisogno di una piccola iniezione di fiducia? Ecco, sono venuta e l'ho trovata qua, tra le parole tue. :)
RispondiEliminaE tu, per me, sei Lè. E sempre lo sarai.
:)))
Ecco cos'era quel rumore sotto le mie finestre, stanotte. Eri tu che sputavi i semi del cocomero.....
RispondiEliminaSì, Perturbamè, ti ho chiesto pure uno stuzzicadenti, non ricordi?
RispondiElimina:)))
Passo al volo da te...
RispondiEliminaLe cose che chiamano nei momenti più giusti; il pianto liberatorio che consola, rigenera, mette in relazione ragione ed emozione; Jung; la Francia (nonostante i francesi...); le donne con la 'e'; le parole di Amalteo...; le donne 'non finite' di Lé; tu che cammini di notte macinando chilometri e mangiando anguria.
Leggo e sto bene.
Marinella :*
Marinè, :******
RispondiEliminaParole, frutti di incroci, parole-mandarancio, belle.
lo guarderò questo film, promesso
RispondiEliminaSho, solo se ti prenderà. Con i film, come con i libri, come con tutto, in realtà, il feeling deve essere reciproco.
RispondiElimina:)
sapete che si sta bene qui, si dico alla pagina.. ; non ci si conosce eppure ci si conosce, tutti. Sarà il magnetismo della padrona di casa, sarà l'anguria e sarà il mandarancio, il rosso sullo sfondo, che pare nero ma è rosso, a volte azzurro intenso, anche, c'è aria fresca, c'è ..:)))
RispondiElimina(senza orpelli..)
Lè, se fossi più brava al Pc, se riuscissi ad inserire la musica nei commenti, ora metterei una canzone che mi frulla in testa, ad hoc con le tue parole...
RispondiEliminaEhi, grazie.
:)))
"Parole-mandarancio." Ma come ti vengono certe cose?! Non lo so, ma stupisci ed incanti.
RispondiEliminaHa ragione Lé: è proprio bella 'la pagina'. Padrona di casa inclusa, of course.
Marinell-'E' :*****
Édith Giovanna Gassion chanteuse réaliste chiamata passerotto (“Piaf”).
RispondiEliminaUna carezza per l'anima...
MarinE', sarà l'aria del Sud? Può essere? :*********
RispondiEliminaProprio Lei, Nialta, proprio lei, la signorina Gassion. :)
evabbé, basta che lo inizi a guardare quando sono dello stato d'animo adatto, io guardo praticamente tutto!
RispondiEliminaE allora con te, a rimbambirti la testa di indicazioni cineatografiche, mi scialerei, Sho. Impazzisco di fronte alle anime ricettive. :)))
RispondiEliminaMia cara amica, son tornato dopo una settimana in Sicilia passata a ricaricare in qualche modo le batterie
RispondiEliminaTorno e ti leggo in questo post.
E non posso che darti ragione.
Di più ancora.
Penso che non solo hai ragione dal mio punto di vista ma che io pure sono fatto così.
Un film drammatico mi deve prendere e spesso lo fa
Tanto è vero che non di rado mi scendono lacrime durante la visione di certi film
Piango, si.
Anche se sono un maschietto Anche se sono un uomo e secondo la mentalità comune un uomo certe cose non le fa e non le sente.
Invece non mi frega un cazzo.
Piango e ho gli occhi lucidi
Perchè?
Perchè è proprio come dici.
Quando un film, una storia, un racconto per immagini ti prende sul serio, quella commozione, quelle lacrime ti lavano.
Ti purificano. Ti aprono mille circuiti mentali e muovono mille energie.
E quando poi te ne vai e torni a casa senti che dentro di te si è aperto un nuovo spazio.
Uno spazio di accoglienza. I nonni dicevano "ti si allarga il cuore" e credo sia proprio così.
Si crea più spazio, più capacità di silenzio e di ascolto per accogliere la vita.
Sarò pure io sentmentale?
vabbè, che importa?
L'importante è sentirsi in sintonia con il nostro nucleo essenziale.
buona domenica Renèe.
carlo
p.s.
ahh...dimenticavo una cosa tecnica
ti da ancora lo stesso problema quando apri il mio blog?
si apre qualche popup e appare ancora il msg di Alert?
Klimt,
RispondiEliminabentornato.
Ti conosco da così poco,
eppure mi sei mancato.
Ti dirò una cosa semplice:
Ho grande, grandissima stima per gli uomini che, al momento giusto, sanno piangere. E' che mi sembrano più forti,
meno condizionati e veri.
:)
Carlo, purtroppo l'antivirus, da te, mi segnala ancora il trojan djaler. :(
boh... non so più dove cercare allora
RispondiEliminaho tolto ogni counter e ora ho verificato ogni riga del template ma non mi pare che ci siano codici strani o link sospetti
Mi sa che continua ad apparire il messaggio di alert
pure da ateo
finirò per andarmi a prendere una bella benedizione!
:-)
Klimt, buongiorno.
RispondiEliminaPer risolvere il problema, quoterei Monsignor Milingo. :)))
Dopo, però, dai, vengo a fare un giretto nel tuo blog e vediamo che succede.