Se avessi un figlio, io gli direi così.
(E lui mi manderebbe a quel paese, ovvio, lo so. :) )

Assordante, ripetitivo, noioso
“…il ritmo di una lingua usata più per nascondere che per parlare…”.
VUOI RACCONTARE QUALCOSA? E RACCONTALA, NO. INVECE, TU CHE FAI? GIRI A DESTRA, POI VAI A SINISTRA, SALI IN ALTO, SCENDI GIU’, COMINCI UNA DIGRESSIONE, E NE INSERISCI UN’ALTRA. CE NE METTI ALTRE DUE, SI’, SI’, SALTI L’INTRODUZIONE, MA PREPARI LA PREFAZIONE, SCRIVI SENZA CAPPELLO, POI SCRIVI CON I GUANTI, ENUNCI LE TUE TEORIE, TI SALTANO I SENTIMENTI, RIPRENDI I SENTIMENTI, SI PERDONO LE TEORIE. NA ‘MBOINA E’. Calmati, ia’. Beviti un bel caffè. Poi fatti una scaletta: che cosa voglio dire? A chi? Perché? E soprattutto: qualcosa da dire io ce l’ho? No, figurati, quello non è un problema, tutto si può inventare. Ma, per carità, non ti lanciare subito in periodi lunghi, lunghi: 4 principali, 80 subordinate, sei Cicerone, tu? Proust? E allora…Soggetto, predicato, complemento. e punto. Ancora: soggetto, predicato e complemento. E punto. Dentro, a poco, a poco, ci ficchi un’ideuzza, pure una cosa piccola, bella, pulita, chiara. E la complessità? La complessità? Già, quello è un gran bel problema…Wè, peccerè, tu potresti avere pure ragione, ma non t’illudere, e non ti illudere no, che se tu scrivi in modo che non si capisca un cazzo, sei l’essere più complesso, profondo, affascinante. Una mania questa è: corteggiare l’Oscuro, l’oscuro, l’oscuro. La complessità è una faticosa conquista. Intanto, vuoi far ridere? Vuoi far piangere, far riflettere o fare cosa? E allora, se ti rileggi, ti devi scompisciare, commuovere, devi connettere i fenomeni, ad uno ad un uno. Per primo, tu. Altrimenti, non ti illudere, ti stai parlando addosso e forse non ti capisci neanche tu. LECITO. Ma non venirmi a raccontare che vuoi comunicare attraverso la scrittura. Comunicare che? Anche lo smarrimento, per smarrirsi veramente, ha bisogno della cura che poni alla tua mente, tra le tue dita. Gli artisti sai che fanno? Ti trapanano la testa, il cuore, il fegato, forse pure la colicisti. Ti regalano parole che creano delle immagini, vive, vive quanto può essere il tuo sorriso, qui, ora. Se parlano del mare, il mare tu lo vedi, lo senti, lo tocchi, annusi quell’odore di salmastro che lasciano le onde, e sudi, sudi, cercando di fuggire via dal morso dello scirocco. Che dici? Vuoi diventare un artista pure tu? E allora cominciamo, su, su: soggetto, predicato, complemento, magari punto e virgola, al momento, niente di più.
:)
N.C.C.P., 'A rumba de' scugnizzi.
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