Arigatò
(che anno era? Forse il 1993)

foto nobuyoshi araki
Se devo partire per il Sud, devo partire. Se ci sono le agitazioni dei lavoratori ferroviari, devo trovare un altro mezzo, chiaro. Se ho paura dell’aereo, non rimane che la mia amica Elsa o l’autobus della Simet, ovvio. Se non voglio passare il Natale ad arrovellarmi l’anima su dove la mia amica Elsa possa essere sparita, dopo aver detto: esco un attimo, non rimane che quel maledetto autobus, cristo santo.
E così sia. 6 ore senza fumare, una sola fermata a metà strada per fare la pipì, bagaglio ridotto al minimo, e così sia.
N.36, ho chiesto un posto vicino al finestrino, il 35 è già occupato da una signora giapponese di mezza età, che mi saluta nella sua lingua, mentre le cade il mio super zaino in testa, io sorrido, a lei e ai buoni segnali della vita: non sarò costretta a conversare. NON SARO' CoSTretta a conversare. Almeno questo, amen. Comunque, a scanso di equivoci, tiro fuori i miei libri, 2, ed il walkman con dentro Mozart. Dopo mezz’oretta buona, mi sembra che la signora sorrida con più insistenza, che mi guardi forte, io alzo gli occhi verso di lei, e non lo so ancora che quel gesto così innocuo…"Tu ha occhi buoni buonissimi, di donna delicata, tu appare forte, decisa, tu invece ha anima come fiore di mia terra, tu è troppo sensibile, tu…” Che, poi, una, lì per lì, pensa che rispondere a due parole così, oltre che educato, possa essere una semplice parentesi, una digressione piccola piccola, come guardare il cielo o controllare l’andatura dell’autubus, casomai il conducente sia ubriaco. 3 domande faccio, 3: come si chiama, da dove viene, perché si è avventurata verso la mia oscurissima città del Sud. “Yukio”, dice, “mio paese vicino Hiroshima, io avere figlia sposata con dottore che lavora in tua città, io passa là vostre feste e conosce mia nipotina di 3 anni, che io non ha mai visto ancora.” . Se arriva da Hiroshima, se è sopravvissuta a Enola Gay, se ha una nipotina sconosciuta, e, soprattutto, se ha voglia di parlare, sono fottuta, fottutissima: moralmente, non la posso più ignorare. “Tuoi occhi parlano tanto, tuoi occhi bellissimi, perché tu non è felice di tornare a casa?”
Se è pure una veggente, chiudo definitivamente i libri e non se ne parla più.
Mi ci dedico completamente. Le indico quelle 4 o 5 nozioni geografiche che so, ma lei, più che al panorama, sembra essere interessata ai libri, sui quali io divago, perché, ogni volta, prima di partire, ne prendo due a caso, quelli che più si sporgono dal quarto scaffale della libreria. Questi due li avevo già letti tanti anni fa e, purtroppo, ora, si ritrovano qua, perversa e monotematica accoppiata. Ma la signora Yukio, curiosa com’è, ha già preso il primo, mi chiede autori, personaggi e trame, io, fedele alla verità, già rispondo: “Carissima, ne La filosofia nel boudoir, questo tale, il Marchese De Sade, vissuto in Francia alla fine del ‘700, espone le sue teorie filosofiche, con parentesi di ignobili orge, dal gusto freddo e ripetitivo, che si concludono sempre così: - al bidet, al bidet!-, ovvero: - ora che ci siamo ben bene divertiti, andiamo tutti a lavarci, poi, vi esporrò ancora le mie tesi filosofiche, e poi ricominceremo a fare sesso, macchiandoci delle peggio cose, in primis l’incesto- " “Molto interessante, tu brava a spiegare, tu dice me anche dell’altro.” “Signora Yukio, ma lei non ce l’ha una macchina fotografica, non le piace fare fotografie?” “No, io non è mica come tutti gli altri giapponesi, io voglio portare via ricordi veri, parole, voci, storie, ecco, tu parla me, ora.” “E vabbè. L’altro, Sodomie in corpo 11, è di un certo Aldo Busi, uno scrittore omosessuale molto bravo all’inizio, cioè prima di andare in televisione a fare pagliacciate che gli hanno fatto vendere tanti e tanti libri, ma che hanno oscurato la sua bravura di scrittore. Una storia di viaggi, qua e là nel mondo, persino in Africa, con linguaggio a volte sconcludente, a volte crudo, che sempre là va a finire, nell’idea e nella prassi della sodomia”. “Tu dice me cosa significa SODOMIA?”. Mi accorgo solo ora che Yukio ha un tono di voce abbastanza alto e che tutti i passeggeri dell’autobus sono diventati solo Orecchie, pronte ad afferrare ogni minima sfumatura di ciò che ci diciamo . “Dopo, Signora, dopo. L’autogrill, lo vede? Scendiamo, ci ristoriamo, io mi sparo due caffè e due sigarette e continuiamo poi.”
Lo sportello si apre e scappo, ho bisogno di 5 minuti di sana solitudine, scappo, ma Yukio mi corre dietro, appresso appresso a me. Mi blocca un braccio, mi guarda dritto negli occhi: “Io offre te caffè, tu fai me promessa: perdona, tu perdona chi di tua casa ha fatto te male, lasciando ferite sull’anima tua così forte che io vede con miei occhi e sente con mie mani. Perdona, tu”. Potrei domandarmelo, ma non me lo domando proprio come ha fatto questa straniera a capire che io e mio padre sono anni che… a mala pena ci parliamo io e lui; quando scendo giù, dai miei, mi viene subito voglia di ripartire, sentendomi immersa in un’aria totalmente straniera, come se quello che è stato, la naturalezza dell’amore non esistessero più. Me l’abbraccio forte, è piccola, come tutte le giapponesi, giriamo veloce veloce nell’autogrill, lei compra cadeaux per la bambina sconosciuta, pure io, sì, vedo le caramelle piene di coloranti con i ciucciotti (quanto le ho amate da bambina!), e gliele metto in mano: “Da parte mia, Yukio, dalle alla tua nipotina sconosciuta."
Le ultime due ore e mezza di viaggio lei le passa a dormire.
Io non faccio nulla.
Respiro semplicemente aria di casa, parole sempre più di casa: Pollino, Tarsia, Spezzano Albanese, giù giù fino alla strana città, già avvolta nella notte, piccola, meschina, perbenista, protetta nella sua valle circondata da montagne.
Mio padre, nella ritmo diesel bluette, dai finestrini posteriori offuscati per risparmiare sulle spese, sta là, molto nervoso, per i suoi tre quarti d’ora d’anticipo. Yukio scende ed è travolta dall’abbraccio dei suoi, non ci siamo salutate per bene, ma non me ne dice di farlo ora, disturbando il loro incontro. Entro in macchina, li guardo ancora da lontano, vedo mani giapponesi, mani grandi e mani piccole, che salutano proprio me. Riconoscente, sorrido.
“Papà, che dici, come stai, è già caduta la neve?”
Lui mi guarda stupito, i suoi occhi orgogliosi, sì, un po’ gioiscono.
“Non ancora, figlia mia, ma domani, o domani l’altro, di sicuro, cadrà.”
Ryuichi Sakamoto, David Sylvian, Merry Christmas Mr. Lawrence
anche questo parla di un incontro intersoggettivo.
RispondiEliminac'è questa trasformazione dell'umore provocato dalla invadenza intuitiva della compagna di viaggio.
è questo incontro casuale che determina una voglia di casa
'notte, renèe
innanzitutto vorrei sapere che fine ha fatto Elsa, poi se la neve è caduta. sono tanto curioso di quello che è successo prima e di quello che è successo dopo. E anche di quel che è accaduto durante, di tutti i tuoi pensieri extravaganti di quel viaggio, anche se irrecuperabili dalla memoria.
RispondiEliminanotte renata
Bello questo racconto.
RispondiEliminaperchè esiste la "magia" che può assumere sembianze giapponesi s'è necessario. auguri se non ci sentiamo
RispondiEliminae buonasera.
RispondiEliminaio, di auguri, non ne so fare. non ne farò.
l'unica cosa che posso dire, in questi, come in tutti i giorni dell'anno, che un uomo deve cercare, fino alla fine, la sua consistenza di uomo.
e rialzarsi innanzitutto da solo, per come può.
magari proprio non chiudendo completamente le porte.
Esattamente, Amalteo. Ascolta, oggi non è una giornata di grande energia, per me. Alla tua mail, al più presto, risponderò.
RispondiEliminaCarlo, sicuramente un giorno ti parlerò di Elsa. Merita. Meritano i nostri rocamboleschi viaggi in macchina, da Roma, fino a giù. Tanto noi ci sentiamo spesso al telefono, no?
Grazie, Pyper.
Onda, tu lo sai meglio di me, la magia bisogna averla anche negli occhi, altrimenti scivola tutto nel modo più tipico che abbiamo noi uomini di far scivolare le cose: i pregiudizi e l'a-significatività.
Osmin-Carlo-Aarkel, (dicendo: Pessoa, farei prima) ma come cavolo sei andato a ripescarli quei post così vecchi?
RispondiElimina:)
cose normali appaiono più di quello che sono. è che c'è paura, in realtà, di mostrarsi, in genere. si bada troppo agli occhi degli altri.
RispondiEliminaquesto slegato dal testo qui soprasottoquestotestotuoqui
non ho gli occhi adatti per leggere, ora.
saluto.
Renata, quante lingue sai usare?
RispondiEliminaPerchè scrivi in un blog quando la tua scrittura meriterebbe ben altro?
Comunque, ho capito. Non ti farò gli auguri. Solo un abbraccio forte.
RispondiElimina;)
Un racconto splendido per intensità ed ironia.
RispondiEliminaDici che non sai fare gli auguri. Non importa, continua a cercare.
Con stima.
Lorenzo
Concentrati di significati. Da sempre adoro certi incontri casuali e fugaci. Spesso è un viaggio a portarli e non a caso..
RispondiEliminaNIKKA
Buon giorno a tutti.
RispondiEliminastanotte, vedendo un film di Coppola ( che poi non era proprio un granchè), mi è ritornata voglia di studiare. Quegli studi "seri" CHE RICHIEDONO molta fatica e concentrazione. Partendo dagli anelli mancanti. Per es., io non so l'inglese. Per favore, qualcuno sa dirmi da dove cominciare per impararlo?
No corsi esterni, solo metodologie informatiche e casalinghe.
Se non ci poggiamo su sfide concrete, rischiamo di inseguire solo fantasmi.
:)
Ramificazioni, gli occhi degli altri, le vite degli altri ci sono molto più vicini di quanto noi stessi possiamo immaginare. Più arriva il Natale e più, in me, si agita l'anima buddista. :)
RispondiEliminaEsagerato carissimo, domande, le tue, alle quali non so rispondere. Però mi tengo l'abbraccio. :)
Lorenzo, ecco, questo sarebbe davvero un bell'augurio da girare anche agli altri: continuate a cercare. :)
Nikka, e sono proprio quei piccoli e scalcagnati viaggi, tra volti e storie sconosciuti, che mi mancano assai. Occasioni di apprendimento umano. :)
I miei viaggi in Simet, dal sud verso Roma....me li hai fatti ricordare ...e i film? Indecenti ....ma almeno distraevano dalla voglia di fumare....
RispondiEliminabaci,bacini baciotti
Ciao, Marì.
RispondiEliminaResisto alle tentazioni dei turdilli e della pizza 'mpigliata della signora Elena.
Tu che fai, ti stai abbuffando?
:)
E' un Racconto di Natale strano e bello, mi sembra, una fiaba di inverno, verso il Sud - una fattuccchiera gentile venuta dall'oriente, una viiaggiatrice triste, una viaggiatriste - ecco :) - una bambina sconociuta, un padre, un autogrill, un incontro, un ritorno, una ritmo diesel bluette, l'attesa della neve...
RispondiEliminaA pensarci è fantastico quante piccole cose diverse varie ed eventuali entrino in una storia. Ci vuole un buon attrezizista :)...
Ciao Dickie :)
Costanza
Sì, un buon ATREZIZISTA... qualunque cosa sia.
RispondiEliminaRido.
Mamma, che rimbambimento oggi...
Ciao again, pupa :)
Buongiorno a tutti.
RispondiEliminaUn modo per rendermi simpatico il Natale è sentirlo un po' come lo percepiva Joyce: c'è una nascita che è anche un'epifania. Il bambinello povero resta un bambinello povero, ma chi ha occhi per vedere vede anche la divinità. Insomma una cosa è la cosa che è, ma è anche molto altro. Chissà, magari questa cosa c'è e non è ancora manifesta.
Per quanto io non sia cristiana, per Cristo profeta ho un enorme rispetto.
e, dunque, a chi crede, a chi riesce a vedere la divinità, bonne noel.
:)
Costanza, errori o meno di battitura, in questo strano racconto di natale mi pare tu ci sia entrata perfettamente.
RispondiElimina:*
Renata, sai trasmettere le tue emozioni, indipendentemente dal vetro zigrinato, per questo sei una grande scrittrice :)
RispondiEliminaSebastiano, diciamo meglio, una buona scribacchiatrice. :)
RispondiElimina1) volevo dirvi che ho sempre considerato le vostre parole qui come regali sotto l'albero di natale.
RispondiElimina2) vi abbraccio tutti.
3) per il nuovo anno, mi sono fatta un unico proposito: diventare più intelligente
4) Daniele Luttazzi dice che ci sarebbe una soluzione semplice semplice per risolvere i casini dell'Italia: ci vorrebbe la peste ( come dargli torto) :)
5) oggi sono stata brava, non ho pianto neanche un po', dunque, a cena, berrò mezzo bichiere di vino buono, che un amico mi ha portato stamattina.
6) Non fate gli avari. Non risparmiate parole carezzevoli.Come dice un vecchio detto giapponese: la vita è solo un battito di ciglia.
:)
ok
RispondiEliminama togli quel punto 3
visto che non è fisiologicamente possibile
e che non ti serve
anzi, proprio perchè lo hai scritto non ha motivo di esistere
la negazione della relatività è bandibile
dall'ultimo periodo sono solo le dita a scrivere, per diletto. quindi non mi ritengo responsabile se non fino al punto in cui dico: cancella quel punto tre
un abbraccio verbale
che non è cosa da me
ma è cosa umana
e dunque, mi piego all'ascesa. svesto i panni del diavolo, per dire che è un buon posto, questo tuo luogo
( sono cose che sai, che che ti dice chiunque, questo non toglie il fatto che tu sia donna, e dunque bisognosa di sentirti dire le cose decine di volte, anche se negherai tutto questo )
( rido - auguri - buon tempo )
e cin
carissima buddista, voglio augurarti un eccellente 25 dicembre, compleanno del dio Mitra e di Gesù Cristo oltre che di altri milioni di bambini sparsi nella nostra bellissima terra.
RispondiEliminagugl
Buon Natale,anche se.........
RispondiEliminami sono piaciute queste parole:
RispondiElimina... trovarono Maria e Giuseppe e il bambino giacente nella mangiatoia.
È tutto. Questo presepio di dieci parole è dell'evangelista Luca che nemmeno lui lo vide, come non lo vide il suo maestro Paolo di Tarso: soltanto quei pastori notturni polverizzati nel nulla. Tre nomi, un arnese. Facciamolo anche noi così piccolo e vero il presepio. Leggiamo e rileggiamo queste dieci parole — come ci si curva su un diamante fino ad appannarlo col fiato. Sono tutto il nostro Natale: le ha scritte un medico di Antiochia, senza che la sua penna tremasse per la tentazione di dire di più.
in Luigi Santucci, Volete andarvene anche voi?, Mondadori, 1969, p. 33
sono latitante da parecchio tempo, ma ti seguo e ti penso, cara renee.
RispondiEliminaun abbraccio
buongiorno a tutti.
RispondiEliminasi sta virando sul natale.
io sto facendo scorpacciate del Maigret con Gino Cervi e di Miss Marple.
Mi hanno regalato collane, orecchini, un libro di Orhan Pamuk: "Altri colori".
Mia sorella, anche quest'anno, ci ha provato a regalarmi un pigiama. Davanti alla mia faccia sconcertata, se lo è ripreso subito, dicendo: "Ok, vabbè, ti regalo una di quelle tute che piacciono a te, con il cappuccio."
:)
Con i gialli filmici o letterari, faccio schifo: capisco subito chi è l'assassino. Saranno tutti i racconti di Conan Doyle, che ho letto negli anni di liceo. Hanno lasciato un'impronta davvero significativa. Più difficile, per me, decifrare gli animi degli umani;credo, anzi sono sicura di incorrere spesso in errori clamorosi. Eccessivo entusiasmo? Forse sì.
RispondiElimina:)
Ramificazioni, sorrido e non ci provo proprio a negarlo che, in quanto donna, e per di più ipersensibile, le cose ho bisogno di sentirmele ripetere non decine, ma centinaia di volte. cin :)
RispondiEliminaCarissimo Gugl poeta, gli auguri glieli restituisco in ritardo, in quanto qua, ieri, non mi sono proprio affacciata . :)
Amalteo, quelle poche parole, iconografia perfetta. :)
Prsisma, un caro abbraccio. E non ti preoccupare della latitanza, io, per es., ne sono diventata una vera e propria esperta. :)
grazie...
RispondiEliminaRenatì,
RispondiEliminafatto cenone di natale e capodanno
ingrassata no
mia madre malata a casa mia
così niente tombolate a casa di giovanni e daniela, tua sorellina
spero di poterti venire a trovare nei primi giorni del nuovo anno
intanto ti dico che ti voglio bene
Idem, mariafrancè.
RispondiEliminaSpero Donna Chiara nulla di grave.
:*