Abiti e monaci

oeuvre de Joseph Beuys
Signore, ci dispiace, non possiamo accontentarla.
Di usato, abbiamo quasi tutto,
dagli spazzolini di Umberto II,
ai sogni di un anonimo venditore ambulante di Instanbul.
C’è la giacca di Sid Vicious, di quella notte maledetta,
i guanti di Rita Haiworth,
la pipa di Conan Doyle,
il sorriso disarmante
di Ghandi, quello della marcia del sale,
il rossetto di Juliette Binoche, ne “Il Danno”, di Louis Malle,
un modellino perfetto di lanterna magica,
l’ultima nota della Nona di Beethoveen,
i pantaloni di Rocco Siffredi,
ma il vestito che cerca lei noi non ce l’abbiamo.
Merce troppo comune, usuale,
al limite del dozzinale.
Oggi l’indossano quasi tutti l’Abito dell’inetto rinunciatario,
lo indossano fino al logoramento totale,
per poi comprarne un altro.
Ci rinunci, signore, pare che, a furia di non toglierselo mai di dosso,
anche i sentimenti diventino lisi, intercambiali,
spersonalizzati e anonimi.
La guarda mai la luna?
Sarebbe disposto a sorprendere qualcuno con un gesto inusuale?
Ecco, allora, adesso esca e cambi direzione.
Ancora, forse Lei si può salvare.
Sting, You remember me
Joseph Beuys è un grande artista, emozionante, disarmante, unico! chi lo ama è già in salvo...
RispondiEliminaDunque, Onda, Beuys io lo amo. Se riesco a rinunciare alla mia buona fetta di "essere rinunciatario", posso salvarmi. Forse. :***
RispondiEliminaI pantaloni di Rocco Siffredi? Perchè? Rocco Siffredi ha mai portato dei pantaloni? Io non ricordo di averlo mai visto vestito.... :-P
RispondiEliminaTarlo
Daniè, per questo sono particolarmente "unici". :***
RispondiEliminaSe ci si riconosce un pò in quello che dici, la lama della verità ti colpisce in qualche punto del corpo.
RispondiEliminaSorprendere qualcuno con un gesto inusuale? Cambiare direzione? A trovarla, la forza di farlo.
Ti voglio bene, magica Dicichè.
S.
Arsenico, è risaputo che noi uomini siamo propensi a scegliere sempre le soluzioni più facili.
RispondiEliminaVero, tutto quello che dici è sempre stramaledettamente vero.
RispondiEliminaEsagerà, ma mo mica per questo ti vorrai incazzare...
RispondiElimina:***
Grande Dicichè ho preso Il Soccombente dalla tua libreria e lo leggerò stanotte.
RispondiEliminaper i pantaloni di juliette binoche e il rossetto di rocco siffedi potrei fare follie :D
RispondiEliminaE...no, non dico. Canticchio: "…una verde frontiera tra il suonare e l’amare, verde spettacolo in corsa da inseguire, da inseguire sempre, da inseguire ancora, fino ai laghi bianchi del silenzio, finché Atahualpa o qualche altro dio non ti dica – descansate niño, che continuo io…
RispondiElimina... ;****
Poi se uno volesse, può anche venire nel blog di Dicichè, potrebbe, voglio dire, anche eludere il centro del post, e naufragare piacevolmente nella divagazione sensuale, ricolma e bizzarra di quell'archivio poetico delle cose bizzarre. Potrebbe fermarsi lì, e troverebbe poesia controdirezione. Poi se decidi di proseguire a leggere il post, c'è il lato disagevole. Perchè inevitabilmente richiama all'appello anche il tuo essere, non solo il sentire. Io ho sempre amato quel brano di un racconto di Borges quello che pare scritto da un aguzzino di un lager nazista. C'è un passaggio in cui l'aguzzino dice parlando del suo amore giovanile per Shakespeare e Brahms: "e ricorda tu o lettore che quando ti perdi in qualunque luogo dell'opera di quei beati e rimani sciolto nella tenerezza e nella gratitudine, ricorda o lettore che anche io, l'infame vi indugiai". Ho sempre letto queste parole così: "io e l'infame siamo più simili di quanto non crediamo, se nel momento in cui ci sentiamo più noi - nudi insieme alla bellezza - possiamo provare le stesse sensazioni". Oggi non rinnego la mia lettura di sempre di quelle pagine, penso davvero di avere molto in comune con l'infame, più di quanto non si possa ordinariamente pensare credo.
RispondiEliminaMa da un po venendo qui, sì con le tue parole Diciche, sono ogni giorno costretto a pensare che la differenza la fa non la poesia in quanto tale, ma la poesia nella vita. Dura e leggera, ma certo l'unica che può farci un po più grandi.
Un abbraccio
Tuo
Osmin
archivio poetico delle cose usate volevo dire. Ma non rileggo mai.
RispondiEliminacioè si che rileggo, mo che credete che i narcisi qui siete solo voi?! però leggo a frittata fatta come si suol dire.
RispondiEliminaBuongiorno.
RispondiEliminaDa alcune cose mi sento un po' "turbata".
Ho mangiato sorbe, stamattina.
Credevo fossero amare,
invece avevano mantenuto intatto
un sapore di infanzia.
Missmì, la tua inversione è bella. :*
RispondiEliminaEcco, Vania, la canzone di paolo Conte, questa mattina, l'ascolterò più e più volte. :*
Mondiperversi, uno dei migliori, nella libreria a sinistra: all'ombra del grande Glenn Gould. :*
Diciche ringrazia Osmin: anche lui, qua dentro, refusi o non refusi, lascia frammenti molto belli di poesia. :*
la domenica non so mai cosa mi devo mettere? tirato come ad un matrimonio? come ogni giorno? che poi dicono: "ma non si cambia mai?" forse ho un abito da monaco da qualche parte (l'aspetto potrebbe esserci) ma chi ci crede!? poi lo sappiamo...beh! tanto tu non mi vedi...allora ti saluto, buona domenica!
RispondiEliminaOnda, vestiti sportivo: un bel maglione rosso. :*
RispondiEliminaha! ne ho comprato uno da poco, però leggero, il cielo è azzurro, e pare faccia caldo.....;)* vieni per l'aperitivo?
RispondiEliminaNon c'è problema, Onda, ho comprato da poco un magnifico Jet. :*
RispondiEliminaah! allora resta a pranzo sto preparando su porcheddu...
RispondiEliminaOnda, tu fare attentato Mia Severa Dieta. :*
RispondiEliminarenèe io vorrei trovarci qualche tuo pensiero smesso
RispondiEliminati bacio
gabriele
gabriè, tu sei una specie di santo :)
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