martedì 8 gennaio 2008

Au théâtre


La Bohême de G. Puccini (Photo: Ramella&Giannese – Copyright Théâtre Regio Turin)


Prendete un teatro, un semplice teatro borghese.


Vi invitano ad una rappresentazione che durerà a lungo.


Gratuitamente.


Spinti dall’idea, per una volta, di non pagare niente vi fate belli e ci andate.


All’ingresso, qualcuno vi rifornisce di penna e block notes.


La cosa vi puzza di partecipazione attiva dello spettatore, di palle sperimentali,


e vi mettete sulla difensiva, ché non avete voglia di pensare a niente, di acquisire coscienza su niente,


per una sera volete solo rilassarvi. Magari, commuovervi un po’,


come succede, per es., davanti ad un bel  Giardino dei ciliegi, di Cechov.


Il Sipario si apre, la scenografia è d’epoca, per cui la palla sperimentale parrebbe essere scongiurata.


La trama è semplice, i personaggi sono pochi, le parole scandite in una poesia prosastica, nulla che offra collegamenti con la realtà, Napoli e la sua monnnezza, le primarie per l’elezione del presidente americano, al qaeda, il pakistan e l’iraq, ecc. ecc.


Il primo atto finisce nel momento in cui Lui e Lei stanno per baciarsi.


Se non fosse per i costumi, state assistendo ad una storia d’amore decisamente atemporale.


Il secondo atto comincia esattamente da dove è cominciato il primo,


e tutto si svolge precisamente come l’avete già visto, fino all’ultima scena, quando Lui e Lei stanno per baciarsi.


Molti di voi smaniano, sbuffano, si agitano sulla sedia o masticano chewin gum nervosamente.


Poi, sulla scena, appare un omino che vi dice di prendere la penna e il block notes,


e vi chiede, con voce impostata: “Signori e signore, conoscete per caso Aguzzate la vista,


quel giochino della Settimana Enigmistica, in cui, ferme restando due immagini uguali, voi dovete individuare la diversità solo in piccoli particolari? Ecco, ora voi dovete sforzarvi di ricordare, se, tra il primo e il secondo atto, avete visto piccole e quasi trascurabili differenze, nelle cose, nelle parole, nei tempi dell’azione”


Un signore dell’ultima fila, che nella vita fa il macellaio, viene preso da un impulso frenetico, si leva una delle sue scarpe pesanti e la butta furiosamente sul palco.


In platea scoppia un parapiglia generale, c’è chi urla, c’è chi fischia, c’è chi dice che se ne andrà a casa, che a questo punto è meglio Bruno Vespa,  e c’è chi, scordandosi di non aver affatto pagato,


strepita come un dannato: “Aridatece i soldi…”


Improvvisamente, vi placate, ognuno riprende il suo posto,


il macellaio recupera la scarpa sul palco e si fa un silenzio partecipato e attento, si sente soltanto


un respirare leggero, che tradisce come un’ansia che arrivi subito la ripresa, che la cosa è importante.


Dopo che avete scritto, si rialza il sipario e si procede così, a rivedere l’apparente unico atto, a cercare di cogliere i particolari differenti, per tutta la notte.


Assonnati, ma entusiasti, stanchi, ma significativamente presenti, molti di voi si arroccano in quel teatro,


e gridano a gran voce: "Bisssssssssssssssssssssss”.


Nessuno davvero si chiede più che cosa sarebbe successo se Lui e Lei,


finalmente, fossero riusciti a baciarsi.


 


P.S. Questa storia ha un senso? La scrivente, che l’ha scritta, davvero, davvero, non lo sa.



J





Gianmaria Testa, Sono belle le cose

31 commenti:

  1. si può andare sul palco a scrutare le posizioni delle lingue? :D

    marcellascema :)

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  2. Il senso del senso è nel cercare il senso. PIù o meno :-P NIKKA

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  3. Nikka, giocavo un po', provocatoriamente. Non credo, in realtà, sia necessario trovarlo sempre. Ehi, Nikka, ti voglio bene, lo sai? :)

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  4. La scrivente, che l'ha scritta, è una donna geniale.

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  5. Questo racconto a tratti, mi ricorda Borges, ma con meno aplomb argentino, e più caciara meridionale ... (se poi gli argentini abbiano aplomb in generale mica lo so io). Quanto al senso delle tue parole, non vorrei abbgandonarmi a congetture. Dopotutto nella lotteria di babilonia borges stesso ha supposto che la grande lotteria influisse solo su cose minime (una sfumatura di ruggine) e lasciasse intatto tutto il resto. Il che ha insinuato in me il dubbio che lo stesso senso delle cose possa stare nelle cose minime e a volte pure in quelle impercettibile, e che il colossale castello dei sovrasensi creato dall'uomo ... sia a sua volta una sfumatura irrilevante nel più grande implacabile meraviglioso dormiente corso dell'universo.

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  6. renèe è bellissimo questo racconto..

    ti abbraccio e sono sollevato di rivederti qua.

    gabriele

    :-)

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  7. E meno male che non t'andava! :DDD

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  8. Oh beh io in una rappresentazione del genere mi sarei divertito un bel po' :-DDD

    Idea geniale :-D

    Tarlo

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  9. questa storia è bellissima...grande invenzione!

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  10. Esagerato, lunga vita a te, alla tua eventuale moglie, ai tuoi eventuali bambini, alla tua stirpe tutta. :)

    Osmin capisce, e capisce sempre tanto. :)

    Ciao, generoso Gabriele. :)

    Sergio, davvero mi sento come una radio, sai quando si cambiano velocemente le stazioni? :)

    E Magari, Tarlo, ne avresti tirato fuori molte vignette con il tuo serpentello. :)

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  11. Onda, e pure alla stirpe sarda tua lunga, lunghissima vita. :)

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  12. diciche, un bacio, io sono sommersa dallo studio, ma un bacio riesco a dartelo :*

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  13. Shoruè, ed io che non sono sommersa da niente, magari ti aiuto un po' a ripetere, va...:)

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  14. Sicuramente la stupenda musica che ci fai ascoltare SI'.

    Il resto fa parte del pianeta kitch!

    Ciao Michele

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  15. Michele, sarò diventata stupida, e può essere, ma davvero davvero non ho capito cosa vuoi dire. La musica, mio caro, è sempre e solo un corollario. :)

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  16. Ha un senso se noi gli diamo senso, perché il senso cos'è? Se non l'interpretazione di quel che ci arriva? Non è forse il senso come la Verità? Vista da più angoli, diversa, plurale eppure unica?

    Ma poi che importa il senso, a me preme l'emozione e questo racconto me ne ha data molta.

    Grazie

    LauraLunatica

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  17. E la notte portò consiglio... ;)

    Très fantastique!

    vania

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  18. ciao...dici...anche il teatro si può benevolmente dissacrare...e a proposito di cose sperimentali e coinvolgenti...una volta ho fatto proprio una figura di cacchio...non ho saputo rispondere a uno spettacolo sulla mafia...che senso di colpa! Uff!

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  19. au théatre comme à la vie verrebbe da dire..ugualmente tutto sembra ripetersi se non per piccoli sfuggenti dettagli, che però fanno la differenza; essì, andrebbero notati e annotati

    bentornata :)

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  20. Lauralunatica, sei una delicatissima cristiana :)

    Vania, tu lo sai che questa surrealtà è nata proprio al telefono con te, e sai anche perchè è nata:)

    No, MissPotter, i sensi di colpa sono bastardi, offuscano e basta. E inquinano anche le nostre colpe reali. Su queste possiamo lavorare, sui sensi di colpa no. :)

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  21. Leti, esatto, au theatre comme a la vie, quando tutto sembra ripetersi con le medesime scene, con le medesime parole, tranne che per apparenti piccoli particolari irrilevanti. E a quel punto la bella semplice domandina, il "perchè" di cui parli tu, non ci sta affatto male.

    Bentrovata a te, in fondo io non mi sono mai spostata. :)))

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  22. Il pianeta al quale mi riferivo non era il tuo, ma il teatro i suoi commedianti e le scarpe e il cruviverba.

    Con affetto Michele

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  23. bissss..dici, non ci importa del bacio, ci importa che cerchino di darselo e che questo anelito li spinga a vivere ogni giorno la loro vita...un bacio! :)*

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  24. Capito, Michè.

    Sai, specie in questi giorni, sono una permalosona.

    Sai, specie in questi giorni, tonta so' diventata. :)))

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  25. Magari, Onda, quel bacio se lo daranno dietro una tenda, no? :)

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  26. non fanno altro dietro la tenda, e se la ridono del mondo

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  27. quando stai in macchina e ti trovi in coda a sbroccare, magari con la vescica piena d'un tratto succede che si libera tutto e neanche ti scappa più...

    ma com'è possibile che nel giro di un attimo è cambiato tutto?



    mica c'erano du' stronzi in mezzo alla strada che non sapevano come mette le lingue per caso?



    io non credo...



    certo pure te stellì!

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  28. Credimi, Qwe, al tuo commento non c'ho capito nulla...:)

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  29. Monologo: mi viene da pensare che davvero davvero non ho detto una cazzata,

    che quei poveri e scalcinati teatranti da me inventati una cosa importante l'hanno capita: uomini, quali siamo, ripetizione e particolari riusciamo a cogliere.

    Fine monologo.

    Domani ritorno a scuola, e a quelle povere mie alunne non so che dire.

    Quasi quasi le metto sotto con lo Spelling.

    :)))

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