Bugie, videotapes sì, ma sesso, giuro, no. :)

E così, quando mio padre mi chiamò al numero telefonico 06 2323 ecc ecc, dicendomi: bella mia, io vado in pensione, tu hai perduto tempo, hai cambiato facoltà, ok, va bene, va tutto bene, ma adesso il padre tuo non ti può mantenere più,
io,
sì,
io,
continuai tranquillamente a fare quello che facevo già da anni: la venditrice ambulante a Porta Portese, la lavascale nel condominio, l’intervistatrice di medici al Policlinico Umberto I°, le lezioni di latino ad orario variabile, con una sola aggiunta: la donna di fiducia in due appartamenti.
In uno dei due, vedevo solo l’appartamento appunto, ché la signora tornava dal lavoro, si buttava sul letto, sarebbe potuta arrivare pure l’aviazione civile, lei avrebbe continuato a dormire e a russare, vabbè.
Con Roberto, pilota dell’Alitalia, la cosa invece fu molto diversa, fin dall’inizio: l’incipit, si sa, in un incontro è assai importante: “Puoi venire a lavorare sempre vestita di nero? Un filo di perle ce l’hai? Non ti dispiace, vero, se, mentre tu sbrighi le faccende di casa, io me ne sto qui sul divano a guardarti?” Certo, una sana di mente, in situazioni analoghe, avrebbe sfoderato una scusa potente, poi, con nonchalance, avrebbe aperto la porta, sarebbe scappata e, per respirare, avrebbe percorso almeno un paio di kilometri. Io no. In fondo, gli occhi di Roberto mi sembravano assai tristi, assai, ma buoni. Così, dissi di sì a tutto, prendemmo accordi sugli orari di lavoro, sulla paga, e la volta successiva ritornai nella sua casa conciata come la più brutta delle copie di Audrey Hepburn.
Cominciai dalla cucina, ne aveva urgente bisogno, ruppi subito tre o quattro piatti di quelli raffinati, ma Roberto fece finta di niente, rimase nell’altra stanza a suonare il suo sax. E quel giorno scivolò così, tranquillo, tranquillo: me ne uscii dopo 4 ore, trascinando sacchi di spazzatura, sudata. Prima di andarmene, però, rimisi i guanti lunghi di pelle nera ed il mio solito sorriso. Nessuna ammazzatina, nessuno stupro, niente di niente, il che, forse, voleva dire che avevo visto giusto.
Per l’incontro seguente, concordammo la pulizia radicale del grande salone. Roberto, sempre sul divano, sembrava veramente immerso nei cacchi suoi, leggeva l’Insostenibile leggerezza dell’essere di Milan Kundera, parole tra me e lui assenti, imperante il rumore di un modernissimo aspirapolvere.
Se, ad un certo punto, mi girai di scatto nella sua direzione, fu solo per quella sensazione strana che provano gli uomini quando si sentono spiati. Roberto aveva una videocamera in mano, mi stava riprendendo. “Robè, scusa, che fai?” “Ti guardo”. Cribbio, e però tu mica me lo avevi detto che questo era il tuo modo di “guardare”, che già l’idea in sé era morbosa, cazzo, Robè, faccio lavori così per mantenermi all’università, mica per partecipare a stupidi giochi esibizionistici, con risvolti che non voglio nemmeno immaginare, e che diamine, un po’ di rispetto! Queste le parole che avrei dovuto dire. Invece, non dissi niente. Mi ricordai soltanto di un film che avevo visto di recente, Sesso, bugie e videotape, ed applicai lucidamente la mia regola di vita principale: rendi utile il Cinema e, quando non sai che pesci pigliare, ispirati ad una delle migliaia di scene che hai visto, scandendo veloce veloce tutti i files. Se non ti stanno ammazzando, hai tempo per impostarne anche il “registro”. Così, mi sedetti vicino a lui, gli chiesi se mi passava la videocamera, gli dissi: “Robè, è evidente che tu hai voglia, bisogno di parlare. Il gioco si inverte: tu mi racconti i tuoi voli, la tua vita, le colorate o cupe catene di pensieri ed i loro anelli mancanti. Io sto zitta e buona, ti riprendo. Giuro, senza interpretare”.
A questo punto, si è capito quale divenne il mio lavoro principale?
Stavo lì, con il macchinario in mano e lui parlava, parlava, ridendo, piangendo, intrecciando storie piccole, grandi, comiche, tragiche, con spazi e tempi intercambiabili, a volte senza finale, ché, a volte, si addormentava prima, ed io ne approfittavo per mettere a posto la sua casa, senza fare eccessivo rumore, senza disturbare: i sognatori, quando sono fragili, hanno bisogno di un’infinita cura.
Di un’infinita cura.
Nei tre o quattro autobus che prendevo al ritorno, talvolta, raramente, mi capitava di chiedermi se ci fosse un motivo preciso per cui la mia vita attirasse sempre situazioni un pochino stravaganti. Ma, la maggior parte del tempo, guardavo fuori la "mia" grande città di Sole e di Vento, sentendomi felice che quel Caos immenso, quel Caos immenso, contenesse anche me.
J
wim mertens, close cover
(Le immagini del video sono brutte brutte ( puah), ma il pezzo di Mertens è uno di quelli che mi piacciono di più)
Sei grande, Renata!
RispondiElimina"felice che quel Caos immenso, quel Caos immenso, contenesse anche me."
Musica molto adatta.
Grazie.
:) Aura
Roberto le raccontava la sua vita...è quasi lancinante questo punto, come quando ti rendi conto che le cose in cui si spera in fondo accadono solo agli altri. Mi rendo conto leggendoti di quanto sia vana a volte una timida speranza.
RispondiEliminaE' vero, c'è bisogno di attenzioni e di cura, molta cura, per tutti però. Non solo i sognatori hanno un'anima sensibile.
Il tuo pezzo è un bel pezzo e la musica anche.
un saluto e un sorriso, buone cose diciche.
Amalia.
A si, questo pezzo è stupendo, verissimo!
RispondiEliminaPer le situazioni strane Renata, non è che capitino solo a te, è che tu nonscappi davanti a loro :-)
Un giorno ti racconterò, si racconterò
Buondì.
RispondiEliminaHo, preso, da oggi, e con molti sensi di colpa, i 20 giorni a scuola.
Stanotte mi sono svegliata di getto, alle 3, con questo generico pensiero: dal tempo, ogni tanto, bisognerebbe estrarne una piccola cosa preziosa. Cosa? Non so.
:)
Aura, la musica, mitica colonna sonora del film: "Il ventre dell'architetto". L'ho già propinata un sacco di volte qui. Mi sorge il sospetto che sto diventando fortemente ripetitiva. :)
RispondiEliminaAmalia, certo, molta cura per tutti, anche per quel filo di amarezza che sento nelle tue parole. Buone cose anche a te, ma chère. :)
Bene, Shoruel, racconta. Io ti ascolterò. :)
Che bel racconto.
RispondiEliminaE' raro incontrare qualcuno che capisca i nostri bisogni profondi, Renata, è quasi un sogno.
RispondiEliminacampare di lavoretti mette a contatto con una gran varietà di umanità, lo so bene.
RispondiElimina"raramente, mi capitava di chiedermi se ci fosse un motivo preciso per cui la mia vita attirasse sempre situazioni un pochino stravaganti"
pensa che io evito di raccontare un mucchio di cose perchè mi disturba che il prossimo mi dica 'ma com' è che capitano tutte a te'?
la verità è che tutti a modo nostro siamo singolari e unicissimi, quando la smettiamo di uniformarci a ciò che ci si aspetta da noi. e per me questa è una speranza, non una bizzarrìa :)
evviva i venti giorni, sono contenta :)
Pyper, movimenti della memoria involontaria. :)
RispondiEliminaPerò, Esagerato, pur accantonando il mito delle "letture trasparenti", ogni tanto capita questa botta di fortuna. :)
Ghiandaia, d'accordissimo con quello che dici. Ed io sono d'accordo anche con la scrittura liberatoria. :)
P.S. Il termoconvettore in questa stanza è alle stelle, sto schiattando di caldo. :)
[io avrei voluto farla...avrei]
RispondiEliminahai vissuto
RispondiEliminavivi
non ti crucciare per i 20
venti giorni sull'ortigara, senza il cambio per dismontar, tapim tapim tapum...
altro che il ventre del sig. architetto
buona serata diciche
al volo ma senza ali
RispondiEliminasolo per dire un'ennesima scontatezza
( esiste? - va bè )
te scrivi che gli occhi fanno un viaggio
così
mica per fare il gentilone
Morfea, sarà l'orario, il rimbambimento congenito, ma non ho capito bene: cosa avresti voluto fare? :)
RispondiEliminaBuona serata, Jonny. Tapim, tapim, tapum mi ha fatto sorridere, mi ha riportato alla mente una filastrocca infantile. :)
Ramificazioni, scontatezza o non scontatezza, io questa cosa tua me la prendo e me la tengo cara. Che senso avrebbe "scrivere" senza fare un po' viaggiare? :)
RispondiEliminabella storia mi piace...(anche io ragiono coi film) che tipo però! brava ad aver affrontato la situazione in quel modo:))*che donna!? che donna!? ti filmerei! :)*
RispondiEliminaOnda, cortometraggio o film intero? Lo script lo possiamo scrivere anche noi, a 4 mani. Tu però poi vai da solo a cercare un produttore.
RispondiElimina:)))
quando non avevo ancora 20 anni andai al parco.
RispondiEliminaEra da tanto che non ci andavo e fu li che lo trovai, questo signore sui 60 che iniziò a parlarmi della sua solitudine. Io non avevo 20 anni e non ne dimostravo manco 18 (16 forse) e questo signore che mi racocntava di sé e del suo essere solo...
All'epoca io ero troppo affamata di umanità per scappare o farlo tacere, ma quando mi invitò a pranzo, anche se dissi "va bene", quando mi invitò a pranzo lo salutai e li non ci tornai più.
Concordi nel dire che sarebbe stata una situazione atipica anche quella? ;-)
Mi è piaciuta l'espressione "un pochino stravaganti", per descrivere le situazioni che attiri :)
RispondiEliminaHai fatto dell'eufemismo ragion di vita :P
Sempre bello il tuo Caos :D
Non so, Shoruel, però, forse, ad un semplice pranzo, ci saresti potuta pure andare: luogo pubblico e parole, niente di male, no? :)
RispondiEliminaQuero, che attiravo, il passato è d'obbligo. Allora, come ora, però pensavo e penso che il segreto per non cacciarsi nei guai sia nell'affondare nel pre-espressivo, là dove si percepiscono le altrui intenzionalità. :)
non ci sono parole...
RispondiEliminasissì, non ci sono.
jessuimoi, buongiorno, forse è la prima volta che entri qua, non ci "conosciamo", eppure voglio dirti una cosa comunque familiare, una cosa così, che sento stamattina: sai, sono contenta di essere a casa e di non trovarmi in una classe a stressarmi, mentre fanno a pezzi Leopardi, scrivendo cazzatine con i telefonini, ed il più delinquente mi dice: "Ma che me ne frega a me della poesia? Voi siete troppo severa, di voi si lamentano tutti, io esco quando mi pare a me, rientro quando e se me ne dice, ecc. ecc."
RispondiElimina:)
ne hai conosciute di persone.
RispondiEliminama ne hai anche pulite di stanze, bicchieri, scale.
tu conosci l'arte della pulizia. quella di "tirare via", prima che "aggiungere"
lo sai che i tui racconti biografici mi colmano di ammirazione. sai che vedo - letteralmente "vedo" - quel professore di storia del meridione?
Quanto mi piace : i sognatori, quando sono fragili, hanno bisogno di un’infinita cura.
RispondiEliminaDi un’infinita cura.
Appartengo anch'io al tuo Caos immenso. NIKKA
Amalteo, sì, tante persone. Molte di loro degne Persone. Con la P maiuscola. Mi sembra di restituire ad esse qualcosa, parlandone, se pur a distanza di anni. Spingere gli altri a spogliarsi dell'ingombrante superfluo richiede un'accortezza sola: che a farlo, per primo, sia tu.
RispondiElimina:)
Nikka, siete nel mio Caos, tu ed i tuoi 4 elementi. Di terra, di fuoco, d'acqua, di vento...
RispondiElimina:)
e certo che avrei potuto, solo che ho avuto paura :-P
RispondiEliminaShoruel, le paure chi non ce l'ha? Io, per es., ora ho paura dei portavoce del Caimano: snocciolano cose terribili con infinita ilarità.
RispondiElimina:)
Renatì sei uno spettacolo :) io faccio le pulizie e non mi filma nessuno, ma nemmeno c'ho il filo di perle devo dire
RispondiElimina:)
un sorriso
bella storia, m'è sembrato di vederti, di vedervi, di riprendervi
RispondiEliminaJust, forse non hai trovato un datore di lavoro adatto. :)
RispondiEliminaAitan, ti confesso una cosa: in realtà, ho 13 anni e, da grande, vorrei fare la regista. :)
Renata, c'è una cosa per te al tuo indirizzo Hotmail.
RispondiElimina;)
Roberto, grazie, ricevuto. :)
RispondiElimina
RispondiEliminaGuardare un altro attraverso un obiettivo di una telecamera, un videoregistratore, una webcam o una fotocamera, o un fotocamera di un telefono cellurale è diventata, per molto, la norma.
Parlare in una chat con persone che non si conoscono è ugualmente la norma. Avere un blog e scambiarsi opinioni con sconosciuti ormai è una banalità.
Gli esempi possono essere anche altri ma era per riflettere sul fatto che quelle che un tempo potevano sembrare abitudini stravaganti ora sono la consuetudine.
Le cosiddette stravaganze sono normali. È la normalità ad essere divenuta stravagante.
Buonanotte
Boris, non volevo arrogarmi primati di stravaganza. Concordo con te che, oggi, la vera sfida è alzarsi, andare a lavorare, respirare le arie brutte brutte che spirano. Insomma, la vera sfida è accettare tutto questo, non spararsi e non sparare.
RispondiEliminaMa i fatti che racconto risalgono al 1990. E, cribbio, sono passati già 18 anni, Falcone e Borsellino erano ancora vivi.
RispondiEliminaNon stavo criticando la persone.
Era una considerazione sul contenuto del post.
Boris, non mi sono sentita"criticata".Temporalizzavo, soltanto.
RispondiElimina:)
RispondiEliminaTu puoi temporalizzare e serenificare tutte le volte che vuoi.
:)
"Serenificare", ecco, bravo Boris, mi serviva questo verbo. :))
RispondiEliminaBellissima la chiosa quasi finale, l'infinita cura.. davvero bella bella..
RispondiEliminarebusrebus, merci. :)
RispondiElimina