Due parole dal mio albero

Vivo molto a letto, ma ho voglia di informarmi. Seguo tutto quello che succede in questi giorni, incazzandomi spesso con quella mia rabbia impotente che, al momento, tenta soltanto flebili tracce argomentative. Prevalgono, ora come allora, l’istinto e la capacità d’immedesimazione.
Mi sento Eluana, suo padre, suo madre, sono i fili invadenti che si sono accaniti contro una morte già avvenuta, ridivento Welby ed i suoi occhi decisi. Quasi mi sento in un osservatorio privilegiato, perché capisco “veramente” il rapporto con la morte e la necessità di trovarsi, almeno di fronte ad essa, liberi, liberi di decidere. “La morte si sconta vivendo”, lo diceva Giuseppe ( Ungaretti n.d.r.) ed io Giuseppe non l’ho mai amato tanto, ma questi versi sì. Se è vero che non è bello maciullare le parole poetiche, cercandone il senso univoco, è vero anche che la poesia è duttile, si infila nella tua vita solcandone i passi, ed è allora che gli ossimori, come questo, diventano lampanti, più che chiari.
Mi indignano, mi indignano le parole che partono da principi teorici astratti per definire cosa sia la vita, i suoi palpiti, i suoi drammi, mi deprimono i volti di quelle persone che se ne stanno lì, ben protette, lontanissime da ogni forma di confine, lontanissime dalla disperazione quotidiana: non sanno un cazzo, eppure continuano a parlare. Che schifo lanciare vacui teoremi “morali” sulla morte, solo per mantenere un potere politico su di essa, che pena il pianto di un Ferrara. Si parlano, si citano addosso, i media si attrezzano per i prossimi scoops, io sono qui, a guardare la pioggia, consapevole che, un giorno, potrei trovarmi in una situazione analoga ( a dire il vero, mi ci sento già). Rimbambisco mia madre, mio padre, persino il cane con ipotetici testamenti biologici, al punto che loro mi ripetono: “Basta, non dirlo più, abbiamo capito, il concetto è chiaro”. Momenti come questo richiederebbero il Silenzio, il Grande Silenzio, quello che ognuno potrebbe utilizzare al meglio per sentire dentro di sé il film della propria esistenza, dall’inizio alla fine, immaginandone possibili, drammatici imprevisti, con il sollievo, quasi la speranza, di poter decidere, in questo mondo amorale di stratificazioni sempre più impotenti, sì, decidere cosa, della nostra vita, sia più giusto fare.
giorgio gaber, non insegnate ai bambini
a me ungaretti mi ha conquistata con questa intervista
RispondiEliminahttp://www.youtube.com/watch?v=6EerTTC-YO8
bimba, davvero, prova a evitare le notizie che ti buttano giù, anche se sembrano tanto attraenti. ascoltare passivamente le idiozie che propinano è deletereo per lo spitito.
:*
ghiandaia, tesoro, di fronte all'idiozia che è quasi norma, non serve serrarsi gli occhi. Anzi. Sento quasi il dovere, dagli angoli in cui "VIVO" io, di testimoniare. Con le parole che sento. E sono parole di buon senso, niente di originale, niente di più.
RispondiEliminala vita è tua e di nessun altro.
RispondiEliminajbg
l'immagine è terribile! ho fatto un installazione, anni fa, dove mi facevo legare ad un albero, in piedi però, dritto! e dopo un'ora già diventava difficile, dopo due....
RispondiEliminanon danno la possibilità di morire a chi non ha la possibilità di vivere.
RispondiEliminaÈ un momento che richiede il Silenzio.
"sì, decidere cosa, della nostra vita, sia più giusto fare."
RispondiEliminaSarei un po' in conflitto. ( sempre in conflitto so' :))))
RispondiEliminaSto decidendo di prendermi tipo 20 giorni a scuola, per riposarmi, curarmi meglio, ritrovare il sorriso ecc. ecc.
La voce stakanovista dice: NOOOOOOO, sei una cazzo di donna sfaticata. Ditemi, che ne pensate voi?
:)
jonny, merci. E credo sia chiaro che, come direbbe Carlo Fava, questa volta cercavo di fare "un discorso in generale". Ca 'a morte (evviva Totò) è 'na livella. :)
RispondiEliminaOnda, ll'immagine è una riproposta (ce l'ho pure sul desktop).
Il punto focale è nelle tue ultime parole. :)
Così dovrebbe essere, Boris. :)
E' lì, Aura, che sta in buon senso. :)
[mi sei mancata renèè]
RispondiEliminaRenee, prenditi i 20 giorni. Senza incertezza. Poi torni alla grande. Un abbraccio
RispondiEliminala vicinanza c'è anche nel silenzio e tanto ho pensato anche io in modo simile al tuo su queste cose successe, ma senza quel tuo bruciante acume che tanto mi, ci manca ma che in qualche forma strana è sempre con me ... in un modo che mi ravviva e a volte, semplicemente, mi rende un pochino più lucido, un pochino più lucido nella mia vita.
RispondiEliminaoSmin
ricordo da gad lerner tre settimana fa una donna, un medico, una ricercatrice se non sbaglio, non ricordo se fosse del "movimento per la vita" che diceva che eluana è gravemente disabile e che quindi va aiutata ...
RispondiEliminain questo momento dalla stanza di là viene una musica la colonna sonora di cera una volta in america ... quella nostalgia bruciante e amorosa che allontanandosi da una cosa irrimediabilmente allontanandosi in quell'esatto momento la capisce e la ama per sempre ... in tutte le sue storture e tutte le sue meraviglie ...
RispondiEliminaMorfea,
RispondiEliminaLudovica,
Osmin,
sapete che vi dico?
Vi voglio bene, assai bene.
Osmin, non dimenticare di "studiare" quella cosa per me. Io mi fido di te e della tua perspicace lucidità, capì?
Renata cara,
RispondiEliminaprenditi venti giorni.
Senza dubbi.
:) Aura
Aura, fatto. :)
RispondiEliminaQuesto post è una calamita. L'ho letto cento volte, con smarrimento e impotenza.
RispondiEliminaprendili al volo i 20 giorni! e circondati di cose odorose per tutto il tempo :*
RispondiEliminaEsagerato, è proprio per questo che ne ho fatto subito un altro...
RispondiEliminaGhiandaia, mi sa che le mie sigarette non rientrano affatto in questa categoria...:)
è proprio questa distanza fra il modo in cui vediamo dall'esterno il conflitto sui temi del morire e i vissuti che è incolmabile.
RispondiEliminaoccorrerebbe vicinanza ed empatia.
è terribile la società dello spettacolo che rende tutto volgare, lontanissimo e rappresentato
tu colmi questa frattura perchè conosci da dentro lo spazio di tempo che tutti devono attraversare
un affettuoso saluto
Grazie, Amalteo, per le tue parole.
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