Il paese incantato


tableaux Twombly, Zitko
E se potessi creare un Paese nuovo,
utilizzerei le parole con le quali Arrabal descrive il paese incantato di Tar, nell’opera teatrale Fando e Lis.
Jodorowsky riprende il tutto e ne fa il suo primo film, Il Paese incantato, appunto.
Lis, su una rudimentale sedia a rotelle, e Fando si mettono in viaggio per cercarlo, ma non hanno una mappa, e il loro andare è caratterizzato da stazioni tra personaggi e paesaggi che sono le esasperazioni dell’incubo più brutto.
La bruttezza, nell’anima, contamina.
Allontana, separa.
I due ragazzi non sanno né accettarla, né combatterla.
Se ne lasciano sporcare e poi l’agiscono, l’uno contro l’altra.
L’uno carnefice, l’altra vittima.
Ruoli intercambiabili, pose perdenti entrambe.
E quel paese così bello, che pure esiste, anche solo
come sacra rappresentazione, anche solo come porta sull’invisibile, o frammento più delicato
dell’anima,
loro non lo raggiungeranno mai.
“C’era una volta, tanti e tanti anni fa, un paese incantato, di nome…Tar.
A quel tempo, le nostre vecchie città erano intatte, non avevano ancora collezionato ruderi,
perché la guerra definitiva non era ancora cominciata…Quando sopravvenne la grande catastrofe, tutte le città scomparvero, ma Tar sopravvisse, Tar sopravvive ancora e se tu saprai come cercarla,
finirai per raggiungerla. Ti verranno offerti vini delicati, e potrai far musica, con le vecchie, dolci pianole a manovella. Poi, quando arriva l’autunno, aiuterai a vendemmiare, quando arriva lo scorpione, che si nasconde sotto la pietra bianca, conoscerai l’eternità, vedrai l’uccello che beve una goccia dal mare, ogni cento anni…Quando sarai a Tar, comprenderai la vita, e sarai cane, gatto, elefante, bambino e vecchio, sarai solo e in compagnia, amante e amato, sarai qui e là nello stesso istante, e possiederai finalmente il sigillo dei sigilli. Appena entrerai in questo futuro, l’estasi si impadronirà di te, per non abbandonarti mai più…”
Ecco, questo inizio del film volevo regalarvelo, perché risuonerà in voi, come ha risuonato in me.
Il resto è angosciante, non cercatelo, non guardatelo.
Franco Battiato, L'oceano di silenzio
wao fammi vedere pittura action painting, e Arrabal, anni or sono lo ricordo, L'albero di...e Jodorowsky di el topo e la montagna...questo mi manca invece ! ma mo' dove lo trovo? ;))*
RispondiEliminaOnda, davvero, la cosa più bella del film è la voce narrante iniziale che recita queste parole, da me trascritte da dvd a pc.
RispondiEliminaE comunque, il film l'ho comprato su internet.
:)
eh ricordo questi film simbolici, metaforici, eccessivi, adatti a contestare a dissentire all'uscita della sala ;)* la musica di don cherry nella montagna sacra...:)
RispondiEliminaMa la mostra è a Roma al Palazzo delle esposizioni vero?...bellissimo post...mi hai fatto venire in mente un bellissimo libro di Roberto cotroneo ''Per un attimo immenso ho dimenticato il mio nome'' in cui il protagonista cerca nei suoi pensieri il luogo da dove è partito un fantomatico paese fuori dal mondo dove accadono cose stranissime TEMPESTAD...
RispondiEliminaOnda, e io continuo a pensare che sono film importanti. :)
RispondiEliminaQuellochemanca, non vivendo più Roma da molti anni, non sono più informata sulle mostre al Palazzo delle Esposizioni. :( Cotroneo me lo ricordo come feroce crito letterario de L'Espresso, e quello che dici sul suo libro mi incuriosisce...:)
e perchè no! ci hanno rappresentato in qualche modo, certo preferisco Bonuel, ma la Montagna Sacra mi sa che me lo riguardo. Tempi di sacco a pelo, stavo per scrivere ieri...l'hai citato tu, da me, per altri motivi;)*
RispondiEliminaBunuel c'est Bunuel, Onda. Sai qual è l'ultimo film suo che ho rivisto? "L'angelo sterminatore", e quel film ha mantenuto intatta tutta la sua carica claustrofobica. Onda, lo sai che, molti anni fa, avevo scitto un racconto dal titolo: "Cronache di un sacco a pelo? " :)))
RispondiEliminasi film eccezionale, come gran parte dei suoi...haha! bello, che curiosità...;)*
RispondiEliminaWè, Onda, vi risparmio: questo, in un trasloco, di sicuro sicuro l'ho perso. :)))
RispondiEliminaUna mia amica anni fa alla presentazione di un libro in spagna ha incontrato jodorowsky. "Uno sguardo indescrivibile che ti entra come una lama senza darti il tempo di difenderti" mi disse. NIKKA
RispondiEliminaEhi, Nikka, lo fanno pure passare per un saltimbanco un po' imbroglione. Questo non scalfisce minimamente il mio amore per lui, e per quel suo sguardo-lama, che l'amica tua ha visto così bene. :)
RispondiEliminaTar…, non un luogo qualunque e neppure una dimora, non una stanza e neppure un‘ isola, eppure la sua presenza si impone, come se fosse il luogo dei desideri, come se fosse quel luogo che abbiamo sempre, incessantemente cercato.
RispondiEliminaNon è una istanza e neppure il frutto di una circostanza, ma è li , è il luogo dove costruire il tessuto di storie, fatte di parole, di gesti, di sguardi e di sospiri, di attese e di sorprese…, di amore. Un luogo dove ritrovare quei "quindici interminabili minuti"... che non abbiamo mai saputo vivere.
vania ;)
(... e sì, ho dormito poco...)
Vania, forse Tar è quel luogo dell'anima che cerchiamo incessantemente, che non bisognerebbe, malgrado la Bruttura, mai smettere di cercare. Wè, hai dormito poco, ma ispirata sei...Grazie. :)))
RispondiEliminaGrazie a me?
RispondiEliminaGrazie a te per il "buongiorno ... incantato". ;)))
bello i tar come luogo dell'anima, solo così potrebbe essere raggiungibile :****
RispondiEliminaRenée lo amo anch'io ;) e non poco :-" NIKKA
RispondiEliminaVania, :******
RispondiEliminaWè, Missmì, mi mancavi...:******
Bene, Nikka, altra bella affinità. :******
Ecco, ho contato i bacetti: sono 6, per ognuna di queste tre splendide donne. Avrò un futuro anche come contabile? :)))
Io sono felicissimo che tu continui a scrivere qua. Ci regali cose meravigliose, come questa.
RispondiEliminaEsagerà, ed io sono contenta che tu legga. :)
RispondiEliminaTar è l'isola che non c'è. Come vado a ispirazione?? :)
RispondiEliminaNon c'è male Pyperì, non c'è male. Sei troppo simpatica. :)
RispondiEliminaForse, e dico 'forse', l'importante è che ci sia sempre una Tar verso la quale mettersi in cammino .Non tanto per fuggire da dove si è, ma per sperimentare modi nuovi di essere, per 'comprendere la vita'...
RispondiEliminaMarinella :)
Marinella, togliamo il "forse", questo sicuro è. La carezza di un bambino è Tar, l'uomo che non ripete svogliatamente i propri errori è Tar, posizionarsi, con grazia, nella mente dell' "alieno" è Tar, trovare alternative al già detto e al già fatto è Tar, sorprendere il più rassegnato dei cristiani è Tar. Questo e molto altro ancora...:)
RispondiEliminaanche il tribunale amministrativo regionale è il Tar :))))
RispondiEliminacosì non dici più che ti manco :D
Eddai, Missssssssssssssss, questa non me la dovevi fare, noooooooooooo :)))
RispondiEliminafai un ricorso...al tar ;-)))
RispondiEliminaMiss, K.O. mi hai messo. :)))
RispondiEliminaTroppo buona Lei... ;)
RispondiEliminavania
Ma chère Vania, obiettiva direi, solo obiettiva. :)
RispondiElimina;********** Splendida Donna ;)
RispondiEliminavania...
RispondiEliminaun regalo spendido.
RispondiEliminaGrazie
#23 lo copio, lo stampo e lo incollo davanti alla mia scrivania. Così, giusto per ricordarmelo in quei momenti in cui tendo a scordarmi questo genere di cose.
RispondiElimina...Ma anche missmirror c'ha le sue ragioni: ...anche 'quello' è il Tar :)
Marinella
Vania, tu esagera un po'...:)
RispondiEliminaPrego, Shoruè. :)
Marinella, lo sai qual è il guaio? Tendo spesso a dimenticare che esiste pure la realtà. Per fortuna c'è Miss che me lo ricorda. :)