venerdì 4 gennaio 2008

Io, che sono l'idiota.



tableau G. Capogrossi


A vent’anni fumavo, come adesso.


A vent’anni leggevo Dostoevskij, come adesso.


A vent’anni mi facevo strane domande, come adesso.


A vent’anni scribacchiavo, come adesso.


E stamattina, leggendo un bel Post di Onda, è riemerso il ricordo di un ingenuo racconto, scritto proprio allora. Conservo tutto, sono figlia di uno strano elefante, ed eccolo qua.


Clemenza, please, a vent’anni ero timida J


Missmì, non ti lamentare che è lungo, capì?



 



Per me, anche le cose semplici diventano complicate.


Per me, camminare è un peso indicibile, quando posso scoprire che,


da un lato e dall’altro della mia faccia, la gente mi guarda, mi osserva, mi scruta, e,


senza che io faccia il minimo gesto, ammutolito dal suo rigore, ride, sì, ride.


Con le mani, con il corpo, con la complicità negli occhi e con l’unica cosa che io non possiedo: la TESTA.


La mia vita è un continuo fuggire, da loro, dai sofisticati splendori della luce dell’alba, dai tepori autunnali, ma anche dalle tempeste di pioggia, dalle conversazioni troppo prolungate, dalla trasparenza del vivere e dagli occhi dei bambini dal cranio smoderatamente grande perché…sono io stesso un bambino. I miei ricordi sono giostre, quelli degli altri sono parole.


Eppure, eppure ci sono delle persone che mi amano e si affidano a me per il loro cercare. No, io non le capisco, non riesco a sentire lo scorrere dei loro pensieri, ed interpretare è un lavoro troppo difficile, che non so fare.


La mia è una domanda lenta, casta, che comincia al mattino, mentre il mondo si sveglia e lascia le sue tracce sulle strade affollate o nelle nebbie delle campagne.


Allora guardo la Vita, come lancia i suoi allentanti appelli pieni di fumo, come sceglie quotidianamente gli eroi da innalzare su chiari cavalli alati, fino a portarli tanto in alto


da fargli osservare lo specchio con alterigia e possenza, con amore e violenza, con crudeltà e pazienza, fino a renderli parte del cielo.


Eppure il mio cuore palpita, mentre sono costretto a correre, i miei istinti reagiscono,


eppure non sono né cieco, né sordo quando vedo il mio oggetto alzarsi con me


e vivere lui stesso tra le mie mani…


Forse, a modo mio, sono importante: guardandomi, ciascuno può sentirsi in pace, anche nella sciagura più brutta, ubriacarsi, azzuffarsi con la vita come si fa con il fango o gioire semplicemente di fronte alla propria immagine. Perché nessuno è come me.


Eppure, sì, a volte, mentre la folla corre, corre e combatte investita dai cavalieri del Sole, io posso riposare e forse anche dormire: e, nel buio, quante immagini mi cullano, quante stelle mi guardano illuminandomi, quante vite profonde e parallele io riesco a vivere, e in ognuna di esse ho un ruolo diverso, senza maschere né pensieri, senza la paura del Dopo, con la certezza che non c’è fine all’eterno ritorno…


Io SOGNO.


Io, che sono l’idiota.




Acoustic Alchemy, The Wind of change

10 commenti:

  1. sono contento di averlo letto subito. È un atto d'amore per la vita, quando, questa, ancora non si sa bene come afferrarla, e ci si sente inadeguati...è uno sguardo che in ogni caso non si deve perdere, anche dopo, quando non si è più "ingenui" e la vita ci travolge, perchè rispetto alla sua grandezza, alla sua ineluttabilità, siamo sempre inadeguati...grazie a te renata

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  2. Eri già renéè. Tale quale ad adesso :/ NIKKA

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  3. tu già lo sapevi che non esiste la verità, che non c'è il prima e non c'è il dopo, che il sogno appartiene alla veglia e la realtà al sonno e tanto altro ancora ...

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  4. Questo tuo scritto mi mette la speranza: la speranza che anche io, quando avrò vent'anni, potrò fare qualcosa di buono, come te.

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  5. Eccolo il Sogno che pensa in noi. Lo sapeva Osmin che lui esisteva prima e dopo, ;) che lui lo viene a trovare e non è da lui generato. E' una questione di fortuna che ti venga a trovare, ma se sei bambino, cosa vuoi, ... ai bambini piace sempre continuamente infinitamente giocare, in tutte le lingue del mondo.

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  6. Buongiorno a tutti tutti.

    Stamattina mi trascinano a tagliare i capelli, che dicono che so' indecente. Rispondo dopo, okè? :)

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  7. diciché sei meravigliosamente rotonda :)

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  8. I racconti che non raccontano ma si fanno immediatamente elegia mi ricordano la scrittura di Virginia Woolf.

    La parola è densa come succo concentrato di frutti di stagione.

    Dal momento che ci presenti il tuo scritto giovanile come espressione di un'età anteriore - è notevole la presenza dei tratti della vita schiva con i suoi pregi e le sue virtù -, lo stamperò e lo inserirò nel raccoglitore che ho intitolato "Museo delle cose preziose e rare", collocandolo tra i doni recenti ricevuti.

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  9. Questo racconto, nella sua apparente semplicità, ti cattura.

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  10. Qua, addirittura, mi ero scordata di rispondere. Un grazie a tutti per i preziosi contributi di parole.

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