L'amore non ha spazio e non ha tempo
(appunti filmici)
L'amore al tempo del colera, film di Mike Newell, 2007
(Da Marquez, ovvio, da Marquez)
Lei, per quasi una vita, lo definisce un’ombra, adagiata nel tempo delle illusioni.
Lui è un antieroe caparbio, che decide di attendere.
Lei è una femmina orgogliosa che fa della scelta la “ferita” della propria vita.
Lui capisce che, agli abbandoni, è meglio reagire con un dolore puro, e che un abbandono, nell’economia vulnerabile dell’animo umano, può non essere definitivo.
Florentino Ariza si presenta il giorno del funerale del marito di Fermina Daza,
a ribadirle un amore vivo di 51 anni, tre mesi e quattro giorni.
Lei lo caccia, ancora una volta, con il sangue agli occhi.
E lui ricomincia a scriverle lettere, semplici, appassionate lettere d’amore.
Con la freschezza dei suoi 80 anni.
Nel caldo umido dei Caribe.
Pone le sue parole e la sua presenza in un lutto, terra arida di solitudine, di deserto e di distanza,
accettando il ruolo di ombra parlante.
E parla, con quel timbro di voce che, al momento giusto, sa anche tacere.
Nel quotidiano dei due vecchi, Florentino, a poco a poco, per lei, comincia a diventare carne, pelle un po’ grigia, capelli radi e bianchi, schiena curva, sorriso di dentiera, baffi attorcigliati, mano di sostegno, passione discreta e Verbo, intesa, ancora Verbo.
Poi, partono su un battello della compagnia di lui, un piccolo viaggio a risalire il fiume,
per allontanarsi dalle voci di giudizio e scherno, e perché il viaggio
offre quel giusto senso di estraneamento.
Dai codici delle “lingue” usuali e dall’odore troppo stantio del buon senso.
Una notte succede.
Che i loro corpi si cerchino, che il pudore soccomba,
che, nella lentezza e nel calore del fiume, i due
si uniscano così come capita sul crinale tra la vita e la morte: con tenerezza e passione,
e con l’intensità di un’attesa che riacquista senso nella concretezza dell’evento.
L’unione carnale tra Florentino e Fermina racchiude più dimensioni e più vite possibili:
c’è l’impaccio degli adolescenti, l’energia dei trentenni,
l’arte un po’ perversa e raffinata di due quarantenni,
la pacatezza dei sessantenni,
la malinconia poetica dei senza-spazio e dei senza-tempo.
E Lui, quella notte, continua a chiamarla, come ha sempre fatto in 50 anni di solitudine, : “Mia dea incoronata”.
Florentino decide che la felicità sarà legata al fiume: fa issare sulla nave la bandiera che segnala casi di colera a bordo, così non potranno più attraccare. In nessun porto.
Rimarranno là dentro per il breve frangente di tempo che ancora loro resta.
Un tempo che ha il sapore dell’eterno.
“Dopo 53 anni, 7 mesi, 11 giorni, il mio cuore, finalmente, si è placato. Ed io ho scoperto, con mia grande gioia , che è la vita, e non la morte, a non avere confini”
...che il mondo fa di tutto per rendere impossibili le cose...
RispondiElimina...che partiamo sempre dal presupposto che non siamo in grado di dare l'infinito alle cose...
che è ben diverso da impossibile...
l'infinito è grazia... l'impossibile è paura...
E' così Qwe: l'infinito non è altro che grazia. :)
RispondiEliminaMerci, a toi.
intanto a botta calda, dico che è meraviglioso questo infinito come grazia (grazie qwe ..:)
RispondiEliminapoi torno ...:))
L'amore non si scoraggia, non ha paura del tempo e grazie a questo riesce ad alterarlo e a renderlo inconsistente. Proprio come, se aprissimo gli occhi più spesso, ci accorgeremmo che è. NIKKA
RispondiEliminaIl tuo dire ha dato sostanza diversa ad un film che non avevo granché gradito....
RispondiEliminaGià, dovremmo apprendere a pensare e a pensarci con uno sguardo che è affine all'eterno. Spesso non abbiamo il coraggio di scommettere di più su un amore che sia 'senza-spazio', 'senza-tempo'.
Prendo 'appunti', ringraziando te e... qwe, che invita a coniugare di più i nostri tempi 'all'infinito'... :)
Marinella
Letì, ti aspettiamo. :)
RispondiEliminaNikka, non ho mai creduto alle grandi definizioni sull'amore. Di sicuro, però, qui si narra di una grande storia d'amore. :)
Marinè, io ho "visto" questo film sulla scia del libro, che, pur letto ormai da anni, qua è rimasto, nel petto mio. :)
RispondiEliminail libro mi è rimasto dentro, come, per altri motivi, "L'autunno del patriarca". Il film non l'ho visto, credo di essermi negata la sua visione deliberatamente...perché; perchè tra il libro e il film, dopo 20 anni, 11 mesi e 6 giorni è accaduto qualcosa di affine nella mia vita; ma, poiché i capeli non erano bianchi, non c'era barca né colera da proporre, l'assoluta grazia dell'infinito si è lasciata attraversare, come è naturale, dalle cose finite, sgraziate, della vita...
RispondiEliminail libro resta in petto anche a me e forse quando lui ed io avremo 80 anni, ci piacerà rileggerlo, insieme...
:)))
mi hai fatto immergere in quella storia di un amore lungo tutta una vita. "individuazione" la chiamerebbe il nostro gustav jung. qui però c'è sapienza raccontatrice di marquez.
RispondiEliminae la tua: hai svelato la trama ma l'hai sopratttutto ri-letta
poco fa ti ho scritto da me:
cara renè dicichè
grazie per la visita.
scusa la mia latitanza.
ma sono un po' stordito da queste elezioni che mi stanno totalmente cambiando la vita: mi ritrovo in un paesaggio terribile che non riconosco.
ho qui sul tavolo la recensione del film la vita segreta delle parole che ti avevo promesso. è un film che parla anche di come tutta una vita può virare verso l'orrore in relazione ad un cambiamanto di regime politico.
ne traggo un file di testo e ce lo leggiamo assieme da te. un abbraccio
"un abbandono, nell’economia vulnerabile dell’animo umano, può non essere definitivo."
RispondiEliminaparole che mi colpiscono.
molto interessante la tua ri-lettura di tutto, diciche.
non ho visto il film.
lessi il libro.
:) Aura
"Historia De Un Amor" fa sentire di più...
RispondiElimina:) Aura
uno dei miei libri preferiti, uno dei pochi che sa sciogliermi ...ti abbraccio Renatì, forte forte
RispondiEliminaBellissimo. La tua scrittura mi fa toccare l'anima delle cose.
RispondiEliminabuon primo maggio Renà... baci, tanti
RispondiEliminamolto bello! ma ne avevi già parlato? forse del libro...dovrò leggere il libro...e vedere il film, ciao buona giornata:)*
RispondiEliminaBuongiorno a tutti.
RispondiEliminaE buon primo maggio.
Letì, e riaffermiamola l'innaturalezza delle cose sgraziate. Magari non serve a nulla, ma è importante farlo. :)
RispondiEliminaAmalteo, tranquillo, ci mancherebbe, sembriamo tutti naufraghi in cerca di un piccolo legno di sostegno: c'è chi lo vede nelle parole, chi nella bellezza, chi nello scavare ancora di più in realtà che appaiono terribilmente confuse e sfuggenti.
Aura, il film mi sembra abbastanza fedele al libro. :)
RispondiEliminaOrax, di fronte alle cose intense dell'arte, "sciogliersi" è proprio il verbo più indicativo. :)
Fosse vero, Esagerato...:)
Anche a te, Lisa. E abbracciami Roma, ora più che mai. :)
Sì, Onda, mesi fa avevo parlato del libro. :)
RispondiEliminaIn quel film mancano le parole
mancano un sacco;
quelle di GGM naturalmente.
Le parole sono importanti.
E le parole di alcuni nessun film le può eguagliare.
Comunque un buon film,
ma per tutto esso film mi sono mancate le sue parole!!!
Augh. Eu
Eu credo proprio stia per Eutrone :))) (che, ultimamente, era sparito). Allora, Eutrone carissimo, è chiaro che, nelle trasposizioni cinematografiche da letteratura, quello che manca sono proprio le parole. Specie, poi, se sono di Marquez. Mi pare però che l'atmosfera del libro non venga tradita in questo film. Al di là di ogni valutazione estetica.
RispondiEliminaAnonimo, se non sei Eutrone, fai finta comunque di esserlo. Augh. :)))
RispondiEliminaIntanto Eu sta per Eu;
e poi devi spiegarmi perché hai tradito
il mio anonimato…
grrrrrrrr…
Non intendevo dire che il film ha tradito, ecc.
ma che non è stato in grado di restituire la profondità
che si e vince dalla lettura delle Sue parole.
Dir di più non so
perché io e le parole facciamo a cazzotti…
Trone
Eutroncino, ma se tu hai uno stile inconfondibile, che potevo fare, se non lanciarmi con entusiasmo nel tuo riconoscimento? :)))
RispondiEliminaEutro, a parte tutto, io non ho un'anima fortemente "critica". Mi basta poco per entusiarmarmi. E forse è vero quello che dici tu.
Sai che facciamo?
Riprendiamoci in mano il libro, va...
O, come in Farenheit di Truffaut, impariamolo a memoria. Metà tu, metà io, okè? Se permetti, mi prendo la parte finale, che le prime 40 pagine erano assai noiose. Ricordo bene che, dalla morte del dottore, mentre cerca di prendere il pappagallo sull'albero, lì, da quel momento, mi è scattata la passione.
:)))
Il tuo racconto è pieno di calore e di dolcezza. Bello.
RispondiEliminaA pensare ai due personaggi mi vien di ricordare quel barcone di Herzog(Fitzcarraldo) che decide di scalare una collina pur di raggiungere l'altra ansa del fiume.
Ecco, due fiumi che per una vita sono paralleli e arriva il momento del ricongiungimento.
Michele
che poi penso che c'abbiamo un sacco paura dell'infinito...
RispondiEliminapossibile allora che si possa aver paura della grazia?
mah?
Michele,altro grandioso ricordo il Fitzcarraldo di Herzog...:)))
RispondiEliminaPenso proprio di sì, Qwe, si ha paura anche della grazia. Hai visto che successo il commento tuo tra le lettrici? :)))
buon fine settimana Renatina :-)
RispondiEliminaSho, grazie. E speriamo passi il nervosismo di oggi. Intanto, il mio nulla lo faccio giocare con gli avatar. :)
RispondiEliminail cuore placato e la vita che non ha confini...
RispondiEliminanon serve altro più...
ELLE
Dunque, Oh renée, noi saremo nella fase dell'arte perversa e raffinata ;) ... mi appare ancora più gustosa ... così :)
RispondiEliminaDeve essere una storia tormentata e passionale!
RispondiEliminala tua recensione è davvero bella, temo sia migliore del film...
RispondiEliminaCharlotte, e non Cherlotte, ovvio. da me molto amata: viso non regolare, espressione intelligente, figlia del grande Serge Gainsbourg e di Jane Birkin. Con lei, se non li avete ancora visti, recuperate:
RispondiElimina1) "La piccola ladra"
2) "Il giardino di cemento"
Osmin, 43 io, 43 tu, così dovrebbe essere. Ma lo sappiamo com'è, all'anagrafe spesso manca l'energia...:)
RispondiEliminaVivendolemiestelle, esatto. :)
Robcapponi, ciao. E', purtroppo, quello che mii si rimprovera: descrivere cose, eventi e persone più belli di quello che sono. :)
Avatar sofisticato!!!!! Ma che bello che bello che bello che bello...., però quanto ti sarà possibile ... rimetti l'altro.... ehehehehehe
RispondiEliminaOps...:"QUANDO"..., volevo scrivere un'altra cosa che aveva a che fare con la quantità.... e vabbè se pò sbaglià, Pessorè....;PPPPPPPPP
RispondiEliminaVediamo se riesco dal telefonino.... Beh dai renee le energie contano meno delle immaginazioni
RispondiEliminaOsmin
Babel, tu lo sai che io, con te, non mi permetterei mai di essere pressorè. :)
RispondiEliminaDici, Osmin? Sicuro sicuro? :)
Che meraviglia, Renée,
RispondiEliminami tengo il tuo racconto
e non leggo il libro, che ancora non ho letto, perché dopo che di uno scrittore mi innamoro di un'opera (cent'anni di solitudine) dopo non riesco a leggere altro...
ma forse, questo è un pregiudizio dell'adolescenza...chissà!
...e qui si parla di senza-tempo!
Ciao, bella
Ottobre, inverti un po' il paradigma dell'adolescenza e di questo libro leggi almeno le pagine finali. Ti prego, ti prego, ti prego...:)))
RispondiEliminaMadoooonnaaaaaaaaaaa, Renaaaaaaaaaaaaataaaaaaaaaaa....e stavolta sono io ad aver combinato un casino.... E cancella va...
RispondiEliminaBabel, io te lo dico sempre che tu sei troppo generosa, troppo...:))))))
RispondiEliminaE te lo scordi che cancello, questo bellissimo giardino giallo rimane qua.
RispondiElimina:)))
Strafalaria, Renata, strafalaria.... (hai capito il senso, vero?) ;)))
RispondiElimina... ma era giusto per sottolineare che "L'amore non ha spazio..." ;)))
RispondiEliminaRenée sono venuto a trovare il cuore della notte. Volevo portarti un saluto da qui. E' tutto racchiuso qui ora. Anche i fiori di Babel. Notte.
RispondiEliminaBabel, Renée, in effetti sì, quello di Diciche è certo molto franscese come avatar, ma pure quello di Babel è franscese come avatar ...
RispondiEliminaParisgi vi attende :)
mo vengo anche io però eh se mi prendete
Babel e Osmin, Osmin e Babel, i miei umanissimi angeli custodi. :)
RispondiEliminaBabel, tu lo sai che, al di là di ogni possibile parola, io ti voglio un gran bene. Lo sai, sì? :)
Osmin, "il centro della notte" è un luogo bellissimo, che io non posso più tanto vivere. Anzi, ti invidio un po', tu che lo frequenti spesso, senza subire contraccolpi di stanchezza.
Parigi? Al momento visito i suoi musei, le sue mostre e le sue strade da qui. Poi, si vedrà. :)
Mi ha attirato la foto che hai nell'avatar, il blog è stupendo, una sorta di libreria internettiana :-) commenterò per bene appena avrò un po' più di tempo per ora ti lascio un commentino di benvenuto
RispondiEliminaGrazie, Vonleverkhun. E benvenuto. In fondo, quello di avere una libreria è sempre stato un mio grande sogno. Il tuo nick...mi ricorda il protagonista del Doktor Faustus, di Thomas Mann, Adrian Leverkhun, sì.
RispondiElimina:)
Se tutte le recensioni dei film/libri fossero così.....!!!! Che tu sia benedetta Renatì!
RispondiEliminaBenedicimi tu, Mariafrancè, tu che credi. :)))
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