lunedì 7 aprile 2008

Storie


(Mi piace inventare, o ricordare, figure di uomini decenti) :)



foto jeffrey ladd


-Non ripetermelo più, che tanto non ci credo. Abbiamo condiviso troppo, io e te, perché non parlare d’altro, perché fissarsi sui sentimenti? Certe volte penso che ora ti faccio pena. Nonostante ce la metta tutta ad essere sgradevole, tu continui a guardarmi impassibile, con quell’aria veramente comprensiva. Perché non urli, perché non ti incazzi?-


- Te la ricordi quella sera? Lui non c’era, io ero rimasto qui, con te. Nulla di strano, amico fraterno suo, tuo, avremmo potuto condividere lo stesso letto e non sarebbe sembrato assurdo. Eppure, quella sera, c’era nell’aria uno strano pudore, come se scivolassimo sulla colla per topi. Ogni gesto era misurato, hai messo persino i tovaglioli di stoffa sul tavolo, quelli per tracciare le grandi distanze. Come dicevi tu. Eravamo diventati estranei, un’improvvisa amnesia aveva cancellato ogni segno della nostra familiarità sfacciata. Sei andata in bagno, chiudendo la porta a chiave. Ed io, straniero, ti aspettavo, facendo finta di leggere il tuo ultimo articolo. Del quale non ho capito un cazzo. Sei tornata impacciata chiedendomi che volessi fare quella notte e la tua voce implorava una mia scusa qualunque per andarmene, per andarmene, per andarmene…Sono rimasto. Ho aspettato che tu ti mettessi a letto, lavavo piatti, toglievo tovaglioli di stoffa, rispettavo distanze. Cercando di convincermi che se non andavo via era solo per non lasciarti sola. Ma lo sapevamo che non era così. Non era così. Dormivi: me lo diceva il tuo respiro, i tuoi movimenti bruschi, in contrasto con il tuo viso rilassato, che avevo osservato, di nascosto, tante volte. Non mi è mai costato fatica guardarti. Neanche quella notte. Solo che, ogni tanto, sentivo una strana agitazione. Avrei voluto svegliarti, baciarti, parlarti, possederti, urlare il desiderio che mi portavo dietro da anni, nascosto nel mio eskimo, nella mia barba rassicurante, nel mio silenzio…-


- Perché non l’hai fatto, perché? Tu lo sapevi che io e lui…-


- Vigliaccheria, pudore. Il tuo sguardo di rifiuto, di disprezzo non l’avrei sopportato. E ti avrei perso completamente. Perché tu fai così. E non ti avrei più raggiunta. Hai idea della voragine che mi procurava questo pensiero? Hai idea? No, tu non puoi saperlo. Ti sei rintanata in una fottuta stanza, mantieni solo le forme del tuo carattere amabile, del tuo sorriso. Hai adottato la forma della tua stessa vita, tu che le forme le odiavi, tu che amavi il sangue vivo delle cose vive. Ecco, qualcosa te l’ho detta. Ma non mi sento più leggero, no. Ho il peso dentro, il peso della tua “sconfitta”. Ignori la primavera, ignori la bellezza delle nostre lotte, ignori tutto quello che mi hai insegnato tu, compreso lo sguardo sbilenco sulle cose, sguardo che immagina, sussurra, crea…Ora io vado. No, stai tranquilla, non ritornerò, non più, hai ragione, è tardi, tardi. Continuerò ad odiarlo questo stramaledetto avverbio…-


- No, Gabriele, stasera non è tardi, domani non sarà tardi, non ci sarà mai più un “tardi”. Ti prego, stasera non andartene, stai con me. –


The end


J



Enya, Exile

50 commenti:

  1. Cavoli....bellissima storia.Mi son passati i brividi.Complimenti.1 bacio

    RispondiElimina
  2. Grazie, cuoresile. Per te, baci n. 2.

    :)

    RispondiElimina
  3. uh, riprendo il fiato ora, l'ho trattenuto per tutta la lettura!



    Meravigliosa storia, meravigliosa, e poi così forte e piena! Sembrava l'impeto di un fiume quello dei grandi sentimenti :-)

    RispondiElimina
  4. Sho, ogni tanto la prosa (?) mi tira per la manica. Dice che la trascuro troppo. Sho, ogni tanto il desiderio di emozioni urla. Anche lui dice che lo trascuro troppo. :)

    RispondiElimina
  5. bella scrittura la tua. ormai lo so.

    qui metti assieme velocità descrittiva e intensità di una relazione.

    due flussi che corrono assieme. ha ragione shoruel: si corre. ma il lettore riflette. gli dai il tempo di riflettere e partecipare alla vicenda

    ciao renèe.

    ho una cosa da coipiarti sul post di isebelle coixet.

    forse in giornata

    RispondiElimina
  6. La prosodia degli incontri mancati è nota. Raccontarla è compito altrettanto duro. Ma tu lo hai fatto!

    Sapere finalmente (infine, alla fine) che ci sfioriamo soltanto, per vederci allontanare di nuovo subito dopo, è un sapere adulto. Ma dopo cosa? Il possesso? Di cosa?

    Ai miei alunni non smetto di raccontare una storiella lacaniana:

    - Tu non mi ami più.

    - Non vero. Io ti amo!

    - Ecco, vedi! Non mi ami più!

    Ripetersi ancora, dopo quarant'anni, che bisogna essere realisti, cioè che bisogna chiedere l'impossibile, è ormai quasi divertente. Ilare tragicità! Ilarotragedia. Comicità tra le lacrime.

    Lacan ha scritto: non esiste rapporto sessuale. Erotismo e pornografia staranno ridendo, a queste parole.

    Tu hai detto quello che non avresti mai dovuto dire: che è possibile incontrarsi, senza incontrarsi veramente. C'è qualcosa di più doloroso? Essere l'uno di fronte all'altra e non riuscire a varcare la porta aperta che si ha di fronte! Forse ha ragione chi dice che i codici d'accesso tra maschi e femmine sono stati marriti. Da una parte e dall'altra. Ma resta sempre la possibilità di cui parlava Nietzsche di continuare a compiere i gesti d'amore, anche dopo che l'amore sia finito. Rinunciare anche a quelli è serio? è adulto? cos'è?

    RispondiElimina
  7. Nell'economia di un'educazione sentimentale, a cui sono interessato anche io, che non smetto di apprendere come sia meglio fare per complicarsi la vita, la cosa forse più giusta è non attraversare la porta che abbiamo di fronte aperta. Lasciare che le cose seguano il loro corso. Accettare le separazioni. Le sconfitte. Gli abbandoni. I fraintendimenti. Le incomprensioni.

    Senza rincorrere nessuno. Senza recriminare. Senza affannarsi a chiarire. Senza esibire prove e testimonianze.

    Essere nuda veritas. Voce sola. Una sola voce. Confidare nella forza del significante. E quando si fa sera, andare via.

    Dopo aver praticato per mezzo secolo l'idea che l'amore debba essere spudorato, che cioè debba essere gridato, reclamato, pattuito, eccetera eccetera, trovo adulto e serio e severo e allegramente mortifero incominciare a preparare i bagagli. Se per caso l'orologio dice che si sta facendo sempre più tardi.

    RispondiElimina
  8. Amalto, tu non lo sai, ma sei il mio miglior critico letterario. Aspetto nuove sulla Coixet. :)

    RispondiElimina
  9. Posso essere cattivo con te? Mi accade talvolta di pensare che esistono donne decenti. Se decente significa essere in sintonia. Né un passo avanti, né un passo indietro. Se poi il gioco che si sta giocando è a chi sputa più lontano, posso dire allegramente che dalla tenera età di nove anni - esattamente dalla quarta elementare! - ai giochi messi in piedi per far competere i bambini in classe io ho partecipato aspettando sempre che i più volenterosi carnefici arrivassero alla cattedra prima di me. Un giorno la maestra si è accorta che io finivo i compiti di matematica prima degli altri. Purtroppo per lei, però, non mi ha mai chiesto perché mi comportassi così.

    Senza smettere di giocare tutti i giochi che nel frattempo sono stato chiamato a giocare, ho lasciato a chi aveva voglia di pensarlo anche che io fossi indecente.

    RispondiElimina
  10. Kensington, che casino, aspetta, aspè.

    Rispondo così, senza pensare tanto, altrimenti dovrei solo dire: non so risponderti. La cosa incredibile è che tu citi Lacan, che c'entra moltissimo con il personaggio assente della storia. Ripeto, mezza inventata. Io l'ho voluta intendere come una storia di "non fallimento", di un incontro che davvero si realizza, sebbene dopo anni. Sai, Kensington? Se c'è un personaggio letterario a cui davvero sono molta legata, quello è Florentino Aziza: un uomo, un essere, capace di inseguire il sogno d'amore per una vita. Uno che fa spesso le valigie ed esce, senza mai recriminare. E poi ritorna. E trova le porte chiuse. E si allontana. Quella porta riuscirà ad aprirla tardi, tardissimo, trovandoci dentro l'emozione di una vita. Romanticismo becero, il mio? Può essere, non lo escludo.

    "Si sta facendo sempre più tardi" lo diceva anche Tabucchi, in un suo libro bellissimo. Questa espressione è qua, dentro di me, la percepisco come una lama tagliente. A volte la sposto, creando delle storie piccole, che mi danno respiro.

    P.S. Intorno a Lacan, ti confesso, qualcuno mi ha fatto girare per anni. E ti confesso ancora che nel suo mondo, ahimè, non ci sono mai veramente entrata.

    Ehi, le tue parole, per me, sono sempre balsamo.

    Merci.

    :)

    RispondiElimina
  11. aldiladellospecchio7 aprile 2008 alle ore 19:33

    Un uomo che ti protegge non solo da sè ma anche da te stessa.. è la miglior specie in commercio. Brilla amche dopo secoli. NIKKA

    RispondiElimina
  12. Kensington, te lo dico io. Posso? Secondo me, tu sei un uomo più che decente. E adesso ci possiamo allegramente sedere su un muretto e vedere chi sputa più lontano. :)))

    RispondiElimina
  13. Brava, Nikka, quello volevo dire, quello. :)))

    RispondiElimina
  14. e tu non trascurarli più, poverini!

    RispondiElimina
  15. Quando la vita passa dalla tua scrittura ha tutto un altro sapore.

    Un bacio

    Marinella

    RispondiElimina
  16. E vediamo, Sho, cosa si può fare. :)

    E come sarebbe bello anche il contrario Marinè: dalla scrittura alla vita. Un sapore concreto, un po' sfatto. Ma migliore. :)

    RispondiElimina
  17. Ma migliore. Già... ma migliore.

    E chissà che questa primavera non faccia 'fiorire' anche le parole, riuscendo a trasformare il verbo in carne...

    Marinella :***



    RispondiElimina
  18. Marinella, alleggerisco un po': c'è un verbo, uno in particolare, che sarebbe bello diventasse carne. E quel verbo è: "m-a-n-g-ia-r-e".

    :)

    RispondiElimina
  19. Sono un uomo e trovo bellissima e delicata l'immagine di questo uomo decente.

    RispondiElimina
  20. Osmin, testavuotadiquestigiorni, oggi pensa solo questo: che forse la bellezza sta in queste sfumature di travisamento di perdita ahinè anche di mancanza di coraggio di paura, siamo anche paura e senza paura non ci sarebbe la bellezza, ma un'implcabile macchina per un bene senza senso svuotato meccanico. Il limite ... limite è un'eufemismo se dici un errore premeditato, eppure io sono questo prima di tutto, i miei errori premeditati le mie paure, posso riuscire ad essere quasi tiepido con me stesso, addirittura velatamente a disprezzarmi e un po di più pensando al patetismo di disprezzarsi perchè nel disprezzarsi non si cambiano le cose. Eppure è così, forse tutto questo non conta nulla, conta solo la mia capacità di stupirmi, di strappare dalle cose con gli occhi con i denti una bellezza fugace, essere in un certo modo ... ... il paradosso del mondo che ci mette di fronte a tutto questo in modo insolubile è l'artista grandioso uomo malvagio. E noi tutti a nostro modo siamo un po così, perchè anche nel godere il bello è una forma d'arte perfettamente identica a quella del creatore chè si basa su un identico riconoscimento, che è un fatto mentale unico. L'artista uomo malvagio, forse sono questo, forse tutto questo non conta.

    Ora dovrei cancellare, ma tu accoglierai anche questo sbandamento mio.

    RispondiElimina
  21. Esagerato, e chissà, magari anche tu sei così. :)

    Osmin, io accolgo, accolgo tutto. Però promettimi che quando ti va tu, di questa cosa che hai scritto, mi farai un riassunto semplificato. :)

    RispondiElimina
  22. Bonne nuit, mon amie merveilleuse...

    RispondiElimina
  23. Assai bella... ma tanto tanto!

    RispondiElimina
  24. mettersi dall'altra parte...ripercorrere angoli visuali...inventarli, reinventarli, mi piace...

    bello!

    RispondiElimina
  25. E vissero felici e contenti. Ma è solo un racconto, no?

    RispondiElimina
  26. Buonasera.

    Lo conoscete, sì, Domenico Starnone?

    Grande insegnante, grande scrittore. Ritengo che i suoi libri siano ancora i più belli nel descrivere il mondo della scuola: si ride molto, ma il sorriso è sempre un po' amaro.

    Come quello che sento un po' io, dopo aver trascorso 7 ore là dentro.

    RispondiElimina
  27. Bonjour à toi, mon ami merveilleux :)

    Ci conto, Osmin :)

    Onda, mi riesce solo di mettermi nei panni di un maschile delicato. Ci sono uomini così. :)

    Merci, Babel, merci. :)

    Pyperita, io non l'ho proprio detto che vissero felici e contenti, no. Pyperì, io, di favole, non ne so scrivere. :)

    RispondiElimina
  28. La temperatura è mite, la primavera avanza, ma io ho freddo, un freddo cane...

    RispondiElimina
  29. Una scrittura forte, diritta al centro, senza sofismi e senza limiti.

    La musica e la foto fanno il resto.

    Grazie. Michele

    RispondiElimina
  30. Michele, sono particolarmente allergica ai sofismi. Merci.

    :)

    RispondiElimina
  31. Brividi dall'inizio alla fine...era tanto che non mi succedeva...dovresti scrivere...pubblicare...ti lascio questa di Salinas che mi hai fatto venire in mente...





    Cominciano ad accendersi

    le domande alla notte.

    Ve ne sono distanti, quiete,

    immense come astri:

    chiedono da lassù,

    sempre

    la stessa cosa: come sei.

    Altre, fugaci e minute,

    vorrebbero sapere

    cose lievi di te e precise:

    misura delle tue scarpe, nome

    dell'angolo del mondo

    dove potresti aspettarmi.



    Tu non le puoi vedere,

    ma il tuo sonno

    è circondato tutto

    dalle mie domande.

    E forse qualche volta

    tu, sognando, dirai

    di sì, di no, risposte

    miracolose e casuali

    a domande che ignori,

    che non vedi, che non sai.

    Perchè tu non sai nulla;

    e al tuo risveglio,

    loro si nascondono,

    invisibili ormai, si spengono.

    E tu continuerai a vivere, allegra,

    senza mai sapere

    che per metà della tua vita

    sei sempre circondata

    da ansie, tormenti, ardori,

    che ìncessanti ti chiedono

    quello che tu non vedi

    e a cui non puoi rispondere.



    Pedro Salinas

    da: "La voce a te dovuta"





    RispondiElimina
  32. Yllo, grazie. Anch'io, nel mio piccolo, volevo celebrare la forza dello sguardo obliquo. Salinas lo fa divinamente. E tu hai capito lo spirito con cui questa cosa è stata scritta.

    Grazie, ancora. Senza retorica alcuna. :)

    RispondiElimina
  33. Più lo rileggo, più mi piace.

    RispondiElimina
  34. Esagerato, un giorno, mi racconterai una storia pure tu?

    :)

    RispondiElimina
  35. Esagerato, ho raccolto due promesse in questo post. Sai? Questa, per me, è stata una serata-fiume. Lo so che non sai cos'è una serata-fiume. Cerco di spiegartelo, sinteticamente: prendi una donna appassionata di cinema., uscita da una giornata stancante e dura. In genere, quando è così, sceglie un film leggero, ma non troppo, lei sa che certi film francesi vanno benissimo. Già mezza rincoglionita, lo piazza nel lettore e, dopo 10 minuti, comincia a smadonnare: trattasi, in genere, di film taroccati, che sul più bello si bloccano e lei vorrebbe spingerli, spingerli, spingerli...Quando ha già mezzo distrutto lettore e telecomandi, il film, miracolosamente, riparte. E lei, si lascia prendere, prendere, prendere, perchè capisce che è proprio quella la storia da vedere quella sera. Poi, verso la fine, sente che arriva e lei non farà proprio niente per evitarlo. Lo accoglie, il pianto, sai? E' uno di quei pianti che riporta in vita. Eppure il film non è un capolavoro, ci sono anche alcune cose terribilmente scontate. Solo che offre quella cosa che a lei piace tantissimo: l'arte del ribaltamento. Essì, il film ha un titolo e adesso te lo dico: "Lezioni di felicità".

    Altro che sintesi, sono stata lunga, troppo.

    Bonne nuit.

    :)))

    RispondiElimina
  36. Ammetto che qui c'è una scrittura qualitativamente alta, ma voi e i vostri blog mi sembrate una massa di tossicodipendenti.

    RispondiElimina
  37. beh non so se Renée lascerà questo commento che mi precede, se deciderà di cancellarlo, cancellerà anche il mio che altrimenti diverrebbe incomprensibile. Certo nei blog c'è una grande autoindulgenza, in generale, spesso ci penso anche alla mia autoindulgenza, poi i tossicodipendenti non è che mi stanno antipatici. Ma all'anonimo pare di no. Per cui...

    vabbè

    RispondiElimina
  38. diciche, che emozione, hai il tuo primo troll!



    Sono felice di dipendere dalle parole piuttosto che dall'alcool o dalla droga

    RispondiElimina
  39. Sho,

    Osmin,

    accolgo le provocazioni dell'anonimo. Dai, Sho, non mi sembra un vero e proprio troll.

    Ehi, Anonimo, parlo a titolo personale: ammetto la mia dipendenza da blog. Perchè negarla?

    Un blog, in fondo, non è altro che un piccolo utero, un po' tossico ed un po' no.

    :)

    RispondiElimina
  40. io non ho mica negato una dipendenza dichiarata! ;-)

    RispondiElimina
  41. Sho, dai, allora uso il plurale: io, tu e qualcun altro siamo insensatamente dipendenti. :)))

    RispondiElimina
  42. si, è vero, siamo caduti nel tunnel... :-| ;-P

    RispondiElimina
  43. fuori tema, ma non moltissimo:



    cara renèe dicichè

    è quel giardino di lago che esalta le parti buone dei nostri caratteri.

    devi scusarmi per non avere ancora copiato quelle recensione del film di isabelle coixet

    arriverà

    grazie per il passaggio

    RispondiElimina
  44. Cos'è questa svolta? Ti sei data alla narrativa!

    Con un risultato molto apprezzabile :)



    Buongiorno Renata





    RispondiElimina
  45. Amalteo crissimo, credo sia vero anche il contrario. :)

    No, Boris, "non mi sono data". E' solo un ritorno. Buone ore a te. :)

    RispondiElimina