venerdì 15 dicembre 2006

A' rebours



Gli ultimi fuochi, di Elia Kazan ( 1976 )


Il blog a me  serve soprattutto a fermare dei puntini emotivi,


in qualche modo essenziali. O le bizzarìe che soffiano come venti


ininfluenti nella testa.


Ma le essenze e i venti amano danzare insieme, perché


creano: passati, futuri, presenze,


assenze, dilatazioni e contrazioni, Uomini. E poi, ricordano :)


Roma, notturno, anni e anni fa: insonnia studentesca.


Fuoriorario e quel matto di Ghezzi passano Gli ultimi fuochi di Elia Kazan.


C’è il testo di Scott Fiztgerard, in questo film, c’è Pinter come sceneggiatore, c’è De Niro,


che interpreta un produttore holliwoodiano degli anni ’30.


Le immagini entrano, fregandosene dei presupposti importanti.


Scavano gallerie, si insinuano…


L’uomo potente perde il dominio della propria vita, a poco a poco, per una


donna che è anche un ricordo ( perché somiglia tanto alla moglie morta? ).


La donna “ritrovata” gli sarà vicina per un breve frammento dilatato. Poi percorrerà


la sua strada, lontana da lui. Al quale rimarrà la “perdita”.


Ma davvero un’emozione così terribile, nella sua intensità, si può considerare “una perdita”?

3 commenti:

  1. Sto andando a vederlo,

    poi ti dico.

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  2. grazie amica mia ... oggi è un bel giorno sono con la mia Regina ... pochi istanti ... ma mi basta ... un bacio

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  3. la perdita è dentro le cose non è quando le cose non ci sono più è dentro le cose ed è forse per quello che tutto ci sembra così bello

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