A' rebours

Gli ultimi fuochi, di Elia Kazan ( 1976 )
Il blog a me serve soprattutto a fermare dei puntini emotivi,
in qualche modo essenziali. O le bizzarìe che soffiano come venti
ininfluenti nella testa.
Ma le essenze e i venti amano danzare insieme, perché
creano: passati, futuri, presenze,
assenze, dilatazioni e contrazioni, Uomini. E poi, ricordano :)
Roma, notturno, anni e anni fa: insonnia studentesca.
Fuoriorario e quel matto di Ghezzi passano Gli ultimi fuochi di Elia Kazan.
C’è il testo di Scott Fiztgerard, in questo film, c’è Pinter come sceneggiatore, c’è De Niro,
che interpreta un produttore holliwoodiano degli anni ’30.
Le immagini entrano, fregandosene dei presupposti importanti.
Scavano gallerie, si insinuano…
L’uomo potente perde il dominio della propria vita, a poco a poco, per una
donna che è anche un ricordo ( perché somiglia tanto alla moglie morta? ).
La donna “ritrovata” gli sarà vicina per un breve frammento dilatato. Poi percorrerà
la sua strada, lontana da lui. Al quale rimarrà la “perdita”.
Ma davvero un’emozione così terribile, nella sua intensità, si può considerare “una perdita”?
Sto andando a vederlo,
RispondiEliminapoi ti dico.
grazie amica mia ... oggi è un bel giorno sono con la mia Regina ... pochi istanti ... ma mi basta ... un bacio
RispondiEliminala perdita è dentro le cose non è quando le cose non ci sono più è dentro le cose ed è forse per quello che tutto ci sembra così bello
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