Altre Acquisizioni.

foto regalatami da Manù.
Ho trovato per strada una sindrome da abbandono.
Le ho intimato di non sentirsi
Sola,
abiurata,
cacciata.
Ho alzato la mano verso il cielo,
là dove si detergono le occasioni più piccole,
le parole incisive,
quello che resta di più bello,
quando gli sguardi si allontanano,
quando le scatole si chiudono,
quando nella camera dell’ albergo anonimo si estraggono
le lenzuola sporche.
Senza cura alcuna delle pieghe, senza cura.
E ho visto che quello che resta non è mai così poco,
da non voler osare più.
mi è tornato il viziaccio di usare troppo la testa e poco il cuore
RispondiEliminaad esempio quando ti leggo
ero già lì con la fronte agrottata dal non capire
ma sai che ti dico Renata?
me la prendo così, con quel bel groppo alla gola che mi ha fatto venire, questa cosa bellissima che hai scritto :******
Miss, :*******
RispondiEliminaDolce Renée, è semplicemente bello, straordinariamente bello quello che hai scritto.
RispondiEliminaGrazie.
Marinella
Bello, che altro dire?
RispondiEliminano dille di non sentirsi sola,
RispondiEliminadille che abbiamo lavato,
stirato, le lenzuola,
ora odorano di pulito
per osare ancora
un'altra notte
Renata, dimmi una cosa: sei consapevole che per te si potrebbe perdere la testa? Ne sei consapevole?
RispondiEliminaE' vero, a voglia!!!
RispondiEliminaQuello che rimane non è mai così poco!
E il cuore, aiutato, quando proprio si perde,
che può capitare, dalla ragione e la nostra migliore guida per capire...
Bello, si
è la nostra migliore guida
RispondiElimina(è, con l'accento, e a dire la verità pure una virgola mi sono dimenticata) (una?)
Marinella, mi sa che sono più belli i tuoi occhi. :)
RispondiEliminaEd anche i tuoi, Pyperita. :)
Esagerà, GesùGiuseppeSant'AnnaeMaria, in questo campo non sono assolutamente consapevole, no. :)
Ottobre, gli accenti sono così: a volte si ribellano e saltano. :)
Esistono i mai più ?? Non ne ho mai sentito parlare :-" NIKKA
RispondiEliminaEsistono, Nikka, altrochè: sono luoghi un po' aspri, che ogni tanto mi piace frequentare. :)
RispondiEliminaONDAAAAAAAAAAAAA, ma come ho fatto a saltarti? Vuoi che le dica questo? Va bene, glielo dirò. :)))
RispondiEliminastringila questa sindrome da abbandono, stringila al cuore, forte...
RispondiEliminarenèe
RispondiEliminaper te
"Tutti hanno diritto al mattino,
alla notte solo alcuni.
Alla luce dell'aurora
pochi eccelsi privilegiati."
E.D.
ti abbraccio forte
gabriele
commossa dall'insieme, specialmente dall'immagine del cielo, "là dove si deterge " il troppo poco mai così poco che resta a chi è messo fuori luogo per poter aver luogo;commossa come dal richiamo di un'origine...
RispondiEliminagrazie di averlo pensato e scritto :))
La Perdita è rapace. A volte la Perdita prende tutto. Nella nostra vita, più spesso, sempre più spesso, in modo sempre più invasivo, nel mondo. La perdita è così rapace, che non la vinceremo mai. Ma quello che resta, sì Dicichè, quello che resta tra le nostre dita, mentre graffiamo la terra, cadendo, tutto quello che resta tra le nostre dita. Basterà a salvarci. Anzi quello è la nostra vita. Forse.
RispondiEliminaSho, sul cuore sta. :)
RispondiEliminaGrazie per Emily, gabriele, grazie. :)
Letizia, hai "sentito" bene, ancora una volta. Dimmi, tu che sai, però senza farci sentire da nessuno, esiste una scrittura-pensiero, che è causa ed effetto contemporaneamente? Non c'è un pensato prima, immagini, forse, o piccole, flebili scene. E, per non dare l'impressione che mi prendo troppo sul serio, sai che faccio, mo?
Ti abbraccio un po', sì...:)
Osmin, sicuro, quello che resta è la nostra vita. E non è poco. :) Ehi, grazie, monsieur Marcel P.
RispondiEliminac'è sempre una qualche impennata energetica e speanzosa nei tuoi scritti come questo:
RispondiEliminaE ho visto che quello che resta non è mai così poco
da non voler osare più.
colgo l'occasione per ringraziarti per il tuo passaggio da me, dove ti ho scritto:
grazie per questo frammento della tua biografia
mi sembra che a quei tempi fosse luigi cancrini ad lavorare al Santa Maria della Pietà.
il rapporto con la sofferenza psichica e quel quanto di devianza e controllo che si porta dietro è una delle questioni più difficili in tema di "cosa ti strugge?
ci sono problemi di reale malattia sottostante, che non andrebbe negata (e purtroppo lo si fece) ma accolta ed organizzata in luoghi adatti e diversi dai manicomi di fine ottocento e primi novecento
comunque è la nostra organizzazione sociale che rende talvolta impossibile aprirsi all'ascolto.
troppa fretta. troppi rapporti frammentati
avremmo bisogno di più tempo. o di lasciare dilatare il nostro tempo che resta
tra pensiero (dipende molto da cosa si intende per pensiero...) e scrittura non mi pare possano intercorrere rapporti di causa/effetto nè di mezzo/fine nè prima/dopo; però una relazione deve esserci, un corrispondersi intimo, un tra di noi, l'uno per l'altra ...come quando ci si abbraccia un po'..;) :))
RispondiEliminaArticolare i nostri sentimenti morali nello sguardo breve della scrittura, come tu fai, è sapienza. Del cuore. L'ordine da cui provieni è legge severa e dolce. Il privilegio di starti accanto è riservato giustamente a chi ha dato amore a te e continua a scandire il ritmo dei tuoi giorni. Che sia sempre balsamo dolente lo spettacolo del dolore altrui, per noi che ti amiamo segretamente, perché ci permetti di condividere con te il segreto della tua anima, anche se distillato quotidianamente da questi deliri d'amore. Le cose che tu dici oggi sono peso lieve da portare: non di catarsi si tratta, ma di invito a sostare accanto al dolore altrui.
RispondiEliminaIo ho scelto di farlo quotidianamente con i tossicomani, dopo aver conosciuto esattamente quarant'anni fa l'amore discreto e pacato di Luigi Cancrini per i folli. Kurt Schneider ha scritto che bisogna aiutare i pazzi ad essere folli. Io insegno ai genitori dei tossicomani ad impazzire appresso ai loro figli. Insieme scriviamo volute di fumo nel cielo e corriamo lungo il dirupo stretti per mano, senza perderci mai di vista, attenti a che nessuno cada. Ti amo, Renée, chiunque tu sia!
Amalteo, quell'impennata energetica è quella che cerco di dare, ogni giorno, alla mia vita. Non ho incontrato Cancrini, al Santa Maria della Pietà, dove seguivo i lavori teatrali con i malati di mente, nell'ex padiglione Basaglia, e gli studi teorici della Dott. Anna Berni, ottima persona e allieva, appunto, di Basaglia.:) 4 mesi là dentro, senza retorica, i più belli della mia vita, nonostante la malattia, proprio in quel periodo diagnosticata. Sono stata un po' lunga, ma di quei giorni e dell'anteporre ad ogni cosa le passioni necessarie, sono orgogliosa. :)
RispondiEliminaEcco, Letizia, le due paroline-chiave: "corrispondenza intima". Il "segreto" dello scrivere sta tutto là. :)))
RispondiEliminaKensington, molto felice di rileggere le tue parole, la tua capacità di percepire e di esprimere poesia. E ti ringrazio per quel tuo lavoro quotidiano con i tossicomani, che la tua consapevolezza e il tuo cuore renderanno tutt'altro che ordinario. :)
quel che resta spesso serve come punto di ripartenza...
RispondiElimina...!!
:)*
Tuo cell. sempre irragiungibile. Fatta cosa per te. Cambia telefono. Bacio.
RispondiEliminaQuel che resta è la parte migliore. Nelle pieghe si nasconde ciò che i superficiali s'illudono di colmare con le lenzuola di seta.
RispondiEliminaPhabia, sì, e di trasformazione. :)
RispondiEliminaEhi, telegramma bellissimo, il tuo e sul cambio tel. hai ragione. Però, a quell'ora, dormivo. :)
Joncur, quel che resta è quello che è: scarto, letame, argilla o diamante...Quello che sei capace di farci diventa importante. :)
a proposito..Spatzo :
RispondiEliminaSe non fossi nato zingaro
Se non fossi nato zingaro
non amerei la luce,
non godrei appieno
i colori dei fiori.
Se non avessi sofferto
non potrei aprire
il cuore alla speranza,
non sarei felice
di essere zingaro.
Se non fossi stato senza amore
non sentirei cosi forte
la gioia di un abbraccio,
la potenza di un respiro,
l'intensita di una carezza.
Se non fossi stato calpestato
proprio perché zingaro...
non sarei felice
d'essere un uomo zingaro.
Quel che resta non si disperde, si ritrova con segni e impronte, dargli un senso è più complicato.
RispondiEliminaMichele
Bellissima Leti, grazie. :)))
RispondiEliminaSì, Michele, sì. :)))
E ho visto che quello che resta non è mai così poco, da non voler osare più.
RispondiEliminaOddio, che tasto questo dell'abbandono. Forse hai ragione, si riprova perchè non è rimasto poi così poco, non solo perchè la sindrome da abbandono non può restare a lungo con sè stessa...
Esatto, Grace.
RispondiEliminaAbbandono, certe volte pure presunto-tale. :)
Guarda che io sono come il piccolo principe con la volpe... E qui c'è un ritardo :-" NIKKA
RispondiEliminaOh, Nikka, c'ho un vuoto di memoria: che faceva Le Petit Prince con la volpe? :)))
RispondiEliminal'abbandono
RispondiEliminasentirsi abbandonati, sì
come un cucciolo, che per la rabbia morde se stesso
nina