mercoledì 16 gennaio 2008

Altre Acquisizioni.



foto regalatami da Manù.



 



Ho trovato per strada una sindrome da abbandono.


Le ho intimato di non sentirsi


Sola,


abiurata,


cacciata.


Ho alzato la mano verso il cielo,


là dove si detergono le occasioni più piccole,


le parole incisive,


quello che resta di più bello,


quando gli sguardi si allontanano,


quando le scatole si chiudono,


quando nella camera dell’ albergo anonimo si estraggono


le lenzuola sporche.


Senza cura alcuna delle pieghe, senza cura.


E ho visto che quello che resta non è mai così poco,


da non voler osare più.



35 commenti:

  1. mi è tornato il viziaccio di usare troppo la testa e poco il cuore

    ad esempio quando ti leggo

    ero già lì con la fronte agrottata dal non capire

    ma sai che ti dico Renata?

    me la prendo così, con quel bel groppo alla gola che mi ha fatto venire, questa cosa bellissima che hai scritto :******

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  2. Dolce Renée, è semplicemente bello, straordinariamente bello quello che hai scritto.

    Grazie.

    Marinella

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  3. Bello, che altro dire?

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  4. no dille di non sentirsi sola,

    dille che abbiamo lavato,

    stirato, le lenzuola,

    ora odorano di pulito

    per osare ancora

    un'altra notte

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  5. Renata, dimmi una cosa: sei consapevole che per te si potrebbe perdere la testa? Ne sei consapevole?

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  6. E' vero, a voglia!!!

    Quello che rimane non è mai così poco!

    E il cuore, aiutato, quando proprio si perde,

    che può capitare, dalla ragione e la nostra migliore guida per capire...

    Bello, si

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  7. è la nostra migliore guida

    (è, con l'accento, e a dire la verità pure una virgola mi sono dimenticata) (una?)





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  8. Marinella, mi sa che sono più belli i tuoi occhi. :)

    Ed anche i tuoi, Pyperita. :)

    Esagerà, GesùGiuseppeSant'AnnaeMaria, in questo campo non sono assolutamente consapevole, no. :)

    Ottobre, gli accenti sono così: a volte si ribellano e saltano. :)

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  9. Esistono i mai più ?? Non ne ho mai sentito parlare :-" NIKKA

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  10. Esistono, Nikka, altrochè: sono luoghi un po' aspri, che ogni tanto mi piace frequentare. :)

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  11. ONDAAAAAAAAAAAAA, ma come ho fatto a saltarti? Vuoi che le dica questo? Va bene, glielo dirò. :)))

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  12. stringila questa sindrome da abbandono, stringila al cuore, forte...

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  13. renèe

    per te

    "Tutti hanno diritto al mattino,



    alla notte solo alcuni.



    Alla luce dell'aurora



    pochi eccelsi privilegiati."

    E.D.

    ti abbraccio forte

    gabriele

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  14. commossa dall'insieme, specialmente dall'immagine del cielo, "là dove si deterge " il troppo poco mai così poco che resta a chi è messo fuori luogo per poter aver luogo;commossa come dal richiamo di un'origine...

    grazie di averlo pensato e scritto :))



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  15. La Perdita è rapace. A volte la Perdita prende tutto. Nella nostra vita, più spesso, sempre più spesso, in modo sempre più invasivo, nel mondo. La perdita è così rapace, che non la vinceremo mai. Ma quello che resta, sì Dicichè, quello che resta tra le nostre dita, mentre graffiamo la terra, cadendo, tutto quello che resta tra le nostre dita. Basterà a salvarci. Anzi quello è la nostra vita. Forse.

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  16. Sho, sul cuore sta. :)

    Grazie per Emily, gabriele, grazie. :)

    Letizia, hai "sentito" bene, ancora una volta. Dimmi, tu che sai, però senza farci sentire da nessuno, esiste una scrittura-pensiero, che è causa ed effetto contemporaneamente? Non c'è un pensato prima, immagini, forse, o piccole, flebili scene. E, per non dare l'impressione che mi prendo troppo sul serio, sai che faccio, mo?

    Ti abbraccio un po', sì...:)

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  17. Osmin, sicuro, quello che resta è la nostra vita. E non è poco. :) Ehi, grazie, monsieur Marcel P.

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  18. c'è sempre una qualche impennata energetica e speanzosa nei tuoi scritti come questo:

    E ho visto che quello che resta non è mai così poco

    da non voler osare più.



    colgo l'occasione per ringraziarti per il tuo passaggio da me, dove ti ho scritto:



    grazie per questo frammento della tua biografia

    mi sembra che a quei tempi fosse luigi cancrini ad lavorare al Santa Maria della Pietà.

    il rapporto con la sofferenza psichica e quel quanto di devianza e controllo che si porta dietro è una delle questioni più difficili in tema di "cosa ti strugge?

    ci sono problemi di reale malattia sottostante, che non andrebbe negata (e purtroppo lo si fece) ma accolta ed organizzata in luoghi adatti e diversi dai manicomi di fine ottocento e primi novecento

    comunque è la nostra organizzazione sociale che rende talvolta impossibile aprirsi all'ascolto.

    troppa fretta. troppi rapporti frammentati

    avremmo bisogno di più tempo. o di lasciare dilatare il nostro tempo che resta

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  19. tra pensiero (dipende molto da cosa si intende per pensiero...) e scrittura non mi pare possano intercorrere rapporti di causa/effetto nè di mezzo/fine nè prima/dopo; però una relazione deve esserci, un corrispondersi intimo, un tra di noi, l'uno per l'altra ...come quando ci si abbraccia un po'..;) :))

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  20. Articolare i nostri sentimenti morali nello sguardo breve della scrittura, come tu fai, è sapienza. Del cuore. L'ordine da cui provieni è legge severa e dolce. Il privilegio di starti accanto è riservato giustamente a chi ha dato amore a te e continua a scandire il ritmo dei tuoi giorni. Che sia sempre balsamo dolente lo spettacolo del dolore altrui, per noi che ti amiamo segretamente, perché ci permetti di condividere con te il segreto della tua anima, anche se distillato quotidianamente da questi deliri d'amore. Le cose che tu dici oggi sono peso lieve da portare: non di catarsi si tratta, ma di invito a sostare accanto al dolore altrui.

    Io ho scelto di farlo quotidianamente con i tossicomani, dopo aver conosciuto esattamente quarant'anni fa l'amore discreto e pacato di Luigi Cancrini per i folli. Kurt Schneider ha scritto che bisogna aiutare i pazzi ad essere folli. Io insegno ai genitori dei tossicomani ad impazzire appresso ai loro figli. Insieme scriviamo volute di fumo nel cielo e corriamo lungo il dirupo stretti per mano, senza perderci mai di vista, attenti a che nessuno cada. Ti amo, Renée, chiunque tu sia!

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  21. Amalteo, quell'impennata energetica è quella che cerco di dare, ogni giorno, alla mia vita. Non ho incontrato Cancrini, al Santa Maria della Pietà, dove seguivo i lavori teatrali con i malati di mente, nell'ex padiglione Basaglia, e gli studi teorici della Dott. Anna Berni, ottima persona e allieva, appunto, di Basaglia.:) 4 mesi là dentro, senza retorica, i più belli della mia vita, nonostante la malattia, proprio in quel periodo diagnosticata. Sono stata un po' lunga, ma di quei giorni e dell'anteporre ad ogni cosa le passioni necessarie, sono orgogliosa. :)

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  22. Ecco, Letizia, le due paroline-chiave: "corrispondenza intima". Il "segreto" dello scrivere sta tutto là. :)))

    Kensington, molto felice di rileggere le tue parole, la tua capacità di percepire e di esprimere poesia. E ti ringrazio per quel tuo lavoro quotidiano con i tossicomani, che la tua consapevolezza e il tuo cuore renderanno tutt'altro che ordinario. :)

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  23. quel che resta spesso serve come punto di ripartenza...



    ...!!



    :)*

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  24. Tuo cell. sempre irragiungibile. Fatta cosa per te. Cambia telefono. Bacio.

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  25. Quel che resta è la parte migliore. Nelle pieghe si nasconde ciò che i superficiali s'illudono di colmare con le lenzuola di seta.

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  26. Phabia, sì, e di trasformazione. :)

    Ehi, telegramma bellissimo, il tuo e sul cambio tel. hai ragione. Però, a quell'ora, dormivo. :)

    Joncur, quel che resta è quello che è: scarto, letame, argilla o diamante...Quello che sei capace di farci diventa importante. :)

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  27. a proposito..Spatzo :



    Se non fossi nato zingaro



    Se non fossi nato zingaro

    non amerei la luce,

    non godrei appieno

    i colori dei fiori.

    Se non avessi sofferto

    non potrei aprire

    il cuore alla speranza,

    non sarei felice

    di essere zingaro.

    Se non fossi stato senza amore

    non sentirei cosi forte

    la gioia di un abbraccio,

    la potenza di un respiro,

    l'intensita di una carezza.

    Se non fossi stato calpestato

    proprio perché zingaro...

    non sarei felice

    d'essere un uomo zingaro.

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  28. Quel che resta non si disperde, si ritrova con segni e impronte, dargli un senso è più complicato.

    Michele

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  29. Bellissima Leti, grazie. :)))

    Sì, Michele, sì. :)))

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  30. E ho visto che quello che resta non è mai così poco, da non voler osare più.



    Oddio, che tasto questo dell'abbandono. Forse hai ragione, si riprova perchè non è rimasto poi così poco, non solo perchè la sindrome da abbandono non può restare a lungo con sè stessa...



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  31. Esatto, Grace.

    Abbandono, certe volte pure presunto-tale. :)

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  32. Guarda che io sono come il piccolo principe con la volpe... E qui c'è un ritardo :-" NIKKA

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  33. Oh, Nikka, c'ho un vuoto di memoria: che faceva Le Petit Prince con la volpe? :)))

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  34. l'abbandono

    sentirsi abbandonati, sì



    come un cucciolo, che per la rabbia morde se stesso



    nina

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