mercoledì 2 gennaio 2008

Cambiamo discorso


(ma forse no...:*)


Laurence Fishburne and Keke Palmer in Lionsgate Films' Akeelah and the Bee


Keke Palmer and Erica Hubbard in Lionsgate Films' Akeelah and the Bee


Laurence Fishburne in Lionsgate Films' Akeelah and the Bee


Keke Palmer and Angela Bassett in Lionsgate Films' Akeelah and the Bee


Keke Palmer in Lionsgate Films' Akeelah and the Bee


Akeelah and the bee, film di Doug Atchison, 2006


Niente di geniale,


una sceneggiatura virante verso i buoni sentimenti,


quelli che fanno piangere, a Natale e in qualunque periodo dell’anno.


Protagonisti: una ragazzina nera, orfana di padre,con famiglia americana incasinata,


in un sobborgo di Los Angeles, e lo Spelling.


Sì, proprio quello, la scansione in vocali e consonanti di una singola parola.


Una cosa un po’ scema, sembrerebbe, e in America di scemate ne fanno tante,


compresa una gara nazionale di Spelling per ragazzi.


 Akeelah ha un grande talento per le parole.


Ma ancora non sa quanto sia attratta anche dai sensi che ogni parola contiene, e


dal modo in cui ogni termine si trascina dietro una storia, che attraversa le frontiere del tempo e dello spazio.


Conoscere l’etimologia illumina, ecco una tesi del film. Da sempre, anche un po’ la mia.


Entrare dentro la vera vita del linguaggio è un viaggio periglioso e affascinante,


e, come in tutti i viaggi veri, necessita di una guida esperta ed appassionata.


Il Professor Larabee  è incasinato e nero pure lui,


coltiva caparbiamente un giardino e si porta negli occhi un dolore potente che lo rende schivo e scorbutico.


I due si incontrano e il viaggio nelle parole incomincia.


Akeelah parteciperà allo stupido concorso nazionale, ma dopo,


dopo questo“viaggiare”,  che si preannuncia subito particolare, perchè comincia da una Sosta.


Eh, sì, il maestro, prima di partire, la farà a lungo fermare


sulla lettura di un qualcosa che spiega come la rinuncia, rispetto alle sfide della vita,


non dipenda affatto dal nostro “senso di inadeguatezza”.


Tutt’altro.


Molto spesso è proprio la paura di essere grandi e meravigliosi,


di avere in sé la capacità di trasformare, in meglio,


una qualunque realtà circostante,


a renderci statue impaurite e indietreggianti.


E’ questo a fermarci.


Akeelah è sveglia e assorbe tutto, al punto da coinvolgere, nel suo progetto apparentemente insignificante,  gli sbandati del  quartiere, i vecchi, i ragazzi, una madre distratta.


E ad ognuno assegna il ruolo  di Maestro.


Così un sogno “piccolo” diventa una sfida corale, con tante energie che si incontrano,


e cambiamenti che emergono e umanità che scorre, da quelle parole, in quelle parole.


 Vinceranno tutti, in un finale che potrebbe, ma non risulta scontato.


Ché ci ricorda, nella mente e nel cuore, come vincere da soli


sia la cosa più triste.


 


P.S. Diciche, ieri sera, nel vederlo, ha pianto tanto, sì.


J



Lou Reed, Satellite of love

21 commenti:

  1. l'esperto però consiglia Into the Wild.

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  2. marò quant'è lungo stu post :)

    l'idea della conoscenza del mondo tramite il significato delle parole è davvero una delle cose che più mi affascina

    sul discorso della rinuncia per paura di essere troppo grandi, su quello, si è accesa una lampadina, ma è a risparmio energetico, quando si è scaldata, passo e ti dico che mi ha detto :)

    ciao renatì

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  3. ecco qui.

    c'è già tutta l'idea per dei post/film

    l'dea è questa: io conservo il link di questo post. cerco e vedo il film (e sicuramente piango. sono fatto così e nel tempo peggioro) e torno a commentare. a dirti quello che io ho visto. che sarà molto vicino a quello che tu hai visto.

    nel frattempo teniamo da parte questo link (titolo del film eccetera), lo mettiamo un elenco che ogni tanto rilanciamo sui blog che vogliono farlo

    insomma , l'importante è non far scorrere l'inesorabile nastro cronologico del blog. e l'unico modo è prendere un post per i capelli e riportarlo alla luce.

    ti vorei mostrare come penserei di fare.

    prima dimmi il titolo in italiano, ammesso che ci sia.

    nel frattempo vai a vedere questo blog di solimano:

    http://abbracciepopcorn.blogspot.com/

    lui adotta lo stile che mi piace per i film. non l acritica criticona dei critici che non sapendo fare nulla (film , poesie, romnzi) fanno ... la critica.

    no ...

    il film dalla parte di chi lo ha visto.

    come hai fatto tu

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  4. incontrare l'alfabeto della vita, grandioso composto di lettere, numeri e colori, così come si incontrano le persone, aprire l'uscio della propria casa alle parole, che entrino, che siano libere di volare via e poi ritornino e si lascino ascoltare per quello che hanno da dire e da celare...tocchi una corda profonda dell'anima, ricordi infantili di incontri con parole Maestre. Ma forse lo sai, comunque grazie..

    buon anno Renée :)))

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  5. Io credo che, al di là e oltre l'immagine, di cui si dice che sia ormai protagonista della nostra civiltà, contino le parole. Anche nella mia esperienza sentimentale, chiedo, cerco parole. Mi nutro di affettuosità (che non sempre arrivano). Wittgenstein ha scritto: i limiti del mio linguaggio sono i limiti del mio mondo. Dobbiamo fare come Akeelah: cercare la Realtà a partire dalle parole. Non siamo forse sempre impegnati a discutere sul significato che diamo ad esse? non sono esse che ci fermano e ci costringono a chiederci se abbiamo capito, cosa abbiamo capito? Per dimostrare i nostri sentimenti, non dobbiamo soprattutto dire? anche se affermiamo sempre energicamente che conta più fare che dire? Io voglio sentirmi dire. Sempre. Credo molto al potere della parola. I sentimenti saranno pure ineffabili. La musica sarà pure indicibile. Ma è importante riuscire a dire. Platone definisce l'amore rispetto alla dicibilità dell'indicibile (vedere Galimberti su Platone).

    Mi sono imbattuto per caso nel tuo blog. Mi ha colpito il tuo racconto del film. Scusa l'intrusione.

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  6. Wè, ma quanto sono belli i vostri commenti?

    OneImaginary, e seguiremo pure il consiglio degli esperti…:)

    Missmì, quando le parole premono, bisogna farle scorrere. E così ci sono i fiumi lunghi e i fiumi corti. :)

    Amalteo, tutto quello che vuoi. Come contraddirti, galantuomo? Il titolo è questo, non ne esiste uno italianizzato. :)

    Leti, sapevo, lo sapevo che questo “incontro con le parole” ti sarebbe piaciuto assai. Perché evocativo di altri tempi, di quando entravamo nel grande mondo con il linguaggio. Buon anno :)

    Kensington, la tua non è affatto un’intrusione. Si sente, nelle tue parole, nei tuoi pensieri, un amore enorme per il linguaggio, un grande rispetto. E mi hai fatto venire voglia di riprendere la lettura di Platone e Galimberti, da dove l’ho lasciata. Torna, ci conto, capì? :)

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  7. mi viene da sorridere a pensare a quanto hai pianto diciche...;)*

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  8. anche perchè non ero loggato...ciao ;)**

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  9. Onda, un pianto umido umido, convinto e naturale. :)

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  10. ciao reneé, questo film mi interessa particolarmente. ascolta, ma tu sei riuscita a trovarlo in italiano? perchè io l'ho cercato ma l'ho trovato solo in inglese, francese, spagnolo... non è un film semplice da trovare.

    grazie per l'informazione.

    a risentirci

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  11. Prisma, sì, l'ho trovato in italiano, il metodo solito, per internauti. :)

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  12. Sono sicuro che Akeela ti assomiglia.

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  13. Chi lo sa. Notte, Renata :)

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  14. dai però è bello commuoversi...se si ride si può anche piangere o no?

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  15. Il senso di inadeguatezza in quel senso è un grande senso ma pieno di responsabilità. Lo guarderò col tuo senso;) NIKKA

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  16. Buongiorno a tutti.

    Urgono cambiamenti.

    :*

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  17. Forse, esagerà, un poco. :)

    Sebastià, l'incertezza docet :)

    Certo, onda, certo. :)

    Nikka, un'interpretazione del cuore. Quelle si formano, nostro malgrado. :)

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  18. Osmin ha una sua, piccolissima, convizione. Che se il Signor regista di questo film qui potesse leggere questo post qui, potrebbe perfino lui capire meglio quello che ha fatto.

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  19. Osmin, che fai, esageri? :)))

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  20. A volte, raramente ok, la realtà per essere centrata ha bisogno di un po di esagerazione.

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  21. Osmin, vedi qual è il bello? Io e te condividiamo la medesima logica inversa. :)

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