Une tendresse, dans la nuit

Da quando Stefano era scomparso, non erano molti i motivi per rallegrarsi di avere 20 anni.
Si lasciò semplicemente vivere, senza decisione. E si trovò a sperimentare l’impensabile, a ritrovare ogni mattina nel proprio letto una faccia nuova, poche parole, una sigaretta dopo l’altra, lenzuola spiegazzate dal non amore. Un’esistenza –non dialogica-, dove le cose importanti sembravano rimanere apparentemente al loro posto. Apparentemente al loro posto.
La sera di una grande città riservava sempre qualche incontro, trovarsi in un interno o in un esterno aveva la stessa importanza del volto da cui lasciarsi fiutare, senza il carico dovuto al gioco delle affinità, dell’intrigo, di un po’ di vita buona. Essere. Spogliarsi. Allontanare da sé ogni piccolo rituale di conforto, abitare le altrui dimenticanze. Cedere ad un corpo, poi cancellarlo meticolosamente, capelli, viso, naso, denti, statura, tic all’occhio sinistro, odore senza parole, sguardi sul mondo, visioni politiche, codici.
Lui, una sera, letteralmente la raccolse, buttata sui gradini della Chiesa, davanti alla grande piazza, dopo ore cerimoniose attraversate a parlare di libri, ore di gin senza nessun ascolto. Se ne era scappata, senza avvisare nessuno e nessuno se ne era accorto, continuando a bere dentro i bar del corso, parlando francese, giusto così, il gusto di sentire lo scarto necessario agli uomini per adeguarsi ad una lingua nuova. Stranieri a se stessi, come il titolo di un testo molto bello che stava leggendo di mattina.
Lui la raccolse, letteralmente la raccolse, e faceva domande, ma poche. Poi, non domandò più nulla. Lo sentì salutare qualcuno mentre la trascinava di peso verso una renault rossa con dentro un cane che cominciò a leccarla. Momenti in cui era inutile chiedersi se ci fosse, che senso avesse una direzione. Chiuse gli occhi, dormì un po’.
Si ritrovò su un letto, in una stanza poco coltivata, in alto due finestre con le inferriate tipiche di un seminterrato. La bocca arsa, vicini gli sguardi suoi e del cane. Lo invitò ad avvicinarsi al suo letto, anche se questa volta sentiva nell’altro una riluttanza pudica, come di uno che avesse la capacità quasi etica di sottrarsi ai giochi scontati, o addirittura di proteggere.
Fecero l’amore come due disperati. E forse erano due disperati. Lei, per la prima volta, dopo tanto tempo, percepì , tra le mani di un estraneo, un piccolo deposito di tenerezza, un silenzio impacciato, un odore naturale di vita amplificato dal rumore dei tram notturni, sopra le loro teste. E vide flussi di uomini muoversi nella notte, diminuire le distanze, cercare piccole epifanie tra i fanali confusi dalla pioggia. Per la prima volta, dopo tanto tempo, percepì l’esistenza di un “dentro” e di un “fuori”, netti, vicini, ma separati.
La mattina, poche parole e poco tempo per guardarsi. Lui aprì il suo armadio e tirò fuori un impermeabile imbottito perchè fuori faceva freddo. L’accompagnò alla porta, la salutò, scarabocchiando su un pacchetto di sigarette vuoto un numero di telefono. “Di che ti occupi tu?”
“Di editoria, e tu?” “Io? Di pura sopravvivenza”
Molti mesi dopo si ricordò di quella notte, cercò a lungo il pacchetto di sigarette vuoto senza trovarlo, cercò di ricostruire la topografia di quel quartiere, forse alle spalle della grande piramide.
Poi spense nel sorriso la prima sigaretta della giornata, ed uscì nella città quasi nuova, perché era primavera e perché, intanto, aveva cambiato vita.

E oggi, di che si può discutere? Di Bossi, di Berlusconi, di un paese ancora più povero, più prigioniero, di una follia già risaputa?
RispondiEliminaStasera, sono contenta di non aver messo al mondo.
Bonne nuit.
...dei figli.
RispondiEliminaoccorrerà leccarsi le ferite con la letteratura.
RispondiEliminamusica e letteratura.
la maggioranza degli elettori italiani ama la monarchia e la coazione a ripetere.
una brutta giornata
ciao renèe
Un incrocio di vite in uno spazio buio, si percepiscono…
RispondiEliminaIn uno spazio alto e basso, coincidono… alla voglia di “una tenerezza nella notte”…
Tra le righe, la topografia di una vita …
Notte, Renata ;)*
per diciche
RispondiEliminaCi vorrebero figli educati da te, Renée.
Saresti riuscita a far capire e sentire loro, fino da piccoli, il senso vero della democrazia, del votare e molto altro.
Domani leggerò il tuo racconto.
Bellissima canzone.
Buona giornata.
Aura
Bellissimo questo racconto. Se versatile anche nella scrittura oltre che nel modo di essere.
RispondiEliminaP.S: Di figli tuoi ci vorrebbe popolato il mondo ;) NIKKA
questa poteva essere la mia storia, una delle mie storie possibili
RispondiEliminaio avrei potuto viverla, sai?
Senza manco cambiare i nomi
E buonasera.
RispondiEliminaChe cacchio di giornata di m....oggi.
Pure la temperatura è scesa di 10 gradi. Il cielo osserva, legge i giornali italiani e viene preso da acuti attacchi di schizofrenia.
Caro fratello Amalteo, che dirti?L'oscurantismo ci domina. Siamo uomini che vivono in relazione e pure la letteratura non può non essere un po' triste.
RispondiEliminaBabel, la maggior parte dei vissuti è tra le righe. Sarai ancora a scuola. Spero tu non ti stanchi troppo.
Aura, non so come sarebbero stati miei ipotetici figli. Non lo so davvero. Forse, chissà, se avessero pronunciato il nome "Berlusconi" con gli occhi carichi di entusiasmo, li avrei cresciuti a scappellotti. :)
RispondiEliminaGrazie, Nikka, per l'aggettivo "versatile". Oggi mi sento incazzata e rigidissima. Il suo suono mi fa bene.
Sho, anch'io avrei potuto viverla. E, chissà, forse un po' l'ho vissuta.
se non mi ritieni presupponente in cià che sto per dire, ti vorrei dire che io credo di conoscerli assai bene gli ipotetici affini dei tuoi ipotetici figli...;) (prendila bene, viene dal cuore)
RispondiEliminavorrei che questa storia non fosse un racconto ma la verità di qualcuno, o che fosse il racconto di chiunque...
dalla più profonda mestizia - dunque in netto contrasto, oggi, perfino con il segno distintivo della mia identità solo mia - un abbraccio
leti :))
orrore!...non per il racconto....
RispondiEliminaLetì, no, che non ti ritengo presupponente...
RispondiEliminaLa storia è il sintetico racconto di un'autodistruttività che si interrompe. Pensa se oggi questo schiumoso autolesionismo si interrompesse: tu, io, e tanti tanti altri non saremmo così profondamente tristi. profondamente
Lo so, Onda, lo so.
RispondiEliminaSono scazzato. Quello me lo vedo pure dentro al cesso. Ripasserò con calma a leggere il tuo racconto.
RispondiEliminaCosa dire, tra la musica, la foto e il racconto, mondi che si intrecciano, si sfilacciano e in questo peregrinare trovare una dimensione anche minima che ti fa sorridere.
RispondiEliminaTriste, malinconico e dolce.
Grazie a te. Michele
Esagerato, tranquillo. Oggi ci sentiamo circondati da fantasmi maligni. Ed il buon senso ha una crisi di abbandono acuta. Peggio della mia. :)
RispondiEliminaA te, Michele. :)
Bonne nuit. Je regarde les occasions qui passent...
RispondiEliminameravigliose derive
RispondiEliminauna fortissima e tenace tendenza all'autodistruzione che si interrompe.
RispondiElimina"Poi spense nel sorriso la prima sigaretta della giornata"
bei passaggi in questo tuo racconto.
scrivi in un modo che trovo molto piacevole ed interessante.
buona serata.
:) aura
ci sono libri molto belli e che bisogna leggere tra quelli da te postati.
RispondiEliminagrazie.
io amo moltissimo Pessoa.
:) aura
Renata, l'ho letto: è delicato, molto bello.
RispondiEliminaCara mamma Renè, noi piccoli blogger aspiriamo ad essere tuoi figli...non in senso anagrafico....con la prosa vai ancora meglio...sei l'autore preferito della casa editrice fata morgana
RispondiEliminaBuongiorno a tutti.
RispondiEliminaBasta depressione post-elettorale.
Mi sono chiesta, nel mio piccolo, cosa posso fare.
Rilancio qualità nel mio lavoro.
Senza tante chiacchere.
Anonyme, moi, au contraire, cherche de les fermer...:)
RispondiEliminaGrace, esattamente. :)
Aura, erano due anni che avevo smesso di leggere. Ora ho ricominciato a farlo con i miei alunni. Dunque, grazie a loro. :)
Grazie ad Esagerato e grazie alla tenera Misspotter. Ehi, Miss, per la casa editrice, cerca di darti una mossa. :)
Renata, partita e rientrata ieri sera. Ho anche votato. Voto disperato. Mi chiedo come e quando l'Italia possa riemergere da questo dramma. Sono molto preoccupata.
RispondiEliminaSenti, da ragazza, scrivevo un sacco di racconti su di un tale Stefano che ha qualche affinita' con il tuo Stefano. Mi ha riempito di tenerezza il tuo racconto. Ludo
Ludo, Stefano è l'immaginario ragazzo morto del primo rigo. A quel Lui che compare nel raccontino non ho dato un nome.
RispondiEliminaEhi, a te tanto di cappello se sei tornata dall'America per votare.
:)