Realtà.

Diglielo tu, io non posso andare.
Non ora, no.
Digli di viversi la sua inquietudine
come se fosse il regalo più prezioso.
Digli che passa questa malattia del “reale”,
che non molli, no.
Non insistere, non riesco ad alzarmi, la volontà non c’entra.
Non mi ricordare sempre
che un uomo può anche essere forte.
Le mie gambe ora sono rigide, io parlo
con il corpo.
Mi hanno sollevato, di peso, dal contatto
con il marmo grigio.
Le mie gambe sono rigide, io parlo anche con il corpo.
No, non dirglielo che questa parte di me, ora,
è così muta.
Ho paura.
Aspetto.
Ritornerà, la “voce”?
che dire? ..... splendida !
RispondiEliminabuona giornata
C.K. :-)
(pare impossibile ! niente ps... :-)))
La voce torna.
RispondiEliminaSe hai qualcosa da dire torna.
Gianfrà, la "voce" non è la voce, ma un'altra cosa...Scrittura, a volte oscura, la mia, mi rendo conto e chiedo venia :))))
RispondiEliminaCerto che il significato recondito è solo tuo, però anche io intendevo in senso metaforico.
RispondiElimina;-.)))
si ... fiducia!
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