venerdì 13 ottobre 2006

BeiTempi2






Anno: 1985


Tipologia: raccontino mio ingenuo.


Caratteristiche sogno: chiaroscuro venato di romanticismo.


 



Chiaroscuri



Guardami: non ho nulla da nascondere.


Sono un groviglio di sentimenti ammansiti dalla noia: dipende tutto dalla tua pazienza e dal


tuo grado di sopportazione.


Guardami. Mi basta solo che tu faccia finta di vedermi.


Non m’importa se le tue mani sognano di afferrare gambe sinuose e lunghe o se il tuo membro


esige, al di là di te, di navigare in oceani tranquilli.


La tua finzione può bastarmi.


Non ti chiedo molto.


Dammi quello che vuoi: un minuto, un’ora, un’intera giornata.


Non devi parlare, non devi spiegare, non mi interessa il tuo passato.


Non ti chiederò chi sei. Hai una donna? Sei un uomo libero, politicamente consapevole?


Disegni periferie, odi? Non mi interessa, sono cazzi tuoi.


Oggi è un giorno che se ne frega del suo quotidiano: ed io, con esso, mi sono fusa, aggrovigliata.


Oggi, la città distratta  non vuole le mie parole per la sua esistenza.


Guarda solo il mio corpo, sentilo come una cosa calda o gelo di neve; no, non ti spaventare, quelle non sono lacrime, né scintille. Se proprio vuoi pensarle, le chiamo io: contraddizioni.


Sento che hai capito, scendi verso il basso, ti confondi tra gli umori, prendi quello che devi prendere.


Ansimi, senza chiudere gli occhi,ma, ora, tu non mi guardi.


Ed io,dentro, posso finalmente urlare forte il mio caos di delirio onnipotente…quel misto d’ansia, d’invidia, sfiorate dalla distruzione.


Poi, spaventata, mi rivesto, aggiusto la mia maschera, traccio il nero sugli occhi, guardo distratta


il letto sfatto,come se tu non esistessi, il tempo è maledetto e ricomincia a scorrere.


Noto sulle lenzuola bianco-sporco il luccichìo di un orologio e, un po’ più in alto, il colore dei tuoi occhi.


“Ciao”, la voce sussurra già insicura, come il mio volto, le mie rughe e questi capelli di un rosso


così assurdo…Cerco la porta, la raggiungo, ma, da dietro, questo calore intenso, lo strazio del


tuo abbraccio;non posso più negarlo: mi hai fregato.


Sul ponte, la luce inonda e spiega tutto ciò che non ci siamo detti: è un giorno che ha ancora tempo, la tua mano, discreta, nella mia terra, traccia le ombre.


In alto, c’è qualcosa da guardare. Tu sorridi, di nascosto.


Chissà, forse, domani…


 





 




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