sabato 28 ottobre 2006

Vaneggiamenti



Attenzione alle parole, attenzione.


Sembra possibile dominarle, possederle, violarle,


umiliarle…


E, quando scriviamo,


le nostre intenzioni


sembrano nette, decise.


I loro intrecci, noi


crediamo direzionarli


verso un destinatario-mente,


o cuore,


o fegato,


o viscere,


o dito piccolo di un piede…


O ad un una geografia che li comprenda tutti.


Carica di montagne, di mari,


di universi interi,


compreso il vicolo


familiare, vicino casa.


Invece no.


Le parole vogliono un loro dominio,


lo esigono, lo urlano.


Bisogna lasciar loro


uno spazio vuoto,


dove esse, al di là


di noi,


decidano


furiosamente


le loro alchimie.


Chissà,


forse,


questa consapevolezza


è la vera Lucidità.


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